Baci e bernoccoli.

Alle medie c’è questa cosa, che prima o poi il compagno bruttino e stupido, quello che non rimedia una ragazzina manco per un gelato e continuerà così fino alla morte – pensando che dipenda dal fatto che è brutto, ed invece è perché è cretino – ti chiede, all’improvviso: «Ma a te piace Carlo, vero?» E tu, che pensi a Carlo di III B che è un figo da paura, e fa pallacanestro perché è una stanga di un metro e ottanta e invece dei brufoli come i tuoi compagni di classe ha già gli addominali (gli addominali, non so se mi spiego!) dici: «Sì, certo che mi piace!» tutta convinta. Dimenticandoti che lui, il compagno bruttino e stupido, in realtà di “Carlo” pensa che esista solo l’amico suo, che è tuo compagno di scuola, paffutello e niente di che, ma è il sole della sua vita perché è uno di quei non bellocci che se la tirano tantissimo, anche se non è alto un metro e ottanta e non ha gli addominali manco per niente: essendo però figlio di dentista, ha una villozza con piscina dove invita tutta la classe il sabato pomeriggio, e la maggioranza dei ragazzini e delle ragazzine a quattordici anni ha già imparato che fra addominali e villozza vince la seconda e non c’è storia.

Capita quindi che il bruttino stupido, ottenuta la risposta che voleva sentire – dato che nel suo mondo non può esistere una ragazzina a cui non piaccia il “suo” Carlo – va subito a riferire la presunta notizia al “suo” Carlo medesimo, il quale, essendo un non belloccio che se la tira, non pensa ad un equivoco con il Carlo di III B, ma crede che tu sia cotta di lui.

Così, la prima volta che si sale in aula di musica in quella rumorosa anarchia da armata di Attila in gita che è tipica delle migrazioni verso tutte le aule di musica del mondo (perché i professori delle altre materie ci tengono alla disciplina, ma quelli di musica no, mai), il Carlo, non quello di III B purtroppo, si avvicina ratto ratto alle tue spalle e ti mette una mano sul culo, sussurrandoti all’orecchio: «Ma quanto sei bona…» perché devono avergli detto che questo è un approccio da vero uomo, e lui è tanto scemo che ci ha creduto.

Che a te, veramente, quando ti senti la mano sul culo e la voce roca nell’orecchio, più che spaventarti o sentirti irritata, viene tanto da ridere, e ti gireresti a dirglielo con tono comprensivo, in amicizia: «Tesoro, togli quella mano che non è cosa!»

Se non che, nel caos della fila, la parabola della mano non è sfuggita allo sguardo lungo e sempre all’erta di Serena, la morosa più o meno ufficiale del Carlo; non appena finiscono le scale e si arriva all’aula di musica, lei, offesissima, a te dà della puttana e al Carlo tira uno schiaffone, facendo una solenne scenata con urla che si estendono per tutti i decibel possibili e toccano tutte le ottave a disposizione, mentre il prof di musica beatamente è assorto nel suo universo parallelo in cui gli unici suoni percepibili dal suo orecchio sono le variazioni Goldberg suonate da una musicassetta d’antan.

Seguono giorni di consultazioni febbrili, da cui tu sei esclusa, in quanto già marchiata come zoccoletta in potenza ed in atto, perché a quattordici anni è ovvio e lampante agli occhi di tutti che se un maschio ti mette all’improvviso una mano sul culo la colpa è tua che ci stai; i protagonisti delle trattative sono invece l’irata Serena e il Carlo, e soprattutto la Lorenza, amica del cuore di Serena, la cui missione nella vita è quella di diventare da grande psicologa, per via del fatto che non si sa mai fare gli affari suoi e vuol mettere bocca su tutto, e quindi non le par vero di poter cominciare subito una sfolgorante carriera come consulente per coppie in crisi. Tanto fa e tanto dice, la Lorenza, che convince in un battibaleno la Serena a perdonare il Carlo, facendo leva sull’argomento che una storia fra quattordicenni che dura da ben due mesi è un rapporto serio destinato a durare per tutta la vita, e non si può buttar via per un paio di corna estemporanee con una sciacquettina, perché poi gli uomini si sa come sono e bisogna imparare a chiudere un occhio, basta che ritornino da te. Il coro greco della classe benedice con canti di gioia la ritrovata armonia amorosa dei suoi due leader, e approfitta della cosa per farsi nuovamente invitare nella villozza del Carlo e tuffarsi in piscina.

Se non che il Carlo, ancorché felicemente rifidanzato, deve avere nel gargarozzo un magone che non gli va giù, perché, stavolta in maniera più accorta, ti seppellisce di bigliettini che vagolano allegramente fra il romantico e il porno, giacché fra il tuo cuore ed il tuo culo è troppo giovane ed ingenuo per capire cosa vorrebbe toccare di più, e prima. Tu che li ricevi, ed hai quattordici anni pure, continui a ridere, ma ti senti anche lusingata, per qual senso di potere che dà, a qualsiasi donna, sapere che un maschio perde le bave per te, soprattutto quanto è ufficialmente insieme ad una tizia che consideri altamente stronza.

Così flirti, ed è divertente scoprire quanto ti venga naturale anche se non lo hai mai fatto prima, perché flirtare deve essere un riflesso pavloviano della specie umana, come il respiro.

La sera della recita di fine anno, quindi, nel retroscena del teatro delle suore, con i genitori tutti schierati in platea a vedere l’immondo, tristissimo spettacolino di cui ovviamente il Carlo è il protagonista, tu sei dietro le quinte, imboscata, che lo aspetti, in un sottoscala dove ti ha dato un appuntamento segretissimo, e lui arriva tutto trafelato e rosso come un pomodoro, un po’ per l’agitazione della recita, un po’ perché vuole darti il primo bacio, importantissimo perché per te sa che è il primo primo, e per lui è il primo dopo quelli dati a Serena, e quindi sempre primo bacio è.

Purtroppo, però, mentre lui è lì che stringe quanto un polipo, con le labbra protese come una ventosa, e tu lo guardi leggermente preoccupata, perché un bacio te lo immaginavi una cosa romantica e non quella roba che lo fa diventare simile a Kermit dei Muppet’s Show, si sente echeggiare dietro, in tutto lo splendore dei suoi decibel, l’urlo di Serena, in caccia del suo Carlo momentaneamente eclissatosi dal suo controllo, e il Carlo prende una tale paura che ti spiaccica labbra e lingua sulle tue, ma, per la fifa, ti spinge anche dentro all’anfratto del sottoscala, e tu cozzi con la testa contro una travetta. Sicchè delle labbra e della lingua e di qualsiasi altra cosa non senti niente, perché senti solo una botta sulla capoccia, e quando ti riprendi sei già sola, perché il Carlo, spaventato a morte, è scappato via. E a te non resta che massaggiarti la testa indolenzita, sospirando per il fatto che tutte, al mondo, si ricordano il loro primo bacio, e te lo ricorderai anche tu per sempre, certo: ma non per il bacio, per il bernoccolo.

E’ un racconto di fantasia, che non descrive persone, situazioni, baci o bernoccoli reali. Però la Lorenza è diventata psicologa e consulente matrimoniale, da grande, eh.

6 Comments

  1. Il ragazzo che mi diede il primo bacio, pochi anni dopo fece l’outing e si dichiarò gay. Giuro, non è uno scherzo. Oggi è uno dei miei migliori amici e in una relazione stabile ultradecennale con un uomo davvero in gamba.
    Cattive voci dicono che sia diventato gay (che poi gay si nasce, sti ‘gnoranti) a causa di quell’infame bacio con me tra quattordicenni. La gente sa essere crudele 😀 Se fosse davvero così comunque me ne faccio un merito, perché lui adesso un uomo felice 😉 Buona domenica e grazie per questa chicca di post.

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  2. Una Galatea in grande spolvero dopo le preoccupazioni ospedaliere, che spero positivamente risolte. Invece, fuori tema, noto una preoccupante assenza di Malvino, fermo al post del 4 gennaio (e quando clicchi sui commenti non si apre la pagina).
    Ciao,
    ruzino

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