Cronache dell’ospedale: presepi e Madonne

L’ospedale è quello a più alta concentrazione di Presepi dell’universo. Ad ogni angolo che giri, in ogni anfratto di corridoio c’è una natività in agguato. Ogni reparto ha fatto il suo presepio e c’è stato pure un concorso interno per decretare quello migliore. E’ passata l’Epifania ma nessuno accenna a sbaraccarli: forse presidieranno il territorio fino a Pasqua.

Nelle natività e ovunque, però, la Madonna regna sovrana: nei cantoni statue di Madonne, ai muri santini di Madonne, negli angoli degli armadi fotocopie di icone di Madonne bizantine, forse per coprire ricoverati dell’est Europa. Una Maternità ridondante, asfissiante, ossessiva.

La madre fa trascurare un po’ il figlio, che da neonato è caruccio ed in braccio  ad una immancabile Madonna, ma poi un po’ meno. Nella stanza di mio padre, per esempio, il crocifisso c’è, ma pende dalla croce sghembo, perché ha un braccio rotto.

Forse quando non è più bambino Gesù conta meno. Oppure lo han ricoverato là e sta ancora aspettando un ortopedico.

9 Comments

  1. Lo so, non è il posto migliore. Poco ne so ma non c’è bisogno di fare molte esperienze. E poi sono posti che hanno un altro tempo. Le ore passano diverse e con una loro lentezza esasperante. Col mondo fuori che chiama. E una loro esasperante paranoia. Le finestre. L’odore di sofferenza. Una sorta di rassegnazione. E le chiamano feste, queste. Questo 2012 pare un anno di seconda mano. Così tanto perché bisogna, ma forse se ne poteva fare a meno. Poi sai che alla fine sono sempre stato un inguaribile ottimista. E mi ripeto: andrà meglio. Le cose le so è che a volte non sai che dire. Vorresti ma le parole sono un di più, una inutilità. Vorremmo poterti essere vicini, esserti utili, ma ci sono momenti che le persone non possono che affrontare da sole. Baciotti Galatea.

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  2. auguri carissimi Mariangela, per il tuo papa’ che ho letto non stare bene per la tua mamma e per te piccinina che sarai sicuramente in ambascie e stracarica di impegni… anche io sono passata per quella strada, e’ faticosa ed impegnativa ma sono sicura andra’ tutto bene. un bacio grande grande Angela Montenegro

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  3. in ospedale si ha sempre un parecchio tempo per pensare, in un esercizio di pazienza che purtroppo il luogo richiede

    devo dire che una mia amica, proprio nelle lunghe soste in ospedale, ha scritto un libro bellissimo che ho anche recensito (non riporto qui se non è davvero spam)

    comunque, lì dentro, il minimo gesto di gentilezza ti rimane impresso, per sempre

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  4. Forse è un modo di mantenere l’Esperanza. Come ha già detto qualcuno prima di me, la realtà e i valori in un ospedale non sono gli stessi che nella vita normale, le cose non hanno la stessa importanza e il tempo passa in maniera diversa. Qualcosa alla quale afferrarsi va sempre bene e investire il tempo in sogni non è sbagliato. Fare dell’ospedale un luogo accogliente, forse questo è l’obbiettivo.
    Sara M.

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  5. Molti auguri e affetto in questo brutto e doloroso momento!

    Forse la prevalenza della rappresentazione della maternità risponde al fatto che nella sofferenza e nel dolore è alla madre (quella originaria, potentissima, che sapeva dare sollievo o perlomeno conforto) che ci si rivolge. Ricordo di avere sentito una signora più che ottantenne chiamare la mamma nella morsa del dolore fisico e dell’angoscia, durante una notte all’ospedale.

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