Vecchi formalismi

E’ inutile, sono una vecchia signora borghese, che ci tiene all’educazione, al rispetto delle istituzioni e delle forme.

Quindi mi imbarazza un Governo in cui un Ministro, in pubblico ed a voce alta, dà del cretino ad un collega.

Persino se il collega offeso è Brunetta.

9 Comments

  1. Ma io di norma concordo con te, Galatea. Però questa gente ha smesso del tutto di mantenere almeno la forma. Non l’ha mai avuta nelle corde. Quindi, quando un ministro di QUESTO governo chiama un altro ministro di QUESTO governo con il suo vero nome (cretino), a me vien da ridere e dargli ragione. Il giorno che avremo un vero Governo dove oltre ai contenuti si rispetta pure la forma, allora un ministro che darà del cretino a un altro sarà irritante.

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  2. @alberto: ho riso quando l’ho visto, perché è consolante sapere che fra di loro si dicono alle spalle quello che noi diciamo di loro da sempre, e ci prendiamo dei “comunisti”. Tremonti è comunista ed è la parte peggiore del paese, bisogna dedurne.

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  3. Hai ragione. L’educazione è una cosa strana e poco frequentata. Non lo si dovrebbe fare nemmeno quando, come in questo caso, e di pubblica conoscenza.

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  4. Una volta mi hannno raccontato una storia divertente: un circolo universitario i cui componenti erano dei giovani animati da spirito goliardico, organizzò uno pseudo convegno scientifico ed invitò al tavolo della presidenza due personaggi che notoriamente si detestavano; il primo sosteneva la tesi che tizio fosse idiota, mentre l’altro sosteneva a sua volta che caio fosse un bestione, invece il pubblico li considerava entrambi imbecilli.
    La stessa cosa è accaduta in fondo con i due Ministri che reputano di essere due presunti geni che si danno reciprocamente del cretino con il consenso del pubblico :-).

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  5. «una signora ci tiene all’educazione»

    mi piace, gentile galatea, intravvedere in te, il desiderio di riancorare a concetti e valori inattuali, e proprio per questo profondamente veri

    sono anch’io convinto che la forma sia essa stessa sostanza, giacchè ogni vera espressione umana si nutre di simboli che hanno pregnanza, e questo come argine ad una concezione puramente contabile del vivere, cioè attenta solo al fatto che si vende o si compra, non a cio che è

    del resto tu sei un’insegnante senz’altro di buona qualità, e secondo me un vero insegnante non deve trasmettere il contingente, l’effimero, il caduco comune sentire, ma tentare appunto di trasmettere concetti, valori, istanze durevoli, giacchè servano ad un bimbo magari anche quando avrà 50 anni

    non è gozzaniano rimpianto dell’educazione da vecchia zitella zia, è invece vero coraggio di esser se stessi, senza voler apparire attuali a tutti i costi

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