La cortesia di Luigi XV, ovvero anche con le amanti regali bisogna saper mantenere il bon ton

Si dice che la Marchesa di Pompadour, dopo che la sua storia di passione con il re Luigi s’era trasformata in un sodalizio a mezzo fra la consulenza e l’amicizia, si fosse resa indispensabile all’ex amante per organizzargli la vita sessuale.

Con intuito e sano pragmatismo, coadiuvata da tal Le Bel, primo domestico del Re, la Pompadour individuava graziose fanciulle della media e piccola borghesia, le quali venivano presentate al Re, che sceglieva quelle di suo gusto. Le prescelte venivano poi ospitate in un grazioso villino ai margini di Versailles, dato loro in comodato d’uso e controllato da personale fidato, che provvedeva ad esaudire i desideri delle ragazze, ma anche a tenerle sotto controllo. Le giovani infatti restavano là in attesa, finché alla sera non passava a prenderle qualche inviato del monarca, e le portava da lui.

Una volta terminato il servizio o venute a noia al re, le fanciulle venivano compensate con una generosa dote, e fatte sposare a qualche oscuro notabile provinciale, o ad aristocratici di secondo piano, che assicuravano loro una avvenire certo e rispettabile, e alle famiglie d’origine una qualche forma di promozione sociale.

Ogni tanto, certo, qualche fanciulla che si montava la testa e creava scompigli c’era. La povera Marchesa ebbe molto a soffrire per via di una voluttuosa quattordicenne, la Morphise, ex modella di pittori: quando il re dall’appartamento nascosto la portò addirittura alla reggia, la Marchesa s’ingegnò subito a trovare, per l’ambiziosa ragazzina, un nobile munito di una discreta fortuna personale e soprattutto di un castello in Aurvegne, ben lontano dalla corte. Un’altra strepitosa ventenne, Anne Coupier, ex fiamma di Casanova, riuscì a strappare in dono una casa in un quartiere chic di Parigi e far riconoscere ufficialmente il figlio nato dalla relazione, che allattava in pubblico, seduta sotto un albero, al Bois de Boulogne, fra folle di curiosi e postulanti.

La Marchesa parò giù l’affronto, conscia che il suo rapporto con Luigi poteva certo passar sopra a queste mancanze di tatto da parte sua. Luigi, del resto, non superò mai certi limiti. Pare che non le abbia mai chiesto, infatti, di andare a recuperare in piena notte, dai gendarmi, qualche ex amante ragazzina accusata di furto, fatta rilasciare con la scusa che era la nipote di Federico di Prussia.

 

Per approfondire il ritratto della Marchesa, si consiglia la lettura di Benedetta Craveri Amanti e regine, Adelphi, Milano 2005.

 

4 Comments

  1. di certo c’era più classe ed eleganza. Poi, in una monarchia se lo poteva pure permettere. In una democrazia, o supposta tale, anche no!

    Poi vogliamo parlare di quant’erano raffinate quelle lì? Altro che Ruby e compagnia bella… La Pompadour aveva un’intelligenza incredibile e sapeva trarre il massimo vantaggio da tutte le situazioni… mica si faceva infinocchiare!

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  2. Buona domenica, a parte il bel post che ho letto con molto picere volevo solo farti sapere che ti ho aggiunta al mio blogroll, dovessero esserci problemi basta che me lo fai sapere e rimuovo il link. Ciao e ancora buona domenica

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  3. Il gustoso post dimostra solo che, il termine democrazia e l’annessa retorica, è un vuoto simolacro dietro il quale permangono stabili nel tempo tutti i vizi e privilegi dei potenti, ossia di coloro che si sono sempre potuti permettere ciò che al popolino viene negato dalla morale corrente. Inoltre che, spesso, coloro i quali stigmatizzano il comportamento d’un potente, deplorandolo, invero nel loro intimo non deiderano ardentemente altro che potersi sostituire a lui. Probabilmente, anche per Luigi XV ci sarà stato chi avrebbe voluto fargli le scarpe profittando delle sue, per molti versi assai invidiabili, miserie umane.

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