La signora e la sioretta

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La Signora è una vera signora, e, per descriverla, tanto basti. Come siamo diventate amiche, nemmeno me lo ricordo: forse ci siamo conosciute passandoci il giornale, e cominciando a commentare una notizia, qui o là. Tutte e due viviamo, in pratica, al bar di Clara: io passo a orari ballerini, a seconda degli impegni scolastici; lei è una cliente metodica, che arriva ogni giorno alle undici, si siede, ordina il caffè e il cornetto, legge i suoi quotidiani; poi passa all’aperitivo, con contorno di pizzetta e salatini; quindi va a casa e torna nel pomeriggio, per il tè e lo spritz. Tutti la conoscono, tutti, Clara compresa, la salutano con un compito cenno di capo all’entrata, che lei ricambia con cortesia priva di ogni condiscendenza; si siede al suo tavolino, che resta libero sempre, senza bisogno che ci siano sopra cartellini per riservarlo, perché è il tavolo della Signora, e, per quanto il bar sia pieno, nessuno s’azzarderebbe ad occuparlo, persino se lei, per un giorno, non si facesse vedere lì.

Ci sono persone che ispirano di per sé una forma di reverenza: la Signora è fra queste. Non dipende da chi è, né dalla consapevolezza che discende da una schiatta di ministri fin dai tempi del Regno o che il di lei genitore, oltre che padre suo, è stato anche Padre della Patria. La Signora, fosse anche figlia di un ciabattino, la tratteresti come una regina lo stesso: a ottant’anni il suo volto segnato da un reticolo di rughe fini ha un fascino che nessuna venticinquenne può nemmeno sognarsi: la bellezza clamorosa che il tempo dona alle donne d’intelletto.

Al bar la Signora sta come se fosse a casa sua, ma siccome la sua casa ha di natura i ritmi ed i riti di un palazzo nobiliare, il bar si conforma ad essi: alla Clara la Signora dà del lei, così come lo dà alle giovani cameriere, che ricambiano un po’ impacciate, perché di loro userebbero il tu anche per rivolgersi a Matusalemme e temono di impasticciarsi a coniugare i verbi; con gli altri clienti, la Signora è sempre cortese ed affabile, ma non ce n’è uno che non s’adegui spontaneamente alla regola non scritta che la Signora non s’importuna: se è lei che ti rivolge la parola per prima, si risponde, ma apostrofarla o coinvolgerla in una conversazione senza permesso, non si fa: se capita, Clara è la prima a tirare gli occhi, per far capire che non è cosa. La Signora è la Signora, e gli altri sono altro.

Far parte del gruppo cui la Signora rivolge la parola, a Spinola, è il segno più manifesto che si è persone valide: gli intelligenti che incrocia, la Signora li adotta. Non contano le cariche o i successi personali: la Signora, per dire, saluta sì il sindaco Taragnin, ma solo perché è lui che si scappella: lei si limita, per rispetto dovuto all’istituzione, a rispondere, e il mancato calore di quel saluto costa ogni volta al sindaco almeno una decina di voti. Se per gli uomini ricevere da lei un cenno può confermare il raggiungimento di uno status sociale, per le donne di Spinola il saluto della Signora è una specie di imprimatur mondano: un buongiorno, e meglio ancora un invito a sedersi al tavolo con lei per consumare il proprio caffè equivarrebbe, ai tempi d’oro di Versailles, ad essere state ammesse in qualità di dame agli appartamenti della Regina. In tanti anni al suo tavolo non mi ero mai seduta, finché un giorno la Signora non mi ha chiesto cortesemente se poteva permettersi di offrirmi lei il caffè. Tanto è bastato perché la Clara mi guardasse come avrebbe guardato Lady Diana se mai, da viva, fosse entrata nel suo bar: la Signora che offre il caffè a qualcuno è una sorta di investitura morale.

Da allora quando entro e la Signora c’è – cioè sempre – oltre al saluto ci scambiano qualche parola: lei mi chiede come va a scuola, si informa blandamente sulla mia vita; quando manco qualche giorno, vuol sapere se per caso ho avuto dei problemi. Pur non leggendomi – la Signora non ha internet, e manco un computer – sa che scrivo, e il suo cortese interessamento rende scontato che io non possa che scrivere bene, perché queste cose la Signora le capisce ad intuito, punto e basta.

Al contrario delle Signora, Maria Ilva Gavagnini, da Clara, non la sopporta nessuno. Non che sia cattiva, solo che non si regge. É una quarantenne segaligna e bruttarella che ha sposato un dottore più brutto ancora di lei, partorendo due figlioli che, da simili genitori, lascio a voi immaginare come possano essere riusciti, dato che il dna non è una fola. La Maria Ilva è una di quelle donne che hanno fatto di tutto per avere un marito ricco, ma, una volta ottenutolo, passano il tempo a far sapere che non lo volevano affatto, perché nella vita, sia ben chiaro, avevano altre aspirazioni. La Maria Ilva, infatti, è un’artista, e il marito, pur se medico, è artista pure lui, per non parlare dei figlioli, artistissimi, nonché, data la giovane età, geniali seppure in erba. La Maria Ilva non è proprio amica della Signora; più che altro, la Signora se la ritrova fra i piedi perché è paziente del dottore, e quindi, volente o nolente, è costretta a sopportarne la moglie.

Quando entra al bar, la Maria Ilva per prima cosa dà un’occhiata circolare, per vedere dov’è la Signora (ancora non l’ha capito, infatti, che la Signora occupa sempre lo stesso tavolo) e si fionda quindi su di lei per attaccar bottone, dardeggiando occhiatacce, nel contempo, a chiunque si trovi attorno, onde far capire, laddove vi fossero dubbi, che la Signora è roba sua. Di solito io la scampolo perché non ho orari compatibili con le calate della Maria Ilva, ma l’altro giorno, dopo aver recuperato al corso di non so cosa uno dei suoi due mostriciattoli, la Maria Ilva è transitata per il bar in un momento in cui c’ero io, ed ero pure seduta al tavolo della Signora.

Vedere un’altra donna parlare, in evidente confidenza, con la Signora ha causato alla Maria Ilva uno choc, che si è vieppiù aggravato quando la Signora l’ha informata che ero una sua amica, insegnante, giornalista e scrittrice. La Maria Ilva s’è vista perduta, perché per l’insegnante non c’erano problemi (insomma, io sono una sfigata professoressa, lei moglie di medico, dal punto del prestigio sociale non c’è gara!) ma il giornalista e scrittrice erano due robe serie da contrastare. Quindi ha cominciato a sciorinare una tiritera giustificatoria, tutta d’un fiato, e senza guardare me, ma solo la Signora: “Ah be’, sì, sa, in famiglia io mi occupo dei ragazzi e mio marito è medico, ma siamo tutti artisti, sa, abbiamo una vita così, un po’ bohemienne, noi amiamo l’arte, portiamo i bambini a teatro, io poi, con i teatri, per dire, collaboro, l’anno scorso ho aiutato persino un amico architetto a fare una scenografia per lo spettacolo della Croce Rossa, qui a Spinola, eh, sa, ci tengo che i miei figli non diventino dei borghesi, voglio che siano un po’ alternativi, perché l’arte è importante, e poi bisogna uscire fuori dagli schemi, ecco, non deve pensare a noi come la classica famigliola borghese, perché non lo siamo, sa?”

La Signora è stata a sentirla, compita, dall’inizio alla fine, sorseggiando il suo tè. Quando ha terminato la sua filastrocca l’ha guardata come se la vedesse in trasparenza e detto:
“Ah, sapesse come la invidio. Io invece di artistico non ho nulla di nulla, sono proprio una borghese molto tradizionale e basta. Qualcuno lo deve pur essere al mondo, no?”

La Maria Ilva è rimasta tramortita, io mi sono chinata in tutta fretta, fingendo di aver perso per terra il tovagliolo, onde evitare di scoppiare a riderle in faccia. Quando mi sono rialzata, la Maria Ilva era sparita e io ho sorriso alla Signora, la quale imperturbabile, ha ricominciato a sorbire il suo tè.

Non avrà alcun lato artistico, ma quanto a perfidia è da Nobel.

13 Comments

  1. mi sembrava di essere seduto in un tavolo del bar, a vedera la scena in silenzio. Certo che la maria ilva, di alternativo ha ben poco, e la signora è signora proprio.

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  2. adoro queste signore ultraottantenni dalle risposte pungenti. come la montalcini del resto…
    (non avevi fatto tu il post sulla montalcini da fazio?)

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  3. Certo, la signora sarà pure figlia dei padri della patria, ma in quanto a fare le scarpe, sembrerebbe davvero la figlia di un ciabattino. 😉

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