Il trauma

“Ciao, zia!”

Bianca schizza via per le scale, mentre io le salgo. Forse tiene gli occhi un po’ più bassi del solito, ma mi pare abbastanza allegra: a confermarmelo la risata che le sento fare, appena fuori dal portone, quando si unisce alla sua amica, che la sta aspettando per andare a mangiare il gelato.

Invece, non appena busso e la porta dell’appartamento si apre, zàc, un’esalazione di tristezza mi imbalsama come una zaffata d’aglio. La madre, Lorenza, mi accoglie con uno sguardo da Madonna Addolorata, il volto di chi ha appena deposto Cristo dalla Croce e per giunta ora attende la morte certa anche di tutti gli apostoli.

“Hai sentito? – mi fa, senza neanche salutarmi – hai sentito? L’hanno bocciata!”

Oddio, sì, certo che ho sentito: sei stata tu stessa che ieri, non appena usciti i quadri della prima superiore, m’hai telefonato con voce d’oltretomba, tanto che mi sono spaventata perché credevo mi stessi dicendo che la piccola aveva avuto un incidente grave ed era in fin di vita all’ospedale. Invece no, l’hanno solo bocciata, la piccola, cosa per altro largamente prevedibile, visto che al liceo scientifico, dove l’avevano iscritta nonostante il mio consiglio contrario e il suo odio feroce verso la matematica, non ha mai preso una sufficienza che sia una in tutto l’anno.

Mi siedo in cucina, Lorenza mette su il caffè con movenze da anima in pena, sospetto che manco si riesca a ricordare in quale stipetto tiene le tazze e la zuccheriera.

“Ok, dài – cerco di dire – adesso non mi pare il caso di farne un tragedia, un anno che non va può capitare a tutti. Bianca è una ragazzina intelligente, magari basta solo cambiarle sezione, oppure iscriverla ad un altro indirizzo…il prossimo anno avrà metabolizzato la lezione, le è certamente servito per maturare e ripartirà senza problemi, vedrai…”

“Ma tu non capisci, povera ragazza, il trauma! Bocciata, così… lei è sempre andata bene, sempre promossa con buoni voti, lo sai, fin dalla prima elementare! Io ho cercato di spiegarlo ai tuoi colleghi professori, non sai quante volte sono andata ai colloqui quest’anno… gli ho detto che alle medie era una delle più brave, che alle elementari era additata come esempio dalle maestre…ma niente, loro mi mostravano solo i voti di quest’anno! Cercavo di dire che dovevano parlarle, capire cosa c’era che non andava, ma sai anche questi professori, insomma, alcuni la vedono per due ore a settimana, come possono capire la personalità di un alunno? Guardano il voto, il voto solo!”

Cerco di interromperla solo un attimo, per spiegarle che be’, è anche logico, sono alle superiori, e poi se una alunna mi è gravemente insufficiente nella materia x, con tutta la volontà e la simpatia umana che posso provare per lei, anche io, come professoressa, non è che possa far miracoli, un quattro è un quattro. Ma Lorenza è un fiume in piena, non si riesce ad arrestare:

“E poi, insomma, bocciare! Non si tiene conto delle conseguenze sulla ragazza, cioè, voglio dire, è un trauma, un trauma fortissimo, sono cose che segnano per la vita…e anche noi a casa non è che sappiamo bene come reagire, perché lo sai, poi tutti pensano che sia colpa della famiglia, che ci deve essere qualcosa che non va a casa, che magari non la seguiamo…io, che l’ho seguita sempre, fin dalle elementari… e poi io sono maestra! L’ho visto, sai, lo sguardo di qualcuno, che quando ha saputo della bocciatura mi ha guardato quasi soddisfatto, perché gli fa piacere che sia stata bocciata la figlia della maestra…e anche Giorgio, anche lui non sa bene cosa fare, poverino: pensa, sia io che lui, mai bocciati, sempre promossi con il massimo dei voti…insomma, sai, per carità, i tuoi colleghi avranno anche ragione, ma mi sono sembrati così freddi, così poco sensibili…io che gli dicevo che la ragazzina avrebbe sofferto tanto, che non avrebbe saputo affrontare questa cosa, che avrebbe avuto un trauma, un grosso trauma, e loro niente, solo i voti! Ma possibile che non riescano a capire, possibile che il trauma della ragazzina non conti nulla?”

Do uno sguardo fuori dalla finestra: Bianca è al centro della piazza, che ride e scherza con due sue amiche ed un ragazzotto in motorino, allegra e spensierata come sanno esserlo solo i quindicenni che hanno finito la scuola, anche se sono stati bocciati. Poi sposto lo sguardo sulla madre, pallida, spaventata a morte di quello che i vicini potranno pensare di lei.

Già, è proprio la ragazzina che per il trauma della bocciatura non si riprenderà più.

16 Comments

  1. A volte sono più immaturi i genitori dei figli.

    Questi genitori, incapaci di affrontare qualsiasi cosa si ponga loro davanti.

    Fanno pena o no ? Ed ancor di più i figli.

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  2. Più del trauma della figlia importa quello che potrà dire la gente.
    Se abiti in un paese piccolo dove ti conoscono tutti ti crescono nella paura del giudizio degli altri
    Nulla è cambiato.

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  3. purtroppo incontri questo genere di genitori manifestamente incapaci e falliti già dall’età prescolare, contestano nientemeno che il parere delle insegnanti della scuola materna ovvero la loro valutazione di presentazione alle docenti delle elementari. crescono una generazione di “pietro maso” fornendo loro una marea di attenuanti

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  4. Nonostante il suo “odio feroce verso la matematica”, la madre maestra: “Una che alle medie era una delle più brave, che alle elementari era additata come esempio dalle maestre…”, un modo di pensare ancora molto diffuso nel nostro paese!

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  5. Da disoccupata che ogni tanto dà ripetizioni, posso confermare che i più testoni sono i genitori. Che coi figli rimandati a settembre non rinunciano manco morti a un mese di vacanza all’estero; che se il figlio ha difficoltà a leggere, e deve esercitarsi, cercano di riciclare quello che hanno in casa foss’anche un tomo di 600 pagine, foss’anche un libretto di 200, ma pesante come un masso, oppure, caparbi, comprano quello che costa meno; che appena superati gli esami di settembre, ai quali palesemene si è deciso di promuovere tutti per non decimare un’intera classe, spariscono e si lavano le mani delle difficoltà di comprensione dei figli, salvo poi dolersi a giugno della (prevedibile no?) bocciatura…
    Senza contare quelli che fanno studiare ai figli quello che han studiato loro, o che avrebbero voluto studiare loro.
    Ringrazio sempre il fato di avermi dato mamma e papà.

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  6. cara Galatea, da molti anni, in questo periodo, rileggo il secondo capitolo dell’undicesima parte dei Buddenbrook. Il protagonista non è altri che l’Autore. La cui biografia scolastica è nota.

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  7. Mio figlio (anche lui prima superiore) alla fine di quest’anno ha avuto una sola sufficienza: in scienze. Ero cosi’ contenta! Una sufficienza! E’ riuscito a passare UNA MATERIA!!!! 😀 😀 😀
    Una abbraccio

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  8. il post è scritto benissimo, ottimo dal punto di vista letterario

    per il contenuto invece, ritengo sia sbagliato, o, quanto meno, superficiale

    molti ragazzi nascondono sotto una falsa allegria una profonda crisi e disistima in se stessi, e quindi la rappresentazione gaia che si dà di loro è frutto di uno sguardo superficiale

    ricordo benissimo, circa quarant’anni fa, un mio amico, si uccise causa di una bocciatura a scuola, e molti lo ritenevano uno allegro, che non se la prende

    anche la visione caricaturale dei genitori, che non sono sempre quegli incolti e rozzi consumisti, tanto disprezzati dagli insegnanti, è superficiale, perchè molti genitori ci ragionano, cercano di capire, ma non sono affatto aiutati

    queste considerazioni a partire da un pregevole brano letterario, che ovviamente nulla pretende d’avere a che fare con la realtà, e che, come letteratura, è molto ben scritto

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