
Ninni, quando passa sul pianerottolo, ormai lo sa come si fa. In braccio a mamma, stende il ditino verso il campanello della mia porta e ordina, con vocina decisa:
“Gìa…”
La mamma si rassegna: se Ninni vuole Gìa, Gìa bisogna darle. Quindi molla le borse e i pacchi della spesa sul pianerottolo, e lascia che il ditino della sua bella bambolotta schiacci e schiacci il pulsante, finché la porta non si apre e lei può sgambettare allegra dentro casa.
Ninni adora andare da Gìa, ma mica perché di Gìa le freghi qualcosa. È che Gìa ha una casa grande e soprattutto una camera che è piena di peluche, perché nonostante la sottoscritta, e cioè Gìa, sia abbondantemente sopra i trenta, i peluche le fanno tenerezza sempre, e quindi non c’è compleanno o Natale o altra festa più o meno comandata in cui gli amici non gliene rifilino una caterva.
Ninni arriva, si guarda attorno, per un attimo porta il ditino alla bocca e poi indica di nuovo quale, nel cumulo che riempie ogni scaffale della libreria, vuole.
Almeno, di solito fa così. Ma non ieri. Come al solito, è entrata, ha trotterellato un po’ in giro, poi è zompettata sopra il letto, e qui, sì, con il ditino ha indicato una cosa che era sopra alla libreria.
“Ibo!” ha detto, decisa.
“Vuoi l’ippopotamo?” ho chiesto.
Lei ha scosso il capo, facendo segno di no.
“Vuoi il pinguino?”
Altro diniego, ancora più convinto.
“Ibo!”
Ibo? Eccheè, “ibo”, mi sono arrovellata io, perché confesso che di tutte le lingue, il bambinese mi rimane sempre troppo ostico.
“Vuoi il coccodrillo? Il coniglio? Il porcospino?” ho cercato di interpretare, con una esegesi che diveniva via via più disperata.
“Ibo!” continuava a dire Ninni, con negli occhi uno sguardo scocciato ma anche triste, come di chi non si capacita che una adulta reputata tanto intelligente dai suoi simili non capisca una cosa così ovvia come “ibo”.
Finalmente, seguendo la rotta tracciata dal ditino che pervicacemente era puntato verso la mensola ho capito: “ibo”, ma certo! Ninni voleva il libro dietro ai peluche.
L’ho guardato, un po’ perplessa, quel volumone color caccarella dall’aria vissuta: era grosso, sì, ma in cartone semplice, inoffensivo, senza spigoli duri dove potersi far male. Così l’ho preso e gliel’ho consegnato.
Ninni, felice come una pasqua, si è seduta sul letto come in trono, ha aperto la copertina, girato le pagine, poi ha alzato la faccetta tutta rossa e tutta eccitata, come per ringraziarmi di averle finalmente dato l’”Ibo” che tanto sognava, ed è scoppiata in una gran risata di pura felicità.
Ho guardato il libro, quel mattonazzo della Storia Greca di Domenico Musti.
Dev’essere la prima volta che qualcuno, a prenderlo in mano, si diverte così.
Commovente. Quindi ne possiamo dedurre che fra qualche anno le badilate di cultura ce le elargirà la Ninni?
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Il che dimostra che molti bambini sono naturalmente attratti dai libri; e che spesso questa passione si spenge nel tempo, per colpa di genitori distratti e un ambiente esterno poco favorevole agli intellettuali.
Spero di tenere botta con i miei: per ora il mio grande (5 anni) ha ricevuto per il suo compleanno “il mio primo libro sullo spazio”, e adesso sa a memoria i pianeti del sistema solare! 🙂
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promette bene la piccola potresti regalarle un librino gonfiabile di quelli con cui si gioca nella vasca, così rinforziamo l’idea che con i libri ci si diverte 🙂
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Sono un po’ come la Ninni. Anche io, invitato in casa da una signorina, indico la “tata”, omettendo per errore dislessico il prefisso “pa”. Quando va bene vengo catapultato sul pianerottolo insieme ad uno Snoopy di peluche gigante col quale gioco a briscola fino all’alba.
Ma esistono i porcospini di peluche? Pungono? E come si distingue da un istrice di peluche? I porcospini e gli istrici di peluche vanno d’accordo fra loro o si devono riporre su scaffali separati? I tossici si scambiano a Natale siringhe di peluche? È filosoficamente ed eticamente corretto riprodurre in peluche oggetti che sono già morbidissimi (come i gatti persiani)? Mahmud Ahmadinejad è stato ripetutamente graffiato da piccolo da un gatto persiano?
(vi lascio e torno alle mie storie…)
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in fondo la felicità è una piccola cosa…. (è la fine di una breve poesia, ma non mi ricordo di chi)
ciao
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Trilussa
p.s.
la bimba sarà una letterata
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