L’Irresistibile

L’Irresistibile è irresistibile da sempre, o per lo meno dai tempi del liceo. Le sue entrate, a parer suo, erano correlate ad un immediato effetto Volt: cioè appena arrivava in aula, era convinto di portare la luce. Che poi, a guardar bene, non è neppure che fosse granché: un castanuccio senza arte né parte, con viso da bamboccino corredato di occhi che lui spacciava per verdi, ma somigliavano più ad un rigagnolo di fogna o fango di stagno immoto. Ma la vera forza dell’Irresistibile è sempre stata questa: di credersi fermamente tale. Impermeabile all’ironia, stolido come un baccalà che non prende ammollo, l’Irresistibile viveva in un universo autoreferenziale, dove lui era il centro e gli altri satelliti: se niente niente gli dedicavano un minimo d’attenzione, ecco, i ragazzi lo avevano scelto come leader, e le femmine s’erano schiantate ai suoi piedi; se lo snobbavano, era segno solo della loro profonda invidia, perché avrebbero sbavato tutti, maschi e femmine, per essere come lui, ma non potevano, gli sfigati.

Incontrarlo per caso, al bar della Clara, dopo anni di oblio, è stato come un viaggio nel tempo, o meglio un eterno ritorno. Perché l’Irresistibile, anche oggi che ha quarantacinque anni sonati, è uguale uguale a com’era a sedici ed a diciotto. Certo, più spelacchiato, con un accenno di pancia che però spaccia per un “muscolo che s’è un po’ rilassato”, e gli occhi color fognetta corredati di rughe. Ma il piglio è quello di sempre: un misto di piacioneria e superbia, pacche sulle spalle e sorriso altezzoso, aria da gran signore del bel mondo e doppi sensi da caserma.

«Non ci posso credere che si faccia rivedere in giro! – bisbiglia Giulia, non appena lo riconosce appoggiato al bancone, dove si atteggia ad uno che, se volesse, potrebbe offrire un giro a tutti, ma chissà perché, invece, attende che qualcuno paghi per lui – Dopo tutti i casini che ha combinato in azienda quando lo avevano nominato dirigente, il suocero l’ha prima licenziato a calci in culo, e poi ripreso solo per tenere quieta la figlia, che, chissà perché, nonostante il palco di corna che le ha messo, non vuole divorziare; ma a patto che stesse buonino in ufficio. Dicono che gli passi uno stipendio da fame e lo tratti peggio degli stagisti. E tu lo sai come tratta gli stagisti il suocero, vero?»

Annuisco. Sì, lo so.

«Ma guarda chi si vede! – urla quasi l’Irresistibile, notandoci – non ci posso credere, Giulietta! Sempre la solita strafiga!»

Giulia non fa in tempo a scansarsi, che l’ha già acchiappata in un abbraccio un po’ troppo lungo per essere solo amichevole, ma che finisce però presto, perché l’Irresistibile sa bene che “Giulietta”, da sempre facente parte dell’élite del paese, è una di quelle donne che si possono sognare di nascosto ma non abbordare o infastidire sul serio, perché le conseguenze sociali dell’atto sarebbero catastrofiche, per chi, come lui, non ha più una posizione sicura. Quindi si volta verso di me, valuta per un attimo, con la velocità di un programma di identificazione facciale, chi io sia; e siccome il suo database non gli restituisce alcuna informazione, decide che devo essere una nullità decorativa, con cui si può tentare un approccio senza rischi, e magari si rimedia anche qualcosa. Quindi si produce nel più ridicolo baciamano che la storia ricordi e dice, facendo l’occhiolino:

«Oh cazzo, ma anche la tua amica non scherza! Mi presenti questa bellezza?»

Giulia, perfida, sorride, si volta verso di lui mimando grande stupore, poi verso di me: «Ma come, eravamo tutti al liceo assieme e non la riconosci? È ****!»

L’Irresistibile, sentito il nome, se potesse ritirerebbe subito mano e baciamano ormai fatto, perché gli si legge in faccia lo schifo per aver elargito un complimento ad una che al liceo aveva sempre considerato una sfigata senza speranza, e anche la rabbia nel vedere che tale sfigata, presa in giro all’epoca come oggi una Rosy Bindi, invece ora è una tizia che quasi quasi gli farebbe girare il sangue, e lui non ha avuto l’occhio clinico di intuirlo allora. Ma l’Irresistibile è appunto tale perché il dubbio di non poter rimediare ad una gaffe non lo sfiora mai, come non lo sfiora mai il dubbio che una donna da lui classificata un tempo come sfigata possa non esserlo poi rimasta, e non covi quindi il represso desiderio di cadergli fra le braccia immantinente, al primo segno di suo interessamento tardivo. Quindi sorride, mostrando più che i denti un carico di sottintesi: «O cazzo, no, non ti avevo mica riconosciuto! Eh, a saperlo che venivi su così, ripassavo prima! Del resto, Giulia ha sempre avuto amiche bellissime…»

«Già – chiosa Giulia, sempre più perfida – è da me che hai conosciuto tua moglie…»

L’Irresistibile viene colto da un improvviso colpo di tosse: «Ah, sì…già..- ride – quasi me lo dimenticavo, deve essere una rimozione freudiana, come si dice, no? Eri tu, no, che leggevi sempre quei mattoni?»

«Sì, infatti.» dico, gelida.

«E adesso che fai di bello?»

Sto per rispondere “insegnante”, ma Giulia si intrufola prima che possa aprire bocca: «Fa la giornalista, si occupa della cronaca di Spinola, strano che tu non abbia mai notato il suo nome…»

«Ah, davvero? Eh, sì, io i giornali lo sai non è che…oh ma sai che in azienda, ogni tanto, avremmo giusto bisogno di un giornalista che ci scrivesse dei testi per la pubblicità… ne parlava giusto mio suocero ieri.. sai, per tutto quello che riguarda la promozione, l’ha affidata a me, sono io che me ne occupo…»

«Davvero?» dico io, cercando di non ridere e di sgranare gli occhi come a mimare una sorpresa credibile.

«Eh, be’, certo, è il mio settore di competenza, è un ruolo fondamentale nella strategia commerciale della nostra azienda. Anzi, guarda, secondo me tu saresti proprio il tipo giusto per noi… senti, ma perché non ci vediamo e ne parliamo con calma, magari a cena…»

«In ufficio no?» chiedo io, con aria ingenuissima.

«No, che vuoi, in ufficio io ho sempre tanto da fare, poi i clienti, le riunioni…poi preferisco incontrare le persone che mi interessano così, più alla buona… poi noi siamo vecchi amici, perché fare una cosa formale? Dài, domani sera a cena va bene, no? Lasciami il tuo numero, che ti chiamo…» e sorride di nuovo, l’Irresistibile, che si è stampato sulla faccia l’espressione più irresistibile che c’è, quella che dice bambina farò di te una donna fortunata, basta con la tua triste vita, uè.

Io ribatto dipingendomi sul volto l’aria di una Bernardette che ha visto la Madonna a Lourdes ed era tutta la vita che non aspettava altro: «Oh, certo, eccolo qua: 329 568299! Aspetto tue notizie, allora…»

L’Irresistibile continua a sorridere, a sorridere, come il lupo di cappuccetto rosso che s’è sbafato la nonna, e ora è matematicamente certo di ingoiarsi tutta intera la nipotina. Si china verso di me e con voce calda, in un soffio, dice: «Contaci. A domani…» E se ne esce dal bar, lasciando a Giulia, peraltro, il caffè da pagare.

Giulia alza gli occhi al cielo e sospira: «Madonna, che coglione! A sedici anni era ancora simpatico, ma adesso non si regge più. E tu, però, con quella sceneggiata del numero di cellulare… ma che è quel numero? È quello vecchio che non usi più da anni?»

Scoppio a ridere: «Eh, già. Che vuoi, sono andata così in confusione a vederlo farmi delle avance, che mi sono dimenticata quello nuovo e purtroppo gli ho dato il vecchio non più attivo. Deve essere stato un caso di rimozione freudiana, eh.»

 

9 Comments

  1. perfida galatea.
    ma mica con lui.
    con me.
    per un attimo ho SPERATO di avere il tuo numero di cellulare, così, per poterti importunare quanto mi pare.

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  2. Se l` Irrestistibile ha messo un palco di corna alla moglie, vuol dire che un po` “irresistibile” lo deve essere stato, o no?

    Gigi

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  3. Interessante (ma detto con la stessa espressione di Spok, quello di Star Trek, inespressivo come la Stele di Rosetta vista dal retro).

    Galatea, sempre dolcemente malinconiche le tue tirate contro l’imbecillità umana.
    Grazie davvero!

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  4. Ma pane-al-pane-vino-al-vino no?
    Tipo rispondere – che so io: “Il tuo lavoro nel marketing department te lo puoi mettere nello stesso posto su cui sei sempre stato fino dai lontani tempi della scuola”?
    Papale-papale?

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