21 Comments

  1. Non capisco di cosa vi lamentiate.

    Prepariamo i disabili ad abituarsi al mondo del lavoro e alla vita in generale con una giusta e anticipata emarginazione.

    Sulla prima mi viene da citare Eraclito:

    Legge è anche obbedire alla volontà di uno solo.

    Peccato che da noi ‘il solo’ sia … beh, quello che è.

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  2. Conosco un tizio che è solito dare gratuitamente del ritardato, decerebrato o altro a chi gli sta antipatico; sicuramente apprezzerebbe la proposta del leghista Fontanini nell’inserire i disabili nelle classi differenziate.

    Non si può più esprimere un parere? Siamo tornati al credere, obbedire e combattere? meno male che la democrazia non è in pericolo in questo paese.

    Giò: uno solo se è il migliore! Ciao 😉

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  3. Mi sono svegliato questa mattina e credevo di essere ancora in un Paese libero, poi mi sono reso conto che siamo ad un passo dalla castrazione chimica se una goccia d’urina cade sulla porcellana di un cesso scolastico.

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  4. In settimana, anche il lavoro vi renderà liberi* all’entrata di ogni scuola, liceo e istituto.
    Per l’università è troppo tardi – quella è bolscevica, si sa –, una fiammata e hop!

    * Sì, magari lo studio vi renderà liberi sarebbe più appropriato, ma… no. Quello gli si potrebbe ritorcere contro.

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  5. art. 11 Codice di comportamento del dipendente pubblico.
    (come da art. 54 d.lgs. 165/2001)
    Salvo il diritto di esprimere valutazioni e diffondere informazioni a tutela dei diritti sindacali e dei cittadini, il dipendente si astiene da dichiarazioni pubbliche che vadano a detrimento dell’immagine dell’amministrazione. Il dipendente tiene informato il dirigente dell’ufficio dei propri rapporti con gli organi di stampa.

    (come da art. 55 d.lgs. 165/2001 comma 3)
    3. Salvo quanto previsto dagli articoli 21 e 53, comma 1, e ferma restando la definizione dei doveri del dipendente ad opera dei codici di comportamento di cui all’articolo 54, la tipologia delle infrazioni e delle relative sanzioni e’ definita dai contratti collettivi.

    Dunque, per i presidi (dirigenti)… ho provato a leggere il codice disciplinare pubblicato dalla Gelmini, ma c’è una tale sfilza di rimandi a destra e manca da renderlo praticamente incomprensibile.

    E per gli insegnanti come funziona?

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  6. Nella democratica e libera America nelle high schools tutti gli handicappati vengono messi in classi separate, non se ne trova uno nelle classi standard. E sempre in America un professore non puo’ discutere di politica a scuola, altrimenti rischia una denuncia o comunque un allontanamento dalla cattedra, specialmente se da’ contro ad un Ministro o addirittura contro il Presidente. Just saying.

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  7. @Aelthas: Per quanto riguarda i portatori di handicap, stiamo parlando di scuola dell’obbligo, non di hight schools americane. E le classi “standard” americane, come le chiami tu, sono ben diverse dalle nostre, perché le nostre sono classi formate in base all’età degli studenti, mentre negli Stati Uniti sono formate in base al rendimento e alla scelta della materia da studiare, per cui è assai difficile che un portatore di handicap sia inserito in una classe “standard” di coetanei.
    Quanto alla politica, nella scuole americane si organizzano regolarmente dibattiti politici all’interno delle classi, simulazioni di elezioni, progetti per insegnare i meccanismi della politica e il funzionamento degli organi (Senato, Camera, ma anche Onu), e si insegna il diritto di ogni cittadino alla libertà di critica e alla libertà di espressione. Prima di parlare sui e dei sistemi educativi esteri, magari informarsi meglio non guasta.

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  8. Mi spiace ma hai fatto una pessima figura. Ho studiato anche negli Stati Uniti, quindi so quel che dico, non sono il classico disinformato di turno che arriva e spara la prima cosa che gli passa per la testa. Ricrediti, non è così negli USA. Forse sei tu quella poco informata che parla per sentito dire. Anzi, sembra proprio che sia così. Il mio commento era obiettivo, riportavo solo cose VERE della realtà americana vista dall’interno, vissuta veramente, non raccontata per sentito dire.

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  9. @Aelthas: Strano, allora, che tu non ti sia accorto che la formazione delle classi negli Stati Uniti è basata su criteri diversi da quelli vigenti qua in Italia. Magari eri troppo impegnato a vivere la realtà americana dall’interno per osservarla…
    Anni addietro partecipai ad un gruppo di studio che metteva a confronto i sistemi educativi italiano e francese e quello americano, proprio per vedere la differente impostazione di base. Essendo l’intero sistema scolastico differente nei paesi di lingua anglosassone, i paragoni che tu fai sono in parte improponibili. Il sistema scolastico americano non è basato sul gruppo classe di età, come quello Europeo: inoltre il piano di studi dello studente, persino all’interno della stessa scuola, può essere differenziato da caso a caso.
    Questo tipo di sistema non è certo il più adatto per l’inserimento dei disabili, che difatti negli Usa non vengono inseriti, o vengono inseriti assai raramente (capita quando abbiano per esempio degli handicap fisici che non compromettono le capacità di apprendimento) in classiche tu definisci “normali”. Per inciso negli Stati Uniti anche i ragazzini che qui sarebbero considerati “normali” ma che non raggiungono gli standard vengono retrocessi in classi “speciali” più frequentemente che da noi.
    Resta però tutto da provare che questo metodo sia il migliore per garantire ai disabili un buon inserimento nella società: in effetti negli Stati Uniti le statistiche dimostrano che i disabili con handicap mentali, che in Europa riescono a conseguire con una certa facilità diplomi o qualifiche professionali, ben difficilmente là ci riescono nelle scuole pubbliche, e anzi abbandonano prima la scuola che non in Europa; anche se va detto che negli States esistono una serie di strutture specializzate per la formazione dei ragazzini con problemi di disabilità, che in genere offrono ai disabili anche “scuole interne”. Però i disabili che vengono messi in queste strutture sono poi poco inseriti nella società, proprio perché vivono una esistenza parallela in cui incontrano e hanno contatti solo con ragazzi disabili come loro. Inoltre queste strutture spesso non sono alla portata di tutti, perché non sempre sono pubbliche e i costi dell’istruzione di tali ragazzi ricadono quindi o sulle famiglie oppure vengono coperti solo in parte dallo Stato, mentre in Europa e in Italia, pur con tutti i nostri guai, in tutte le scuole pubbliche è possibile ottenere per i figli con disabilità certificata la presenza di un insegnante di sostegno, senza che il ragazzino debba essere magari allontanato dalla famiglia e messo in una scuola speciale.

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  10. Mi chiedo il perché della prima frase antipatica e inutile che hai scritto. Mah, ti piacerà insultare a priori, non so… E comunque non le ho definite “normali” le classi con persone senza handicappati, ma “standard”, che è ben diverso, non ho fatto discriminazioni. E quel che hai detto tu non è altro che una conferma di quel che dissi io prima, nonostante fossi troppo “distratto” nella high school, come tu dicevi, o mia onniscente Galatea. Ma visto che si capisce che non sei una persona stupida, allora non potrai che criticare il sistema americano e non altro, perché la proposta di Fontanini non differisce per nulla da quel che ora è l’America. Capirai anche tu che lui non si riferiva ad handicap fisici, ma solo a quelli mentali (vediamo di non disonestamente fraintendere quel che sto dicendo, ché non voglio giustificare ogni cosa che dico). Peraltro Fontanini è anche sociologo e insegnante, penso che un po’ di esperienza in quel campo ce l’abbia.

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  11. @Aelthas: Chi mi pare giochi sul fraintendimento, o mio onnisciente Aelthas, mi sa che sei tu. Fin dal primo commento di avevo fatto notare che la realtà delle hight schools americane non è comparabile con quella delle elementari e medie italiane (neanche per età). Nella istruzione superiore americana (cioè quella equiparabile grosso modo alle nostre medie superiori, per intenderci) la classe “standard” non viene formata come gruppo classe basato principalmente sul criterio dell’età: infatti lo studente americano che superi un certo punteggio nelle prove può addirittura “saltare” una classe, cosa che in Italia non è prevista, proprio perché da noi si è sempre ritenuto, invece, che uno studente apprenda meglio se resta assieme a compagni della sua età. Inoltre mentre in Italia il piano di studi è della scuola, e quindi uguale per tutti gli studenti, nelle scuole superiori americani, gli studenti seguono alcuni corsi e non altri, quindi il loro piano di studi è molto più libero. Sono sistemi di istruzione basati su criteri diversi di base.
    Personalmente, almeno per quanto riguarda il trattamento dei disabili (o anche dei ragazzini semplicemente “difficili”), il sistema americano ha diversi aspetti che trovo poco convincenti: è un sistema che bada molto alla selezione e al risultato, cioè si pone l’obiettivo di selezionare pochi studenti “bravi” con alte competenze, che sono poi quelli che finiscono nelle Università migliori grazie alle borse di studio, per esempio, ma che ha numerose falle nei confronti degli alunni “deboli”, come i disabili o i ragazzi che, pur non avendo una conclamata disabilità, hanno generici problemi di apprendimento. In effetti questi ragazzini sono le grandi “vittime” del sistema selettivo, perché è ovvio che non riescono a tenere il ritmo, ma spesso metterli in classi o scuole “differenziate” non risolve affatto il loro problema.
    Certo che avere una classe senza disabili (e anche senza alunni particolarmente difficili o poco svegli) perché questi vengono preventivamente dirottati altrove è apparentemente “meglio”, perché gli insegnanti possono svolgere il programma senza “intoppi” e rallentamenti. Va detto però che il problema non viene risolto per i disabili. E, paradossalmente, classi così “selettive” potrebbero diventare un boomerang anche per molte famiglie convinte di avere figli “normali”. Negli States basta alle volte cannare un test di intelligenza in prima elementare perché il bambino venga avviato ad un percorso “differenziato” che lo destina automaticamente a divenire, in pratica, un sottoproletario. Non è poi così confortante , quando magari si tratta di un figlio tuo.

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  12. Ci tengo a precisare che high school si scrive senza T finale. Comunque il mio “onniscente” era sarcastico, visto che mi hai etichettato come ragazzo “troppo impegnato a vivere la realtà americana dall’interno per osservarla”, il tuo per che cos’era? Io non espongo se non fatti che conosco, osservato e vissuti. Tu invece mi etichetti per quel che presumi di sapere su di me. Not cool!
    Ci terrei infine a sottolineare che comunque anche in Italia esiste la cosiddetta “primina”. Le classi americane sono formate per almeno il 90% da studenti della stessa età, gli altri sono eccezioni, meno rare che quelli che hanno fatto la primina in Italia, certo, ma pur sempre eccezioni. E i corsi in America si scelgono con la stessa libertà che in Italia abbiamo per decidere a quale liceo andare. Sono due metodi diversi, ma qualcosa lo condividono.

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  13. @Aelthas: La cosiddetta “primina” che tu citi non c’entra nulla (te lo posso assicurare, visto che la feci, all’epoca), perché fino a qualche tempo fa era possibile farla solo privatamente e alla fine dell’anno si doveva superare un esame per entrare nella scuola pubblica (dove gli alunni potevano essere iscritti solo al compimento del sesto anno di età). La libertà di scegliere il liceo, in Italia, non permette però, all’interno del liceo scelto, di scegliere un piano di studio differenziato (non posso sostituire il corso di greco con quello di musica, per dire) cosa che invece è possibile nelle scuole di impostazione anglosassone. E’ ovvio che qualche analogia, fra i sistemi educativi c’è, e se leggi noterai che non ho mai detto il contrario, ma ciò non toglie che siano impostati su visioni pedagogiche diverse, come ti potrà peraltro confermare qualsiasi pedagogista.
    Quanto al sarcasmo, caro Aelthas, te lo sei ampiamente meritato: visto che sulla base della tua dichiarata frequentazione di scuole americane (superiori evidentemente) trai conclusioni sull’intero sistema scolastico, non accorgendoti che non si stava parlando di superiori, ma di sistema educativo in genere, e continui a ribattere su affermazioni che non ho mai fatto, bisognerà dedurne che il sistema americano di educazione non ti ha dato una gran capacità di comprensione dei testi che leggi.

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  14. Deduci quanto vuoi allora. Su questo blog ho solo capito che chi porta una opinione diversa viene subito etichettato come “ignorante” o simili. Alla faccia della libertà di espressione e pensiero tanto sbandierata!

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