Passi (blues del Pronto Soccorso e del ricovero notturno in ospedale)

Passi che alle sette di sera il medico di base chiami l’ambulanza per un ricovero urgente, e l’ambulanza arrivi dopo più di un’ora e due telefonate per sapere come mai non si veda.

Passi che, una volta avvistata, ti tocchi inseguirla per le viuzze attorno a casa tua con il fiatone, perché sì, lo sai, il quartiere è un dedalo e lei s’è persa, però tu glielo avevi detto che li aspettavi davanti al cancello della scuola là vicino, anche se fuori c’è meno un grado, e loro invece no, girano dalla parte opposta, e allora tu li insegui sbracciandoti e gridando:«Sono qua! Sono qua!», ma loro non ti sentono perché han la sirena e i finestrini chiusi, finché, per fortuna, l’unico automobilista ancora in giro, preso da pietà, si mette alle calcagna dell’ambulanza, e strombazza, e si ferma per segnalare che c’è dietro una povera pazza che la sta rincorrendo, e ansimando da mezz’ora, e loro non la vedono.

Passi che quando arrivi in Pronto Soccorso e parcheggiano il babbo su un lettino in corridoio, perché, poracci anche loro, si rendono conto che non possono lasciarlo con una crisi respiratoria in astanteria in mezzo a gente che ha la febbre e tossisce microbi come un arsenale di Al Qaida, scopri però che nei Pronto Soccorsi veneti deve valere la legge delle panchine di Treviso di Gentilini: han tolto tutte le sedie, quindi tu rimani accucciata per tre ore ai piedi della barella, mentre cerchi di tenere calmo lui e contemporaneamente tenti di trovare un po’ di campo per chiamare a casa, dove hai lasciato mamma, ma il campo non c’è.

Passi che a mezzanotte, assieme ad un altro ragazzo che sta facendo assistenza ad un incidentato, chiedi all’infermiera dove almeno puoi trovare una bottiglietta d’acqua, perché non ce la fai più, e quella ti invia in caccia per corridoi deserti e oscuri, perché il bar è chiuso, e l’unica macchinetta distributrice è imboscata in un recesso noto solo agli addetti ai lavori ed agli hobbit.

Passi che all’una, finalmente, riesci a farlo ricoverare, il babbo, e finalmente la dottoressa (gentilissima) ti chiede l’anamnesi e tutte le medicine che prende, e tu devi andare a recuperare a memoria dieci anni di terapie e di pastiglie e fialette e punture dai nomi impronunciabili come divinità sanscrite.

Passi, passi tutto.

Ma quando alle tre del mattino, arrivata al parcheggio deserto e senza lampioni per riprendere l’auto, la trovi completamente coperta di spessa brina e ti tocca anche tirare fuori il raschietto e grattare tutti i vetri congelati, ecco, in quel preciso istante, anche se sei una signora a modo e non hai mai sbottato, una bestemmia all’indirizzo della divinità, quale che sia, che ce l’ha con te ti scappa, ed è giustificabile.

20 Comments

  1. Sono d’accordo con Marcello. Qui in Spagna, col tuo numero di tessera sanitaria qualunque medico della sanità pubblica può accedere alla tua storia, con tutte le medicine che ti sono state prescritte. Dirò di più (stupitevi): con la nuova ricetta elettronica, se vai in farmacia a chiedere la tua medicina ripetibile quando ancora te ne rimane per più di 10 giorni, il lettore della farmacia ti nega la vendita: hanno anche il conteggio di quante dosi hai utilizzato dall’inizio della cura! a me è proprio capitato, non mi ero resa conto che mi rimaneva un blister per 2 settimane, e mi hanno bloccata. Da notare che sto prendendo questa medicina da più di tre anni, e la ricetta elettronica è stata instaurata da pochi mesi, questo implica che abbiano inserito in memoria anche la storia pregressa! ve lo immaginate in Italia?
    Ti siamo tutti vicini, Galatea, speriamo che tuo padre si riprenda presto.

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  2. Ti leggo assiduamente, anche se non commento quasi mai (non credo infatti che tu mi abbia presente): in un certo senso quindi ti voglio bene e mi dispiace per te e per tuo padre. Spero che si riprenda presto e al meglio.

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  3. @Gigi: Tu hai la singolare capacità di non capire mai un accidenti e ci tieni a farlo sapere all’universo mondo. Non sto lamentando nessun caso di malasanità, nel caso non fossi in grado di comprenderlo: mio padre è in ospedale e viene curato benissimo. Non credo che sia da attribuire alla malasanità il fatto che io bestemmi perché mi si è congelato il vetro della macchina.

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  4. vista la forte presenza di presepi, una bestemmia avrebbe quantomeno sollecitato l’attenzione del cattolicissimo personale sanitario.
    Inchino e baciamano.
    Ghino La Ganga

    Per Gigi:
    mamma mia, l’unica giustificazione che trovo per i Tuoi modi è che Tu Ti trovi in qualche letto d’ospedale, per necessarie terapie. Stai bene ed abbi cura di Te; credo sia indispensabile, per chi Ti deve stare vicino.
    Ghino La Ganga

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  5. Spero che per tuo padre si risolva la cosa presto …quanto al vetro ghiacciato…hai la mia solidarietà!
    (stupefatta per il sistema sanitario spagnolo)

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  6. Più che comprensibile. Una è persino poca. Ma al prossimo rifornimento quando entri a pagare compra una bomboletta di spray sciogli ghiaccio. È salvifico in casi così

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  7. Vent’anni al nord, e ancora il vetro ghiacciato è una cosa che mi coglie spesso di sorpresa, sempre senza mezzi di contrasto adeguati, e comunque produce in me un enorme senso di impotenza e frustrazione…
    Io, dopo una serata come la tua, avrei spaccato il vetro con un sasso!
    Perciò, massima comprensione.

    PS: Spero che tuo padre si riprenda prestissimo.

    PPS: La storia del sistema spagnolo è sicuramente una frottola messa in giro da agenti sobillatori al soldo delle potenze straniere. Sicuramente questi sovversivi ci diranno anche che per mettere in piedi il sistema in tutta la Spagna hanno speso meno di quanto ha dato Formigoni in Lombardia ad aziende legate alla Compagnia delle Opere per allestire e far funzionare un sistema informatizzato che dovrebbe gestire le cartelle cliniche, le prenotazioni, le prescrizioni, e che invece non serve a niente. Ce lo diranno, questi sovversivi!

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  8. @Galatea
    Ho riletto il post in oggetto e mi sono accorto che, effettivamente, lo avevo male interpretato.
    Porgo qui le mie scuse e auguro una pronta guarigione al tuo babbo!

    Saluti,
    Gigi

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