Gli Stati seri, ovvero la politica, la guerra e la pace

Gli Stati seri, purtroppo, alle volte sono messi davanti a scelte serie, scomode per definizione. Devono decidere, per esempio, quando scoppia una rivolta poco distante dai loro confini, un popolo si solleva contro un dittatore e il dittatore inizia a bombardare gli insorti, se hanno il coraggio di intervenire o lo stomaco per far finta di nulla.

Se decidono di intervenire, gli Stati seri sanno che corrono dei rischi, perché i dittatori, per quanto in difficoltà, possono essere in grado di dare letali colpi di coda. Gli Stati seri sanno che la guerra è una cosa seria, terribilmente seria, per chiunque ci entri, perché la gente muore sotto le bombe, spesso per caso o per errore, e qualche civile, quando si lancia un missile, c’è sempre la possibilità di colpirlo per sbaglio; sanno che gli aerei vengono abbattuti, i militari inviati in missione possono non tornare più, venire uccisi, presi prigionieri o torturati, o tornare a casa vivi, ma con la psiche distrutta da traumi che non si rimarginano più. Sanno che anche a casa loro, per quanto distante dal fronte, i contraccolpi ci saranno, perché ci possono essere attentati improvvisi, e comunque bisognerà fare i conti con profughi in arrivo e aumenti dei prezzi di generi di necessità che provengono dalla zona teatro di guerra, perché le guerre han dei costi che vanno al di là di quanto sborsi per le bombe che sganci e il carburante per gli aerei.

Sanno anche, gli Stati seri, che le guerre sono incerte per definizione, ed alla fine, anche se si vince, lo scenario internazionale sarà comunque cambiato, forse non più così favorevole come quello precedente; si conosce quando cominciano, le guerre, ma non quando e come andranno a finire. E soprattutto sanno, quando sono guerre che si fanno sull’onda di rivolte popolari, che la situazione è incerta anche nel mentre, perché non è neppure ben chiaro, alle volte, chi siano gli insorti, cosa vogliano fare dopo, chi comandi cosa, se i futuri potenti saranno più affidabili come alleati del rais che viene spodestato, o non siano magari una branca di fanatici che daranno le stesse grane e anche peggiori.

Tutte queste cose gli Stati seri, e i loro cittadini, le sanno, e le mettono in conto quando decidono di intervenire, perché essere Stati e cittadini seri vuol dire sapere che la realtà è brutta, e complicata, i buoni ed i cattivi non si dividono mai nettamente, e le azioni, anche quelle che paiono moralmente giuste, possono avere conseguenze nefaste per chi le compie, e comunque espongono a rischi che bisogna mettere in conto e accettare.

Gli Stati seri si comportano da Stati seri. Gli altri sono principati da operetta, che giocano alla guerra e alla pace, ballando allegramente il walzer, la rumba e il chachacha.

 

9 Comments

  1. Beh, mi pare che il Berlusca stavolta abbia acconsentito a far usare le nostre basi a Americani/Francesi/Inglesi etc.

    Gigi

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  2. Sarà retorica la mia, ma gli Stati seri, sono quegli Stati che vanno con bombe sottomarini, se la situazione geografica lo permette, caccia e uomini, con le stesse caratteristiche di pensiero da te espresse, anche se in gioco non c’è petrolio…
    E pensare che in alcune zone africane, ci sono i diamanti, ma poi, è difficile, oggi, e per uno Stato serio, trovare chi andrà a tirarli fuori dalle miniere…

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  3. Maria, ogni Nazione cerca in qualche modo di garantire sicurezza e benessere ai suoi cittadini, o almeno cosi’ fanno quelle nazioni dove in qualche modo la volonta’ popolare e’ tenuta in un certo conto. In una dittatura la minoranza dirigente fa quel che puo’/deve per garantirsi il potere…
    Se in una determinata area del pianeta dove abbonda una materia prima indispensabile per il benessere di varie Nazioni si crea una forte destabilizzazione e’ probabile che si intervenga anche con la forza per riportare la stabilita’. Ho usato stabilita’ invece di pace perche’ non conta per chi importa petrolio se il tiranno di turno e’ un feroce e sanguinario assassino, quel che conta e’ che ti venda il petrolio… la comunita’ internazionale comincia a prendere in considerazione un intervento contro il dittatore solo quando il tiranno di cui sopra deve affrontare una opposizione ben organizzata, che puo’ in qualche modo prendere il suo posto. E’ triste e sicuramente ingiusto, eticamente parlando, ma e’ co’ che accade. Si sono attese due settimane per giustificare con i morti civili un intervento che e’ dettato solo dalla necessita’ di mantere lo stus quo. Si stan facendo guerre per il petrolio e si faranno per l’acqua, ma tutte le guerre sono generate da interessi e non da pulsioni etiche e morali. Uno dei tanti motivi per non farle, le guerre…
    Comunque concordo pienamente con Galatea: gli Stati seri sono quelli che non si raccontano le storielle per cercare di essere sempre dalla parte del vincitore, ma guardano in faccia alle situazioni e ne conoscono i costi…

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  4. Abbiamo una credibilità internazionale inferiore anche a quella dello stesso raìs, e a quanto pare anche la combriccola del coglionano ne è consapevole, visto che ora siamo stati costretti a “salvare la faccia” nei confronti del fratello libico fornendo un “obbligato” sostegno logistico a chi gli sta portando guerra. Come dire, siamo orgogliosi di essere la puttana d’ Europa, quella che non può dire di no a nessuno, anche perchè tanti hanno già pagato in anticipo e sarebbe… scortese.
    L’ unico aspetto positivo è che qui non ci sono “guerre sante”, non ci saranno gesta eclatanti ed il caro Muhammar verrà presto deposto e costretto all’esilio dorato. Pare abbia già preso casa. Non posso dirvi dove ma se doveste notare movimenti di giovani fanciulle in compagnia di Fede e Mora, potrebbe non esserci sotto lo zampino del papi. Ma anche si.

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  5. A.A.A. Centocinquantenne penisola di bella presenza, in mancanza di insorti che la liberino dalla dittatura, cerca Stato Serio economicamente indipendente, colto e amante dell’igiene (no nucleare). Sono disposta a ospitare (per tradizione). Gradita foto.

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  6. @galatea
    Complimenti per la lucidità.
    Poi gli li stati seri rispettano la propria costituzione.
    Gli stati seri quando c’è un problema internazionale buttano giù le molte possibili soluzioni e poi le ordinano secondo un principio di priorità mettendo la guerra all’ultimo posto e, se hanno un minimo di lucidità, la cancellano dalle opzioni possibili.
    Se invece decidono che la guerra è l’opzione primaria per difendere i cittadini rivoltosi dagli attacchi dell’esercito allora gli stati seri fanno guerra anche alla Cina, al Bahrein, allo Yemen…

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  7. @Al
    Giusto.
    Aspettiamo a parlare a quella personcina per bene come Gheddafi, che se magari discutiamo un po’ lo convinciamo.
    Magari lui nel frattempo massacra qualche migliaio di civili, ma tanto chi se ne frega..

    Gigi

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  8. Sarkozy muscolare, Obama ipocrita, politica italiana unita solo per questa follia.
    Napolitano, dopo avere ascoltato O sole mio a Milano (vero!) ha detto che non siamo in guerra…i cacciabombiardieri umanitari, the real Italy. Appuntamento al prossimo convegno sul perché gli arabi ci odiano.
    Vomitevole il 90 per 100 dei media, con editoriali confindustriali del genere ‘Facciamo parte di un’alleanza, quindi’…
    Vorrei sapere quanti di quei direttori hanno fatto almeno il servizio militare.

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  9. bah, in questo momento, almeno a livello superficiale (chi ha fatto meglio i proprio interessi… noi poveracci lo capiremo forse negli anni, e non voglio pensare ai poveracci di là), non mi smbra di notare un gran differenza. direi anzi che è da cinquant’anni che non mi sembra di notare una gran differenza. voglio dire, allora anche un povero cittadino qualunque di un qualunque parte del mondo con un minimo di cultura e informazione poteva dire della superiorità dei paesi anglosassoni. oggi l’unica cosa che vedo per certo è che noi da allora ci tiriamo dietro senso d’inferiorità e manie esterofile non sempre giustificate.

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