Mohamed Alì e la prozia, ovvero le strane strade della solidarietà femminile

Non sono una sportiva. Mai stata. Faccio parte di quelle pigre congenite che passerebbero la vita stese sul divano a non fare nulla, giusto girare una pagina di un libro o cliccare sullo schermo dell’ipad.

Non l’ho mai amato, nemmeno quando ero piccola: non correvo, non saltavo, non mi arrampicavo sugli alberi. Ero una bambina quieta e pigra che passava le sue giornate a leggere, immaginare e fare giochi tranquilli che non richiedevano movimenti di nessun tipo: non ho mai avuto energie in soprannumero da sfogare, perché io, quando consumo le mie energie, non mi diverto, mi stanco.

Non mi è mai neppure piaciuto guardarlo più di tanto, lo sport, perché la mia innata, tetragona pigrizia non ha falle, e quindi, quando vedo gli altri che corrono, sudano, saltano mi stanco anche per loro.

Eppure ne ho visto tanto, ma tanto tanto, quando ero piccina e ragazzina. Calcio, tennis, ciclismo, e soprattutto pugilato. Lo vedevo perché lo guardava non mio padre, l’unico maschio di casa, però pigro quanto me e poco interessato alle gare, ma perché lo guardava, anzi, lo seguiva con passione la prozia. La prozia, detta La Rossa, per via del colore di capelli e del carattere indomabile, per dire, di pugilato era una vera appassionata, capace di alzarsi alle due di notte mettendo apposta la sveglia per vedere la finale dei pesi massimi, e seguirla round dopo round tifando ed urlando per spronare il suo campione. Li ho visti tutte con lei, quegli incontri di pugilato.

Era una strana forma di sodalizio femminile, la nostra, per cui ci si ritrovava sedute sul divano a mangiucchiare patatine mentre si guardavano i pugili ammazzarsi di botte, o i ciclisti sfibrarsi per conquistare il Gran Premio della Montagna, o si commentavano tecnicamente i fuorigioco dei calciatori, gli ace della pallavolo, lo scatto elegante nella corsa di un Carl Lewis.

Avevamo i nostri preferiti, magari non coincidenti: lei, per esempio, amava Moser e io Saronni, nel calcio avevo una passione per Platini e Gullit mentre lei stravedeva per Maradona, anche se entrambe provavamo una sconfinata, imperitura ammirazione per l’inarrivabile Pelè.

Per la boxe, io ricordo di preciso la trepidazione per gli incontri di Patrizio Oliva: una sofferenza inenarrabile, per me, perché temevo che ogni pugno potesse rovinargli per sempre lo splendido profilo greco dono di madre natura; mentre lei amava Mike Tyson, con tutto che era un bestione senza ombra di sportività. Ma il nostro preferito di sempre era lui, il più grande, Cassius Clay cioè Mohamed Alì.

Mi ricordo di averlo visto combattere che dovevo essere piccolissima, una bimba appena. Ero così piccina che facevo fatica a capire che aveva due nomi ma era uno solo, e ci volle del tempo per farmelo entrare in testa: tutta la pazienza di una zia che coccola la sua nipotina.

Mi pareva un gigante buono, come quello delle favole: un uomo nero che però non faceva paura: una massa di muscoli con un suo scatto felino, ed una potenza immensa, ma controllata e precisa. Il contrario della violenza bruta, cioè quello che dovrebbe proprio essere la box.

Non sono più riuscita a guardare lo sport, da quando non ho più zia vicino: senza di lei non ha più senso, non ci provo gusto o piacere. Lo sport mi piaceva per quella cameratesca solidarietà che c’era tra noi, quel suo essere il nostro comune segreto.

Ma oggi che Mohamed Alì compie settant’anni me lo sono ricordato, lui e le serate passate davanti alla tv a vedere i suoi incontri. Buon compleanno, Mohamed. Mi mancano i tuoi match, almeno quanto mi manca la Rossa, la mia adorabile zia.

2 Comments

  1. Non c’entra nulla ma mi hai fatto tornare in mente a quando guardavo Fantozzi con mia nonna. Non amo molto Fantozzi ma le gag su cui abbiamo riso insieme le ricordo con una punta di nostalgia.

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  2. Invece a me hai fatto venire in mente di quando, piccola, dormivo da mia nonna e mio zio faceva mettere appunto la sveglia di notte per vedere un incontro di pugilato (ma dove lo trasmettevano mi chiedo? Davano solo quelli di notte?). Era un rito perciò tutta la famiglia si alzava. Io no ma me lo ricordo perché devo averli beccati qualche volta.

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