Gelosia accademica

gelosia

Non capisco.

E quando non capisco, diffido.

Per cui sto lì e lo guardo.

Lui guarda me, con l’espressione più innocente che gli riesce di dipingersi in viso.

Alle sue spalle, la sua libreria. Che poi è una sintesi del suo mondo. Volumi impilati, ordinati. Tomi e tomi in copertine rigide, di gran classe. Così perfetti e lucidi, senza un’orecchia, senza una piegolina sul dorso, da domandarti se poi li abbia mai veramente letti.

Dalla finestra Venezia irrompe, con i suoi rumori di fondo che non hanno uguale: lo scatarrare lontano delle barche a motore, lo sciàf sciàf della batalissa d’acqua, e i pittoreschi improperi dialettali, assieme feroci e smagati come solo gli insulti veneziani sanno essere.

Be’ non dici niente? In fondo è pur sempre una offerta di lavoro, no? La ricerca è finanziata con fondi europei. Non ci si fa ricchi, ma sono sicuri.”

Cerca di nasconderlo, ma lo conosco troppo bene per non avvertire il tono piccato che latita fra i meandri delle frasi. Il sorriso indifferente non basta a mascherarlo.

È che mi sembra strana, tutta ad un tratto, questa proposta di collaborazione. E poi da te.” dico, infine.

Colpito ed affondato. Me ne accorgo quando vedo le sue mani che si muovono sul tavolo, con uno scatto nervoso. Cercano le sigarette, come sempre quando sta tentando di sfuggire ad una domanda scomoda. Il riflesso condizionato gli è rimasto, persino se ha smesso da tempo di fumare.

In realtà è un’idea del Vecchio.”

Alla fine lo ha sputato, il rospo.

Perché?”

Vuole te per questo lavoro.”

Perché?” ripeto.

Vallo a chiedere a lui.”

Ora è il suo turno di essere sospettoso. Irritato e guardingo. Mi studia, con malcelato livore. Il Vecchio. Maledetto Vecchio. Tornato dall’ospedale. Ad occhio, più in forma che pria. Pazzo lo è sempre stato. Beffardo, poi, lo è per genetica. Cosa gli passi nella capa, un mistero. Sono insieme da una vita, ma non è mai riuscito a capirlo, il Vecchio. E la sua testa balzana. Mai.

Gli dicessi che non ne ho idea nemmeno io, di cosa ci sia sotto, non mi crederebbe. Lui è così, lo conosco. Quando si tratta della sua carriera, non si fiderebbe neanche di sua madre. Conoscendo la signora, forse avrebbe ragione, ma non è questo il punto. È che fra Lui ed il Vecchio il rapporto è sempre stato questo: tregua armata. Intervallata a momenti di odio rarefatto. Convivenza forzata gomito a gomito con distillato quotidiano di crudeltà. Parrebbe quasi un matrimonio, a vederlo dal di fuori, non un rapporto maestro-allievo.

Lui al Vecchio deve tutto. In primis è questo che non riesce a perdonargli: senza il Vecchio Lui non sarebbe nessuno, e quando è qualcuno, per tutti è solo l’allievo del Vecchio. Però non è neanche questo, a dirla tutta. Lui pensa sia questo, ma non è così. Quello che a Lui rode è altro, anche se non se lo confessa. Quello che gli rode e lo tormenta è che Lui è l’allievo del Vecchio, per tutti, sì, ma per il Vecchio no. Dal Vecchio non si è mai sentito amato. Forse nemmeno stimato più di tanto. Gli ha fatto far carriera. Lo ha imposto a forza. Lo ha innalzato. Ma sempre facendogli pesare che non vale un’ostrega. Che lo considera un ameno pallone gonfiato, vuoto e perciò adattissimo a questi tempi vuoti in cui viviamo. Un bluff che il Vecchio ha costruito a tavolino per infinocchiare i colleghi, l’Accademia tutta, secondando il suo gusto tutto toscano per la beffa atroce: lo ha usato come la sua scimmietta ammaestrata, per dimostrare che era in grado di mandare in cattedra anche una scimmietta ammaestrata e farla passare agli occhi dell’universo mondo scientifico come un prodigio di sapere.

E Lui se ne rende conto. E non è neppure questo a farlo infuriare. Perché Lui di essere un bluff, in fondo, lo capisce. Ci gode quasi nell’aver fatto fessi tutti gli altri più in virtù delle sue doti di ammaliatore che per la sua reale intelligenza. Ciò che lo dilania davvero è di non essere riuscito ad ammaliare, come tutti gli altri, il Vecchio. Lui, il grande seduttore, e il Vecchio, l’unico che non è mai riuscito a sedurre.

Si volta verso la finestra, fingendo di guardare una Venezia che non vede.

Gli sei sempre piaciuta. – dice. Con un tono che è un rimprovero, ma soprattutto un rimpianto. – Ha detto che vi siete incontrati per caso la settimana scorsa, e gli è venuto in mente che saresti la persona più adatta ad occuparti di questa ricerca.”

Sì, è vero, ci siamo visti per caso.” confermo, senza dirgli dove. Lui sa che il Vecchio gli sta nascondendo qualcosa, in questo periodo, ma non sa cosa, e ci si arrovella.

Si volta, mi punta gli occhi addosso, infuriato.

Certo. Per caso. Toglimi una curiosità, ci sei andata a letto?”

Me la sputa addosso, la frase. Come si sputano fuori di colpo gli eccessi di gelosia.

Ma lo conosco troppo bene per sentirmi in qualche modo lusingata.

Non è di me che è geloso.

È del Vecchio.

17 Comments

  1. Non è poi cosí sciocco, se sa di essere un bluff. Quelli che conosco io (e ne conosco qualcuno, perché sono nel ramo) in genere non tengono semplicemente la parte, son proprio convinti di essere dei luminari. Nei rari momenti di dubbio, gliene dà conferma (della propria luminosità) lo specchiarsi nei colleghi, spesso scarsi quanto loro.

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  2. per una buona salute mentale, è bene tenersi lontani da ambienti universitari di almeno un paio di cento metri. un fuoco purificante non sarebbe poi neanche tanto male. o un diluvio universale. ça m’est egal.

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  3. eh sì mi sa che ha ragione diego, magari se non proprio materialmente se il Vecchio è etero convinto, ma con l’anima di certo… e allora invidia a morte il fatto che tu in fondo potresti realizzare ciò che per lui è solo sogno 😉

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  4. Penso che qualsiasi donna con un neurone funzionante si sia sentita rivolgere questa domanda.
    Lo pensano sempre e comunque: noi non possiamo essere migliori, li possiamo sorpassare solo grazie a favori sessuali, chè in fondo le donne fanno solo questo.
    Baaaah.

    ps ovviamente so che è solo un post di fantasia, e che nessun uomo ti chiederebbe una cosa modo così diretto: lo darebbero per scontato. 🙂

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  5. @->Ipazia: Non lo so, è che WordPress è un po’ bizzarra: alle volte blocca come spam alcuni commenti, così quando li approvo e li tolgo dallo spam finiscono dopo altri nel frattempo arrivati.

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  6. @Juni
    che palle! Ho sentito sta lagna quanto tu hai sentito la domanda.
    Sembra che le donne intelligenti non la diano mai per calcolo.

    Per altro si parla di università:le capacità non contano, solo i favori, sessuali o meno.In questo caso il vecchio compra omertà, non sesso.Appena legge il blog sfuma il lavoro 😉

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