Non ci sono più i segretari di una volta. Ovvero la democrazia, la partecipazione e le primarie che non bastano più

PD?

Ieri, girellando su Piovono Rane ho letto un post fulminante sulle dimissioni di Veltroni. Diceva, all’incirca: Sedici mesi di Veltroni: quando i segretari di partito venivano scelti in un corridoio da quattro babbioni duravano di più ed erano migliori.

Ho riso. Poi mi sono fermata a riflettere che era vero. E, a questo punto, mi sono domandata perché. Quello che mi sono risposta, non mi è piaciuto manco troppo. Forse proprio per questo sarebbe il caso ci si riflettesse un momento tutti assieme.

  1. La Democrazia imperfetta e l’oligarchia ben oliata. Tempo addietro Giuliano Ferrara ha scritto in un suo articolo che la democrazia, in realtà, è una pia illusione che possono coltivare solo le anime candide. Quello a cui si può arrivare, nella migliore e più fortunata delle ipotesi, è ad una efficiente oligarchia. Quando mi tocca dar ragione, anche in parte, a Ferrara su qualcosa mi vengono tre giorni di mal di stomaco;  ma stavolta dargli torto non si può. Anche la meglio riuscita delle democrazie ha il suo limite nel fatto che è sempre una concorrenza fra élite di potere, in cui la massa dei votanti ha un ruolo marginale, o, per meglio dire, certificatorio: può scegliere nel corso delle libere elezioni questo o quel candidato, ma non ha reali possibilità di influire sui gruppi di potere che propongono i candidati stessi.

  2. Ma adesso ci sono le primarie! Ok, ci sono le primarie, e tutti si debbono e si possono presentare. È un bel passo avanti, direte voi. Certo, ma non è la panacea. Pinco Pallino, infatti, sconosciuto outsider con alle spalle nessuno e addosso tanta buona volontà, può oggi come oggi presentarsi alle primarie del Pd da indipendente e dire che vuol fare il segretario. Col picchio che le vince. Ben che gli vada, farà una bella figura, prendendo un 1, 2, 3 per cento in più di quello 0, tanto che si aspettavano i vertici del partito. Per la politica italiana prendersi da nulla un 1, 2 o 3% è un balzo epocale, un terremoto da far pisciar sotto mezzi stati generali di partito. Ma, in pratica, il buon Pinco Pallino del suo bel risultato o non se ne fa nulla o lo usa per entrare a pieno titolo nella nomenclatura del partito medesimo. Fateci caso, è la strada di Adinolfi, Scalfarotto et similia: non hanno rivoluzionato il sistema, hanno trovato il modo di farne allegramente parte.

  3. Le primarie si vincono con i soldi e gli appoggi: Anime belle, chi vince è perché riesce a mobilitare le masse. Chi ha già parzialmente accesso ai media, più o meno tradizionali, chi ha soldi da investire per lavorare sul territorio. Perché anche Obama, sì, certo, ha vinto per la rete di supporter che ha saputo creare e che hanno trovato i voti casa per casa; ma per riuscire a farli andare casa per casa, ha macinato valanghe di milioni di dollari, investito in spot, convention, passaggi televisivi, ha sfruttato tutta la rete di conoscenze del partito e quella  sua personale. Sennò stava ancora nel suo studio di avvocato di provincia, e col fischio che aveva persino un seggio in Senato.

  4. Ok, ho vinto le primarie, ora che faccio? Mettiamo anche il caso – voglio fare fantapolitica – che il buon Pinco Pallino, sconosciuto, outsider e animato da sanissimi principi, riesca a vincere delle primarie al di fuori di ogni possibile logica di partito. Diventa capo in testa e che fa? Si ritrova a gestire una situazione, siano primarie del pd o d’altro, che non è un guazzabuglio politico, è più affine ad una guerra per bande. Le masse che lo hanno votato convintissime della sua buona fede dentro alle stanze della politica contano un cippa, e, soprattutto, non ci sono. Là entrano solo i vecchi boiardi, gli oligarchi di partito, i capibastone, spesso i veri e propri capicosca. Il buon Pinco Pallino ha due strade: o fa piazza pulita in maniera violenta (ma davvero violenta, e al di fuori di ogni regola democratica, tipo purga staliniana ma un pochino più dura!), o fa l’ostaggio, cercando di mediare e barcamenarsi, finché non lo giubilano definitivamente, o finché non decide di averne le palle strapiene e se ne va di sua spontanea volontà, sbattendo più o meno la porta. Sindrome di Prodi o Sindrome di Veltroni, insomma, tertium non datur.

  5. Come se ne esce? Lo so, voi vi aspettate che adesso vi dica la soluzione, manco fossimo nell’ultima pagina della Settimana Enigmistica. Allo stato dell’arte, la soluzione non c’è, o io non la vedo. Il sistema italiano per ora è un ibrido mal riuscito. Abbiamo importato novità formali come le primarie, ma, ahimè, la riverniciata non basta a cambiare la sostanza delle cose. Cambiare la modalità senza cambiare sistema è inutile quanto allenare per i cento metri uno che non avrebbe fiato per correre quattro centimetri: come direbbe l’immortale Funari gna a fa. A ciò va aggiunto che, nel sistema italiano, i Pinco Pallini staccati dalle logiche dei partiti sono del tutto inesistenti. Per quanto possa aver recitato la parte dell’ingenuo venuto da fuori, Veltroni era un boiardo di partito né più né meno di quanto lo possa essere D’Alema. Ma stiamo attenti che anche le nuove leve, gli Adinolfi, i Rienzi e altro sempre di quel sistema sono figli e ci si muovono con la spigliatezza dei girini che nuotano nel loro stagno.

  6. E allora? Allora non lo so. Fino ad adesso mi sembra che ci si sia interrogati molto sui problemi di leadership, e non si voglia vedere che qui siamo di fronte ad un impasse di sistema. Come per l’economia, se collassa una banca puoi risolvere cambiando il consiglio di amministrazione, ma se collassano tutte, e simultaneamente, è l’intera economia che va ripensata.

    Ecco, mi pare che siamo al collasso. Non credo che ne usciamo, stavolta, solo trovando un faccino nuovo.

16 Comments

  1. Dunque….
    confuto il posulato della durata dei segretari scelti da quattro babbioni, sicchè ” duravan di più ed erano migliori”, indicando il caso Natta : scelto da quattro babbioni all’indomani della morte di Berlinguer,si vantò dell’impennata alle Europee 1984 come se non fosse dovuta all’appena avvenuta estinzione del caro (appunto) estinto.
    Indi ne infilò una dietro l’altra: dall’appoggio alla cgil sul referendum sulla scala mobile alla donazione di denaro ad alcuni pretacci perchè si rifacessero la canonica,all’alleanza alla cazzo di cane nelle amministrazioni locali con l’odiato Psi, che prima contestava poi rincorreva quando era ora di far le giunte, e del quale fu l’avversario più desiderato : con lui in campo, l’onda lunga del sorpasso sembrava davvero possibile, un po’ come quando nel calcio t’accorgi che il libero avversario è un brocco, e spari palloni lunghi nella sua area tanto per farlo correre a vuoto e ridere, che prima o poi il gollettino lo fai.

    Quanto al Pinco Pallino: sarò un vecchio rimbecillito, ma credo che la politica sia di fatto un mestiere, sicchè ad alti livelli la fa chi ha tempo e mezzi per farla; nel nostro paese ciò coincide con chi non s’è inserito in altri lavori, sicchè – con il passare del tempo – essa è divenuta l’ufficio di collocamento permanente; fa eccezione Berlusconi, che capì subito che, sebbene il lavoro non gli mancasse, era necessario preservarlo occupando il collocamento dall’interno, direttamente dall’ufficio centrale,ed amen.

    Propongo perciò l’istituzione di un albo professionale,come esiste per altre professioni: corso di formazione in scienze amministrative per cominciare, esame di ammissione, corsi di mantenimento, pensione a 65 anni. Gli elettori possono scegliere tra gli appartenenti all’albo, di cui si curerà l’equa ripartizione geografica: la diaria fissa verrà così aumentata, causa l’effettivo ruolo amministrativo.

    Enfìn, se Pinco Pallino vuol fare politica locale, si mette in moto per tempo, conquista la maggioranza politica del partitino locale tesserando parenti ed amici, vince il congressino e fa il segretario, sic et simpliciter.
    Indi,dall’interno, deciderà: se vuole continuare a farla, tocca trasformarla in un lavoro a tempo pieno, o quasi.

    Capìto, no?…..;-D
    Inchino e baciamano
    Ghino La Ganga

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  2. non si sarebbe potuto dir meglio. La domanda che mi sorge spontanea, visto che parlando con molte persone queste considerazioni sono presenti massicciamente, molto più di quello che appare sui media e anche nei blog, perchè invece queste considerazioni fanno fatica ad essere rappresentate?(mi riferiso soprattutto ai punti 4, 5 e pure 6…). Solo mancanza di comprensione del fatto che stavolta anche le briciole che cascano dall’imbandita tavola della poltica rischiano di non arrivare a terra?
    Saluti
    paolo

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  3. @->Ghino la Ganga: A parte il fatto che già riuscissimo a mettere per legge che il politico professionista si leva dalle balle a 65 anni e va in pensione forzata avremmo risolto un bel po’ di problemi (per esempio: Silvio,zio Letta, una vagonata di sinistri tutti a casa ad occuparsi di giardinaggio, evvai!), la soluzione che proproni tu sarebbe ottima, ma, a questo punto, entreremmo a pieno titolo in una oligarchia di fatto. Può non essere peggio, ho dei dubbi che sia meglio, soprattutto se non si ha la fortuna di nascere fra quelli che possono permettersi l’iscrizione all’albo professionale.
    Quanto alla carriera di Pinco Pallino…Pinco Pallino, personaggio del tutto ipotetico e che non ha nulla a che fare con la vita reale, magari non vuole davvero fare il politico di professione, solo, per un po’, essere utile alla sua città. Magari, onestamente, il partitino locale gli fa anche un po’ schifo e non vuole entrarci, sennò ci sarebbe entrato da quel dì, visto che glielo offrono da anni. Sì, d’accordo, è un po’ stupido ed idealista, Pinco Pallino. Ma è fatto così.
    Inchino e reverenza.

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  4. Nelle situazioni ordinarie, tutto pare effettivamente andare verso delle oligarchie ma molto imperfette, perchè gli oligarchi perseguno troppi interessi soggettivi e alla fine non sono coesi nemmeno tra loro stessi
    Esistono momenti nei quali le oligarchie mostrano tutta la loro inadeguatezza e allora è spesso il momento del caos, delle rivolte del tumulto..
    Forse, se esistesse un sano momento di riappropriazione della politica da parte della gente comune (masse? proletariato? lotta di classe? ) qualcosa potrebbe anche succedere, non so se di positivo o negativo, ma non vedo nemmeno all’orizzonte una oligarchia illuminata che sappia tirarci fuori dal casino nel quale ci troviamo.
    grazie

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  5. Sui leader scelti da 4 babbioni è già intervenuto Ghino molto meglio di quanto saprei fare io.
    Aggiungo però un dettaglio: anche Veltroni è stato scelto da 4 babbioni, le primarie sono state una barzelletta.
    Dove le primarie le fanno davvero spesso vincono personaggi che somigliano a Pinco molto più che a Walter, e finiscono per avere un discreto potere contrattuale rispetto agli oligarchi, che cercano si di fargli le scarpe, ma senza darlo a vedere perchè è troppo popolare.Senza andare in America, è successo da noi con Vendola ed altri, per cui non credo vedremo mai delle primarie vere a livello nazionale.
    @Ghino
    In altri paesi la politica è si un mestiere, ma anche per gente che normalmente ne fa un’altro. In USA è normale che uno entri in politica a 40/50 anni dopo una carriera in altri settori, e spesso succede il contrario.E’ una stortura italiana che questo accada così di rado che l’ unico esempio che viene in mente tra i pezzi grossi è Berlusconi.

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  6. In realta’ penso che la discussione stia andando nella direzione sbagliata. Guarda un po che scrive Dalema oggi. Ci stiamo concentrando sulla “procedura per scegliere il leader”. Che, lasciatemelo dire, e’ l’ultima cosa per un partito di sinistra. I problemi del partito democratico non sono tutti dovuti a WV. Anzi. Come dici tu, cara Galatea, adesso non si sa chi scegliere: perche’ c’e’ poco da scegliere. Il PD e’ agonizzante perche’ il gruppo dirigente e’ inadeguato. Tutto il gruppo. Vi ricordate che qualche tempo fa si parlava di crisi della politica e dei partiti? E si facevano belle analisi complicate sulla distanza politici-gente comune? Che e’ cambiato da allora? Niente.
    Il difetto del PD e’ s-t-r-u-t-t-u-r-a-l-e, e il segretario e’ l’ultimo dei problemi in questo momento. Il difetto del PD e’ la mancanza di un’anima. I litigi Margherita-DS si sono trasferiti paro paro dentro il PD, con l’unico effetto di esaltare i contrasti invece di ammorbidirli, di bloccare completamente tutto il partito e disorientare i simpatizzanti. Mi sono convinto: e’ impossibile in Italia mettere insieme la sinistra. Specialmente se rimangono sempre gli stessi imbecilli che c’erano 15 – 20 anni fa.

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  7. Ma scusa,il PD NON è di sinistra,l’ha detto Veltroni e altri.
    Perchè uno di sinistra dovrebbe stare a macerarsi la testa per le primarie e il leader di un partito che non è di sinistra?

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  8. Carissima Gala, sono eoni che vado ripetendo le considerazioni di cui sub1).
    E’ per questo che mi sono completamente disaffezionato rispetto alla politica attiva.
    Troppo facile tacciare di qualunquismo chi, come me, ha toccato in prima persona le connivenze che rendono perfettamente intercambiabili tra loro le élites di potere e che, più che deluso, invero ne è rimasto schifato …

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  9. purtroppo non è un sistema al collasso. cosa sia non lo so.

    quello che elenchi son belle ed idealissime cose… ma purtroppo la politica non è fatta solo di quello.

    ne è la dimostrazione la destra che vince: senza primarie, senza scegliere un leader nei corridoi, senza un programma, senza un minimo di dibattito interno, senza neppure votarlo il loro segretario, senza fare un granchè nella vita reale del paese e sputando fuori leggi e leggine a piè sospinto tanto che pure il vaticano s’è scazzato di adottarle automaticamente (alla faccia del ministro per la semplificazione).

    però un leader (con tutto il suo apparato economico-comunicativo) e progetto politico forte ce l’hanno, questo bisogna riconoscerglielo: banale, stupido, anzi… volutamente banale e semplicistico, un po’ razzistico che va a pescare nei peggiori istinti umani, strettamente legato alla religione come equivalenza di dio-patria-famiglia mandando affanculo il lato solidaristico dell’esser cattolico tanto quello di estrazione socialista erano già andato a quel paese (che averli tra i piedi in questo periodo è ‘na rottura di scatole).
    insomma… un ritorno all’ordine, quando il monarca era un figlio di troia ma in fin dei conti era il padre di famglia che accudiva e voleva bene a tutti (pure alle figlie degli altri). ti tartassava, ti trattava da suddito ma ti rappresentava e in lui ti riconoscevi. uno gli vien da dire: che schifezza ‘sta roba. eh sì, ma è questo lo spirito del tempo e purtroppo lo sanno interpretare benissimo. anzi, lo sa.

    robert

    PS: e, come al solito, neanche ‘na settimana e i “laicisti a prescindere” ci cadono come dei babbei (vedi marino e la sua voglia di referendum)

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  10. Cara Galatea.

    intanto complimenti per il lucido post, con un solo appunto: a partiti sostituirei “forze economiche e finanziarie”, spesso estere, e “lobby di potere” mei media, anche queste estere.

    perché è da più di mezzo secolo che l’Italia non ha più una politica nazionale indipendente, e che, se pure fosse una boiata decideva da sé quali boiate fare.

    oggi la politica dell’Italia e dell’Europa la decidono i CdA delle multinazionali e i loro utili servi – i lobbysti – che manovrano l’informazione, come negli USA. paese triste di cui siamo una copia ancora più triste.

    detto ciò hai dato tu stessa la soluzione:

    il pinco pallino, forte dell’appoggio e della rabbia del popolo ricorre alla…

    ” piazza pulita in maniera violenta (ma davvero violenta, e al di fuori di ogni regola democratica, tipo purga staliniana ma un pochino più dura!)”

    una bella rivoluzione sociale, nazionale e ….radicalmente incendiaria. solo che ci manca un leader degno di questo nome e con le contropalle.

    o questo, o la farsa della democrazia decisa dai potentati economici e finanziari che portano i candidati che vogliono loro. non certo quelli decisi dalla nazione.

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