La fidanzata del Barone

A Ghino, che forse dovrà fornire a più d’una il numero di un bravo psicanalista

Il foularino di Hérmes. È il suo biglietto da visita, assieme a quel lieve sentore di Chanel che la precede come un campanello di allarme, perché lo senti, e, pochi attimi dopo, ecco che compare lei. Li porta entrambi con un che di piccato puntiglio, mentre sculetta sui tacchi a spillo per i corridoi di facoltà, con addosso l’immancabile tubino nero e trucco sobrio, che si sono scoperti essere la divisa delle escort d’alto bordo. E anche lei, che in facoltà ha fatto strada così, con una scalata in ordine gerarchico da un professore all’altro – contrattisti, ricercatori, incaricati pro tempore, associati ed infine ordinari – il tubino ce l’ha come seconda pelle, forse perché è anche l’abito più facile da sfilare.

Al Vecchio Barone è arrivata dopo una lunga marcia di avvicinamento, perché come studentessa non è mai stata brillante, ma ha un intuito sopraffino per capire chi è che veramente comanda. Quindi, dopo un rapido passaggio attraverso un giovane relatore che le serviva per farsi scrivere la tesi, ed una altrettanto fulminea relazione con un docente di secondo piano, prestatosi a far da gancio per arrivare a sfiorare il circolo del Boss dei Boss, eccola là, assisa al fianco del Barone, come una Pompadour in sedicesimo.

Nel circolo del Barone il suo arrivo non ha suscitato scandalo, ma qualche sussulto sì. Tutti i famigli sono abituati alle transeunti favorite del Barone, un piccolo nucleo di graziose fanciulle bionde ed ilari che lui si trascina dietro per convegni e seminari, regalando loro biglietti del treno pagati e soggiorni in hotel: un corteggio inoffensivo di occhette il cui compito è testimoniare con i loro starnazzi che il Barone è potente, così potente da riuscire a far passare per necessario quel nugolo di bellezze che fan da coreografia. La loro gioventù e la loro ocaggine è l’ulteriore riprova di quanto egli conti: loro non uscirebbero mai con un uomo della sua età, se non potesse garantire insperati vantaggi: lui non avrebbe bisogno di scorrazzarle in giro violando qualche regola, se fossero abbastanza intelligenti e preparate per poter far le cose in altro modo. Un equilibrio perfetto, basato sul reciproco sfruttamento e sulla reciproca soddisfazione: alle figliole il brivido, per un attimo, di riuscire a frequentare il “giro giusto”, tanto da poter raccontare, al ritorno dal convegno, alle amiche: “Ma lo sai che è venuta a prenderci la macchina della RAI, con l’autista?! Ma lo sai che ci han portato a mangiare al ristorante Da **** e c’erano seduti vicini a noi ***** e ***** e ****? Ma lo sai che nei corridoi ha incrociato **** e si conoscono, e si danno del tu?”; al Vecchio Barone il riverbero di quella bellezza che sa bene di non conquistarsi affatto per il suo fascino o per la sua cultura, ma per il potere che esercita, per il suo ruolo.

All’arrivo di Lei, però, i famigli si sono impensieriti. Forse è stata quella bellezza procace così superiore allo standard delle ochette, e così fuori dai canoni medi del Barone: capelli corvini lunghi, occhi immensi, scuri e sgranati, décolleté che nessun tubino poteva castigare, e il broncio di chi si crede in grado di far fare agli altri ogni cosa perché ha già testato che può. Fatto sta che Valsecchi e persino Lui han capito subito che, se le altre erano un viavai, lei era una che puntava a restare, per via di quella volgarità ruspante ed aggressiva che si indovinava sotto al guardaroba da sciuretta bon ton.

Cazzo, ci ha perso la testa, il Vecchio!” han commentato fra loro, che a stento si rivolgono la parola.

E come si batte una così?” ha chiesto Valsecchi, sconsolato.

Una così non si batte. – ha replicato Lui – Si argina. Al massimo.”

Quindi sono iniziate le manovre per minimizzare le perdite, fatte di gran sorrisi tirati al suo apparire, commenti flautati al suo passaggio, e la perenne aria deferente, da parte dei due, volta ad assicurare a Lei che non si cercava lo scontro, per lo meno non diretto.

Lei tutto ciò non è ben chiaro se poi l’abbia capito, perché quell’aria stolida che ha costantemente dipinta in faccia è spesso troppo tetragona per essere del tutto una maschera. Ha accettato la loro apparente resa come un segno di omaggio dovuto; del resto anche loro due sono uomini, e gli uomini con Lei si comportano sempre così: come idioti. Quindi ha continuato a tacchettare per la facoltà indisturbata, foularino, tubino, falcata da pantera, con quella efficienza da mezza gheisha e mezza segretaria di un film porno: il Barone e Lei seduta accanto, a prendere diligenti appunti alle conferenze, segnarsi i numeri di telefono nell’agendina di Prada, tenere i contatti dei suoi mille intrallazzi politici e universitari, organizzargli la giornata e, a fine serata o a fine convegno, una cena da riposo del guerriero, con risate troppo forti e battute troppo volgari in qualche ristorante, soli lui e lei, prima di un dopocena che tutti intuivano. Perché in quello, più ancora che nel sesso, Lei è una regina: nel garantire al Barone la sana volgarità che con altre non si è mai potuto permettere fino in fondo, frenato dal suo ruolo, dalle sue ascendenze e dai suoi obblighi, e che ora invece l’età, la recente malattia e la stanchezza lo spingono a voler provare.

È diventata indispensabile e soprattutto si è convinta di esserlo, perché in pochi mesi tutto è cominciato a passare attraverso di Lei: Lei a rispondere se il Barone può o non può partecipare al tal seminario, essere presente a questa o a quella tavola rotonda, Lei persino ad avvertire la moglie, per informarla che no, quel giorno lì il “professore” sarà via, non tornerà a dormire a casa. Un piccolo impero di incarichi sottratti ad altri, rosicchiati via e mostrati come medaglie acquisite sul campo, a dimostrazione di quanto sia grande la sua familiarità con il Vecchio, di come loro due siano ormai una cosa sola. Che doveva culminare l’altro giorno, quando, entrata nel suo studio senza nemmeno bussare, perché lo studio di lui è casa sua, senza degnare uno sguardo a me che stavo là a correggere con lui bozze di articoli, ha esclamato: “Oh, Guido, so che avevi bisogno di telefonare a *****, per il Convegno del mese prossimo, a Roma. Mi dai il suo cellulare nuovo, che così te lo chiamo, mi metto d’accordo e prenoto l’hotel?”

Il Vecchio Barone, disturbato mentre era perso nel bel mezzo di un suo ragionamento, l’ha guardata per un attimo, come se non la riconoscesse neppure:

Ma no, Cinzia, non serve. ***** l’ho già fatto chiamare dalla dotteressa**** e l’albergo è stata così gentile da prenotarmelo lei, stamattina. Anzi, se ci sono problemi per altre cose, riferisci alla dottoressa, da oggi in poi.” ha detto indicando me, per risprofondare subito il naso nelle bozze da discutere, senza nemmeno un cenno di congedo alla sua plenipotenziaria, appena trasformatasi in un’ex.

Lei è rimasta senza fiato, come se le avessero dato un colpo in testa. Quasi barcollando si è voltata verso di me, forse osservandomi per la prima volta. Ma l’occhiata non era di odio, né di sospetto, neppure di paura. Era di smarrimento totale. Lei che in quegli incarichi aveva visto il sigillo della sua insostituibilità, del suo ruolo stabilmente acquisito, la conferma di essere unica e speciale; e scopriva invece, che, come per tutti gli uomini, anche per il Barone, alla fin fine, una vale l’altra.

È una storia di pura invenzione che non fa riferimento a docenti, ordinari, associati dottorandi, contrattisti o assegnisti reali. In Italia gli uomini di un qualche potere non promuovono le loro amanti salvo poi sbarazzarsene non appena vengono a noia, e nessuna bella fanciulla fa carriera così. Né in Università né, tantomeno, in politica.

 

9 Comments

  1. Conosco – piuttosto bene – un dipartimento universitario torinese di alto livello dove funziona proprio così. Ci ho anche lasciato lì una moglie, se è per quello…

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  2. Io penso a quelle che sono brave e belle e sono andate avanti (non nell’università) in base al merito vero, non utilizzando la loro bellezza. Ne ho incontrate diverse, e ne sono contenta.

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  3. cioè insomma, io ribadisco, fai un copione per una sceneggiatura per un film o una miniserie, fagli i neuri a tutto spiano. Se non ci riesci fai un libro con i post del blog dal titolo “IL BARONE”.

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  4. Osta,urca, ‘paletta, ustmamò, corbezzoli,’camiseria,diobbò: quando son citato qua io divento tutto rosso. Troppo onore, foss’anche il servir da pissicologo.
    😀
    Inchino e baciamano.
    Ghino La Ganga

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  5. Il tuo racconto è una sostanziale assoluzione del nano di Arcore, se vogliamo ben vedere ….. il più classico dei “così fan tutti”. Lui ne ha di più e di conseguenza fa di più.

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