Il ruolo della femmina nella società e la strana “Natura” di Massimo Fini

La femmina un ruolo ce l’ha, gliel’ha dato Madre Natura. L’uomo no, ha dovuto costruirselo.

M.Fini, 16 giugno 2010

Vabbe’, certo, si potrebbe stendere un pietoso velo. Tanto ormai la deriva di Massimo Fini è nota: ciò che per Pansa sono i partigiani comunisti, per Fini sono le donne: radice prima dell’infelicità odierna e del caos in cui viviamo immersi sta lì, in questa nuova ed assurda pretesa femminile di avere una vita propria. Si potrebbe lasciarlo così, il Fini, al contentino che prova nello scrivere il suo pezzullo antifemminile (non antifemminista: mica ce l’ha con le femministe, il Fini: ce l’ha con tutte le donne che non passino più le giornate davanti il focolare a preparare il desco, cioè tutte). In un altro paese, in effetti, lo si potrebbe tralasciare. Ma siamo in Italia: e ciò che altrove verrebbe letto e citato come esempio di brontolio di fondo da liquidare con un sorriso, qui invece diventa mainstreem. Massimo Fini come i vari cardinalotti retrivi o le donne più o meno foglianti ricevono plausi perché esponenti di questo nuovo “pensiero” che ben si riassume nella frase citata a mo’ di esergo: La femmina un ruolo ce l’ha, gliel’ha dato Madre Natura.

La femmina. No, ragioniamoci un attimo, signor Fini, su questa parola che lei usa per indicarci. Il maschio lo chiama uomo, e la donna invece femmina. E che può fare, di grazia, una femmina? È presto detto: quello che le detta la Natura. Vale a dire, secondo l’esegesi finiana, mettere al mondo i figli, ed occuparsi della casa. Ogni cosa che esuli da questi compiti non è una ambizione che la femmina può coltivare naturalmente: se ce l’ha è perché gliel’ha messa in testa qualcuno. Il Fini, che è un gentiluomo preoccupato della felicità delle femmine (eh si sa, mica le femmine sono così intelligenti da capirle da sole, ‘ste robe), spiega infatti che aver consentito loro di trovarsi un lavoro fuori casa è soltanto una fregatura del mondo industriale, un modo per sfruttarle di più, perché il loro stipendio è, nell’economia familiare, totalmente inutile, dato che va tutto a pagar baby sitter ed asili dove parcheggiare i pupi, o a pagare colf che spolverino al posto della signora impegnata in ufficio. Cose che nel meraviglioso mondo preindustriale, dove le femmine facevano le femmine senza tanti grilli per la testa, non accadeva, ed era certo meglio per tutti:

Anche nel mondo preindustriale la donna lavorava. Si occupava prevalentemente delle faccende di casa ma in alcuni momenti topici della vita agricola, come la vendemmia, dava anche lei una mano sui campi. Ma non aveva l’angoscioso problema che ulcera ogni madre di oggi: a chi lascio i bambini mentre sono in ufficio? Le donne (e gli uomini) oggi lavorano lontano dalle loro abitazioni. Per cui sono costrette a ricorrere ad asili e babysitter, spendendo quanto guadagnano. Una partita di giro a ricavo zero. Ma sono contente di essere inserite anche loro, finalmente, nel meccanismo “produci, consuma, crepa”. Gli uomini e le donne preindustriali lavoravano dove abitavano, i bambini, che ruzzavan sull’aia, erano sempre sotto controllo. E se una sera avevano voglia di uscire e andare a vedere una “compagnia di giro” (perché allora la gente del popolo andava a teatro, oh yes, a vedere spettacoli carnascialeschi ma anche Eschilo, Euripide, Sofocle, Aristofane che sono un po’ meglio di “X Factor”) c’era sempre una zia zitella o una domestica perché non c’era famiglia, per quanto modesta, che non avesse dei domestici in essa integrati.

Le femmine, se fossero intelligenti, capirebbero da sole che tutto questo è male: che è molto meglio che siano loro stesse a rimanere a casa, a cucinar pranzi, rammedar bottoni, cambiar pannolini ai pupi, all’occorrenza razzolar l’aia, ma soprattutto ed accogliere con un sorriso entusiasta il marito, che torna a casa la sera dal lavoro. Dai tempi della Preistoria, ecco l’argomento principe della dimostrazione finiana, le famiglie si sono sempre gestite così, gli uomini fuori le femmine a casa, fossero esse le spose o le zitelle che, rimaste inutilizzate ai fini riproduttivi, potevano consolarsi dando una mano come surrogato alle altre, più fortunate. Ora che non si fa più così, infatti, è la società che va a rotoli, e anche le ragazze, per Giove, non trovano più marito, che è certo la peggior cosa che possa capitare ad una femmina.

Certo che, a guardar bene, questa splendida Natura di Fini, così naturale, qualche caratteristica strana ce l’ha. Tanto per cominciare ha bisogno, per imporsi, di basarsi su un ragionamento economico di calcolo costi/benefici. Se è così naturale per le donne – pardon per le femmine – occuparsi esclusivamente di casa e famiglia e trovare la perfetta felicità esclusivamente in questo, cioè è per loro un istinto naturale ed insopprimibile, non si capisce, in primo luogo, perché sentano tanto prepotentemente la voglia di andar fuori casa. Voi avete mai visto un animale che va contro al suo istinto innato? No. I gatti non si tuffano in acqua volentieri, per quanto tu li addestri in maniera martellante, i serpenti non decidono di camminare anziché strisciare. Chissà perché le femmine invece, solo perché traviate da una propaganda femminista martellante, vanno a lavorare e ci si divertono pure. Deve essere perché per natura sono anche dispettose. E per convincerle che è ciò è male, Fini che tira in ballo? Un conto della serva: lo stipendio che prendi lo spendi in colf e baby sitter, donna. Deve essere l’unico caso al mondo in cui per far trionfare la Natura bisogna fare appello alla calcolatrice.

Che poi, anche questa Natura, ha dei modi di procedere ben bizzarri: perché la femmina l’ha definita ben bene e bell’e pronta, cioè l’ha costruita solo per essere madre. E al maschio, pardon l’uomo, invece s’è dimenticata di dargli un ruolo, parrebbe. Perché se la femmina per natura serve alla riproduzione, allora il maschio pure dovrebbe esser definito esclusivamente da quello, e quindi, scusatemi, ma a seguir la Natura l’unica occupazione naturale e “definente”sarebbe scopare come un riccio e poi sparire, conscio della sua evidente inutilità. Invece no: per la natura declinata da Massimo Fini per il maschio – ops, scusate, l’uomo – essere definito come un donatore di sperma e basta non è sufficiente: lui ha il diritto di realizzarsi in altre maniere, fare l’agricoltore, l’ingegnere nucleare, il filosofo: è un essere umano, lui, e sente il bisogno di sognare qualcosa di più, scoprire nuovi orizzonti, capire, creare, costruire. La femmina no: quando le dai da cambiare un pannolino e un piumino per spolverare casa ha realizzato se stessa e la sua natura più intima: se anche ha un cervello degno di Einstein è giusto che lo sprechi a calcolare quanti punti omaggio le regala il discount. Del resto, è quello di certo che la fa sentire realizzata.

E mica è un essere umano: è una femmina, ohè.

30 Comments

  1. Ma chi e’ questo imbecille? Il suo e’ uno degli articoli piu’ ignoranti che ho letto negli ultimi trent’anni. Sono rimasta di sasso, anche considerando la piattaforma su cui l’ha scritto.
    A parte l’ignoranza etimologica vera e propria -il tipo ovviamente non si interessa di antropologia e non sa che la maggior parte delle societa’ tribali erano e sono a stampo matriarcale- ma questo e’ un insulto a decenni di lotte per la conquista di diritti umani e civili irrinunciabili.
    Che la realta’ pura e semplice sia che ha scritto questo pezzo in pura rabbia perché la femmina a lui sposata o accoppiata non gliela da’ piu’, in quanto stufa delle sue zoticonaggini?
    Potrebbe essere una possibilita’….

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  2. @ Martina: rabbia perché la femmina a lui sposata o accoppiata non gliela da’ piu’

    Non solo lei; tutte se non pagano. Tanto piu’ che a questi dementi (Fini, Barnard ed altri come loro) si rifanno movimenti di altrettanti dementi – ancora piu’ dementi – come gli ometti beta, che Galatea conosce bene, il cui unico scopo e’ non apparire gli sfigati pipparoli che sono, cosi’ da trovare qualcuna che gliela smolli gratis. Possibilmente stragnocca.

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  3. Il finale è veramente cult

    Conosco molte trentenni, spesso belle, colte, eleganti (fini no, la ragazza “fine” è scomparsa dall’Occidente) che fan una fatica boia a trovare un partner. Non per una scopata (anche per quella, gli uomini, di fronte all’aggressività femminile, stan diventando tutti finocchi), ma un uomo che dia loro la sicurezza e il senso di protezione di cui hanno bisogno. Consiglio uno stage in Afghanistan. Troveranno degli uomini che le faranno rigar dritto, come meritano e come, nel fondo del cuore, desiderano.

    Ho l’impressione che in Occidente non sia scomparsa la ragazza “fine”, quanto piuttosto la ragazza “Fini”.
    Tocca rassegnarsi. 😉

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  4. @ Galatea: Ma cosa vuoi che trovino?
    Lo sapevi che il loro capetto, che si definisce “di sinistra” si presenta come uno scrittore?
    Pare che scriva manualetti che insegnano a vivere di cui 40 pagine sdedicate alle tecniche di masturbazione maschile. 😀
    Fra l’altro ho in serbo una sorpresina per lui. Una vera prelibatezza. Qualcosa che dimostrera’ quanto sia incoerente ed ipocrita quando assicura la sua correttezza e dichiara di pubblicare tutto quello che gli giunge, quando in realta’ filtra tutto e fa passare solo cio’ che non danneggia l’ambaradan che e’ riuscito a mettere su.
    Sono certa che se legge questo post – come credo faccia – gia’ avra’ intuito a cosa mi riferisco, e se e’ furbo immediatamente rimediera’. Altrimenti significhera’ che la troppa pratica masturbatoria ha talmente obnubilato la sua mente – cosi’ come e’ accaduto a Fini e Barnard – che il delirio d’onnipotenza ha ormai preso il sopravvento. In tal caso, passato qualche giorno, se vedro’ che niente accade, saro’ io a rimediare. E’ il mio hobby recuperare sul web le prove delle scorrettezze degli ipocriti. Ed il web non cancella mai niente.

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  5. Azzardo un’ipotesi fantascientifico – complottista: possibile che stia scrivendo tutto questo cumulo di stronzate per preparare un gran finale a sorpresa? Che so, un “vedete come manipolando la realtà si può dimostrare tutto e il contrario di tutto”? Se così non fosse, che dire? Pensi davvero che valga la pena fare l’esegesi di questo personaggio? Non è nemmeno divertente! Altri, con più strampalate tesi, sono più simpatici da analizzare.

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  6. @chiaradinotte: Oddio, se ti riferisci al leader degli “uomini beta” mi pare che sia veramente troppo dedicargli anche tanta attenzione. Io per un po’ di tempo sono anche passata a leggerli, li trovavo comicamente naif, anche perché per qualche tempo m’era sorto persino il dubbio che fossero dei fake; ma poi il livello culturale era talmente basso che non era nemmeno più divertenti, dopo un po’. Non so se loro continuino a leggermi, io ho per fortuna di meglio da fare. 🙂

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  7. @paolo: Secondo me sovrastimi Fini. Visto l’involuzione subita negli ultimi anni (una volta, almeno, aveva un certo fiuto per le provocazioni e scriveva meglio) temo che creda veramente a quello che scrive, peraltro usando uno stile talmente sciatto ormai da risultare illeggibile. Perché analizzarlo? Perché scrive su un quotidiano a larga diffusione, e persino tendenzialmente di area di sinistra. I matti che tengono un blog complottista fanno tenerezza, ma quando uno arriva a scrivere articoli simili su quotidiani nazionali far notare che contengono affermazioni offensive è doveroso, secondo me.

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  8. sono un uomo di mezz’età, e parlo di cose che conosco. Questo Fini, che io ricordo da quando scriveva su Linus( banalità anche allora )dovrebbe capire che, varcata una linea invisibile che si colloca attorno ai cinquant’anni, le donne giovani e belle continuano a piacerti, ma tu non piaci più a loro. Non è perchè loro sono stronze, che ti danno il due di picche, ma perchè sei vecchio tu. Lo so, lo so, lo specchio magico ti ripete che sei sempre tu il più bello del reame, ma è BUGIARDO.

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  9. @frap: Se devo essere sincera, ho evitato di commentare il finale che citi perché mi ha fatto veramente rivoltare lo stomaco. Bisognerebbe almeno avere il buon gusto di non citare luoghi come quelli infestati dai Talebani, dove le donne, poverette, sono state veramente vittime di una specie di genocidio, per trovare una conclusione ad un pezzullo in cui ti lamenti perché non te la danno più.
    @enzo: parole sante.

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  10. @ Galatea: mi pare che sia veramente troppo dedicargli anche tanta attenzione

    Beh, in effetti hai anche ragione. Ma dove vivo io, in cui quando piove c’e’ davvero poco da fare, ogni libro e’ stato letto almeno due volte e mi prende quella strana pigrizia fancazzista, certe inutilita’ diventano un passatempo interessante. Soprattutto pensando alla faccia che faranno certi gasati che si sentono divinita’ solo perche’ hanno un sito web in cui possono raccontare ogni castroneria e quattro cazzoni ignoranti che li leggono.

    @ Enzo: Mi sto ancora a sbellicare. So che non e’ una cosa allegra. Il passare degli anni riguarda tutti, ma almeno noi donne essendo ipercritiche sappiamo quando lo lo specchio ci dice il vero. Anzi talvolta ci crediamo brutte anche quando in realta’ non lo siamo.

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  11. @chiaradinotte: manco io vivo esattamente nell’ombelico del mondo, ma dài, nessun posto è così triste e sperduto da non essere molto più vivace del sito degli uomini beta. 😀

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  12. al di là del merito (che condivido) è, secondo me, la miglior cosa che hai scritto. il fatto che nessuno (credo) ti inviti a scrivere al posto dei vari M.Fini, dimostra la verità di quanto sosteneva una certa Ulrike Meinhof (una brava giornalista tedesca di qualche decennio or sono) a proposito della stampa e dei giornalisti.
    ps.: ancora una volta un consiglio: taglia, è doloroso ma taglia qualcosa.

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  13. Fai bene a martellare, credo che questo figuro danneggi parecchio “Il Fatto”, e non credo siano particolarmente interessati a difendere certe posizioni.
    Di certo mancano di sensibilità, se no avrebbero già provveduto.Restano il meno peggio di cui disponiamo, ma davvero queste potrebbero risparmiarsele.
    Una nota però: ho sentito spesso Travaglio rigettare l’ etichetta “sinistra” e reclamare quella “liberale”.A me tanto liberale non sembra, ma nemmeno tanto di sinistra.

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  14. Fini scriveva su Linus?!?! Siccome ero una lettrice accanita del suddetto e l’imbecille non me lo ricordo, ovviamente scriveva grandi ca… stronerie anche allora.
    Infine, vorrei spezzare una lancia per le/gli ultraquarantenni. Siamo piu’ belli e affascinanti dei ventenni 😉 Pero’, alla nostra eta’ bisogna combinare intelligenza all’aspetto. Se uno tipo il sopracitato ha il QI di un calamaro, e allora e’ ovvio che le donne di qualsiasi non ti si filano. Te lo dice una a cui piacciono solo gli uomini dai 40 in su. Non imbecilli, questo va da se’.

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  15. Io mi sarei perfettamente realizzato nel fare il donatore di sperma.
    Maledetta quella volta che non mi son buttato a fare il porno-divo! Macché codici e norme; macché ufficio, affari, lavoro, conti, calcoli.
    Solo ed unicamente sesso; nient’altro che sesso. Il sogno d’ogni maschio.
    Ah, se solo madre natura m’avesse donato uno strumento un pochino più rimpinguato rispetto alla sua mediocrissima mediocrità! 😀 😀 😀

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  16. Secondo me vi arrabbiate tanto solo perché Fini dice delle verità che nessuno dice e che pochi vogliono sentire. Riconosco che usa modi e termini che possono risultare sgradevoli e che non mostra mai l’altra parte della medaglia, ossia quel che di buono ha portato l’emancipazione della donna. Ma ciò che scrive è verissimo e sfido chiunque e dimostrare il contrario.

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  17. @Simone: Te l’ho già dimostrato con questo post, Simone. Ma certo capisco che per chi è abituato alle argomentazioni di Massimo Fini, che vengono esposte come temini mal riusciti di quarta elementare, seguire le confutazioni logiche più complesse diventi assai difficile. Comunque coraggio, secondo me se leggi e rileggi con un po’ di impegno e calma magari ci arrivi… 😉

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  18. @galatea
    Se quello che dici è vero (e non ho motivo di dubitarne: la mia era una voluta provocazione per mettere ancora più in ridicoli il personaggio) direi che il tizio è alla follia. Non leggevo tante sciocchezze dai tempi di Oriana Fallaci (pace all’anima sua). Ma, lo ripeto, fare l’esegesi della Fallaci era esercizio divertente: qui, invece, assisto solo ad un lungo e inutile vaniloquio, uno scimmiottare del vecchio maschio latino, padre – padrone.
    Nulla di nuovo, tutto piuttosto banale e trito.
    @Marcello
    Travaglio non è un liberale? È difficile in Italia riconoscere un liberale, dato che troppi si spacciano per tali (in primis Berlusconi e Tremonti) essendo in verità dei dirigisti vecchia maniera.

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  19. mi pare che quel che scrive fini sia nel complesso banale; io ho a che fare quotidianamente con imprenditrici di piccole aziende, e debbo dire che spesso, molto spesso le sento affermare: “magari potessi fare in pace la casalinga, invece che lavorare come un somaro per mandare avanti questa baracca”; quindi, niente di strano che ad una donna possa piacere stare a far la casalinga, accudire i figli, e vivere una vita impegnativa ma priva dei ritmi ossessivi di chi ha un’attività in proprio; nello stabile dove ho il mio laboratorio, molte donne sono contemporaneamente casalinghe e lavoratrici, ma per lo più sono insegnanti, per cui, seppur certamente impegnate, il tempo per il lavoro domestico, ce l’hanno, ma quelle che lavorano in proprio direi di no; ora, secondo me, l’importante è che una donna, come del resto un uomo, possa vivere una vita decente secondo i propri gusti: non tutte le donne amano la vita domestica e non è giusto che sia un obbligo; comunque, nell’italia del 2010, è un lusso scegliere, se hai un’attività in proprio devi lavorare come una bestia per stare in pareggio, se hai un impiego nel privato te lo devi tenere stretto perchè ormai di sicuro non c’è più niente; per cui tutte queste elucubrazioni se fare o meno l’ngelo del focolare sono chiacchiere da ombrellone per chi ha la fortuna d’essere in pensione oppure impiegato pubblico; per tutti le altre donne, non c’è scelta, si fa quel che si deve fare, punto e basta

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  20. “In un altro paese, in effetti, lo si potrebbe tralasciare. Ma siamo in Italia”

    Qui però sbagli.Siamo in Italia ma si potrebbe benissimo tralasciare lo stesso. Anzi, sarebbe doveroso tralasciare, altrimenti a questa gente gli si conferisce autorevolezza, si elevano i deliri al rango di tesi da confutare. Per una volta dovremmo fare finta di essere in un altro paese, uno di quelli normali. Chissà che non serva a migliorare un po’ le cose…

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  21. @Paolo
    Non penso certo a loro come modelli di liberalismo!
    In Italia quelli veri son quattro gatti, pure a voler contare quelli che parlano bene e razzolano male facendo le mosche cocchiere al PDL o altri.
    Ma Travaglio, per quanto formalmente garantista, è un po’ troppo forcaiolo nei toni perchè io lo consideri tale.

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  22. @Marcello
    L’essere estremamente punitivi verso colletti bianchi e grandi manager è uno dei fondamenti del liberismo: negli USA, ad es., paese di impronta fortemente liberale, certi reati sono perseguiti in maniera che qui definiremmo molto più che forcaiola.
    L’idea è che un’economia non può essere libera se ci sono distorsioni del mercato: siano esse dovute a corruzione (reati contro lo Stato) sia alla falsificazione di bilanci, pratiche anti concorrenziali (reati contro altre imprese).

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  23. @Paolo
    No, il fondamento del liberismo è lo stato di diritto (o rule of law, mi piace di più).
    Gli USA su questo piano ci surclassano: la differenza più evidente è il trattamento riservato nei processi ai colletti bianchi, ma sono tutt’altro che forcaioli, anzi.
    Il garantismo è un altro tratto distintivo del liberismo, ma non è la caricatura immonda che spesso da noi viene spacciata per tale.Anche in questo gli USA van molto meglio di noi.

    Tornando a Travaglio, l’ ho sempre visto
    1)agitare sentenze e relazioni di PM come fossero verità assolute ed incontestabili
    2)imbastire processi mediatici basati su amicizie e prove indiziarie
    3)rispettare scrupolosamente e formalmente la presunzione di innocenza

    Ora, il punto 3 è indiscutibilmente liberale, ma ricordare la presunzione di innocenza come postilla o nota a margine del punto 2 lo è un po meno.
    Ancora meno liberale mi pare (1): il giudice è un uomo come gli altri, non è infallibile e per di più è emanazione di quel leviatano che cerca di controllarci tutti che è lo stato.
    Insomma, a me pare che l’atteggiamento di un liberale dovrebbe essere quello di rispettare le sentenze, ma prendendole sempre cum grano salis.

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