Il merito e le eccezioni

Al tavolino del bar, ogni santa mattina, il professor Achille Luigi Castagnetti, attorniato dai suoi tre sodali storici (il ragioniere in pensione Carlo Storti, l’ex vicesegretario comunale Angiolino Intini e il quasi pensionando Ernesto Piscari, che, pur presentandosi sempre come “dottore”, in realtà è solo fisioterapista), pontifica, more solito.

L’esimio docente dell’ex liceo classico del paese, ora sventuratamente accorpato con uno Scientifico Tecnologico senza latino (il povero Achille Luigi della cosa deve ancora darsi pace: dacché è successa il numero dei grappini consumati prima di andare a lezione è salito esponenzialmente), a Spinola si è autonominato intellettuale di riferimento del Centrodestra in generale e della Lega in special modo, e svolge la sua funzione di evangelizzazione dalla Clara, ad orario fisso, ogni giovedì dalle 11 alle 13, e le altre mattine ad orario variabile, non appena esce da scuola.

I bersagli dell’esimio docente sono due: i seguaci della Sinistra in generale, ed in particolare quella categoria che lui definisce la “Sinistra al Caviale”, ovvero un gruppo di intellettuali infiltrati ovunque, un po’ come i Templari di Giacobbo, che, con le scalmane di egualitarismo un tanto al chilo ed occupazione dei “salotti che contano”, han rovinato l’Italia a partire dagli anni ’70 in poi.

Achille Luigi questi Sinistri qui li conosce bene, anzi benissimo, non fosse altro perché negli anni in cui pareva che potessero davvero in qualche modo arrivare al potere, lui era fra loro, nelle prime file, anche lì, come è ovvio, autonominatosi intellettuale di riferimento per Spinola e zone limitrofe; ma, rapido come solo gli Italici sanno essere al cambio del vento, non appena ha usmato che il potere rischiava di andare ad altri (e soprattutto si è accorto che di intellettuali di riferimento i Sinistri ne avevano di meglio, persino per Spinola e zone limitrofe, per cui non lo filava nessuno) ha cambiato schieramento, diventando di botto un fiero sostenitore del liberismo, del federalismo e di qualsiasi altro -ismo trovi accoglienza entusiasta nelle pagine de il Giornale.

Al centro del piccolo circolo che gli è rimasto fedele, Achille Luigi è re, in quanto docente di Liceo Classico e quindi possessore della completa visione umanistica che dona il saper di greco e di latino: questo divario culturale è sotteso nel suo rapporto con i tre suoi estatici compagni di tavolo, che lui benevolmente considera sì amici, ma sono pur sempre solo diplomati; per cui la gerarchia del quartetto e le dinamiche interne sono fisse e ben chiare: Achille Luigi spiega e gli altri apprendono, annuiscono ed approvano quanto detto mediante convintissimi cenni del capo. Qualche volta arrischiano anche un commento o una chiosa, che però, se va al di là del puro e semplice. “Bravo!” e “Ben detto!”, viene immediatamente bloccata dall’Achille Luigi con uno sguardo che vuol dire: “Sutor, ne ultra crepidam!”; e i sodali, che il latino non lo parlano ma quello sguardo lì ormai han capito cosa vuol dire, subito si tacciono, ritornando alla muta e puntuale ammirazione.

La visione del mondo dell’Achille Luigi è infatti di una chiarezza adamantina e persino le menti più semplici possono arrivare, se non a comprenderla, per lo meno ad intuirla senza difficoltà: da una parte c’è lui, Achille Luigi, mente dotata di superiore intuito e di bagaglio culturale acquisito come Dio comanda in anni in cui le scuole non erano ancora state rovinate dalla bieca infiltrazione dei Sinistri post sessantottini; dall’altra tutto il resto del mondo, formato da “fessi” di vario ordine e grado. Nessuno, beninteso, è intelligente: ma quelli tra i fessi che almeno riconoscono il valore immane del sistema di pensiero Castagnettiano, ecco, quelli sono almeno dei fessi tollerabili, cui il Castagnetti invia con paternalistica bontà una carezza a distanza simile a quella del buon Papa; chi quel sistema di pensiero lo ignora, o, peggio che peggio, ha il fondato dubbio che non esista proprio, ma sia solo un cumulo di sciocchezze reazionarie vecchie come il cucco, orecchiate alla bell’e meglio da un povero professorino frustrato che vorrebbe essere un Celine e non riesce nemmeno a diventare un Buttafuoco, eh be’, quelli sono fessi, stronzi e anche un po’ terroristi.

Naturalmente a Spinola la più fessa dei fessi per l’Achille Luigi sono io, che assommo tutto ciò che lo fa uscire dai gangheri: non solo sono di Sinistra e intelligente, nonché unanimamente considerata in paese assai caruccia – mentre è noto che nel sistema di pensiero Castagnettiano le donne belle devono essere sceme, e quelle intelligenti racchie, così le si può sfottere come Rosi Bindi- ma, per sommo spregio, avendo alle spalle un liceo classico, una laurea in lettere antiche ed un dottorato di Ricerca, ho persino un titolo di studio superiore al suo, nonché pubblicazioni su riviste scientifiche che lui non ha mai avuto (non per un complotto dei Sinistri, semplicemente perché non ha mai scritto nulla). Il rosicamento è diventato strutturale, poi, da quando ho anche un certo successo con il blog.

Il povero Achille Luigi ha dapprima tentato di attaccarmi entrando nei commenti, collezionando però una tale sequela di figure barbine che levati, perché, incapace di contestare i post, si limitava ad insultare e frignare: “Uh, potrei scrivere cose ben migliori!”, ovviamente senza farlo mai. Non sapendo superare l’impasse dell’hic Rhodus, hic salta, ha tentato quindi di attaccarmi dal suo blog, fallendo però, perché il suo blog non le legge praticamente nessuno, nemmeno io, e lui scrive, per giunta, in maniera così involuta che neanche i pochi lettori capivano una cippa di cosa volesse dire; quindi le sue tirate non avevano affatto la portata profetica di un S.Giovanni vox clamans in deserto, ma ricordavano piuttosto uno di quei pazzi che si vedono per strada a sbracciarsi ed urlare da soli, mentre i passanti corrono via.

A questo punto, scornato da tanti buchi nell’acqua, l’Achille Luigi ha inventato la “strategia del bar”. Ovvero, assieme ai tre sodali, presidia il tavolino vicino alla porta, e, non appena entro, comincia a parlare ad alta voce, fingendo di non notarmi.

L’altra mattina, preciso come una passeggiata di Kant, non appena sono entrata, ha iniziato a dire: “Eh, certo, oggi questi laureati si danno tante arie…sono pieni di titoli… c’è chi mette nel curriculum che ha un dottorato di ricerca… come se volesse dire qualcosa! Un dottorato di ricerca, oggi, lo danno a cani e porci, così, con i bollini del Mulino Bianco… vale meno di una laurea dei tempi miei…si fa presto ad avere il dottorato di ricerca e anche ad avere un libretto pieno di trenta! Dagli anni ’80 in poi te li regalavano, i trenta…”

Decisa come al solito a lasciarlo parlare, io ho fatto finta di nulla. Ma non così la Clara, già piuttosto scocciata perché il Quartetto, con questa scusa di evangelizzare il bar, le occupa per tutta la mattina un tavolino consumando sì e no un caffè ed un bicchiere di acqua. Così, fingendo di dover pulire le briciole, si è avvicinata al gruppetto ed a voce alta ha detto: “Eh, già, ma mica solo dagli anni ’80! Scusa, ma non sei stato tu quello che l’ultimo esame all’università, quello in cui hai preso trenta, quello che ti mancava sempre per laurearti perché non si riusciva a superare e hai tentato per un anno di farlo, lo hai passato alla fine solo perché il prof.**** aveva improvvisamente deciso di aderire alla lotta contro il Sistema, e ha dato trenta a tutti quelli che si sono presentati all’appello, così, d’ufficio, senza nemmeno farti una domanda? Caspita, mi ricordo che hai invitato tutti a bere al bar, perché sennò col caspita che riuscivi a laurearti…”

Achille Luigi Castagnetti è sbiancato, soprattutto perché ha letto per un attimo negli occhi dei sodali insinuarsi il tarlo del dubbio, giacché lui è il loro idolo, ma la Clara, a Spinola, è la memoria storica del paese, e se lei dice che una cosa è andata così è più sicura che se fosse scritta in un documento ufficiale col timbro dell’ufficio Anagrafe.

Quindi, schiaritosi quel poco di voce che gli era restata nel gozzo, ha biascicato: “E che vuol dire? Era una situazione di emergenza, la mia, avevo bisogno di laurearmi in fretta, avevo problemi a casa, la mamma che stava male, non avevo tempo per studiare, e quindi, obtorto collo, ho dovuto chinare il capo ad una procedura che non approvo, contro cui poi mi sono battuto, perché è fondamentale che venga salvaguardato il merito….”

Clara ha sorriso, sorniona: “ Eh certo, come non capirti? Il merito va sempre salvaguardato. A meno che mamma non stia male e che l’esame lo debba fare tu… un altro caffè, Achille?

“Sì, grazie, doppio, per favore…”

 

E’ un racconto di fantasia che non fa riferimento a personaggi, commentatori del mio blog o colleghi professori di liceo classico reali. Del resto, andiamo, non vorrete dirmi che nella realtà possono esistere fessi così fessi come l’Achille Luigi, suvvia!

 

15 Comments

  1. Ciao,

    sono Josè Pascal e navigando sul web mi sono felicemente imbatutto nel suo blog.

    Volevo segnalarLe la mia iniziativa “culturale e senza scopo di lucro” dal titolo “In Parole Semplici” http://parolesemplici.wordpress.com/mi-presento/ .

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    Con grande piacere La invito a scrivere ed inviare i suoi preziosi contributi.

    Grazie per l’attenzione e buona giornata.

    Resto a sua disposizione.
    Cordialmente

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  2. Achille Luigi esiste, mi ricorda terribilmente un prof leghista che avevo l’anno scorso. Però il mio era più colto, non sbacaiava in latino tanto per fare e sapeva parlare davvero bene. Sì, lo so che gli aggettivi “colto” e “leghista” sembrano un ossimoro messi insieme… non lo faccio più! 😉

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  3. Bè, io invece – dopo aver letto attentamente tutto il post, con tutta ed immutata simpatia – voglio far la parte del cattivo fra tanto consenso, e dico quel che mi sento: a me il brano suona scritto proprio da uno tipo Achille Luigi Castgnetti.

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  4. Certo che questo Achille Luigi Castagnetti deve essere un insopportabile e noiosissimo trombone. Per fortuna, non esistono personaggi del genere, altrimenti sarebbero dei veri e propri casi umani.

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  5. io non amo gli intellettuali si sinistra della mia generazione, ma siccome quelli che li detestano sono ancora peggio di loro, alla fine, obtorto collo, li difendo, essendo essi il male minore

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