Ritocchi costituzionali

Brunetta vuol ritoccare la Costituzione.

Con Photoshop.

Brunetta: Nell’articolo 1 parole incomprensibili.
Tipo “repubblica” e “democratica”.

Brunetta: Bisogna cambiare anche la prima parte della Costituzione.

E prima della seconda parte, inserire la pubblicità.

35 Comments

  1. Be’ , la Costituzione non e’ la Bibbia o il Mahabharata.

    E meno male.

    Poi bisogna vedere quali ritocchi, o riforme, e soprattutto come.

    Quella sull’articolo 1 mi pare una polemica assurda che ruota intorno a un articolo che non mi pare abbia una influenza determinante sulle fondamenta democratiche del paese.

    Nessuno finora ha proposto di abolire liberta’ civili, religiose o la separazione fra i poteri.

    E’ una proposta folkloristica da parte di un ministro che fa molto folklore, caratteristica piuttosto comune a entrambi gli schieramenti politici, ma in un clima politico normale, con una maggioranza e opposizione normali, si potrebbe anche discutere.

    Negli anni 60, qualcuno defini’ l’Italia, “una Repubblica fondata sulle cambiali”, e non aveva tutti i torti.

    Ma si trattava di folklore.

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  2. d’accordo, mi schiarisco la voce per assumere toni meno circensi. no, la costituzione non è bibbia (però infilarla nei comodini degli alberghi non sarebbe poi una cattiva idea…) e non è intoccabile. ma può aver senso modificare le regole di funzionamento, non i principi. perché di quei principi, anche se apparentemente vuoti e fuori tempo, noi siamo figli: quel compromesso catto-liberal-comunista che ha generato l’inserimento del “fondata sul lavoro” ci ha tirato fuori per i capelli da una non democrazia, senza melasse e sbaciucchiamenti buonisti, ma sulla base di un civile dibattito politico.
    altrimenti potremmo mettere in ogni articolo un feed ad aggiornamento permanente al mutar dei valori… fondata sulle lobby, sulla tv, sul debito, sul menefreghismo…
    e se ci iscriviamo ci tengono anche informati via email.

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  3. @Metropoleggendo

    “perché di quei principi”

    I principi cardine di ogni stato di diritto sono quelli della separazione dei poteri, e dei diritti civili.

    Se mi arrestano senza un motivo valido mi appello all’habeas corpus dell’articolo 13, non al fatto che l’Italia “e’ una repubblica democratica fondata sul lavoro”.

    Come sempre, da destra arrivano proposte vuote e folklore populista, e da sinistra si risponde con “Attentato! Fascismo!”

    Brunetta dice cazzate e c’e’ chi se le beve, pensando che si tratti di Marce su Roma.

    Io mi preoccuperei, e parecchio, se volessero cambiare l’articolo 13, tanto per rimanere in tema.

    Cosa che uno come Di Pietro non avrebbe problemi a proporre…

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  4. Se litighiamo pure sull’articolo 1 figuriamoci poi.
    Repubblica aggettivata con democratica significa che è concessa una spesa illimitata per il suo mantenimento, infatti se ben ricordo solo il quirinale ci costa 10 volte (ho esagerato, consultate i libri di RizzoStella) buckingham palace e così tutti gli altri organici politicoburoamministrativi.
    Se lo avessero previsto i nostri padri fondatori e quei poracci dei partigiani.
    Comunque si potrebbe sempre tornare ad un regime monarchico, ingaggiando qualche nobile di sangue teutonico disposto ad assumersi l’onere di amministrarci, o bandire una gara internazionale al ribasso, offrendo il pacchetto ad un terzo del costo attuale, ma escludendo da essa le casate che ormai guadagnano di più nel mondo dello spettacolo e che ci farebbero fare le solite figure di pucinella nel contesto internazionale.
    Io personalmente ci vedrei bene Carlo, gran signore e purtroppo destinato a morire senza aver mai regnato.

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  5. L’analisi grammaticale non deve essere il suo forte. Brunetta omette di proposito, che i seguenti articoli si basano sul primo. Ecco la ragione per cui a suo modo di vedere le fondamenta sono instabili.

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  6. @Galatea

    “Brunetta: Nell’articolo 1 parole incomprensibili.
    Tipo “repubblica” e “democratica”.”

    Non sono un fan di Brunetta e della destra, ma le parole “repubblica” e “democratica” c’erano anche in: Repubblica Democratica della Germania (Est), Repubblica Democratica dell’Etiopia (vedi Mengistu), Repubblica Democratica del Congo, e in tutta una serie di Repubbliche Democratiche di vari colori politici che di democratico avevano solo le democratiche e indiscriminate forme di persecuzione degli oppositori politici.

    “Repubblica” e “Democratica” senza un supporto etico-legislativo che conferisca un senso compiuto alle due parole, restano appunto solo due parole incomprensibili e buone per tutte le stagioni politiche.

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  7. Io l’ho già detto che Yossarian qui è il più simpatico. Da questo thread si evince che è pure il di gran lunga il più intelligente. Da altri si può concudere che è il solo intelligente. Adesso non si monti troppo la testa, sig. Yossarian, ché il mio lavoro qui sarebbe quello di offendere, ma certe volte diventa troppo faticoso. Meglio indicare chi si salva.

    p.s.
    Sia chiaro, anche il posto della sig.na Galatea è di una pochcezza disarmante. La informiamo allora Noi red. cac. che queste battute, su argomenti seri e meno seri, sono più vecchie del cucco, che spesso campa oltre i 15 anni. Pensi un po’…

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  8. @yossarian: In realtà l’articolo 1 della Costituzione ebbe un iter piuttosto travagliato. Proprio per i motivi cui accennavi tu, ci fu un lunghissimo dibattito fra i Comunisti di allora che volevano “L’Italia è una repubblica democratica fondata sui lavoratori” (e quindi cercavano di far passare un articolo 1 che un domani avrebbe potuto far adottare una forma simile a quelle delle repubbliche “democratiche” satelliti dell’Urss), e gli altri partiti, che si opponevano a questo, temendo un articolo 1 troppo sbilanciato a sinistra. La forma adottata è un compromesso: fondata sul “lavoro”, non sui “lavoratori”, cioè sul proletariato. In un certo senso la formula fu studiata proprio per far valere più il concetto di “merito personale” e individuale che Brunetta ha detto non essere presenti nell’articolo stesso. Dimostrando di non conoscere granché del dibattito che portò alla formulazione di questo articolo, nè delle condizioni storiche in cui questo articolo fu scritto.
    Ora, dal punto di vista stilistico e linguistico, l’articolo 1 non è esaltante, come tutte le cose che escono da un compromesso diplomatico. Tuttavia, dubito che Brunetta potrebbe fare di meglio.
    @red.cac.: Peccato che lei si sia autoassegnato qui dentro il “compito di offendere”. Qualche volta lascerebbe sospettare di essere nato per far qualcosa di più costruttivo. Ma se si diverte così, qui siamo democratici: faccia pure.

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  9. Indubbiamente, il compito che mi sono autoassegnato è gravoso. Penso di poter però rinunciare a questo compito, come ho già dimostrato di saper fare, se lei sarà così buona, signorina, da voler documentare come qualcosa di più del frutto della sua vena eristica (omaggio al sig. Train, nessuna intenzione di offendere) quel che, introdotto da “in un certo senso”, va sino a “individuale”. Le chiediamo inoltre di spiegare quel “far valere più” che, in questa forma, sembra attendere un secondo termine di paragone che poi latita. Quel “più” sta forse per un “maggiormente”? Oppure il secondo termine di paragone è Brunetta e, a causa di una lacuna nel testo, il “che” diventa pronome relativo contro le sue originarie intenzioni semantiche? La spiegazione è impegnativa in entrambi i casi ma, ne siamo sicuri, Noi red. cac. che quando non offendiamo suscitiamo poco edificanti congetture, Lei saprà documentarci questa opposizione tra merito personale e socialismo in nuce. Siamo d’accordo con Lei sul fatto che dal punto di vista stilistico e linguistico gran parte della costituzione, per dire pane al pane e vino al vino, è da riscrivere; perciò esigiamo dai suoi esegeti (tranquillo, sig. Train, è un trompe l’oeil reotirco) una maggior cura stilistica e concettuale.

    p.s.
    Naturalmente, la soluzione più economica è il “più” = “di più”; in questo caso, basterebbe illustrare con maggior chiarezza, illuminando il Brunetta, il merito personale E (sic) individuale. Sono un lettore della costituzione da due soldi, ma dopo il Suo commento la mia considerazione nei suoi (di essa costituzione) confronti è in ulteriore calo.

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  10. Dimenticavo, signorina: o tutti i padri costituenti persero proprio una marea di tempo sul niente, sottovalutando Yalta et similia come se la costituzione della repubblica italiana fosse più importante di tali quisquilie, o i padri costituenti comunisti già da allora sapevano che le loro lotte erano finalizzate ad una egemonia che, più che Gramsci, ricorda l’Azzeccagarbugli.

    p.s.
    Per i commentatori cicisbei o che tali si ritengono: non strizzatevi inutilmente le meningi.
    Per il sig. Yossarian et similia: ogni suggerimento, purché chiaro, sarà ben accetto all’estensore di questo commento e del precedente.

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  11. @Galatea

    Verissimo. L’iter fu travagliato e difficile, e francamente il compromesso mi sta bene cosi’.

    Cosi’ come sono d’accordo con te sulla risibilita’ di una proposta proveniente da Brunetta.

    A dire il vero sarei molto scettico anche sulla lista della spesa compilata da Brunetta…

    Cio’ non significa tuttavia, che Brunetta sia un redivivo Von Papen, pronto a consegnare la Repubblica nelle mani del primo Adolf Hitler di passaggio, come leggo e ho letto, su parecchi blog di sinistra.

    “E prima della seconda parte, inserire la pubblicità.”

    Questa mi ha fatto ammazzare Galatea…complimenti.

    🙂

    @Red Cac

    La ringrazio e lei mi fa arrossire Red Cac. In fondo, sono solo un povero ragazzo di campagna.

    🙂

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  12. @red. cac: In effetti, era saltato il “di” in “di più”.
    L’obiezione fatta da Brunetta era, a leggere i resoconti sulla stampa, che la Costituzione non parli di “merito” e del suo riconoscimento. Anche ammesso che si debba esplicitare meglio il concetto, bisognerebbe agire sull’articolo 4, mi pare, non sull’1.
    L’opposizione fra merito personale e socialismo in nuce, come dice lei, mi sembra più che altro nella testa di Brunetta e di quanti oggi, per giustificare il loro essere passati dal socialismo alla destra, tendono a presentare tutta la tradizione di Sinistra come un ammasso di gente che pretendeva solo che tutti fossero considerati uguali in tutto e quindi aborriva in toto il concetto di merito personale. Mi pare una semplificazione eccessiva e a tratti anche ingiusta, buona per chi, come Brunetta, non è realmente intenzionato a istaurare una qualche forma di dialogo veramente costruttivo – che prevede di trovare anche in quanto sostiene un avversario dei punti comuni da cui partire! – ma solo nel presentare chi sta dalla parte opposta come un baluba da deridere o un invasato.
    E’ un modo di procedere che a me non piace molto, red.cac., perchè lo trovo, fra l’altro, una gran perdita di tempo: un conto è chi, come me, su un blog fa una battuta. Ma chi parla, da ministro, di rivedere la Costituzione, dovrebbe farlo, a mio personale avviso, in modo più acconcio e serio.

    P.S. Sull’articolo 1 e la sua genesi ricordavo un bel documentario della Rai, con interviste ai Padri Costituenti, che ora non ritrovo sul sito. Venivano spiegati bene i restroscena, compreso lo scenario internazionale del dopo Yalta.

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  13. Sig.na Galatea, con un “maggiormente” siamo a posto.
    Quanto a “Brunetta e… quanti… passati… alla destra” presentano “tutta la tradizione di sinistra come un ammasso di gente che pretendeva solo che tutti fossero considerati uguali in tutto e quindi aborriva in toto il concetto di merito personale”, oltre alla stonatura lessicale (tradizione di sinistra –> ammasso di gente), Le farei notare che il concetto di merito personale non esisteva proprio se non per meriti interni di partito, come ben sapevano e sanno quelli di Lotta Comunista che, da questo punto di vista, in maniera concettualmente inattaccabile, considerano il PCI una banda di traditori a partire dalla fine degli anni ’60. Son quattro gatti? Non significa che, nel dissidio interno a quella funesta ideologia, non abbiano ragione loro. Si vede che Lei (te beata, gridai!) è molto giovane. La tradizione comunista che tenevano presente i costituenti comunisti dopo il 45, l’occhio rivolto alla massa delle vittime che li votavano, si traduceva, al livello popolare che Lei sembra ignorare, soprattutto là dove il comunismo è sempre stato più forte perché stalinista, come da Genoiva a Spezia, nel basso Piemonte e in una parte dell’Emilia (il sud, come Lei sa non conta*), in un “togliamo ai padroni e dividiamo la torta”. Spiace essere così crudi, ma questa è la realtà delle cose. Sa, allora la sinistra da salotto non esisteva ancora.
    Se pensa poi che la lotta dei comunisti fu rivolta per anni contro traditori socialisti che si chiamavano Turati, Nenni e (sì: oggi è celebrato da Fassino, D’Alema, Veltroni, Reichlin…) Craxi, mi chiedo se sia più vergognoso essere passati alla destra (ma quale?) da un socialismo che i comunisti vollero sempre annnientare, o dal comunismo a un socialismo che si vergogna di sé, timido e sommesso, tanto che, potendo, ridiscuterebbe il trattino.
    Sig.na, Lei, a titolo personale, può dar lezioni a chi vuole, se la meritano tutti, anche se guarda sempre la fila di destra; a titolo collettivo, mi spiace, ma se qualcuno deve vergognarsi sono proprio gli ex comunisti: prima, tanto fessi da sperare in una rivoluzione che Stalin per primo avrebbe contribuito a soffocare; poi, tanto venali da proporre leggi sull’equo canone a vantaggio anche dell’edilizia rossa (me n’imbelino se esiste, signorina: chieda al milieu del mero utilizzatore finale, sig. Renzo Piano) e prendere soldi a iosa non solo dai fratelli comunisti oppressori di popoli – e ciò mentre il sig. Berlinguer ululava di questioni morali- ma da fonti tanto pulite da necessitare dei fondi cifrati in Svizzera.
    A titolo personale, tutti possiamo dire quello che ci pare e sparare su chi ci pare (molto più civicamente meritorio però, me lo lasci dire, il nostro tiro a segno sul sig. Train), ma quando teniamo il ditino ben alzato non dobbiamo dimenticare la lezione (definitiva) di Machiavelli e Guicciardini, che Lei, pur grecista, ha certamente letto a fondo.

    *Spiego “Il sud non conta”: nelle sezioni comuniste del nord erano tutti leghisti ante litteram (anche un po’ razzisti): “le regioni? I comuni vogliamo, i comuni!” “Da Roma in giù, piastrelliamo tutto (in genovese “besögna ciappellàghe” “Se mi dessero da condurre convogli – il ferroviere – carichi di terroni verso sud, lavoro gratis due mesi” “Non ci fossero i terroni saremmo al potere”. Folclore? Buttalo via! Crede che la lega nord abbia per caso le sue origini, a fine degli anni ’70, in questi ambientini cos¡ chic che il PCI si tenne ben cari fino a tutti gli anni ’80?
    Beh, mi scusi per la lunghezza. Ogni tanto fo sul serio.

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  14. @red.cac.: Forse, red.cac., il problema è che quando io e lei parliamo di “sinistra”, inconsciamente abbiamo in mente due cose un po’ diverse. Magari è colpa mia, mi accorgo che mi capita di continuo.
    Vengo fuori da due famiglie di antifascisti, che hanno passato gli anni del regime ad evitare di finire nelle patrie galere o davanti ad un plotone di esecuzione: Socialisti da parte di babbo, tendenzialmente comunisti da parte di mamma. Finita la Resistenza, non hanno mai fatto vita di partito in senso stretto, nè avuto carriere politiche o incarichi a nessun livello (a parte il nonno paterno, sindaco a Bogliasco millenni fa, e amico personale di Pertini).
    I miei genitori non si sono mai interessati direttamente di politica, ma ne hanno sempre parlato, da cittadini, in casa. Si consideravano socialisti, e anche io. Però in casa, e io stessa, abbiamo sempre considerato “essere socialisti” essere di Sinistra. Quando parlo di “sinistra” io a questo faccio riferimento.
    Agli inizi degli anni ’80, avevo persino una certa stima per Craxi: ma gli ultimi anni del CAF, quelli in cui io avevo l’età (17/19 anni) in cui si comincia a interessarsi di politica, mi parvero uno schifo assoluto. Cosa succedesse in casa comunista (e poi pidiessina, diessina etc) non lo so dire, perché non l’ho frequentata. Rifondaroli e partitini comunisti parcellizzati non li ho nemmeno mai presi in considerazione. Ho votato qualche volta Ds, e quasi sempre ho votato solo la coalizione, ma perché non c’era molto altro sul mercato. Non ho, al momento attuale, un partito di riferimento.
    Se devo definirmi, continuo a considerarmi “di sinistra”, e non saprei fare altrimenti. Con tutta la buona volontà, non riesco a sopportare il razzismo leghista. Con tutta la buona volontà, non riesco a sopportare il clericalismo, l’ipocrisia e la difesa dei privilegi dei più ricchi che vedo nel pdl.
    Con tutta la buona volontà, per altro, sono arcistufa di questo modo di ragionare italiano, per cui se dici che sei di “sinistra” qualcuno comincia subito a dire “Eh sì, però negli anni ’60 il pci…”. Bon, riusciamo ad andare avanti e a parlare di ora?

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  15. @Galatea

    Guarda, Brunetta e’ un pessimo ministro e stop. Appartiene alla destra, e io non condivido e non mi identifico con la maggior parte (non tutte) delle istanze politiche di tale schieramento.

    Senza contare la Lega che mi fa venire i rash cutanei.

    Ciodetto, non vedo comunisti dappertutto, ma permettimi di osservare che sarebbe ora che anche voi le smetteste di vedere gerarchi fascisti anche sotto il tappetino del bagno.

    Il mio migliore amico e’ di destra e non va in giro a picchiare o rompere i giocattoli ai bambini extracomunitari.

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  16. Signorina, la storiografia occidentale ha inventato la ricerca delle cause, e Lei conosce sicuramente quell’atto fondativo che è ritenuto il prologo erodoteo. Lei sa che in esso campeggiano due concetti con ugual dignità: la memoria e la causa. Ora, se è vero che il nostro amico nato ormai quasi 2500 anni fa poteva permettersi di parlare di azioni gloriose, ritenendo ancora ben saldo il legame tra epica e storiografia, noi l’epica l’abbiamo persa per strada da un pezzo. Non lo ritenga un ragionamento ozioso: gli italiani sono così anche perché non hanno un poema epico (Canetti, che secondo suoi commentatori – in genere i cicisbei – cito senza aver letto, si rifiutava persino di assegnare all’Italia un simbolo di massa, che non nega a nessun altro grande paese dell’europa occidentale); non si può, invece, dire che gli italiani non hanno un poema epico perché sono fatti così. Questo sì che è razzismo, molto inconsapevolmente praticato soprattutto a sinistra.
    Detto questo (diavolo, odio questo intercalare) so che la Sua esperienza è molto diversa dalla mia: se permette, un po’ più elitaria, perché le élites sono tanto di destra quanto di sinistra, anche se il buon Vilfredo (buono è evidentemente sarcastico) ha insegnato definitivamente che l’élitismo è naturaliter di destra, secondo la nostra usuale terminologia. Per questo io non mi vanto delle mie esperienze, e capisco perché lei crede di potersi vantare delle Sue. Io faccio parte del corpaccio di manzoniana memoria, signorina, e solo un capriccio della Tyche ha voluto che potessi rendermene conto. Non contesto nulla di quello che ha scritto: mi limito ad invitarla.. anzi, no, mi limito a informarla che, secondo il mio veramente modesto ma onesto parere, Lei ha molta, molta meno consapevolezza di me del fatto che, come tutti, Lei guarda la realtà con le lenti deformanti che Le sono state assegnate da lungo tempo. Tutto il resto può dirlo a buon diritto: ma, se vuole sul serio parlare di politica con me, impari a togliersi, glielo dico senza nessuna alterigia, quegli occhiali che insiste a tenere sul naso perché (è indubbio) hanno grandi meriti nella storia d’Italia… però, me lo lasci dire, quando si analizza e si giudica nessuna lente, per gloriosa che sia, è giovevole, a meno che non la si sappia sostituire a piacimento.
    EccoLe porta la particolarità della mia condizione: le mie vicende personali mi hanno portato a conoscere tanto a fondo un milieu come il suo, ed altri anche più esclusivi, che mi son potuto rendere conto del mio, anzitutto, e poi di alcuni altri. Noi si conosce per termini di paragone, signorina, e un banco nel deserto non è niente, o può essere un sacco di cose diverse, ma diventa banco soltanto di fronte a una cattedra, così come il bicchiere è tale in rapporto alla bottiglia, altrimenti sarebbe solo un recipiente… pensi che catene epistemologiche si potrebbero costruire di questo passo, e che si potrebbe persino mettere in discussione il valore epistemologico del termine recipere.
    Un favore: spieghi ai cicisbei che sono tutt’altro che un cretino, detto senza modestia. Tutto lecito e anzi commendevole, Le ripeto, quel che scrive, ma si sforzi di capire perché, avendo punti di riferimento solidi ed esperienze di vita altrettanto spesse, giudico il razzismo leghista meno insopportabile del razzismo mascherato e dell’ipocrisia supponente. Mi sembra che Lei ami Manzoni: cerchi quel passo (mi pare sia il capitolo XIV) in cui don Lisander parla del corpaccio di cui le due anime nemiche tentano di impadronirsi, senza però che cambi la realtà delle cose, e cioè che quel corpaccio, avendo la maggior forza, la può dare a chi vuole. Mi creda, signorina, Lei sta parlando da dentro di una di quelle anime nemiche, io sono, mio malgrado, nel corpaccio, con il solo eccezionale (lo riconosco) privilegio di saperlo. Quando comincerà a rotolare, dovrò rotolare anch’io, mi piaccia o no. Anche il mio modesto peso contribuirà a schiacciare or l’una or l’altra delle anime nemiche. Mi spiace, ma qui attorno, nel corpaccio, se mi guardo in giro, vedo che, a parte qualche inutile mugugno, oggettivamente son tutti neutrali perché non ne sanno un cazzo. Mi creda, Berlusconi potrei spiegarglielo meglio di tanti sociologhi. Colpa vostra, comunque, questo è altrettanto chiaro, perché a me le lezioni di democrazia non le può dare nessuno. Mi creda e se ne faccia una ragione, anche se mi è capitato di votare per la lega nord.

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  17. @yossarian: non mi sembra di essere una che vede gerarchi fascisti anche sotto il tappetino del bagno. Al massimo, sotto il tappetino cercherei Brunetta, che giusto là può stare.
    Che poi nel populismo berlusconiano si possano ritrovare alcuni tratti tipici della cultura fascista, però, mi sembra che non sia paranoia notarlo. Che alcuni personaggi della odierna destra parlino e pensino come vecchi fascisti, temo che sia un realtà.

    Ah, P.S. Non ho mai pensato che quelli di destra siano gente infrequentabile. Uno dei miei migliori amici è del PDL. E pure un paio di ex morosi. Pensa quanto posso essere prevenuta.

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  18. @red. cac.: Mi pare che chi faccia una strana confusione di piani e di mezzi alle volte sia Lei. Io qui dentro porto delle testimonianze e delle opinioni personali. Se intendessi fare “storia” o ricostruzioni storiche scientifiche non userei certamente il post di un blog, che non ha l’ampiezza necessaria per fare una operazione di questo genere. Il buon Erodoto, difatti, per fare storia scriveva libri assai voluminosi, veda un po’ lei la differenza.
    Tanto meno possono essere considerate ricostruzioni “storiche” le mie battute su Brunetta. Se lei le prende per tali, commette un errore di prospettiva, il che inficia anche la Sua conseguente valutazione.
    Ognuno di noi parte da una esperienza che non può che essere personale, il che vuol dire che tutti, e sempre, indossiamo quegli “occhiali deformanti” cui Lei accenna. Persino Lei dimostra spesso e volentieri di averli, e belli spessi, direi a visiera: basta vedere come salta su non appena le toccano la Lega (peraltro, red, mi scusi, ma quando fa così dà l’impressione che a vergonarsi di pendere per i leghisti sia in primis Lei: sta sempre a giustificarsi, a dire che non sono poi così male, che comunque gli altri sono peggio perché spocchiosi e sono più razzisti intrinsecamente ancora…sembra che si senta a disagio. Ma perché? E’ leghista? Buon per lei!).
    Della sua controrisposta, si sentono solo una valanga di “voi”, ma “voi” indeterminati: mi attribuisce una serie di idee che non può essere certo in realtà che io condivida, perché non ne abbiamo mai discusso: ma se sto a sinistra, devo per forza pensare su tutto in una determinata maniera, perché non è contemplato, nella mentalità che trapela da ciò che scrive – e non, badi bene, dal suo aderire all’uno o all’altro schieramento politico- che uno/a che sta da una certa parte sia abituata a fare distinguo, ad usare il cervello in proprio.
    Quanto al suo non essere cretino, può essere: è diffficile assodarlo appieno, mi perdoni, se ogni volta che si prova con lei a fare una conversazione nel merito lei non trova di meglio che abbarbicarsi all’idea preconcetta che ha degli interlocutori: se parlo io, sono fessa perché di sinistra e poi giovane; se parlano altri sono fessi, in quanto miei cicisbei, mentre Lei è l’unico che, in virtù della sua grande esperienza, e della venerabile età, nonché della intrinseca lungimiranza e della sua superiore intelligenza, ha capito sempre tutto e senza alcuna ombra. Sa, red, quello che la rende spesso insopportabile è il suo perenne tono paternalista da “cari, ora vi spiego”: mi verebbe da dire “da vecchio di sinistra”: lo stesso che la spinge a cercare i “fessi” del web e cercar di erudirli con i suoi costanti commenti. Non è un vero elitario? E allora se ne freghi di erudire il popolo ed i fessi, no?
    Che vuole, red, certamente ha ragione Lei, su tutto. Non le si può che rispondere così, alla fine. Tanto ciò che le interessa è trovare un qualcosa su cui parlare, non di cui parlare. E francamente il suo gioco, come la sua prosa inutilmente involuta, dopo un po’ stufa.

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  19. Signorina, dopo un piccolo testamento non sarà certo Lei a indurmi a un codicillo. Potrei però sottolineare quante scemenze ha scritto in questo commento: potrei, ma ho appena finito di scrivere di là a un ex collega che non volevo convincere i fessi, volevo accertarmi se Lei è fessa o lo fa. Lo è, si lasci servire da me: Lei non ha capito niente di quel che ho scritto, e lo dimostra l’esordio sui volumi di Erodoto, oltre alla stolida idea che io giudichi post dopo post. Ma se n’è accorta lei che il post su Crizia continua ad essere letto? Lo ha capito il perché?
    Quanto al resto, signorina, glielo dico in tutta franchezza: Lei mi fa pena, così “giovane” e già così fessa, e al tempo stesso così attardata. Ma, per concludere: questo non significa, nella mia prosa involuta, che rinuncerò a castigar i cicisbei: è una goduria rara andare a funghi e capitarci in mezzo. lei però può sempre rinunciare alla sua pseudodemocraticità, e raschiarmi (o eradermi, se vuole). Ora non si sforzi invano su quel ch’è troppo difficile per Lei. Badili, è meglio.

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  20. Non avevo letto tutto: “se parlo io, sono fessa perché di sinistra e poi giovane; se parlano altri sono fessi, in quanto miei cicisbei, mentre Lei è l’unico che, in virtù della sua grande esperienza, e della venerabile età, nonché della intrinseca lungimiranza e della sua superiore intelligenza, ha capito sempre tutto e senza alcuna ombra. Sa, red, quello che la rende spesso insopportabile è il suo perenne tono paternalista da “cari, ora vi spiego”: mi verrebbe da dire “da vecchio di sinistra”: lo stesso che la spinge a cercare i “fessi” del web e cercar di erudirli con i suoi costanti commenti”.

    Sottoscrivo tutta la sostanza. Ci sta pure l’infelice ironia. Solo un punto alla fine: i fessi sono consolatori, e non ho nessuna intenzione di rendermi loro sopportabile. Chi mi sopporta lo fa per altre ragioni, in primis perché non è fesso. Giuliva, signorina.

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  21. @red. cac: Si diverta pure, come può. E’ sempre chiaro, dai suoi commenti, che non le resta altro. E mi saluti i cicisbei. I suoi, intendo: quelli che han bisogno di sentirsi rassicurare da lei che non sono fessi. 🙂

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  22. Signorina, signorina, ma allora mi son proprio covato una serpe in seno! Eh no, basta, fuori i seni… cioè no, fuori le serpi!

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  23. Cioè, dico, a modo loro tutti e due avrebbero bisogno di scopare un po’. Per la signorina provvederei volentieri io. Per redcac, per la noia che sprofina dai suoi commenti, la vedo troppo dura trovare una volontaria.

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  24. Lei dice vede e crede così, sig. barone? Spero Le torni comodo.
    Questo per quanto riguarda me, ma per quanto riguarda la signorina mi sa che Lei ha ceffato anche di più parlando di lei. Lo sa, no, che balbuzie o non balbuzie il linguaggio ha le sue astuzie?
    Ecco, il linguaggio. Lei no. Si fidi. E’ improbabile che la signorina possa aver bisogno, nonché del sottoscritto, di Lei, veramente improbabile. Inutile dirLe che cosa invece è non probabile ma certo.

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  25. Lei ha evidenti problemi erettivi. Lo si evince da come si masturba, ossessivamente nonché compulsivamente, con la tastiera.

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  26. Spiace, sig. Barone, ma col mio maestro quadrumane e onanista furioso ho ormai imparato teniche con cui, quanto a sfidanzare, solo lui mi supera (il sig. Train). Casca male! Ma, nonostante il Suo livore, se servono suggerimenti su come far grondare le grondanti alla grande, chieda a Noi, se fosse irreperibile il sig. Train. Non ho problemi autoerettivi (sait de choses Onan / que ne sait pas don Juan), ma emotivi, lavativi, redivivi, lascivi e corrivi. Eccole un po’ di -ivi. Ci si faccia una grondata.

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  27. Non mi chiami Barone. Sarei costretto, per contrappasso, a chiamarla Cacone.
    Baron, sir, Baron: dottore veterinario specializzato in psicosomatologia dei primati, si lasci servire.

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  28. Sig. Barone, Lei è autorizzato a chiamarmi come vuole, tranquillo. Cacone, o se vuole cagone, basta che non mi chiami cagùn da botte perché quello è il dottor Malvone.
    Nel Suo commento c’è anche un’invasione di campo che indica un’invadenza certo non pari alla mia ma rispettabile; la giustifichiamo, tuttavia, perché potrebbe essere uno dei pochi non informati. Vede, dei primati, e di uno in particolare, la redazione si occupa ormai da anni. Mi lascio servire, anche come celenterato gasteropodo, ma come primate non posso. Chi glielo dice poi al sig. Train?

    p.s.
    Béron, con la e breve stretta e tonica, potrebbe andare?

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