21 Comments

  1. Sono le tasse che uccidono? Allora sono omicidi non suicidi. Tra poco, quando le impresese avranno il via libera ai licenziamenti, ci sarà qualcuno che scriverà “stragi di massa”?

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  2. Chi è stipendiato dalle tasse e non ha mai ricevuto una cartella con migliaia di euro da pagare, perchè secondo loro non avrei pagato un terreno a prezzo di mercato(sic!!), può ridicolizzare certi titoli, ma vi assicuro che tutte le mie ragioni e le documentate spiegazioni non le hanno volute ascoltare. Per loro ero un furbo da punire, disgraziati!

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  3. Viviamo in un mondo dove i furbi non pagano le tasse e i meno furbi (chiamiamoli “diversamente furbi”) le pagano ma attendono il messia politico che rimetta a posto le cose.

    Gigi

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  4. quest’anno molti piccoli imprenditori si sono tolti la vita, per la situazione che c’è

    e a me non piace che qualcuno, su questi drammi, cerchi di costruire un disegno politico subdolo e inquietante: sperare in una grande disperazione per poi presentarsi all’elettorato, ancora una volta, come dei liberatori (mentre magari si è proprio i colpevoli di quel che accade)

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  5. E’ notizia di oggi che la Omsa di Faenza (calze) chiude lo stabilimento, licenzia 239 operaie e delocalizza la produzione in Serbia.
    Come glielo impediamo? Glielo vietiamo per legge oppure facciamo appello al senso dello stato degli azionisti, tipo: “Dovete restare in Italia, pagare un’enormità di tasse e di oneri sociali, rimetterci, magari fallire e poi suicidarvi, perché questo cazzo di paese deve mantenere una pletora inimmaginabile di parassiti e quindi spremere fino al midollo chiunque sia in grado di creare un minimo di valore aggiunto.”?
    Dai, siamo seri! Il capitale è mobile per definizione e si sposta ovunque vi siano le condizioni migliori perché produca profitto. Se queste condizioni, in Italia, non esistono più, rassegnamoci: torneremo presto a fare gli emigranti, con le nostre valigette di cartone.
    Ma dovremo ringraziare solo la nostra stupidità e quella di coloro che pensano che il PIL lo porti Babbo Natale (e che, purtroppo, oggi sono la maggioranza).

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  6. una pletora inimmaginabile di parassiti

    buon lector, il tuo discorso è a mio avviso un po’ semplicistico (ma qui non è la sede per acclarare il problema), ma non è sciocco, ha una sua logica, però per favore fai un passo avanti, un atto di onestà intellettuale e scrivi almeno specificando chi sono questi parassiti, secondo te, altrimenti ognuno ritiene che il parassita sia qualcun altro, e non andiamo oltre le chiacchiere da bar; insomma lo spunto è interessante, ma rimane troppo nel generico

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  7. @—>Diegod56
    La classe politica in generale e tutto il suo sottobosco (dai vari governatori regionali che hanno singolarmente un appannaggio annuo più elevato di quello del presidente degli Stati Uniti, ai presidenti di consiglio di quartiere che portano a casa tremila euro al mese, come a Mestre, ai più disparati membri dei consigli di amministrazione delle centinaia di migliaia d’inutili partecipate pubbliche, con compensi annui a quattro o addirittura cinque zeri); gli strapagati grandi burocrati di stato, gente che guadagna centinaia di migliaia di euro, senza fare una cippa; i tremila giornalisti della Rai-Tv, che poi scopri essere, per larga fetta, “figlio” o “nipote di”; i pensionati d’oro (ho già citato in altro post, come esempio, Lamberto Dini, titolare di tre pensioni per circa 40 mila euro al mese); chiunque si sia appropriato d’un posto pubblico o di un beneficio, quale una pensione d’invalidità, senza averne titolo (600.000 nella sola Campania); il sistema sanitario pubblico, che drena risorse e regala soldi alle grandi multinazionali del farmaco, al solo fine di far incassare mazzette ai manager, ai baroni e ai loro referenti politici; il sistema delle grandi opere e della protezione civile, un’associazione a delinquere composta da una cosca di malviventi, concussi, malversatori in combutta con le mafie (vedi la mai conclusa Salerno-Reggio Calabria). L’amministrazione della difesa, dove il giro miliardario delle forniture d’armi e degli approvvigionamenti di divise, di cibo, di carburante, consente a un’intera classe di furfanti in divisa (e ai loro referenti politici) di vivere come pascià, con ville in campagna, appartamenti al mare e ai monti, case da nababbi, che non si giustificano certo con gli stipendi percepiti. Stendiamo infine un velo pietoso su di un sistema pensionistico che, con la complicità delle organizzazioni sindacali (che ne hanno avuto la loro bella fetta), ha letteralmente bruciato miliardi e miliardi di contributi versati dai lavoratori, di cui non è dato di conoscere l’effettiva destinazione; lì, purtroppo, oramai chi ha dato ha dato e chi ha avuto ha avuto.
    Ma ci rendiamo conto che tutte queste entità improduttive (che in Italia rappresentano una cifra inimmaginabile, frutto d’un sistema politico che acquista il consenso e perpetra se stesso esclusivamente tramite le clientele) assorbe continuamente risorse tramite l’apparato fiscale e previdenziale, senza dare nulla in cambio? Da cosa crediamo derivi tutta questa necessità di danaro da parte dello Stato? Ma quanto si credeva potesse durare questo sistema? In eterno?
    Oggi siamo arrivati alla resa dei conti, purtroppo.

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  8. P.S. Per proseguire nella metafora, come tutti i parassiti, anche questo s’è oramai accresciuto a tal punto da uccidere l’organismo che lo ospita.

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  9. gentile lector, la sua lettura degli eventi economici è interessante, non è priva di assennate considerazioni ma è, a mio modesto avviso, limitata ed anche un poco ideologica (non per polemica lo scrivo ma per chiarezza espositiva)

    è abbastanza evidente che i mercati non si creano autonomamente, non si stabilizzano da soli, non si costruiscono le proprie regole e non possono auto-legittimarsi. Nessun paese ha risolto il problema di come garantire il proprio sviluppo senza affidare responsabilità primarie al suo settore pubblico

    questa considerazione di fondo, tratta da un testo di dani rodrik, è a mio avviso il punto di partenza

    è noto che il cosiddetto «libero scambio», anche se a volte efficace, non è in grado di per sé di garantire l’aumento del benessere sociale, e allora è meglio studiarsi un pò la storia economica

    fino al 1972 l’economia mondiale si è basata si famosi «accordi di bretton woods»; era una forma di globalizzazione moderata, caratterizzata da una liberalizzazione dei commerci regolata, accompagnata da un abbondante spazio lasciato all’intervento di ciascun governo per soddisfare le esigenze sociali e economiche a livello nazionale

    poi avvenne una rottura, scelta tipicamente politica ed ideologica, a partire dagli anni 90 con più forza, caratterizzata dalla liberalizzazione su scala mondiale dei flussi di capitale

    gli economisti ora si accorgono di come fosse fideistica ed ideologica, una scelta che comportò un peggioramento notevole dei cicli economici, proprio nelle economie di mercato

    infatti i paesi che hanno aperto le loro economie ai capitali internazionali si sono trovati di fronte a maggiori rischi senza ottenere alcun vantaggio compensativo in termini di crescita e di benessere sociale

    non la voglio fare lunga, ottimo lector, ma voglio solo dire che questa mentalità «religiosa» del libero mercato è stata un danno enorme e molti economisti, per fortuna, si stanno accorgendo che bisogna recuperare una visione pragmatica e non ideologica dei problemi

    detto questo, comunque, sono d’accordo in toto sul fatto che comunque una amministrazione seria e oculata dei pubblici bilanci vada perseguita, anche se purtroppo molto denaro pubblico se ne va in salvataggi di banche e inutili tunnel sotto le alpi

    mi scuso per la lunghezza, ma è bello interloquire con persone della sua qualità, ottimo lector

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  10. Caro Diego,
    purtroppo hai ha che fare con un economista disilluso. Ossia in uno che crede che le dottrine economiche siano, in fondo, una grande marea di cazzate. L’unico approccio che oggi considero degno di nota è quello che si avvale di strumenti matematici non lineari, tuttavia non per predire quanto solo per capire. A tal fine ti rimando al sito di colui che, negli oramai lontani primi anni ’80, fu il mio professore di economia matematica presso l’Università di Venezia (Alfredo Medio). Spero ci potrai trovare degli spunti notevoli che aprano nuove visuali rispetto ai luoghi comuni di mediatica fonte. Questo per quel che riguarda l’economia pura. Con riferimento all’economia applicata, nella fattispecie al sistema Italia, ti ho già fornito un link interessante (che, peraltro, rinvia ad altri link) e che si riferisce a Enrico Zanetti, ottimo professionista e altrettanto ottimo analista in ambito tributario e di scienza delle finanze. Spero tu abbia avuto quantomeno la curiosità di leggerlo.
    Ad maiora.

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  11. Ripubblico, poiché suppongo che il sistema di controllo automatico della piattaforma me l’abbia bloccato, avendo io precedentemente scritto una “brutta parola” al posto di “idiozie”, con riguardo alle dottrine economiche.

    Caro Diego,
    purtroppo hai ha che fare con un economista disilluso. Ossia in uno che crede che le dottrine economiche siano, in fondo, una grande marea di idiozie. L’unico approccio che oggi considero degno di nota è quello che si avvale di strumenti matematici non lineari, tuttavia non per predire quanto solo per capire. A tal fine ti rimando al sito di colui che, negli oramai lontani primi anni ’80, fu il mio professore di economia matematica presso l’Università di Venezia (Alfredo Medio). Spero ci potrai trovare degli spunti notevoli che aprano nuove visuali rispetto ai luoghi comuni di mediatica fonte. Questo per quel che riguarda l’economia pura. Con riferimento all’economia applicata, nella fattispecie al sistema Italia, ti ho già fornito un link interessante (che, peraltro, rinvia ad altri link) e che si riferisce a Enrico Zanetti, ottimo professionista e altrettanto ottimo analista in ambito tributario e di scienza delle finanze. Spero tu abbia avuto quantomeno la curiosità di leggerlo.
    Ad maiora.

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  12. Il sistema di controllo della piattaforma continua a bloccarmi il commento. Provo a togliere i link automatici :

    Caro Diego,
    purtroppo hai (h)*a che fare con un economista disilluso. Ossia in uno che crede che le dottrine economiche siano, in fondo, una grande marea di idiozie. L’unico approccio che oggi considero degno di nota è quello che si avvale di strumenti matematici non lineari, tuttavia non per predire quanto solo per capire. A tal fine ti rimando al sito di colui che, negli oramai lontani primi anni ’80, fu il mio professore di economia matematica presso l’Università di Venezia (Alfredo Medio http://hp.gredeg.cnrs.fr/Alfredo_Medio/menu_en.htm). Spero ci potrai trovare degli spunti notevoli che aprano nuove visuali rispetto ai luoghi comuni di mediatica fonte. Questo per quel che riguarda l’economia pura. Con riferimento all’economia applicata, nella fattispecie al sistema Italia, ti ho già fornito un link interessante (che, peraltro, rinvia ad altri link) e che si riferisce a Enrico Zanetti (http://www.eutekne.info/Sezioni/Ricerca.aspx?autore=99), ottimo professionista e altrettanto ottimo analista in ambito tributario e di scienza delle finanze. Spero tu abbia avuto quantomeno la curiosità di leggerlo.
    Ad maiora.

    * vedi mio commento precedente

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  13. Il sistema di controllo della piattaforma continua a bloccarmi il commento. Provo a togliere i link automatici :

    Caro Diego,
    purtroppo hai (h)*a che fare con un economista disilluso. Ossia in uno che crede che le dottrine economiche siano, in fondo, una grande marea di idiozie. L’unico approccio che oggi considero degno di nota è quello che si avvale di strumenti matematici non lineari, tuttavia non per predire quanto solo per capire. A tal fine ti rimando al sito di colui che, negli oramai lontani primi anni ’80, fu il mio professore di economia matematica presso l’Università di Venezia (Alfredo Medio hp.gredeg.cnrs.fr/Alfredo_Medio/menu_en.htm). Spero ci potrai trovare degli spunti notevoli che aprano nuove visuali rispetto ai luoghi comuni di mediatica fonte. Questo per quel che riguarda l’economia pura. Con riferimento all’economia applicata, nella fattispecie al sistema Italia, ti ho già fornito un link interessante (che, peraltro, rinvia ad altri link) e che si riferisce a Enrico Zanetti (http://www.eutekne.info/Sezioni/Ricerca.aspx?autore=99), ottimo professionista e altrettanto ottimo analista in ambito tributario e di scienza delle finanze. Spero tu abbia avuto quantomeno la curiosità di leggerlo.
    Ad maiora.

    * vedi mio commento precedente

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  14. credo che wordpress blocchi i commenti con più di due link (questo per evitare lo spam), almeno così accade nel mio sito

    grazie dei riferimenti, lector

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