La furbizia della principessa triste

diadema

Da quando il marito se ne è ito di casa per mettersi assieme ad una cassiera non bella, non giovane, non colta e con la stazza di una balenottera, la vita di Patrizia Crespano è cambiata. Contrariamente a quanto tutti potevano ipotizzare, in meglio.

Se prima dell’abbandono la giovane signora Crespano era tutta compresa, ma alfine soprattutto ingabbiata, nella parte della nuora devota, atta ad impadronirsi di tutti i riti che la nuova ed altolocata famiglia le imponeva, e si applicava quindi a seguir la suocera come un’ombra, con lo stesso zelo ossequioso di una novizia che ha avuto il gran culo di riuscir simpatica alla madre badessa, ma sempre ai suoi ordini rimane, dopo la fuga del fedifrago i rapporti di forze fra le due sono stati profondamente rivoluzionati, e in casa Crespano, la quieta magione avita che da anni sovrasta e sovrintende al paese, si è avvertito l’equivalente di una scossa di terremoto.

Lei, Patrizia, non è più una Cenerentola cooptata nella famiglia del Principe, ma una Principessa Consorte abbandonata dalla sera alla mattina, e per giunta dopo aver partorito l’agognato erede maschio; una moglie offesa, quindi, e mamma, cioè la quintessenza di ciò che per nessun motivo al mondo si può lasciare impunemente.

I suoceri non sanno che pesci pigliare, e vagolano per le stanze ammantati di torvo imbarazzo. Alfonso è il loro figliolo, di cui da sempre hanno scusato i colpi di testa, rimediando ad ogni suo guaio: non poteva aver mai torto, in primis perché era figlio loro, ed in secundis in quanto Crespano. Tutte le donne di cui s’incapricciava non erano e non potevano mai essere alla sua altezza, ed erano destinate a scomparire sul lungo periodo, va da sé per colpe proprie, in quanto inadeguate al ruolo; la signora Crespano Senior al massimo affrettava queste dipartite, con ogni mezzo la sua lingua biforcuta e le sostanze di famiglia le mettessero a disposizione. Ma se si può trattare una scomparsa liquidando, quando serva, in denaro sonante una morosa avventizia, più difficile è liberarsi cash di una moglie scelta in pratica da mammà, regolarmente portata all’altare e benedetta dall’approvazione del parentado al gran completo; diviene poi quasi impossibile sbarazzarsi di costei se questa è la madre dell’unico nipote, un ignaro puttino roseo ed innocente, che è riuscito una meraviglia per dispetto.

Così la signora Crespano Senior è stata costretta dalla circostanze e soprattutto dalle apparenze a tenersi la nuora sotto lo stesso tetto, nella magione avita, e lasciare il figlio in un residence fuori dai confini del paese; a pietire i buoni uffici dell’avvocato Martinuzzi, legale di famiglia, per definire termini di separazione più favorevoli possibili alla nuora stessa, purché questa accetti di non fare scandali, e per di più deve ingollare con un sorriso sulle labbra il fatto che in ogni negozio in cui entra, in ogni bar e per ogni dove, il suo arrivo coincida con un sussurro generalizzato di riprovazione nei confronti del figlio, e di solidarietà alla di lui moglie, non ancora ex ma di fatto sulla via di diventarlo senza colpa.

Patrizia, nel contempo, ha cambiato stile e modus operandi. Mandata in soffitta l’aria remissiva da miracolata, nelle trattative ha tirato fuori una grinta da accorta donna d’affari, unita ad un insospettato talento nel manipolare l’opinione pubblica. Nel giro di due settimane ha giubilato il taglio di capelli e il colore impostasi a similitudine della suocera, e tutto il guardaroba modello Crespano. La cosa ha indubbiamente giovato al suo aspetto, rendendola quasi passabile, da slavata che era; ma il suo acume le ha suggerito di conservare un certo pallore sofferto di fondo, e mantenere negli occhi una venatura di tristezza che fa molto Lady Diana Spencer. Della principessa cornuta ha assunto le posture, e i sospiri di commiserazione per il suo destino ingrato, sospiri lamentosi che espettora in tono ben udibile ogniqualvolta ci sia qualcuno a portata d’orecchio. La sua interpretazione da Grande Vittima è da Oscar, come quella del suo regale modello. Persino la suocera, che del vittimismo ha fatto un suo cavallo di battaglia, si trova spiazzata da tanta maestria.

Adalberto – ha intimato all’avvocato Martinuzzi – ti prego, alle trattative pensaci tu!”

Il tono era miserando, e ben comprensibile dopo uno sfiancante pomeriggio allo studio legale, durante il quale la nuora ha preteso che fossero previsti negli alimenti persino i soldi per i fazzolettini di carta.

Non ti preoccupare.” ha garantito l’avvocato, che oltre ad essere legale di famiglia, di famiglia è da sempre amico e confidente; di lui Madonna Crespano si fida come si fiderebbe di un fratello, cioè comunque poco, ma insomma, è per dare un’idea.

Adalberto Martinuzzi nelle trattative medesime ci si è messo di buzzo buono, con tutta la solerzia e l’abnegazione del caso: i pomeriggi nel suo studio sono diventati quasi sempre sere, e sere tardi, tant’è che alla fin fine, la settimana scorsa, il tardi era così spinto che l’avvocato non ha potuto far altro che accompagnare la quasi ex signora Crespano a casa con la sua Jaguar, perché ormai l’ora era davvero notturna, la madamina Crespano a piedi, a Spinola di taxi non ne esistono, e a quell’ora di notte manco accettano di venire dai paesi vicini.

Il tragitto fra il centro di Spinola, dove c’è lo studio dell’avvocato, e la magione dei Crespano non è poi lungo, ma passa per un vasto tratto di campi ancora quasi vergini, disseminati di piccole piazzole di sterrato che servono a dare agio ai trattori per entrare nei poderetti. Talvolta ci si arena qualche macchina in panne, perché, se il motore si impianta da quelle parti, con tutto che sei a mezzo chilometro dal paese, di notte non hai altra alternativa che fermarti, tirare giù un paio di madonne ben assortite e chiamare con il cellulare un amico dall’anima pia che ti venga a recuperare.

Ben sapendo quanto siano infidi quei dintorni, il vigile in pensione Gelindo Bortoluzzo, che abita in una delle casette in mezzo alla campagna, s’è tosto agitato, riconoscendo, quella sera, in una delle piazzole, ferma, la Jaguar dell’avvocato Martinuzzi. Il suo senso civico, nonché la doverosa deferenza verso una delle maggiori autorità del paese, l’han spinto a prendere una pila ed uscire di casa in bragozze e canotta, cioè come si trovava davanti alla tv. Avvicinatosi circospetto con zompi degni di un berretto verde in missione speciale, si è vieppiù convinto che fosse successo qualche incidente grave, perché la macchina era a fari spenti, con nemmeno una lucetta accesa, e ciononostante dall’interno proveniva un lamentarsi ben udibile. Bortoluzzo s’è quindi appropinquato lesto lesto, ha spalancato una delle portiere puntando la torcia sugli occupanti, e ha chiesto, premuroso: “Serve aiuto, Avvocato?”

La faccia paonazza dell’avvocato, che la torcia ha illuminato impietosa, e quella ancor più paonazza della quasi ex signora Crespano, emersa a stento dall’ombra del sedile, gli hanno subito fatto capire che non di aiuto abbisognavano i due, quanto piuttosto di omertosa discrezione. Gelindo, per un attimo, è rimasto perplesso, ed ha soppesato in un lampo quanto la salace storiella lo avrebbe fatto salire nella considerazione della moglie, che lo ha sempre reputato un incapace, delle amiche di lei, solidali nella valutazione, e degli amici del bar, avidi di pettegolezzi. Ma la quasi ex signora Crespano, ripresasi in tutta fretta, rialzatasi dall’imbarazzante posizione in cui era stata sorpresa e riacquistata la sua albagia di madre, moglie tradita e vittima sacrificale, lo ha gratificato con uno sguardo pieno di acquosa tristezza, che era proprio quello di una Lady Diana, ma proprio proprio proprio quello lì. Al che il Bortoluzzo, sentendosi parte di una telenovela regale e non di un semplice episodio boccaccesco da strapaese, ha pronunciato un velocissimo: “Scusatemi!”, richiuso la portiera in fretta e furia ed è tornato verso casa, pronto a giurare e spergiurare alla moglie di essersi sbagliato, e che di macchine in sosta sullo sterrato non ce n’era nemmeno l’ombra dipinta.

La quasi ex signora Crespano si è data una risistemata al rossetto, ha confortato sbrigativamente l’avvocato Martinuzzi, ancora color cencio smorto per la paura, e, ripresa l’aria dolente da sposa affranta, gli ha intimato di riaccompagnarla tosto nella magione dei suoceri, tirando fra sé e sé un doveroso sospiro di sollievo: perché la parte di Lady Diana, quando è ben recitata, salva sempre, e se chi la recita è piuttosto furba, la prima piazzola dove vieni sorpresa con l’amante di turno non si trasforma automaticamente in un tunnel dell’Alma.

È una storia di pura fantasia. Se non ci credete, chiedete conferma a Gelindo Bortoluzzo.

6 Comments

  1. Tutto questo mi ricorda una vecchia gag dei fratelli Marx,nella quale Groucho interpretava l’avvocato,interpellato da una giovane e bella ragazza.
    Ragazza: il mio capufficio mi ha insidiato,cercando di baciarmi!
    Groucho : marrano! Lo distruggerermo in tribunale!
    Ragazza : però non ho i soldi per pagare la parcella…
    Groucho: tranquilla, carina; una soluzione la troviamo.
    ;D
    Inchino e baciamano
    Ghino La Ganga

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