Le professoresse sexy, la privacy e la dignità del mestiere

Lo scandalo scoppia in Germania: una professoressa si dimentica il cellulare in classe, gli alunni, invece di inseguirla nel corridoio per restituirglielo o consegnarlo al bidello come dovrebbero fare da persone oneste e civili, lo prendono, cincionano e scoprono fra le foto salvate alcuni scatti sexy, che non è ben chiaro cosa voglia dire, forse immagini di lei in biancheria intima, o magari qualcosa di più. L’insegnante, quando si rende conto che i ragazzini le hanno scaricate e fatte girare, giustamente si arrabbia, pretenderebbe che i piccoli manigoldi fossero puniti, anche facendo pagare loro o ai loro amati genitori i danni morali e materiali per quello che è un vero furto, con annessa riproduzione e divulgazione di materiale rubato.

Nossignore, quella che finisce nei guai è lei: i genitori difendono i figli, la procura archivia, e alla fine è l’insegnante stessa che deve cambiare scuola, perché ormai tutti l’hanno etichettata come quella che fa le foto porche, figuriamoci se può essere più credibile come prof.

Immagino i sorrisi soddisfatti dei genitori, che ad avere dei figli che mettono in tasca cellulari altrui, li aprono e si appropriano di materiale privato non si vergognano, ma ad avere una insegnante nella classe dei loro pargoli che si fa fotografare, magari dal marito, in mutandine in reggiseno provano un terribile imbarazzo. E immagino le teste che annuiscono degli altri, quelli che sono progressisti e di mente aperta a parole, i quali però staranno là subito a sottilizzare, a distinguere, perché certo loro mica hanno nulla contro le immagini erotiche, ci mancherebbe, han comprato persino i calendari della Ferilli, ma una prof è una prof, diamine, è un’insegnante, e certe cose, via, non si fa. Perché l’insegnamento non è un mestiere, è una missione, e poi bisogna avere credibilità, e che modello e che valori puoi passare e blablablà blablablà, signora mia.

E io, che sono insegnante, vorrei invece semplicemente mandarli, tutti, dove meritano; e non solo i genitori dei giovani ladri – perché questo sono, e se ne facciano una ragione – ma soprattutto a quelli che blablablà l’insegnamento e la dignità eccetera. Perché ne ho le scatole strapiene di questa benedetta storia, che quando fai l’insegnante c’è sempre qualcuno che si permette di dirti non solo quello che dovresti insegnare in classe e come – e già basterebbe – ma pure che vorrebbe venire a sindacare sulla tua vita privata, che si chiama privata per questo, perché è privata, e anche su come ti vesti, chi frequenti, per chi voti, con la scusa che sei un’insegnante.

E allora diciamocela tutta, signori miei. Un insegnante non ha ricevuto nessun mandato da Dio: è un tizio, che ai suoi alunni cerca di ficcare in testa qualche nozione di letteratura, di grammatica, di storia e geografia. Esattamente come un idraulico arriva a casa e cerca di riparare il tubo che perde, un calzolaio fa le scarpe, una cassiera conta i pacchi, batte il resto e dà lo scontrino. Io così faccio il mio mestiere, e non ci trovo niente di riproveveole in ciò: lo faccio per quello che è, un mestiere, appunto. Non è una missione, non è una vocazione, non ho ricevuto alcun cherubino che dall’alto dei cieli mi ha detto: «Tu sei l’eletto e salverai il popolo del Signore!». Sono un essere umano come tutti voi, e questo, fra l’altro, insegno ai vostri figli, quando non spiego loro grammatica o letteratura: cioè che sono proprio come siete voi e come saranno loro da grandi: esseri umani, che fanno un lavoro per un tot di ore al giorno e cercano di farlo nel modo più dignitoso e corretto possibile, per guadagnarsi onestamente quello stipendio per cui tutti siamo costretti a faticare. E quando finisce il turno, che sia a scuola o in catena di montaggio, tutti si fa altro, e si diventa qualcosa d’altro, e si ha tutto il diritto, se ciò non compromette il rendimento a scuola, o in fabbrica, o in ufficio, di comportarsi come più piace, fumare sigarette fino a sfondarsi i polmoni, scattare foto sexy da mandare agli amanti, perdere le serate in comitati di quartiere e sezioni di partiti, dedicarsi all’uncinetto o al bondage.

Perché io diffido di quelli che vogliono fare i “maestri” e diventare un esempio di moralità o di retta condotta per i loro alunni, così come di quelli che si sentono agenti speciali per conto di Dio in perenne missione. Per me l’unica cosa che si può insegnare agli alunni è quella cosa che scrisse Terenzio secoli fa: homo sum, nihil humanum mihi alienum esse puto. E dunque posso essere insegnante, metalmeccanico, ingegnere, dottore, giudice, generale, contadino, cantante, velina o attrice porno, ma sempre essere umano resto. Per cui guardatemi come tale e valutatemi per ciò che faccio al lavoro, in classe, e non per una foto che trovate sul mio cellulare, o sul web. Anche se fossi in mutandine e reggiseno.*

*Il primo che nei commenti tira fuori: «Ma allora anche Berlusconi, poverino, ha diritto alla privacy!» lo maciullo. Perché Berlusconi non è nei guai per le donne che si porta a letto o per i suoi festini, ma perché è sospettato di aver usato il suo ruolo politico per evitare che la sua amante minorenne finisse in galera con l’accusa di furto, e per episodi vari di corruzione. E questo con la privacy non c’entra una cippa, signori miei, e chi non lo capisce o non lo vuole capire, peggio per lui.

19 Comments

  1. Un post da abbracciare da in cima al fondo. La cosa che mi stupisce è che anche la Germania così avanti su certe cose e di certo non cattolica possa riproporre la stessa ipocrisia di merda che vediamo quotidianamente anche da noi.

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  2. le “professoresse sexy” ho sempre pensato appartenessero solo alla mitologia creata dai film di Alvaro Vitali.
    peccato non averne mai incontrata una, quindi.
    sicuramente non l’ avrei tradita e punita con la gogna in piazza(virtuale), questo è certo.

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  3. scherziamoci su, dai

    hanno vacanze lunghe d’estate e quindi molte più storie d’amore

    rimangono un pò studentesse a vita

    si innamorano di più, mediamente

    le ho amate, ricambiato, ma poi ho preferito una donna normale

    grandioso alvaro vitali, caro papibull

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  4. Per quanto la storia sia assurda (anche leggendo l’articolo) e consideri quei ragazzi colpevoli di lesione della privacy non sono d’accordo che quello dell’insegnante debba essere considerato un lavoro come un altro alla stregua di un metalmeccanico. Non che questo c’entri niente con la vita privata (a meno che un insegnante non commetta reati, ma se è per questo anche un metalmeccanico…) ma un insegnante, così come ogni professione da cui dipenda la salvaguardia fisica o intellettuale di altre persone (medici, psicologi, tecnici di laboratorio, infermieri, avvocati etc…), ha una responsabilità in più rispetto a un operaio o a un impiegato, perché a lui è legato il corretto sviluppo di altre persone che devono essere guidate in una fase di crescita delicata e molto importante. E’ per questo che, secondo me, è fondamentale che si richieda ad un insegnante una consapevolezza maggiore di quella che si richiede ad un fioraio (tanto per dire).

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  5. Spero comunque che la prof abbia denunciato i piccoli bastardi intromettitori nella vita privata altrui per diffamazione! Mi sembra il minimo! E poi una caterva di due che vi voglio vedere a recuperarlo nelle interrogazioni, eh. E poi me ne andavo, sbattendo la porta.
    Se penso che ho fatto domanda per le supplenze, mi viene male.
    Lascerò nel cellulare solo le foto con i paesaggi di montagna. Tiè.

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  6. @hetschaap: Be’ io non ho ben presente cosa sia la “salvaguardia fisica o intellettuale di altre persone”. Io vado in classe come sono e insegno quello che devo insegnare, punto. Quando ho fatto il mio dovere, sono a posto. Tutto il resto sono fatti miei. Esattamente come per un medico. O forse, scusami, quando vai dal dottore lo scegli non perché lo sai bravo ma perché ti hanno assicurato che non ha mai guardato un porno in vita sua? No, tanto per sapere.

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  7. parole sante, sapessi come girano a me quando, dopo turni massacranti senza recupero perchè maca il personale, qualcuno mi dice: ma tu sei un medico, la tua è una missione.
    Ma andate a cagare!

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  8. @ilmondodigalatea: scusami, forse mi sono spiegata male. Mi sembrava di aver specificato che il discorso non era collegato a quello che un insegnante fa nella sua vita privata (di cui, avevo detto, non me ne frega nulla eccetto nel caso in cui compia un reato) ma, forse, non lo avevo sottolineato abbastanza. Il mio discorso era diverso ed è, naturalmente, un’opinione personale senza voler giudicare nessuno. Ma io ritengo che un insegnante debba fare qualcosa di più che ripetere a memoria una lezione (sto facendo un’iperbole, chiaramente); un insegnante dovrebbe aver presente che ha a che fare quotidianamente con degli esseri umani che è incaricato di formare, così come un medico non deve riparare una macchina ma curare una persona, tenendo conto della sua sensibilità al dolore, per esempio, e della sua intelligenza (ad esempio dando delle spiegazioni esaurienti per una diagnosi e rispondendo a domande e dubbi, tanto per dirne una). Ritengo che ogni lavoro da cui dipendano, in un modo o nell’altro, altri esseri umani non possa essere fatto come un lavoro alla catena di montaggio.

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  9. ma basta parlare di berlusconi, tanto si leverà dalle balle per forza, c’ha ottant’anni quasi! bisognerà invece parlare dei probemi, anche se temo troveremo un qualche altro pettegolezzo. e il “problema” – poi ce n’è di ben più gravi, per crità – è: se processano Tiziocaio per favoreggiamento delle prostituzione per un giro di escort, è giusto che le interecettazioni in cui dice che la signora tiziatizia era una gran troia prima di accaparrarsti tiziotizio siano di dominio pubblico prima ancora che finisca il processo?

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  10. @hetshaap: Un’insegnante che fa bene il suo lavoro lo fa con attenzione e precisione, e sa di avere davanti degli esseri umani. Esattamente come una cassiera del supermercato sa di avere di fronte dei clienti, e un operaio in fabbrica controlla bene i pezzi di auto che fa perché andranno nelle auto di altri esseri umani. Chiunque fa bene il suo lavoro lo fa bene, punto. Poi i cialtroni e gli idioti ci sono in qualsiasi mestiere.

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  11. È per lo meno curioso che agli insegnanti da parte di alcuni venga chiesto un comportamento irreprensibile non solo a scuola (questo sì è giusto) ma anche nella loro vita privata, “perché non è un mestiere qualunque, ma una missione” e poi magari gli stessi “alcuni” fanno il conto della serva sulle ore e i giorni lavorati dai suddetti insegnanti, e paragonano il loro lavoro a quello di un idraulico o un minatore.
    Allora, vogliamo un po’ chiarirci le idee? se dev’essere un lavoro per cui son richieste doti sovrumane di sapienza, dottrina, abnegazione, annullamento della propria personalità, rinuncia al piacere ecc., PERCHÉ CAVOLO NON LO SI PAGA DI CONSEGUENZA? intendo, calcolando tutte le ore che il pubblico non vede, di preparazione, riunioni, aggiornamento, autoaggiornamento… e tutto lo studio che c’è stato prima, e gli anni di precariato malpagati ecc. ecc.
    N.B. NON sono né sono stata un’insegnante, ma conosco benissimo l’ambiente.

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  12. Per fortuna, la scuola in Germania, di queste cose, è uguale a tutto il resto del mondo, poi, la prof, se si è dimenticata il telefonino, ne paghi le conseguenze, pretendere, che dei ragazzini, restituiscano per civiltà, quando, la civiltà a quell’età è forse 1 ogni 20 adolescenti.

    Parte tutto, vedo lo sbaglio da entrambi le parti, professoressa, che a parte tutto della sua privacy ne ha diritto, ed i genitori, quelli sì dovevano essere più responsabili e sopratutto lungimiranti verso l’educazione dei ragazzi e la situazione in sè.

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  13. Quanto assai condivisibilmente sostenuto nel post, vale anche per il N.B.P.D.C. [*] o è limitato agli insegnanti? 😀

    [*] Nostro Beneamato Presidente Del Consiglio

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  14. mi pare ovvio che occuparsi di pezzi di ricambio non è come occuparsi di formare esseri umani ciò non toglie che la vita privata è privata. e se uno lavora bene, operaio o insegnante o medico, ciò che fa nella vita privata non deve interessare. Mi dispiace per ciò che è accaduto a questa insegnante

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  15. “ciò che fa nella vita privata non deve interessare”
    salvo reati, ovviamente ma non è questo il caso

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  16. Cara, hai ragione su tutta la linea: è una questione di maleducazione oltre ogni limite semplicemente, e ognuno nel suo privato, (con i dovuti limiti e eccezioni e credo che ci siamo capiti), è libero di fare, disfare, appendersi al lampadario, scoparsi una squadra di calcio intera e nessuno ha il diritto di mettere becco. La maleducazione generale mi chiedo se sia un problema mio che invecchiando la noto, o c’è…mi pare che ci sia, altrochè…io non mi sarei mai permessa di fare una cosa simile, per molto meno, si veniva espulsi.

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  17. Bellissimo post, uno dei più belli. Condivido tutto.
    L’episodio in particolare dei genitori lo “sento” molto. Vedo la mia cuginetta che ha il vizio costante di prendere e scuriosare su qualunque cellulare trovi senza nient’altro che una rimbrottata bonaria, e cosi pure la nostra bimba.
    Si è presa sgridate, discussioni, spiegazioni e di nuovo sgridate… ma sembra non serva. Poi mi dicono che quando non è in casa è molto rispettosa ed educata, e mi chiedo se ci prende in giro quando è con noi, o prende in giro gli altri.
    Ma poi ci sorride e passa tutto… chissà come cresceranno.

    Ma odio i genitori che difendono i fanciullini a prescindere.

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