Internet e le galline. Indigeni digitali e bambini che razzolano in cortile

«Eh, i ragazzini di oggi…insegnano loro agli insegnanti come usare il computer!» Dice l’amico e sorride, perché a lui il figlio di tre anni ha craccato l’iPad per giocare con i dinosauri, e il padre ha fatto finta di arrabbiarsi, ma ne è stato orgoglioso come se avesse preso dieci a scuola.

Io sorrido a mia volta, circondata a tavola da tutta la gioiosa truppa dei bimbi della compagnia, che smanettano iPad, iPhone, smartphone di ogni marca e sistema operativo, si impadroniscono dei computer paterni e materni, i piccoli con le manine paffute ed un sorrisetto sveglio, i più grandicelli con uno sguardo di compatimento misto a malcelato disprezzo, quando vedono padri e madri che corrugano la fronte su una applicazione che si impianta, e loro, i figli, devono correre in soccorso per sbloccarla.

Sorrido, e sorrido degli amici, che sono tutti così aggiornati, e vivono in case zeppe di computer e cazzabubboli elettronici di ogni sorta, perché non fa tempo ad uscirne uno che loro ce l’hanno già, e lo provano con i marmocchietti sulle ginocchia, felicissimi di scoprire che i marmocchietti medesimi, dopo pochi secondi, usano il cazzabubbolo con la stessa velocissima padronanza con cui noi, bambini, stupivamo i genitori quando ci regalavano Sapientino.

Sorrido del loro entusiasmo e della loro convinzione che tutti i bambini siano come i loro figli, abituati a giocherellare con aggeggi elettronici fin dalla culla, in grado di craccare computer, scaricare app, navigare in internet a tradimento dal pc di scuola non appena l’insegnante si volta. Non si rendono conto che se i loro figli sono un’élite e sono così è perché han genitori come loro, che gli han messo in mano quelle trappole assieme al ciuccio, ed erano lì, accanto a loro a guidare le loro ditine svelte la prima volta che aprivano un programma. Ci sono bambini e ragazzini così, ormai, come i loro. Ma quello che non sanno è che poi ce ne sono tanti altri, nelle classi dove mi trovo ad insegnare ogni giorno, che sono proprio diversi, tanto da non sembrare nemmeno ragazzini della stesso pianeta. Dodicenni che non sanno niente di computer, e che di fronte ad un pc riescono a stento aprirlo, che non scaricano app, che non navigano se non a caso, che se gli si impianta un programma restano lì a guardare il desktop senza sapere come uscirne fuori. Perché gli indigeni digitali, fra i ragazzini di oggi, non sono una categoria, sono una tribù, forse neppure così consistente come si pensa. E mentre vedo la figlia dell’amico che sta scambiando con la cuginetta dallo smartphone la foto che ha fatto a tradimento al babbo, mi viene spontaneo pensare a Thomas, che l’altro giorno in classe mi ascoltava ad occhi sgranati spiegare come poteva usare Google per trovare i “siti dei trattori,” perché le macchine agricole sono la sua passione e da solo, però, non capiva come fare. Thomas, che quando gli chiedi come passa il tempo nella sua casa spersa in mezzo alla campagna, dove il nonno gli fa da baby sitter mentre i genitori sono al lavoro, ti risponde: «Gioco con le galine

Con una elle sola, e senza smartphone.

17 Comments

  1. 🙂

    Se ti puo’ consolare qui dove mi trovo, sperduto in mezzi ai monti ora innevati, sento spesso gli autoctoni stupirsi e prendere in giro i bambini di città quando vengono e osservano un po’ curiosi e un po’ impauriti i maiali, le pite (galine), i mussat (asini) e le vacche.
    Credo che abbiano lo stesso sguardo di Thomas quando guarda le mucche sull’ iPhone.
    Ma a chi apparterrà il futuro?

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  2. Bsmbini fortunati quelli che giocano ancora con le “galine”…….c’è sempre tempo per imparare ad usare il pc, ma l’infanzia perduta, quella dei giochi all’aria aperta, della fantasia e dell’ingegnarsi ad inventare un gioco nuovo…..quella non la si recupera più!

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  3. @fausta: io sono meno ottimista. I ragazzini come “Thomas” non solo non sanno usare il pc, ma non riescono nemmeno a leggere un libretto di istruzioni correttamente. Certo, l’infanzia, i giochi all’aria aperta, tutta la bella retorica…ma se non imparano e non vengono stimolati ad imparare certe cose finché sono piccoli poi restano indietro per sempre, ahimè.

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  4. la virtù sta nel mezzo! nei thomas che fanno la foto alle galline con lo smartphone!
    e poi c’è di peggio: conosco 12enni che non solo non sanno usare un pc, ma non hanno mai visto neanche una gallina!

    buone feste!

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  5. Da alcuni commenti pare che essere come Thomas sia una scelta di Thomas… Mi pare esattamente il contrario di quel che voleva dire la nostra cara Galatea, alla quale faccio tanti auguri di restare un’osservatrice della realtà tale e quale ad ora.

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  6. la spigliata e briosa descrizione di galatea è divertente da leggere, ma io credo che nel futuro questa contrapposizione fra campagna antica e vita urbana tecnologicamente avanzata, verrà superata

    per lo meno le piccole produzioni di nicchia troveranno nelle nuove tecnologie quella possibilità di accedere ai mercati in modo snello ed efficace

    cito per esempio http://www.sardiniafarm.com/

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  7. Mah, inoltre io non sarei così drastico. Certe cose si imparano anche da adulti, se uno è sveglio. io ho imparato a usare il PC a 45 anni, da solo. Il padre di un mio caro amico circa sette anni fa si è comprato un PC per combattere la solitudine dopo che era rimasto vedovo. Beh oggi, a 72 anni, è diventato un fulmine e addirittura i nipoti lo chiamano quando qualche programma si blocca!

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  8. Non è solo una questione di “esposizione” alla tecnologia… nella mia piccola esperienza personale non ero un bambino benestante, e ho messo le mani sul primo computer solo un anno prima dei 12 di Thomas (un C64 per il quale i miei si sono svenati… non li ringrazierò mai abbastanza). Ho imparato a programmarlo dal manuale in un paio di settimane, ho comprato la mia prima rivista di informatica pochi mesi dopo, e prima di cominciare le superiori conoscevo diversi linguaggi di programmazione da autodidatta. Ma NON ero un bambino prodigio, anzi alle medie ero in buona compagnia di altri appassionati.
    Ancora mi resta una passione che è diventata una professione.

    Viceversa vedo ragazzini che hanno il notebook e la connessione internet in camera da prima di saper scrivere, ma che a 12 anni sanno forse lanciare i giochi e cazzeggiare su facebook… sempre che non gli cambi explorer con chrome sennò già si perdono.

    D’accordo, il digital-divide incide, ma fino a un certo punto. Al fondo, credo, c’è sempre una predisposizione di base, come in tutte le cose.

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  9. Diffido sempre di questi piccoli geni di cose tecnologiche. Imparare ad usare certe cose, nel senso accendere, spegnere e caricare il programma desiderato, sono cose alla portata di tutti. Ci riesce pure mia madre che odia qualsiasi cosa tecnologica con più di un pulsante e una funzione.

    Sapere cosa ci sta dietro un bottone di accensione e saper fare qualcosa di più complicato che scegliere una canzone da un menù è riservato, quello sì, a pochi eletti. Questi pochi eletti non sono necessariamente quelli che a tre anni sanno craccare l’iPhone. Probabilmente sono quelli che fino a 12 hanno studiato col vecchio metodo della penna, del foglio e del libro di carta da leggere.

    Il problema di Thomas non sono le galline. Il problema di Thomas è che non ha altro. Ma se Thomas è sveglio e curioso, sarà lui un giorno a progettare iCosi per i suoi attuali compagni di scuola smanettoni.

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  10. È proprio così. Si va da chi gioca solo con le gal(l)ine, a che crede che le galline abbiano 4 cosce perché le conosce solo attraverso le confezioni polistirolate del super. E noi lì in mezzo….
    Bel post, davvero bello!

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  11. Hai toccato un punto importante. Perché si fa tanto dire che la rete è democratica, ma se non hai gli strumenti materiali per accedervi sei inesorabilmente tagliato fuori. E la storia è sempre la stessa!

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  12. @PSN
    E chi e` oggi che non ha quei quattro soldi per comprarsi un computer?

    @Galatea
    Io vedo uno sviluppo interessante in questo trend, cioe` il fatto che sara` (e gia` e`) possibile complementare l` insegnamento tradizionale che prevede una insegnante che insegna con una classe che apprende con un sistema didattico che invece puo` essere centrato sull` autoapprendimento dell` alunno tramite internet.
    Mi piacerebbe un giorno vedere che a scuola per la meta` del tempo gli alunni imparano in un modo, ma hanno a disposizione meta` del loro tempo per fare delle ricerche su temi di proprio approfondimento (sotto la supervisione di un insegnante)

    “Patti chiari, amicizia lunga: voi potete scrivere quello che volete, io posso bloccare chi mi pare “
    Questo non mi sembra molto molto democratico. Bisognerebbe accettare nel proprio blog anche le opinioni di chi (senza offendere) dissente. O no?
    Almeno dire che si blocca chi trolla o offende, ma minacciare di bloccare cosi`, senza nemmeno dare una ragione..

    Buon Natale (in ritardo),
    Gigi

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  13. @Gigi: No, Gigi, mi spiace: il blog non è uno spazio pubblico, è uno spazio aperto al pubblico, il che è diverso: è casa mia, e come a casa mia, ci faccio entrare solo chi voglio, e non ho nessun bisogno di dare giustificazioni. Gli altri possono democraticamente strepitare fuori.

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  14. @Galatea
    Come vuoi/come vuole.
    La mia opinione e` (e rimane) che non sia un atteggiamento molto democratico quello di cacciare fuori di casa propria (in maniera virtuale o meno) chi ha opinioni diverse dalle proprie.
    Chiaramente, e` legale farlo, nessuno dice di no, quando pero` una si definisce (o si definiva, la scritta non la vedo piu`) come “liberale ma vanitosa”, a me sembra che dovrebbe accettare tutte le opinioni (dette con educazione, si intende), mica solo quelle che fanno comodo.
    Altrimenti entra in contraddizione e non e` liberale, proprio per niente.
    E poi, a che serve aprire uno spazio commenti e poi mettere una censura preventiva, del tipo “se mi gira vi caccio”?
    Mah!
    Chiaro, solo la mia opinione.

    Pace e bene,
    Gigi

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