La stanchezza del blogger

Grazie ad una segnalazione di Malvino, l’altro giorno mi sono imbattuta in due interessanti post di Ismaele (1 e 2) che in qualche modo riprendevano un tema da me trattato di striscio in passato (qui).

Chi legge il mio blog ogni giorno si sarà accorto che da qualche tempo arranca un pochino: posto una battuta, un paio di righe, ma i post lunghi, i racconti, persino le badilate di cultura si fanno sempre più rare. Quello che Ismaele identifica come “riflusso”, ecco, io lo sento in pieno: m’ha preso come una tranvata in faccia, all’improvviso. Non è mancanza di tempo, ché quello è sempre il solito: sono sul web da quattro anni, il che vuol dire aver passato ormai tutte le stagioni, e, giorno più giorno meno, le ore libere e quelle che si riescono a liberare sono le stesse. E’ proprio la voglia che manca.

Non tengo neanche più il conto, in questo ultimo mese, di quante volte ho aperto un documento e ho iniziato a scrivere, per poi, dopo poche righe, buttare tutto via con un delete; o di quante volte al giorno l’ho setacciato, il web, alla ricerca di quella notiziola sfiziosa, di quella polemicuccia magari anche frou frou che un tempo solleticava subito la malizia e faceva partire il post in automatico. Giro e giro, e al massimo ne tiro fuori uno sbadiglio. Ma cazzo, che dovrei commentare? L’ennesima uscita di Berlusconi, di Brunetta? Le eterne vacue punzecchiature fra Fini e il resto del Pdl o le ancora più inutili polemichette fra Bersani, Veltroni e l’altra congrega di zombi che si credono di essere l’opposizione? Il delirio mattutino di qualche cardinale a caso, che strepita per ritornare ai bei tempi del Medioevo, mentre i politici si fanno in quattro per accontentarlo? O l’ancor più fastidiosa malafede degli atei devoti, pronti a vendere al Papa un’anima che neppure credono di avere? Le ho scritte mille volte, e ormai, dopo aver attraversato tutte le possibili sfumature fra l’ironia e l’indignazione, una come me, che non scrive per mestiere, si arrende. La differenza fra il blogger ed il giornalista di professione, forse han ragione loro, sta tutta là: che non lo fai per mestiere, non hai un contratto da onorare e non ti paga nessuno per farlo. E allora, quando sei un giornalista, visto che ti pagano e il direttore te lo commissiona, forse un pezzullo sull’ultima dichiarazione di Casini lo impapocchi anche su, magari smadonnando silenziosamente; ma quando appunto non lo fai per mestiere, alla millesima volta che ti ritrovi davanti la stessa idiozia espressa in forma appena appena diversa da quanto accaduto il mese prima, e da quanto accadrà il mese successivo, dici no, basta, ma chi me lo fa fare, adesso prendo e vado a fare una passeggiata per conto mio, faccio shopping, vado in un bar a rimorchiare, mi dedico al décupage sulle scatole da scarpe dell’anno scorso. Qualsiasi cosa, pur di evitarmi ‘sto immenso strazio, ‘sta noia infinita.

L’idea di riuscire a fornire tramite il blog contenuti originali, come dice Ismaele, è bella, è piena di entusiasmo. Ma la stanchezza del blogger, almeno nel mio caso, nasce proprio dall’impossibilità di trovarne od immaginarne in una società che di originale non sembra avere più niente, assomiglia sempre più ad una palude popolata di fantasmi che si sbracciano nell’illusione di essere ancora vivi. Una società fatta ormai di copie di riassunti, come diceva un tempo Bersani (Samuele, of course), in cui persino i mascalzoni e le loro mascalzonate non hanno alcuna intrinseca grandezza, ma solo il tanfo di stantio che si portano dietro i meschini nelle epoche di penosa decadenza. Siamo i tempi in cui neppure i Barbari sono più ai confini, o, se ci sono, sono troppo decaduti per saper fare bene il loro mestiere, e noi qui, ad aspettarli inutilmente, ci rendiamo conto che persino tenere un blog diventa inutile. Meglio ingannare l’attesa cazzeggiando su Friendfeed.

26 Comments

  1. ciao, ma dai, che davvero nel micro ci sono tante belle cose e poi è sempre bello sentire idee su tutto da parte di una persona che di idee ne ha tante, anche belle, poi nessuno è obbligato a postare ogni giorno, anche se mi preoccupa questo scoramento che è da un po’ che appare anche in post preceenti…
    e poi sei uno dei pochi blog che seguo, ciao

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  2. non hai tutti i torti…ma il segreto sia (IMHO) quello di non dover per forza stare sempre sul pezzo. Sul blog si scrive, se ci va, quando ci va, come ci va.
    E’ un qualcosa di nostro che doniamo.
    Non è uno scimmiottare altri scopiazzando l’ultima notizia tecnologica o politica, cambiando qualche parola, senza neanche citare la fonte dell’idea.

    Per cui, fai come ti piace.
    Diceva qualcuno (non ricordo dove, ma su un blog) che per scrivere bisogna anche vivere e leggere altri che scrivono. Se vivi, anche là fuori, anzi soprattutto là fuori, se leggi altri che scrivono, altre parole…prima o poi qualche idea nuova da scrivere arriva di nuovo anche a te.

    🙂

    (ora vado a leggermi i due post che segnali, che mi mancano)

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  3. prova a scrivere fatti immaginari o storici (le tue badilate di cultura mi piacciono da impazzire), perché secondo me sono i tuoi cavalli di battaglia.

    Tanto ormai nella realtà politica italiana di oggi c’è poco da dire, ma ci sarebbe molto da fare.

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  4. Lascia stare la politica! Ci sono le badilate di cultura (che mi mancano tantissimo), senza contare che vorrei sapere come sono andate le elezioni a spinola 🙂

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  5. Intanto ti ringrazio per aver scritto un intero post per ‘rispondermi’ 🙂

    Quello che scrivi esprime nel modo migliore la sensazione di ‘stanchezza’ che penso in tanti stanno sperimentando. E collegare il ‘riflusso’ dei blog al ‘riflusso’ della società potrebbe essere un esercizio interessantissimo, da sviluppare.

    Di mio, oltre a ribadire quanto cercato di esprimere nei miei due post (soprattutto il secondo) non posso che quotare il commento di catepol. Non si può restare sempre sul pezzo, perché sia i giornali sia, sul Web, i fugaci commenti dei social network lo fanno meglio, o con più costanza.
    Ripensare tuttavia al blog come a un medium all’interno del quale una piccola parte di vita si riversa sotto forma di *scrittura* potrebbe essere il “segreto”.

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  6. A me piacciono tante le storie (vere o finte che siano) che riguardano presunte persone di Spinola, la cassiera del supermercato, le donne che si ritrovano nella boutique esclusiva. Perchè poi, se sono finte, assomigliano così tanto alla vita vera che le consideri vere e basta 😉

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  7. Arrivo per caso, una ricerca su google sul termine ‘sioretta’.
    Mi sono imbattuta in un tuo racconto, di certa Maria Ilva moglie di medico ma aspirante artista.
    Nice to meet you.

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  8. io adoro le tue “pillole”. Egoisticamente, non avendo quasi mai tempo per mettermi a leggere post lunghi, preferisco brevi frecciate per poi andare alla ricecra di approfondimenti quando trovo un attimo in più…

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  9. Cara,
    avevo avvertito in te questa sensazione di stanchezza e la avverto anch’io, che pure non ho dato un centesimo di quello che hai dato tu.
    Cui prodest, ti chiedi?
    Forse è il momento di un ricambio generazionale?
    Però non vedo, in giro, sommariamente vagando, un altro Malvino, un’altra Galatea, un altro Anskij&Ghino, per dire. Cioè gente veramente cazzuta, che vada al di là del solipsismo e mero journal intime per tentare di descrivere criticamente ciò che accade.
    Poichè noto che il solipsismo suddetto è, in fondo, la moneta più corrente e pagante: magari un altro segno dei tempi.
    Ciò che mi piaceva – mi piace – è che non ti guardassi l’ombelico, come ingiustamente scrivevi, ma facessi opinione.
    Spero e credo che, frattalicamente parlando, un volo di farfalla, uno scritto, possa smuovere altre coscienze; un tizio ti legge per sbaglio e gli rimane qualcosa, lo propaga; microcomportamenti individuali, come buttare la carta nel bidone della carta o usare la bicicletta, rifiutare i sacchetti di plastica, non votare Berlusconi, dire al negoziante che si è sbagliato a dare più resto, imitati e sommati rendono il mondo migliore.
    Sii serena
    Ruzino

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  10. il guaio, quando ti prende ‘sta sensazione di scoramento totale, è che anche concetrarsi sulle “storie” (di Spinola o della vita quotidiana) non è così facile. Siccome il piccolo mondo è il riflesso del grande, ti viene a noia persino raccontare dei tuoi personaggi, perché ti sembrano pure loro brutte copie di quegli altri, che occupano la ribalta nazionale. Comunque dài, era solo un attimo di giramento di balle: tanto poi io mi conosco, figuriamoci se riesco a stare senza scrivere per più di un giorno..
    @ruzino: Oh mamma, già ora di ricambio generazionale? La prospettiva è tremenda, io non so nemmeno ricamare o lavorare a ferri come le vecchie zie.. 😉

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  11. ciao, vedo che la scazzatura sta passando, ma ti ripeto una cosa: non sei obbligata a scrivere ogni giorno, seconda cosa: non vorrai mica che finiamo in certe mani, terza cosa: dai un occhiata al tuo blogroll ed eliminane qualcuno, quarta cosa: man mano che si va avanti si trovano blog allucinanti, un darwin al giorno d’oggi parlererbbe di regressione, non evoluzione, specialmente in quelli specialistici, poi ho notato che siete, non tu, autoreferenzialisti ( esiste questa parola? )al 1000 per cento, guai a criticare qualcuno
    ciao

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  12. Condivido il commento di catepol: take it easy!
    Capisco la stanchezza per la politica e Spinola, ma restan sempre le badilate 🙂

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  13. Invece d’un blog generalista, devi fare come me: un blog sostanzialmente monotematico, quasi maniacale (e daie ar vaticano!), tranne qualche rarissimo escursus in altri argomenti, quando proprio non ne puoi farne a meno.
    A parte gli scherzi, la stanchezza di ‘sto mezzo che arranca, la si sente tutta; ne avevamo già discusso, mi pare.

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  14. La crisi del settimo anno nel Web 2.0 ha una tempistica evolutiva soggettiva, inaspettata come un Emilio Fede che esalta le opere di Saviano.

    Il problema è che Fede non parlerà mai bene di Saviano, e la piccola grande Galatea non vuole ancora accettarlo.
    Perché il blog non è giornalismo, non è letteratura, né cultura, né stile, né capacità di scrivere. Il blog è un’estensione della nostra mente attiva, che non ha pari nella realtà, per questo motivo vive e vivrà nel virtuale per secoli, a differenza di SL e FB rappresentanti di una moda passeggera retta da pensieri deboli, adolescenti e cervellini pigri.
    Il blog ha una funzione terapeutica positiva. Ficchiamo nel nostro box vuoto un titolo ad effetto e l’urlo – o il sussurro – dell’anima. Pubblichiamo. Rileggiamo il testo dicendoci: “Cavolo, prego tutte le sere per non essere così…!”, oppure: “Wow, che figata spaziale!”.

    Ha ragione Ismaele che quoto e approvo: “Ripensare tuttavia al blog come a un medium all’interno del quale una piccola parte di vita si riversa sotto forma di *scrittura* potrebbe essere il “segreto”.”

    Galatea, Giovanna d’Arco vinse gli inglesi perché aveva fede e un buon esercito. Tu hai solo un buon esercito (WordPress), la fede sta svanendo, come Gesù crocifisso che si rassegna ad un: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”.
    Il tuo errore, che ho sempre criticato e finalmente ammetti, è voler “commentare l’ultima uscita di Berlusconi” come se servisse a qualche cosa, o potesse migliorare il paese, o (scusa) fregasse davvero a qualcuno. Ha senso voler dimostrare che Il Giornale o Libero sono testate faziose? Fai bene a sbadigliare!

    Sei finita nei miei bookmark per i racconti “scolastici” del vecchio blog, poi capitai su “Il rumore di fondo della vita” (https://ilnuovomondodigalatea.wordpress.com/2008/07/23/il-rumore-di-fondo-della-vita/) e capii il tuo potenziale, folgorato. Affermi che “il piccolo mondo è il riflesso del grande”, non so se a torto o a ragione, ha poca importanza. Abbandona i Brunetta e le Gelmini per tornare a Galatea (la ragazza) o perderai quel minimo di libertà che ancora possiedi e ti rende unica.

    Se invece preferisci cazzeggiare su FB io manterrò la mia figura da eterno rompicoglioni, una figura probabilmente oscura e noiosa. Che però mi fa sentire vivo, di lottare per un piccolo piacere personale. Nel reale, non nel virtuale.

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  15. stai in silenzio, e scriverai quando ne hai voglia, non devi nulla a nessuno, perchè spiegare?

    leggi, vivi, poi, se hai voglia, scrivi, punto.

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  16. Quoto Goodidea.
    Il commentino e/o la battutina sul fatto del giorno non frega a nessuno: è roba da FF o Twitter.
    Lasciali pure a lato, se credi.
    Prendi nota e fai una rapida virata: un post al giorno non elimina la noia di torno.
    Slow typing, più fantasia, più Gala.

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  17. Move your mind!
    Think positive!
    Partecipa!
    Impegnati!
    Aggregati!
    Un gruppo,un movimento,un partito!
    Cambia il mondo intorno a te!
    Non cadere nel riflusso!

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  18. mi riconosco pienamente nei sintomi descritti. la descrizione degli animali che detengono un seppur minimo potere nel nostro paese ha ormai raggiunto livelli da studio di etologia comparata. oltre non si puo’ andare, a meno di ripetere idee, concetti e giudizi gia’ espressi precedentemente. Anche io quindi ho fatto miei i suggerimenti che ho letto qui in un commento precedente. quando mi va…scrivo. con buona pace delle statistiche di accesso al blog. Pero’, se posso dirti anche io una cosa che mi ‘manca’, sono le tue storie ‘professionali’, diciamo cosi’. che’ alla fine credo che quello che piu’ di tutto interessa a noi tuoi umili lettori, e’ di conoscere meglio te.

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  19. Perfetto: hai riassunto magistralmente il principale motivo per cui ho chiuso il mio blog.
    Ora non li devo scrivere i post, mi limito a leggere quelli scritti da altri: faccio prima è più comodo e spesso (non sempre, ovviamente) trovo scritto quel che io stesso avrei messo nero su bianco.
    Per cui…

    Ciao

    P.S.: tu non chiudere, però! 😉

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