Il Natale e l’ultima sigaretta

Nel caso non ve ne foste accorti, è Natale. Quel giorno in cui si fanno cose natalizie, come far finta che ce ne freghi qualcosa dei parenti, sorridere per regali orrendi, baciare cognate e cognati che si evitano come la peste per il resto dell’anno, guardare film con le renne e strani tizi vestiti di rosso, ascoltare come se lo facessimo ogni giorno canzoni jazz solo perché parlano di campanelli e slitte. Quel giorno in cui persino Maria Carey sembra sopportabile, facciamo finta di essere convinti che Bublè possa assomigliare vagamente a Frank Sinatra, gli Wham vengono riesumati dall’immaginario degli anni Ottanta, gli atei vanno a messa, si tirano fuori dai recessi più oscuri dei cassetti carte da briscola e tombole in cui mancano sempre numeri da estrarre, rubati dai fantasmi dei Natali precedenti, e quelli che smadonnano ogni volta che cade una goccia dal cielo, dipingendo scenari apocalittici di ingorghi e fine del mondo maya, si commuovono se vedono un fiocco che scende sul marciapiede.

Se siete fortunati, passerete la giornata attorno ad un tavolo e poi stravaccati sul divano, mentre bambini strillanti si litigheranno i regali, piangeranno perché non erano proprio quelli che avevano chiesto o decideranno di provare le ultime pistole-fucili-razzi su di voi, eleggendovi a bersaglio mentre vi ingozzate di panettone. Lo odierete, come si odiano tutte le abitudini cui non si ha davvero la forza di opporsi, perché il Natale è come l’ultima sigaretta di Zeno: ce n’è sempre un’altra, soprattutto quando abbiano giurato e spergiurato che non vogliamo fumarne più.

7 Comments

  1. oppure no. uno può anche decidere che “vieni al pranzo di natale” non è una domanda retorica. che ‘sta cosa delle domande retoriche sta tutta nell’interpretazione.

    e coltivarsi occasioni di piacere senza festeggiare il compleanno di nessun amico immaginario. godersi i giorni di ferie, il solstizio, il sole.

    e l’unico natale che mi piace è quello anticlericale quindi. vado li ed evito il resto.

    e passeggiando per le strade trovi tanti altri renitenti per motivi etnico-religiosi. ma averlo scelto è un’altra cosa.

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  2. c’è molta retorica, in effetti

    ma son gli unici giorni dell’anno che mangio assieme ai miei figli, e ho l’illusione che mi vogliano bene

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  3. eh, retorica e illusione appunto.
    ma.
    i figli, come i genitori, mica ce li scegliamo, ci capitano.
    (si, un figlio lo si può anche volere, ma poi viene fuori quello che viene fuori e non necessariamente ti piace).

    consiglio caldamente di non investire sugli affetti non elettivi, se non funzionano.

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