Le ceneri di Gramsci lasciamole stare.

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Scusatemi, ma io su ‘sta roba di Gramsci ci devo tornare. Ci devo tornare, e lo dichiaro in principio, così ci leviamo ogni dubbio subito di mezzo, perché il Gramsci, come pensatore, l’ho frequentato poco e male; su quello che ho letto di suo, poi, lo confesso, non mi sono mai trovata granché d’accordo . I miei filosofi, quando ero nell’età in cui si leggono i filosofi – cioè fra i diciassette e i diciannove,  poi,  come le tempeste ormonali,  per quasi tutti la sbornia passa – erano Voltaire e Diderot, gli illuministi in genere, con la sola eccezione di Rousseau, che mi pareva un pochino troppo sbilanciato verso l’autoritarismo e le pericolose paturnie preromantiche. Dovendo andare a scegliermi un nume tutelare più contemporaneo, mi prendevo Russell, non l’Antonio. Che ebbe intuizioni geniali e folgoranti sul come e sul perché si formano le élite dirigenti, e tanto di cappello, ma quando poi si trattava di suggerire rimedi, ecco, là, come tutti i marxisti, proponeva – a mio avviso cose improponibili, inutili e potenzialmente pure pericolose. Abbiate pazienza, sono sempre stata così, una borghesuccia moderata: detesto le rivoluzioni perché alzano un sacco di polvere in tinello, e poi, per i moti di piazza, non si sa mai cosa mettersi.

Chiarito questo, la bagarre di questi giorni con cui il Vaticano cerca di dimostrare, testimoni alla mano, che il povero Gramsci si convertì in punto di morte, non riesco a decidermi se archiviarla fra il patetico o il grottesco.

Grottesco perché non può che risultare grottesca la sorte del povero Gramsci, divenuto post mortem un vero e proprio santino della Sinistra – via, l’iconografia di sinistra è tutta negli occhialini di Gramsci e nel basco del Che – che finisce fregato proprio da un santino, per una sorta di sberleffo del destino e della legge del contrappasso; patetico perché è patetico vedere che, a settant’anni di distanza dalla dipartita del soggetto in questione, seri Cardinali perdano tempo a dare la notizia che l’Antonio, prima di tirare le cuoia, avrebbe forse baciato un santino, assai probabilmente appiccicatogli sulle labbra dalla sbrigativa mano di una suorina intraprendente.

È che non riesco proprio a capire, poi, questa gran foga di dichiararlo convertito in extremis. Si fosse salvato e avesse cominciato a produrre scritti cattolici, o almeno avesse lasciato un autografo, un appuntino, insomma anche un post it di abiura, vabbe’, sarebbe stato il trionfo, l’ennesimo esempio di ritorno all’ovile della pecorella smarrita; ma così non ha davvero senso.

Tutto ciò che aveva scritto prima, dal punto di vista dei Cardinali, è e rimane condannabile, perché pericoloso e comunista; il Gramsci, secondo i Cardinali, non può che essere considerato un nemico della Chiesa e uno che, seppure aveva un cervello, lo aveva usato assai male. I Cardinali dovrebbero essere persuasi che il Gramsci faceva ragionamenti scorretti, e pertanto stupidi. Lo han detto per settant’anni che erano tutte scemenze, le sue, che non stavano in piedi. Non capisco dunque perché questo affannarsi a dichiarare con toni tanto trionfalistici che in punto di morte è diventato dei “loro”. Felicitarsi perché uno che reputi stupido si unisce alla tua schiera è come ammettere che era l’unico , fra tutti i cretini, che ti mancava.

7 Comments

  1. no, felicitarsi perché uno che reputi stupido si unisce alla tua schiera significa che ritieni che in punto di morte abbia capito anche lui di essere stato stupido e che quindi tu sei ancora più intelligente.
    Quello che non capisco io è perché tirare fuori questa cosa adesso, e non negli anni ’60 o ’70.

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  2. ma infatti.. (lo dico a .mau) la “notizia” (?!) è di trent’anni fa, nel senso che già allora provarono spacciarla come tale.
    Il fatto che la ripropongano ora, pari pari e senza alcun ulteriore elemento di novità dimostra due cose:
    1) viviamo in una società di vecchi, una gigantesca casa di riposo in cui gli avvenimenti del passato, di quando “loro” erano giovani, a forza di rimuginarci sopra sono più importanti del presente. Del resto cosa non è meglio dell’attuale semolino e pera cotta.
    2) la Chiesa è il massimo esponente ideologico di questo gigantesco reparto di geriatria

    Ma forse era tutto uno scherzo, una trovata per promuovere l’ennesima replica di Peppone e Don Camillo che pare che non guardi più nessuno…e questo per qualuno è un gran problema.

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  3. ma non è vero che la Chiesa abbia mai considerato scorretti e stupidi i ragionamenti di Gramsci.
    Al contrario la Chiesa ne ha sempre riconosciuto l’elevatezza e la purezza intellettuale nonostante fosse un nemico della Chiesa in quanto ateo e comunista.
    Insomma la Chiesa di Roma può essere pure una canaglia ma mica è stupida! Altrimenti si sarebbe estinta da secoli.
    Gramsci fu ed è spiritualmente e intellettualmente un gigante rispetto ai suoi successori del partito a partire da Togliatti in poi dediti più che altro alle cospirazioni ed alle furbizie.
    Un gigante non solo del popolo comunista ma della cultura italiana.

    Era di una purezza sublime Gramsci.
    E di questo la Chiesa ne è stata sempre consapevole.

    Da qui il desiderio della Chiesa di Roma di affrancare la figura candida di Gramsci da un contesto misero e limitato quale quello del PCI.

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  4. Che poi pare che uno sia cosciente e lucido solo a convenienza. Se un malato terminale chiede di morire senza soffrire ancora dicono: “poveretto, non è in sè”. Se un ateo si converte in punto di morte invece dicono: “Ha finalmente compreso la Verità”

    A mio parere suona un po’ stonato.

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  5. Russell come pensatore sociale era un po’ una mezza pippa, faceva più che altro esternazioni alcune brillanti, ma molte superficiali. Per qualche anno propose anche di lanciare la bomba atomica sull’Urss.
    Gramsci cazzate del genere non le ha mai proposte.

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