Message in a bottle, ovvero romanticismo mancato

La bottiglietta è sul bagnasciuga, lambita dalle onde. Giulia ci passa accanto quasi senza notarla, perché lei al Lido ci viene solo per rinvigorire l’abbronzatura, e questa cosa che io invece voglio andare a fare la passeggiata e il bagno non l’ha mai capita. io invece mi fermo perché mi pare proprio strana: una bottiglietta di Bellini, ma chiusa con il tappo, e dentro una cosa bianca e rossa che non è un’alga. Così la raccolgo.

«Ma che schifo! Lasciala là!»

«No, guarda, c’è dentro un foglietto chiuso con un nastrino…» dico.

«Cosaaa??? Oddio, che romantico, vuoi dire un messaggio dentro la bottiglia? Come in ****» e cita non so che film strappalacrime, perché lei di quelli non se ne perde uno che sia uno.

Io provo a girare il tappo, poi ci prova anche lei, ma è inutile: il salso l’ha saldato e non si apre manco se ci si mettesse l’incredibile Hulk.

Giulia mette su un broncetto da bimba delusa: «Oh, ma non sapremo mai che cosa c’è scritto! La storia che c’è dietro…»

Guardo la bottiglietta: «Nessuna incrostazione, è in mare da meno di una settimana. Il nastro che avvolge il biglietto è uno di quelli del Danieli: vedi, c’è il nome…il foglio non è ingiallito e la carta sembra quella dei blocchetti che ci sono nelle camere d’albergo. Si vede in trasparenza qualche lettera: sembra la scrittura di una ragazza abbastanza giovane e direi che si indovina che è scritto in inglese… a occhio direi due sposini americani in viaggio di nozze che hanno messo il biglietto dentro ad una delle bottigliette prese dal minibar della camera. Se lo apri probabilmente ci sarà scritto “Jack and Annie forever”, anche perché il foglio è troppo piccolo perché ci sia scritto molto di più. Però è un peccato che non si legga la data…» aggiungo un po’ rammaricata.

«Già, sarebbe carino sapere quando sono stati qui, e pensare a dove sono ora… chissà…» commenta Giulia, con voce sognante.

«No, è che era interessante calcolare con il giro delle correnti quanto ci mette una bottiglietta ad arrivare dal bacino S.Marco alla spiaggia del Lido.» spiego io, meditabonda.

Giulia mi guarda, a mezzo fra il rassegnato e il depresso: «Cazzo, ma te un po’ di romanticismo mai, eh?»

E’ una vicenda inventata. A parte la storia della bottiglia e la mia totale incapacità di essere romantica, ovviamente.

10 Comments

  1. chissà se noi italiani, in viaggio di nozze negli states, siamo così scemi come gli americani a venezia o a firenze?

    io penso di sì, in fondo si viaggia soprattutto dentro i propri miti

    "Mi piace"

  2. un mio conoscente una sera uscì con una tipa, ci litigò, la portò a casa, e nel tornare a casa propria urtò con l’auto un marciapiede, totalizzando parecchi soldini di danno. Il giorno dopo prese carta e penna, vergando una lettera alla tipa nella quale si dichiarava sinceramente dispiaciuto per la lite, ma pienamente giustificato nel chiederle il risarcimento del danno. Restai senza parole . Forse era un capolavoro.
    Inchino e baciamano.
    Ghino La Ganga

    "Mi piace"

I commenti sono chiusi.