Sulla strada

In macchina, la radio fa da sottofondo. Ascolti le canzoni, magari fischietti. E siccome è un sottofondo che serve solo a tenere impegnata quella piccola parte del cervello che altrimenti si annoierebbe a morte a guardare la strada, neppure fai caso quando il Dj s’insinua. Massì, povero, le canzoni non sono poi ‘sto granché da rovinare, e in fondo il Dj è uno che fa il suo mestiere, dài.

Questo Dj poi non sai nemmeno bene chi è, perché la radio, appunto, è talmente un sottofondo che non hai neanche ben presente la stazione. Così ascolti distrattamente le prime battute del discorso, che è uno dei soliti intermezzi dei Dj da radio locale: si lancia un argomento e poi se ne discute con un tizio che ha chiamato per vincere una maglietta. Stavolta il tizio è una tizia, e non si capisce nemmeno se vinca una maglietta o abbia solo il diritto di scegliere una canzone.

Cominci a prestare un po’ più di attenzione alle parole solo quando il Dj dice “Gelmini” e “Riforma dell’Università”. Cazzo, pensi, è un giovane, il Dj, coetaneo degli studenti che stanno in piazza o poco più, e da una radio ti aspetti che sia vicina ai problemi dei ragazzi di vent’anni.

Invece al Dj senti dire: “Ah, sì, certo, questi studenti che protestano…ma, dico io, che protesti a fare se sei uno studente universitario? Tanto si sa che all’Università ci starai solo pochi anni…io capisco se un operaio protesta per il suo posto di lavoro, perché sul posto di lavoro ci devi stare tutta la vita…ma uno studente che protesta per l’Università, dove deve stare al massimo quattro anni? Perché protesti? Si vede che vuoi garantirti un posto da imboscato, da “ricercatore”… cosa ricerchi, poi! Un posto di lavoro, dovresti ricercare, non stare imboscato in Università sperando di trovare lì un posto dove mettere il culo al caldo….Non ho ragione?”

La tizia, quella che non ho capito se deve vincere una maglietta o scegliere una canzone, e, dalla voce, pare anche lei coetanea degli universitari che occupano le facoltà, approva con un gridolino di giubilo.

Spengo la radio. Meglio concentrarsi sulla strada. Mi pare che ne stia imboccando una davvero brutta, questo paese.

 

Purtroppo non è un racconto di fantasia. Le frasi riportate sono proprio quelle dette nella realtà.

 

29 Comments

  1. io invece ho sentito ieri mattina, non so che radio fosse forse la stessa, un DJ che si lamentava che è inutile andare alle elezioni perché paghiamo noi, costano troppo.

    Le stesse identiche argomentazioni alla cazzo di cane.

    Ho cambiato radio ma quanti giovani inebetiti si lasciano travolgere da questi comunicati brevi e concisi?

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  2. l’argmentazione è imbecille. ciò ovviamente non significa, automaticamente, che le argomentazioni della “”pate avversa”” siano valide, lo sappiamo tutti, no? io purtroppo so molto poco della riforma gelmini – immagino che sui tetti la gran parte ne sappia quanto me, e temo anche meno – ma aspetto vanamente che, non dico uno studente, ma un giornalista, un “”intellettuale”” entri nel merito sui mass media, o anche solo sul web.
    ma temo di rimanere deluso, mi accontenterò di quel poco che so io e delle mie misere riflessioni a rigurado.
    se mai il paese va su una brutta strada, il contributo è bipartisan.

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  3. @nomedelblog
    Se si parla poco dei contenuti della riforma Gelmini la colpa è dei media, che dovrebbero informare su queste cose e invece preferiscono mostrare immagini di studenti che occupano i monumenti senza spiegare perché lo fanno. Quanto all’insinuazione per cui neanche gli studenti stessi lo sappiano, mi sembra qualunquismo d’accatto, scusa. Quello appunto per cui i politici sono tutti ladri e gli studenti cercano sempre una scusa per non studiare. Hai parlato con gli studenti? Con gli organizzatori delle manifestazioni? O le tue sono considerazioni fatte dalla poltrona?
    Se poi mi dici che nel web non hai trovato discussioni sulla riforma, allora mi chiedo come lo usi: di informazioni ce ne sono, basta cercarle. La stessa Galatea, se non ricordo male, ci fece un post tempo fa. Sveglia, il web non è la TV: non puoi aspettare passivamente che l’informazione venga da te, devi andare a cercartela.

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  4. la cosa che mi atterrisce è il gridolino di giubilo lanciato dalla tizia… C’é sempre una massa che non sa cosa pensare, sarà per quello che saltan fuori certi sondaggi…

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  5. @nomedelblog: Per quanto riguarda i contenuti della riforma ti linko alcuni testi per iniziare ad approfondire: http://it.wikipedia.org/wiki/Riforma_Gelmini http://www.universita.it/ddl-gelmini-riforma-universita-in-3-punti/ http://www.lettera43.it/articolo/3337/labc-della-riforma-gelmini.htm . Oltre al contenuto specifico, le proteste riguardano però i tagli dei finanziamenti alla ricerca e i mancati stanziamenti per garantire il diritto allo studio.
    Al di là di questo, credo che quanto dice Ale sia condivisibile: sulla rete non si può aspettare che “altri” ti forniscano le informazioni: devi cercartele da solo. Va’ su Google, e troverai vagonate di roba. Leggitele e fatti un’idea tua, invece di lamentarti che nessuno ti spiega cosa succede.
    Quanto poi al post, a me veramente quello che lascia basita è la plateale ignoranza non tanto sulla riforma Gelmini o sui motivi della protesta, ma l’idea che questo dj idiota ha della formazione. Se uno non si rende conto che la scuola e l’Università sono la base per poter cercare un lavoro e non solo un posto dove rimani parcheggiato qualche anno prima di lavorare, e che per uno Stato la ricerca è alla base dello sviluppo economico, credo che veramente siamo di fronte ad una forma di ignoranza pericolosissima, in grado davvero di tagliare le gambe a qualsiasi tipo di sviluppo per la nazione. Questo non è solo un cretino. E’ un cretino in grado di creare danni irreparabili.

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  6. purtroppo molti la pensano così in Italia.
    E’ vero, questa riforma non dovrebbe interessare uno studente universitario più di quanto interessi un cittadino qualunque…
    ma il problema è l’opposto di quello descritto da questo fantastico DJ… il problema è che anche i non-universitari dovrebbero avere a cuore le sorti della cultura e dell’università.

    l’idea – riguarda gli altri – chissenefrega – è uno atteggiamento che può rovinare un Paese.
    RIGUARDA TUTTI.

    citando…
    siete lo stesso coinvolti!

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  7. mai messo in dubbio che l’argomentazione diggeiana sia cretina. Quanto ai lik e alle spiegazioni didascaliche circa l’utilizzo del web, grazie mille, ma non ho scoperto ieri come si accende un pc. Magari ci sono argomenti dove ho più capacità e voglia di informarmi e altri meno, o magari argomenti in cui un” filtro” di esperienza e cultura maggiori del sottoscritto sarebbe utile e gradito, visto che scemo non sono e so valutare anche il “filtro”.
    Mi sembra invece che tra chi ha le informazioni e la cultura ci sia fortissima la tentazione della disonestà intellettuale, per partigianato politico o per interesse o tutt’e due.
    Quanto invece al “qualunquismo” circa i miei giudizi sugli studenti, caro Ale, rimango della mia opinione per il semplice motivo che conosco la mia generazione e so quanto qualunquisti si possa essere da giovani… pure nel mondo bombardato di informazioni di oggi. io ci metto volentieri il dito mignolo, che se andiamo dai tizi che stanno sotto i monumenti una alta percentuale non conosce la riforma. Due slogan appiccicaticci non li considero. Sessant’anni fa non c’ero, ma immagino che la piccola parte dei giovani che poteva permettersi di studiare ed informarsi coincidesse, in buona parte, con la parte informata e ragionante. Oggi il numero di studenti è aumentato a dismisura ma la percentuale di giovani ragionananti e capaci di digerire le informazioni non è aumentata di conseguenza. Casomai esiste grazie al web la possibilità di informarsi anche per chi non ha avuto un percorso scolastico lungo o di successo, ma anche questa temo sia più teorica che reale…

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  8. Non è che da uno che mette su le canzonette in una radio locale (a proposito, quale?) ci si possa necessariamente aspettare una visione minimamente ragionevole sull’importanza della formazione, dell’Università e del merito. Non starebbe lì.

    OT: finalmente dopo un lungo peregrinare tra orrendi temi black-based e bottoncini viola, un aspetto grafico pulito e decente, che invita alla lettura. Ora basterebbe spostare i widget di sottoscrizione al blog verso il basso (tanto servono solo one-shot, quello dei commenti poi, è alla fine di ogni post) e muovere quello dei commenti verso l’alto (serve di continuo per seguire le discussioni) è l’ usabilità del blog diventerebbe quasi perfetta (Notificatemi di nuovi post via e-mail sul blog di un insegnante di italiano: che orrore!!). 😀

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  9. @frap: Farei i cambiamenti che suggerisci (Soprattutto quello sul Notificatemi di nuovi post etc.), se potessi minimamente intervenire sul template. Purtroppo non posso perché è fisso. Ho cercato di spostare i commenti più su ma è il massimo che posso fare, mi sa. 🙂

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  10. @nomedelblog: Scusa, eh, ma delle volte a me quando sento fare certi ragionamenti, da insegnante viene da sbottare. Nel primo commento hai scritto:
    io purtroppo so molto poco della riforma gelmini – immagino che sui tetti la gran parte ne sappia quanto me, e temo anche meno – ma aspetto vanamente che, non dico uno studente, ma un giornalista, un “”intellettuale”” entri nel merito sui mass media, o anche solo sul web.
    Ecco, il problema è in parte questo. Tu non ti devi aspettare niente di simile, o meglio, non puoi dare per scontato che qualche giornalista o qualche guru del web faccia il lavoro che interessa a te. L’unico che può farlo sei tu.
    Hai ragione a dire che chi ha le informazioni e la cultura ci sia fortissima la tentazione della disonestà intellettuale, per partigianato politico o per interesse o tutt’e due, ma se te ne sei accorto e ne sei conscio, benedetto figliolo, proprio per questo datti una mossa e vatti a cercare le informazioni che ti interessano per conto tuo. Dubita di tutti, all’inizio. Leggiti cento articoli. Ogni volta che trovi un termine o una frase non chiara, va a cercartene il significato. Controlla le fonti e se sono riportate esattamente.
    Solo leggendo cento autori potrai selezionare una decina di persone che, dopo che hai controllato le loro informazioni, ti sembreranno essere i più onesti, o meno in malafede degli altri. Dire “Tutti sono in malafede o di parte, per cui è inutile leggerli tutti quanti e questo mondo è ingiusto” è un bel modo per non fare un tubo. Alla tua età – si capisce che sei giovane, ma se hai superato i sedici anni non hai nessuna scusante – si ha il dovere di informarsi da soli sugli argomenti che interessano, non si può piangere perché qualcuno non ti fa trovare la pappa pronta.
    Vuoi essere diverso dai coetanei che salgono sui tetti e tu hai l’impressione che non sappiano nemmeno esattamente perché protestano, ma che ci vadano solo perché han sentito qualcuno – di quelli che tu pensi siano in malafede – che gli diceva di farlo? Bene, la strada è quella che ti ho indicato. Sì, è una rottura di balle. Sì, ci si perde tanto tempo. E probabilmente nessuno ti dirà neppure che sei stato bravo. Ma non ci sono alternative. Anche perché, tieni presente, è scemo chi va sul tetto senza sapere perché. Ma chi lo critica stando a casa perché non sa neppure se valga davvero la pena salire sul tetto perché nessuno è andato a spiegargli cos’è la riforma Gelmini non è tanto meglio.
    Scusa, sono dura. Ma è quello che dico sempre ai miei alunni: non piangete perché il mondo è ingiusto. Il mondo è ingiusto. Imparate a difendervi, accidenti.

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  11. @Gala
    OT:
    Sul “notificatemi di” lo so… ma era divertente farlo notare (magari fai presente a Wolly). 😉
    Sulla posizione rispettiva dei widget hai massima libertà: dal dashboard semplicemente trascini il widget sulla side-bar nella posizione che preferisci (clic e trascini).
    Il “normale” lettore del blog usa più frequentemente la barra di ricerca e il widget commenti, per seguire le discussioni (se non le segue dal suo reader). L’occasionale lettore clicca tra i più letti. Il blogroll è una “tradizione del blog”, ma ha un senso, imho, solo se inserito in una pagina a parte e con un breve commento ad ogni link che spieghi perché leggi (e perché uno dovrebbe leggere) quel blog. Altrimenti è una lunga lista che serve a ben poco (mai cliccati qui e/o altrove, io). Da mettere in fondo in una sidebar laterale, comunque. Imho, naturalmente.
    Ciao.

    P.S. Quelli di Università.it scrivono sul sito che il CdA di un Ateneo, con la riforma, sarebbe in massima parte costituito da membri esterni nominati dal ministro.
    Il provvedimento della Gelmini nemmeno lo hanno letto evidentemente.
    In questo non sono molto dissimili dal DJ della radio di cui sopra.
    Peraltro la riforma non taglia proprio niente.
    Quelli sono tutt’altri provvedimenti in legge finanziaria connessi alla situazione economica generale.
    Piuttosto ‘sta riforma non risolve affatto il problema dei baronati, che però non è risolvibile, in una logica di autonomia delle Università, se non legando fortemente e per la massima parte i fondi ordinari assegnati sulla base dei risultati scientifici effettivi raggiunti.
    Solo così gli atenei sarebbero davvero incentivati ad assumere e selezionare i migliori e non quelli più propensi a farsi cooptare (o i parenti, o gli amici, ecc. ecc.).
    Di fronte alla prospettiva alternativa di essere commissariati per dissesto finanziario e magari di perdere anche il posto, probabilmente, alla fin fine ci farebbero un pensierino in più.
    Poi la meritocrazia non è solo una male dell’ Università, è una male endemico di questo Paese, e non lo si risolve (solo) a colpi di provvedimenti legislativi.
    L’abilitazione nazionale come vincolo alla continuazione della carriera sembra anche una cosa ragionevole. Certo che il ricercatore che abbia lavorato per 3 + 2 anni e che alla fine di un quinquennio si ritrovi con un pugno di mosche in mano, non sarà molto contento.
    Però la selezione all’ingresso ed il merito o lo applichi davvero e continuativamente, oppure rimane soltanto un bel proposito e basta.

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  12. grazie dei consigli, sottoscrivo ogni parola, ma…. chi ti dice che io non sia informato? Sulla Riforma Gelmini, lo ammetto, poco (provvederò, se ne avrò voglia), su altri temi di più (sono disordianto anche negli interessi e nelle letture), probabilmente più della media e sicuramente più della media dei mei coetanei; in termine assoluti, invece, mi considero un ignorante. detto questo… embè?
    mi sembra che stiamo parlando due lingue differenti. Forse ho scelto male le parole: “io aspetto vanamente che (…)”… se non si era notato v’era dell’ironia. Se ho interesse ad informarmi, non aspetto. Con quelle parole intendevo dire che m’intristisco – proprio a livello umano, senza salire a valutazioni sulla “strada che sta prendendo il paese” – di fronte alla diffusa febbre che porta tutti a “scendere in campo” senza prima… aver capito perchè e percome; e ne son contagiati tutti, dagli studenti che tentano di entrare al senato ai giornalisti che… va be’, lo sappiamo come la maggior parte fa il proprio lavoro.
    Tutto qui…

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  13. @nomedeblog: Guarda, nello specifico che non eri ben informato l’avevi detto tu. Non stavo facendo un discorso generale, rispondevo a quanto tu dicevi nel tuo commento riguardo alla riforma della Gelmini. Non dubito che su altri argomenti tu possa essere informatissimo. Quanto alla valutazione sulla “strada che sta imboccando questo paese”, ti faccio notare che è esattamente quello che dici anche tu quando dici che ti intristisci a vedere gente che “scende in campo senza aver capito perché o percome”. Anche il dj cretino è sceso in campo senza essersi preoccupato di capire di che cosa stava parlando. E io mi intristisco. Esattamente come te. Tutto qui.

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  14. perfetto, allora siamo tutti tristi ^__^
    cmq sul commento generale circa la “strada”, sì, l’ho scritto pure io hai ragione, ma ad essere sincero non sono per niente sicuro: ogni tanto mi viene il sospetto – sospetto perchè… non c’ero – che sia sempre stato, più o meno, così. E’ che adesso studiamo tutti, quelli che lavorano chinati su un campo sono sempre meno, potenzialmente possiamo informarci tutti, e come dici tu ci sono meno… giusficazioni, ecco. Però se uno c’è portato a far da “sbandieratore”, allo stadio sotto un palco o davanti ad un microfono o una penna, tutto queste magnifiche possibilità non contano.

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  15. @nomedelblog
    il tuo atteggiamento ha un nome ed è cinismo: pensare che tanto tutto è sempre stato così, che non c’è modo di cambiare niente e che chi dice di volerlo fare in realtà persegua interessi specifici o sia mosso solo dalla voglia di fare buriana. In questa ottica persino un Gesù Cristo sarebbe etichettabile come uno “sbandieratore” da stadio. O – per scendere a persone storiche – un Gandhi ecc. Ti consiglio di leggere quella parte della “Fenomenologia dello Spirito” in cui Hegel dice che agli occhi del suo cameriere personale qualsiasi Napoleone è solo un ometto in mutande. Ecco, questo è l’atteggiamento cinico di chi fa le pulci alle intenzioni di chi si muove per cercare di cambiare qualcosa nel mondo – come quelli che (per fare esempi attuali) dicono che Saviano è noioso, Assange antipatico ecc., senza guardare agli effetti delle loro azioni, che sono quello che contano, nel bene e nel male.

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  16. @nomedelblog: ecco qui uno dei disinformatissimi e pretestuosi studenti che organizzano manifestazioni e salgono sui tetti.
    Francamente mi sento offeso dalle tue parole, è un anno che seguo l’iter della riforma gelmini, che faccio assemblee informative, incontri, approfondimenti sulla situazione dell’università e sono due anni che combatto i tagli all’università.
    Se dopo un anno dall’arrivo del ddl, dopo 2 anni dai tagli al fondo per l’università non sai nulla, mi spiace ma è principalmente colpa tua e dovresti avere almeno l’onestà intellettuale di non giudicare se non sai le cose.
    Ricordo a tutti che uno studente universitario se non vuole andare a lezione e stare a casa a dormire lo può fare (nella stragrande maggioranza dei casi) senza dover dire niente a nessuno. NON ANDARE A LEZIONE E’ UN DANNO PER GLI STUDENTI, infatti molti sono d’accordo con la protesta, ma non escono perché hanno paura di non passare l’esame. NON SIAMO ALLE ELEMENTARI che ci si inventa di avere la febbre per stare a casa!

    Scusate se alzo la voce, ma sentire gente che dal proprio pulpito attacca altre persone ammettendo di non sapere niente mi fa perdere la calma..

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  17. @frap1964: facciamo un po’ di chiarezza su quello che chiedono i ricercatori.
    Ammettiamo che dopo 10 anni di contratti precari dopo il dottorato (post doc, assegni etc…) uno abbia ancora bisogno di 3+3 (non 3+2 se ricordo bene) anni di precariato da ricercatore per essere ben valutato. La questione è: se sono bravo mi prendono? La risposta semplice è NO. Perché mi assumono solo se ci sono i soldi (e non ci sono mai).
    Quello che come minimo i ricercatori chiedono è la tenure track, ovvero: ok io mi faccio assumere precario, però l’università quando mi assume mette da parte i soldi per la mia carriera da associato. Poi finiti i 6 anni (ricordo che dopo il secondo contratto non se ne può più fare un altro) se sono stato bravo assumono me, se no mi lasciano a casa.
    In questo modo invece si tratta semplicemente si assumere precari da sfruttare e buttare via, finirà (e non ditemi come faccio a saperlo perché allora non vi siete resi conto di come è il mercato del lavoro precario) che le università per risparmiare assumeranno una marea di precari, poi ne salveranno ogni tanto qualcuno (e già immaginiamo nipoti e amanti mandare per la strada gente capace).
    Inoltre ricordo che un ricercatore deve già essere valutato dopo i primi anni di lavoro per decidere se essere tenuto.

    La figura del ricercatore ha avuto una funzione antibaronale, infatti permette ai giovani di avere buoni margini di indipendenza. La riforma gelmini è chiaramente un ritorno all’università baronale del pre anni ’80, quando i ricercatori non esistevano e c’erano quelli che oggi chiameremmo precari che facevano da zerbini agli ordinari.

    Tutto questo accompagnato da un ulteriore aumento dei poteri dei Rettori (che chiaramente non hanno niente a che fare coi baroni giusto?) e una corporativizzazione dell’università con un cda che mi ricorda la camera delle corporazioni.

    Infine è vero che il ddl non parla di tagli (quelli sono nella legge 133 del 2008 e nei nuovi provvedimenti presi questo autunno), ma non può essere letta senza considerati tagli che stanno mandano in rosso anche le università che fino all’anno scorso erano in regola. Tagli a cui si sono aggiunti quelli alle borse di studio (che già oggu non vengono mai coperte tutte creando una figura che è tutta italiana: l’idoneo alla borsa senza borsa). Sapete quanto ha speso nel 2009 l’italia per il diritto allo studio universitario? 400 milioni. La Francia? 1,4 miliardi, la Germania? idem. Con una popolazione studentesca più o meno simile (18 milioni in italia, 2 milioni in francia e 2,2 in germania)*.
    In una situazione del genere il governo ha approvato un taglio del 90% dei fondi per le borse di studio, tagli poi ridotto in seguito alle difficoltà nel governo.

    Aggiungici che le tasse universitarie stanno aumentando in tutta italia (a causa dei tagli) e mi pare che il quadro della “nuova” università sia chiaro.

    *i dati sono dell’osservatorio regionale per il diritto allo studio della regione piemonte

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  18. Non voglio fomentare discussioni inutili sui blog altrui. Ringrazio Galatea delle riflessioni che ha fatto rispondendomi nel merito.
    Ringrazio Ale anche se lui, invece, non ha capito nulla di quello che sto dicendo, anche se ha letto Hegel, che io quando sono stato costretto, ho trovato difficile nei concetti e pure nell’esposizione, e son dovuto ricorrere ad un “filtro” (il mio contributo nei confonti del mondo – cambiamento non ha, di per se, connotaizone positiva – è tenere acceso il cervello. E’ poco, lo so, ma è molto più della media. Ma… che c’azzecca con quanto stiamo dicendo?).
    E chiedo scusa a Vegetarian se si è sentito personalmente offeso, ma io non ho dubbi che qualcuno sia informato. Per esempio se uno ha fatto le sue riflessioni ed è giunto (suppongo partendo da consapevoli posizioni “di sinsitra” o cmq socialiste) alla conclusione che sia giusto potenziare ed espandere l’università pubblica, capisco bene che sia contro l’impostazione attuale – del governo e di Tremonti senza neanche entrare nel conseguente discorso ddl – fino a questo punto, pensa un po’, ci arrivo pure io.
    Grazie e credo sia meglio da parte mia chiuderla qui.

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  19. quello che non capisco è il perchè una persona accetti di lavorare dentro l’università mal pagato, con la prospettiva di non avere prima o poi un impiego stabile (che non è un privilegio, ma la normale aspirazione di chi vuole sposarsi e metter su famiglia)

    tutto questo masochismo, perchè? perchè dà prestigio insegnare all’università invece che farcire piadine e mescere coca cola?

    tutta questa riverenza verso un’istituzione ormai decadente è il nostro problema

    sicuramente un governo come questo non risolverà nulla di nulla, ma anche un governo moralmente meno impresentabile, con un ministro decente come un de mauro, non potrà risolvere nulla: l’edificio è fatiscente e pericolante, va abbattuto

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  20. A me quel che colpisce è Sua Signoria che, una mano sul volante e una sul cambio, fischietta …
    😀
    Inchino e baciamano.
    Ghino La Ganga

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  21. @vegetarian
    Il DDL prevede due tipi di contratti per i ricercatori:
    a) 3 anni + 2 di proroga (previa valutazione), anche in sedi diverse. Tempo parziale o tempo pieno.
    b) 3 anni non prorogabili (riservati a chi ha già avuto almeno un contratto di tipo a). Solo tempo pieno.

    Al termine di un triennio su contratto di tipo b), previa valutazione, solo se nel frattempo si è ottenuta l’abilitazione nazionale e (ovviamente) se ci sono le risorse finanziarie (piano triennale), il ricercatore potrà essere inquadrato in via autonoma dalla singola università come professore associato.

    In pratica prima di diventare associato dovrai aver fatto per almeno 8 anni il ricercatore ed aver ottenuto anche l’abilitazione nazionale per concorso.

    Oltre i dieci anni complessivi (non contando malattia e/o maternità) non è più possibile sottoscrivere questo genere di contratti.
    In pratica in una finestra fra gli 8 e i 10 anni o diventi professore associato o puoi dire addio alla carriera universitaria. Da quel che si capisce un rapporto a tempo indeterminato come ricercatore non sembra essere contemplato, in futuro. Dura, ma è così.

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  22. Ineccepibile quello che dice Frap, non aggiungo altro. Vorrei segnalare un’altra cosa, mi riferisco alle scelte politiche dell’attuale esecutivo in materia d’istruzione: la politica dei tagli della scuola pubblica e i finanziamenti a pioggia delle scuole private e in particolar modo delle scuole private cattoliche. Già queste scelte indicano una prassi politica che viola palesemente l’articolo 33 della Costituzione.

    Articolo 33

    L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento.

    La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.

    Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.

    La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali.

    E` prescritto un esame di Stato per l’ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l’abilitazione all’esercizio professionale.

    Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato.

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  23. Ha già spiegato tutto bene vegetarian: con la prospettiva di restare precari fino ad età incredibili, perderemo per strada tutti quelli che possono facilmente nadarsene all’estero. I migliori nelle scienze e nell’ingegneria ad esempio. Gente che ora sta in Italia rimettendoci economicamente perché ama questo paese, ma che in futuro, se posta davanti alla prospettiva di ricominciare a cercarsi un lavoro a 40 anni, probabilmente deciderà che non ne vale la pena.

    Aggiungo che se un professore universitario giovane vuole andare a spiegare sui “media” la sua opinione sulla riforma, secondo voi cosa fa? Manda una lettera al corriere della sera/repubblica? Secondo voi gliela pubblicano? E caso mai gliela pubblicassero, poi come continua a lavorare nella sua sede filogovernativa?

    Al massimo pubblica un commento in un blog. Appunto.

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