Suocera e nuora.

carrozzina

La signora Crespano, tanto per cominciare, è una Signora. Per dimostrare a tutti che lo è e non permettere ad alcuno di scordarlo, gira per Spinola con tutti gli attributi che una Signora, dacché mondo è mondo, deve avere: vale a dire pelliccia, vestito di gran firma, anello al dito con brillante appena un pelo meno luminoso di una supernova un minuto prima della deflagrazione finale, e al seguito un cagnetto tanto orribile e bizzoso da dover essere necessariamente di una razza molto pregiata, altrimenti nessuna persona sana di mente andrebbe in giro con al guinzaglio una cosa così brutta, somigliante ad una pantegana isterica.

La signora Crespano, in quanto Signora e in quanto Crespano, cioè moglie di uomo appartenente ad una delle famiglie più ricche del paese, considera Spinola non tanto come una sua proprietà, quanto come una sua appendice: la mattina, quando si sveglia e apre le finestre della sua villa – anzi, più probabilmente, quando le fa aprire dalla cameriera – getta un’occhiata al fuori per verificare se il tempo si confà ai suoi desideri: se sì, annota mentalmente che il tempo atmosferico è una entità molto saggia, che ha capito chi detiene il reale potere in paese; se no, solleva un sopracciglio, irata, e desume che il tempo atmosferico, anche il tempo atmosferico, deve far parte della pericolosa congrega dei comunisti, e prima o poi bisognerà fargli capire chi è il padrone.

Cosa faccia la signora Crespano della sua vita non è chiaro ai comuni mortali: la si vede in giro spesso sulla sua piccola utilitaria chic, mentre esce o entra dal centro estetico o dal parrucchiere. Un tempo era sola, ma da un anno ha compagnia: si tratta della giovane nuora, Patrizia, moglie del figlio unigenito Alfonso, erede designato delle fortune di famiglia e già dalla nascita possessore di tutta l’attenzione materna. Le due signore Crespano senior e junior vivono praticamente in simbiosi: la giovane coppia abita nella magione paterna e suocera e nuora escono e passeggiano insieme, mentre i rispettivi mariti stanno nell’azienda di famiglia, a lavorare. Per arrivare all’agognato traguardo di potersi chiamare Crespano, Patrizia ha dovuto subire una selezione lunga e spietata, roba che i training per i Marines sono al confronto uno scherzo di carnevale. Innamorata di Alfonso fin dalle elementari, ha prima dovuto attendere che questi esaurisse tutte le ragazze che suscitavano in lui un benché minimo interesse, quindi pazientare come un avvoltoio che gira e gira sopra un moribondo che la fidanzata in carica scelta da Alfonso – nell’unico caso in cui Alfonso risulta aver tentato di prendere una decisione autonoma – fosse fatta fuori dalla strenua opposizione materna, indi sfoggiare doti di diplomazia e di intrigo notevoli per accreditarsi presso la madre come la candidata ideale a diventarle nuora. La tecnica usata è stata di una semplicità disarmante: Patrizia si è limitata a far capire alla futura suocera che era pronta a farsi plasmare interamente da lei, proprio come s’era fatto plasmare, dalla nascita, il figlio. Nel giro di sei mesi dalle nozze, infatti, Patrizia da mora è diventata biondastra e poi bionda, con colore e taglio praticamente uguali a quelli della suocera; veste una pelliccia, porta al dito, oltre alla fede, un anello con brillante giusto un pelo più piccolo e meno luminoso, per rimarcare che lei è un po’ meno signora e ancora un po’ meno Crespano dell’altra, ed ha iniziato a muoversi con lo stesso incedere della suocera, anche se non così perentorio: non è chiaro se ciò dipenda da una residua timidezza o dal fatto che deve ancora abituarsi a camminare in equilibrio sui tacchi da scarpe di lusso.

Quando alle dieci e trenta spaccate – la signora Crespano senior ha sempre avuto una mania per la puntualità – entrano tutte le mattine nel bar di Clara per fare colazione (cappuccino senza zucchero e senza spolverata di cacao per entrambe), Clara le saluta con un cenno di capo che è dovuto a clienti di tanto pregio, anche se la deferenza eccessiva che ci mette segnala ciò che tutti i frequentatori del bar sospettano da sempre, e cioè che non ha mai sopportato la signora Crespano senior e si avvia, di conseguenza, a non reggere neppure quella junior. Forse, anzi, delle due quella che più l’ha delusa è la giovane: Clara la conosce infatti dalla culla, perché ha sempre abitato nel condominio che è davanti al bar, come me. C’è una punta di malizia non nascosta nel fatto che, per prendere le ordinazioni – cosa del tutto superflua, visto che sono sempre uguali – Clara chiami la signora Crespano signora Crespano, e la Patrizia, appunto, Patrizia, dandole ostentatamente del tu, per rimarcare e ricordare a tutti che lei era la ragazzetta slavatina e senza grande personalità che Clara ha tirato su a bon bon e dolcetti da due lire, gli unici che la paghetta passatale allora dai genitori le permettesse di comprare al banco. Quando la sapeva figlia di famiglia modesta, Clara aveva per Patrizia un istintivo moto di simpatia, tanto da allungarle talvolta qualche caramella extra; ora che la vede sioretta in carriera, pronta ad accettare qualsiasi compromesso, compreso un colore di capelli che le sta da schifo, per compiacere la suocera, ogni volta che la incrocia sente prudere le mani.

Ma l’idillio fra le due Crespano fila che è una meraviglia, anzi l’affiatamento migliora di giorno in giorno. L’altra mattina alle dieci, quando sono entrate la bar come al solito, si vedeva ad occhio nudo che la sintonia toccava vertici mai prima raggiunti: la signora Crespano senior, entrando, ha gratificato la nuora di un luminoso sorriso e ha ordinato a Clara: “Stamattina solo io cappuccio, mia nuora prende un tè.”

Un tè? – ha subito fatto eco stupita Clara, perché ogni minuzia che cambia nella vita perfettamente organizzata della Crespano senior è un evento senza precedenti – e come mai?”

Eh, ha un po’ di nausea… le capiterà spesso, da adesso in poi… ci darà presto un nipotino!”

La notizia è rimbombata nel bar con la stessa forza dello sgancio di un’atomica.

Oh, un piccolo Crespano! Congratulazioni, Patrizia. E si sa già se sarà un maschietto?”

Non ancora – ha risposto per la neomamma la suocera – ma sarà un maschio di sicuro, a casa nostra da tre generazioni non nascono che uomini!”

E hai già in mente il nome?” ha replicato Clara, rivolgendosi sempre, e platealmente, a Patrizia, che non proferiva verbo.

Ma naturalmente Carlo, come mio marito!” ha tagliato corto la Crespano senior.

Be’, che devo dirti? Sono contenta per te.” ha chiuso allora Clara, sempre guardando Patrizia dritta in faccia, e con un tono che sottintendeva: se a te piace questo…

Patrizia è arrossita, e non ha replicato una cippa. Clara si è voltata verso il banco, facendo una piccola deviazione verso il mio tavolo, con la scusa di dover recuperare la mia tazza di cioccolata.

Si accettano scommesse – mi ha sussurrato all’orecchio – almeno glielo farà tenere in braccio una volta, il pupo, dopo che glielo avrà partorito?”

L’ho guardata, Patrizia, muta nell’angolo, a sorbirsi il tè generosamente concessole dalla suocera al posto del cappuccino che normalmente le spetta.

Ne dubito.”

14 Comments

  1. Bel post.
    Che – spiace doverlo dire – mi rammenta un episodio dei tempi d’università : tra una lezione e l’altra, nel cortile davanti all’aula s’aspettava l’arrivo del luminare.
    Tra le molte ragazze presenti, notando quelle agghindate come per una serata in discoteca, un mio compare espirava nicotina e,nel riferirsi ad esse con un movimento del mento, chiedeva a noialtri:
    ” che vedete?”
    ” delle belle fighe!”
    ” errore : tante disoccupate parcheggiate in università come in concessionaria,nell’attesa dell’immatricolazione presso qualche casato illustre.”
    “maddài, che dici…”
    “fidàtevi.E aspettate,che l’usato costa meno.”

    Sì,ho capito: vado dietro alla lavagna…..
    ;D
    Inchino e baciamano
    Ghino La Ganga

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  2. Splendido dipinto, senza tempo e senza luogo, tant’è universale.
    (… però bisognerebbe ucciderli finché sono piccoli, perché poi proliferano) 😉

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  3. Complimenti la tua descrizione delle donne del nord-est diventa ogni migliore ogni volta. E mi sa che come ha scritto Carlotto nei suoi libri, sempre più nella nostra splendida regione saranno queste famiglie potentissime che decideranno i nostri destini.

    zero

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  4. @->Ghino: ma no, figurati. Semmai dammi il numero del tuo amico, a questo punto, che sarei curiosa di sapere che valore attribuirebbe a me, sul mercato dell’usato. 😉 (peraltro, quasi quasi mi fa tenerezza pensarmi come una simpatica macchinetta usata, di quelle che consumano poco, non ti lasciano in panne mai, sono ormai comode. Ma sì, va’, mi piace più questo che essere una fuoriserie nuova fiammante!)
    @->paolo: Già speriamo che sia femmina…cioè no. Potrebbe essere la fotocopia della nonna. :-0
    @->lector: grazie.
    @-<Zerocold: temo di sì.

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  5. @->goodidea: be’ l’arbre magique è carino, utile..quello al pino silvestre non ha nemmeno un profumo così cattivo, poi fa tenerezza e mi ricorda la macchina di mio papà quando ero piccola. Rimango dell’idea che le utilitarie sono più simpatiche.

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  6. Galatea, si vede che non frequenti la Settimana Enigmistica (3.000.000 di tentativi di imitazione), altrimenti avresti capito il commento di pensatoio. Comunque hai scritto un altro post meraviglioso. Grazie

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