
Rutilio Davanzo è sempre stato, in politica, una giovane promessa. Praticamente al partito è entrato così puttino da far sospettare a qualcuno che avesse preso la tessera direttamente alla nursery, quando gli altri neonati vagivano pietendo al massimo il biberon. Nessuno, a dire il vero, ha mai capito chi ce l’abbia portato dentro, al partito, il piccino: forse se lo era perso una tata distratta e non bene in grado di sorvegliare la carrozzina, e lui, gattonando gattonando, era giunto fin lì; fatto sta però che, una volta entrato, non c’è stato più verso di farcelo uscire. Beati i tempi in cui i giovani passavano le notti in discoteca con gli amici, o nei pub: Davanzo manco pei tacchi, è sempre stato piantato in sezione, nemmeno lo avessero imbullonato al pavimento. Certo, per il partito è stato una risorsa: ogniqualvolta, infatti, c’era bisogno di avere un parere dei giovani su un determinato argomento, contando che l’età media degli iscritti effettivi ormai sfiora i settantacinque, avere lì sottomano Rutilio era il modo sicuro di uscirne: si chiedeva a lui. Così Rutilio, nel corso degli anni, ha regalato consigli sullo sballo post discoteca, sui problemi della generazione x, sul dramma dell’accesso in politica degli under quaranta, insomma su tutto un universo di argomenti che lui, che non ha mai frequentato discoteche perché stava sempre alle assemblee di partito, di x conosce sì e no i raggi e aveva avuto accesso alla politica dalla culla, conosce quanto un tirolese può conoscere le tecniche di immersione subacquea.
Per quanto la sua funzione di opinionista-consulente lo abbia tenuto molto impegnato, tanto che non c’era numero del foglietto bimestrale del Partito che non riportasse una sua illuminata dichiarazione sul mondo giovanile, non lo ha però mai condotto laddove sognava di giungere, ovvero in Consiglio Comunale. Ad ogni tornata elettorale, Rutilio si presentava con il suo bel faccino rubicondo, l’ameno sorriso e negli occhi il brillio di chi pensa: “Stavolta tocca a me!”. Ma i vecchi del partito studiavano per un attimo il suo volto paffuto da putto cresciuto troppo in fretta, si guardavano poi tra loro e, previa veloce consultazione ad occhiata ed ammicco, decidevano che sì, vabbe’, il partito era alla frutta, ma non così tanto da dover promuovere Rutilio come consigliere.
Il poverino, va detto, le strade le aveva percorse tutte, bussando alle porte di ogni corrente, e persino degli spifferi: era passato dalla sinistra estrema del partito, al centro moderatamente baciabanchi, poi all’ala quasi laica, indi a quella ammanicata con la parrocchia a doppio filo: ma alla fine di tutto questo peregrinare più doloroso e scomodo di una gita a Lourdes, pur avendo battuto tutte le vie, l’unica che gli affidavano in esclusiva durante le elezioni era quella che conduceva alle cassette della posta, dove infilare ad uno ad uno i volantini dei candidati prescelti. Intanto il tempo passava, per Rutilio come per tutti, e il suo unico punto di forza, quello di essere la giovane promessa del partito, cominciava a traballare, non fosse per il fatto che si può essere promesse in eterno, ma in eterno nemmeno in Italia si può essere giovani.
Così, arrivato ormai alla fatidica soglia dei quarantacinque, Rutilio ha dovuto prendere atto che là dentro la sua sfolgorante carriera si era ridotta ad un cumulo di dichiarazioni sceme rilasciate con scadenza fissa al foglietto bimestrale, foglietto che peraltro non lo chiamava nemmeno più, un po’ perché i fondi non sono quelli di una volta e la stampa politica langue, ed un po’ perché domandare notizie sui pensieri e le aspettative dei giovani a uno che ormai sarebbe più competente, per età, sulle aspirazioni dei pensionati è francamente ridicolo persino per una pubblicazione al limite dell’inconsistenza. A questo nella vita di Rutilio si sono aggiunti i problemi familiari indotti dal mancato successo. La moglie Susanna, infatti, non ha mai fatto in proprio politica, pur interessandosi della cosa da distante, perché ha sempre pensato di fare carriera, prima o poi, da first lady. Uno dei motivi, anzi probabilmente l’unico, per cui ha accettato di sposare Rutilio era proprio il lavorare in prospettiva: accasarsi con una giovane promessa era garanzia che prima o poi si sarebbe conquistata un posto di spicco fra le signore che contano in paese. Il fallimento di Rutilio era dunque una doppia disgrazia, anzi una disgrazia a due piazze, si può dire matrimoniale; per Susanna, poi, era uno smacco di quelli che non si perdonano e non si parano giù, soprattutto perché ormai, dato che i figli erano usciti dalla scuola dell’obbligo, persino il ripiego che s’era trovata come rappresentante di classe dei genitori veniva a cadere. Quindi, preso il marito per la collottola, l’ha costretto a guardare in faccia la realtà: in quel partito per lui non c’era davvero un futuro a nessun livello. Al povero Rutilio gli è preso uno stranguglione: le voci raccontano che durante il teso faccia a faccia con la consorte abbia persino pianto, oltre che frignato come fa di solito. Ma stavolta Susanna è stata irremovibile: Rutilio doveva abbandonare il partito, in fretta, e passare dall’altra parte immantinente. Solo con una mossa fulminea, infatti, poteva presentarsi allo schieramento avverso in tempo per trattare un posto in lista e guadagnare così, una buona volta, quel seggio in Consiglio che da sempre è stata la sua aspirazione.
“M-m-ma io non me la sento…” ha balbettato Rutilio, sconvolto non tanto dall’idea del tradimento in sé, quanto da quella di doversi presentare da solo a trattare con gli avversari di sempre, che già ai dibattiti normali se lo sono immancabilmente sbranato.
“Sciocchezze!- ha tuonato Susanna – Loro lo sanno che, bene o male, tu puoi portare loro un bacino di voti, perché, dopo tanto tempo, la gente comunque ti conosce!”
“M-m-ma io non me la sento…”
“Che palle, ci vado io!”
Presa la decisione, la Susanna ha contrattato un incontro segreto con il candidato sindaco in pectore di una parte della parte avversa (il resto della parte avversa deve ancora decidere non solo il candidato sindaco in pectore, ma anche se vuole essere parte avversa a qualcuno e, nell’eventualità, a chi). L’incontro, per non suscitare sospetti, si è svolto con modalità degne di un film di James Bond (pronunciato Giàmes, come s’usa da queste parti): la Susanna e il candidato in pectore si sono ritrovati di sera, in un parcheggio dismesso ai margini di Spinola, da soli, lontani da orecchie indiscrete, e si sono poi allontananti insieme sulla macchina di lui, verso una destinazione rimasta ignota a tutti, persino ai collaboratori più stretti del candidato sindaco in pectore. Il risultato di una nottata di lunghe ed estenuanti consultazioni fra i due non è tardato a venire. La mattina dopo una Susanna trionfante ha dato lieta l’annuncio alla famiglia che il cambio di campo è sancito ufficialmente, e la famiglia può prepararsi ad una campagna elettorale che stavolta, in fine, porterà alla conquista di uno scranno in Comune.
Hanno candidato Rutilio? Ehm, no. Lei.
A scanso di equivoci, si ribadisce che Spinola è una cittadina del tutto immaginaria, abitata da personaggi immaginari e dove avvengono cose che sono solo frutto di fantasia. Se a qualcuno sembra che taluni fatti riecheggino avvenimenti reali presenti o futuri accaduti da qualche parte la spiegazione è semplice: di questi tempi la realtà ha scarsa fantasia e copia dal mio blog.
La postilla è deliziosa.
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La storia è buona ma… parliamone. 😉
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Senza nulla togliere alla Vostra storia… il disclaimer mi ha fatto piegare in due
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Cornuti si nasce.
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…oppure si diventa. Non è mai troppo tardi!
Ciao, cometa
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Eh,vedi.
Se anche il candidato sindaco in pectore non sarà il candidato ufficiale,potrà comunque dire d’aver passato una discreta nottata. Susanna comunque non si perderà d’animo : me la vedo organizzare una lista civica con se stessa candidata sindaco,alla peggio, e raccattar voti in estenuanti trasferte notturne.
Par di capire che le mogli dei giovani virgulti di sinistra, dalle parti vostre,sian meno tenere e comprensive di quelle delle mie parti di Romagna: quelle che tengon compagnia alle “promesse” che rimediano un loft, per intenderci…
Posso aver l’ardire di supporre che Sua Signorìa la Ninfa sia stata minimamente ispirata dalle cosucce mie,e di ritenermi,per questo, più che onorato?
;D
Inchino e baciamano
Ghino La Ganga
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@->Ghino: Sì, decisamente mi hai ispirato. Solo che qui è inutile, le mogli delle giovani promesse politiche sono proprio di pasta diversa. 🙂
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