Giovani leghisti crescono. Mutazioni antropologiche e sezioni padane alla periferia dell’impero

L’arrivo a Spinola del nuovo Segretario della Lega è stato vissuto da tutti gli iscritti ed i simpatizzanti con una punta d’ansia. Intanto perché a Spinola la Lega un Segretario vero e proprio non l’ha mai avuto. Certo, c’era Telmo Piovego, ma Telmo segretario del partito non era stato eletto, ci si era ritrovato per caso, in virtù del fatto che quando per la prima volta la Lega aveva fatto il botto di voti a Spinola, i dirigenti regionali, che manco si ricordavano bene dove cazzo fosse ‘sto paese, non avevano trovato di meglio che mettere a capo della sezione chi la sezione l’aveva creata nel retrogarage di casa sua, con dentro un tavolo sbilenco recuperato in soffitta, una bandiera col sole delle Alpi ed un ritratto autografato di Bossi: cioè Telmo, appunto.

Ora Telmo, finché la Lega era un partito ruspante e casereccio pronto a scatenare petizioni per qualsiasi cassonetto dell’immondizia spostato e minacciare sit in ogni volta che qualcuno diceva di aver intravisto passare una roulotte di zingari, come segretario andava benissimo. Nessuno come lui, contadino figlio di contadini, sapeva smontare e rimontare gazebi, sverniciare di verde sedie malconce, organizzare barbecue all’aperto nel giardino della sua villetta, convincere gli elettori a firmare liste e interrogazioni varie a suon di manate sulle spalle e birre offerte al bar di tasca sua. Ma ora che la Lega è diventata un partito di governo, si è comprata una sezione nuova di pacca nella palazzina liberty di fronte al Municipio, l’ha arredata con un’infilata di mobili da centro congressi che ci manca solo il ficus aziendale dietro la scrivania con ripiano di cristallo, e alle incombenti elezioni non nasconde l’ambizione di essere il perno politico dello schieramento, i dirigenti del partito hanno guardato Telmo, con le sue braccia tozze ed il colorito rubizzo di chi nel tempo libero raccatta radicchio nel campo di casa, e hanno deciso che no, non va più bene. La nuova Lega, quella che si candida ad essere forza di Governo, deve avere una faccia più giovane, più smart, per scrollarsi di dosso quell’immagine trita che i Leghisti siano solo una accozzaglia di mezzi grebani avvinazzati, venuti su in osteria senza passare mai per una scuola.

Così, direttamente dal capoluogo, dove è un quasi dirigente in via di emersione, han mandato Emiliano Lozzo, un poco più che trentacinquenne alto e slanciato, sempre vestito con abiti di sartoria che però racconta ai compagni di partito di aver comprato ai grandi magazzini, e possessore di una di quelle pericolose facce da bravo ragazzo che copia nascostamente i compiti dal vicino di banco, ma è pronto a denunciarti alla maestra con aria di virtuosa indignazione, se per caso viene a sapere che l’hai fatto anche tu.

Nato a Spinola da modesta famiglia del luogo zeppa di comunisti, Emiliano, in debito del suo nome a Zapata, grazie alla sua spregiudicata testa d’uovo e soprattutto alla sua capacità di arruffianarsi gli insegnanti, è riuscito ad iscriversi e completare, primo fra tutto il parentado, il liceo classico e poi a frequentare persino qualche anno di Economia e Commercio, facoltà a cui, onestamente, risulterebbe ancora iscritto, e in cui certo avrebbe già da quel dì conseguito la laurea, se la passione per la politica, come si dice sempre in questi casi, non lo avesse dirottato verso altri e ben più alti obiettivi.

Che cosa abbia fatto di preciso per il partito, a dire il vero, non è mai stato ben chiaro ai leghisti di Spinola, che nei loro gazebi o a consegnar volantini non l’hanno visto mai, e men che meno quando c’era da fare qualche lavoro in sezione. Ma dal capoluogo l’onorevole ***** ha fatto sapere che considera Emiliano un giovane promettente, lo ha inserito nel suo staff e ha tanto rotto le scatole a Milano che alla fine Emiliano ha persin scritto un piccolo trafiletto su la Padania, sbarellando allegramente su Celti ed antiche radici indoeuropee, dopo una notte insonne passata a copiar Wikipedia. Siccome a tanto prestigio intellettuale, per mettere salde basi ad una futura carriera politica, va però abbinato un ruolo operativo di fiducia, l’onorevole ***** ha deciso che la Segreteria della sezione spinolese era il giusto trampolino di lancio, e così Emiliano, che a Spinola non ci veniva da almeno una decina d’anni se non di passaggio a salutare mamma e papà, perché ha sempre detto che il paesotto era un immondo mortorio adatto ad allevarci sì e no le galline, s’è scoperto improvvisamente un amore filiale per la sua bella cittadina d’origine e le sue radici familiari, e s’è presentato sorridente ed azzimato alla porta della sezione, per prenderne possesso.

Il passaggio di consegne fra Telmo ed il nuovo Segretario è avvenuto in un clima di rilassata simpatia. Telmo, ad essere onesti, di rimettere l’incarico al partito non vedeva l’ora, perché finché c’era da smontar gazebi, organizzar sagre con le bandiere della Padania e volantinare in giro, anche sotto la pioggia o con il freddo più becco, lui si divertiva, ma quando ha cominciato a dover passare ore ed ore in riunioni per parlare di scartoffie e di alleanze, con tizi che erano già avanzi di tutti i partiti possibili e che ogni volta arrivavano alle trattative come ambasciatori di un partito nuovo, si è sentito venire su dallo stomaco un magone tale, che neanche il sorriso dell’Umberto sul ritratto autografato appeso al muro glielo faceva passare, perché, fosse stato per lui, a quelli là gli avrebbe solo menato un gran calcio dove non batte il sole e sputato uno sputo in faccia, mentre invece gli toccava persino sorridergli e farli mettere comodi sulle sedie nuove della nuova sezione, cioè far sedere proprio loro, proprio quelli lì, che lui era entrato in politica apposta per non vederli più e togliergli la cadrega da sotto al culo.

Dunque il buon Telmo, quando Emiliano Lozzo è arrivato in sede, lo ha accolto a braccia aperte, e ha accolto felice, anche se con un abbraccio un po’ perplesso, il segretario personale; perché il giovane Segretario, che la politica continua a dirottare verso altri e più alti interessi, è così preso dagli stessi che a Spinola pensa di venirci in ogni caso part time, e, per gestire l’ordinario, in loco s’è portato dietro un giovane e volenteroso portaborse, tale Mirco, che gli sta attaccato al sedere come se portassero un solo paio di mutande in due.

Sempre più perplesso Telmo ha ascoltato, assieme agli altri leghisti della vecchia guardia, Emiliano spiegare come potevano mettersi in contatto con lui: “Vi lascio il numero di cellulare di Mirco, e voi lasciategli il vostro. Se serve qualcosa, fate capo a lui, sa sempre come rintracciarmi in caso di emergenze.”

Telmo e vecchi militanti si sono guardati basiti, perché l’ultima emergenza di cui si ricordavano era stata quella volta che non si avvitavano bene i bulloni del gazebo e avevan dovuto cercare di corsa la chiave inglese nuova a casa del Toni, smadonnando litanie di bestemmie perché la luce della cantina era fulminata e non ci si vedeva un’ostrega; ma per una emergenza simile le mani ben curate di Mirco e quelle ancor meglio curate di Emiliano sarebbero state inutili.

Mentre ancora si fissano fra loro senza proferire una parola, sentono una musica che pare provenire da una discoteca, ma, nel giro di pochi istanti, quando vedono Emiliano rispondere al suo iphone, capiscono che si tratta soltanto di una suoneria. All’altro capo ci deve essere qualcuno del partito, perché Emiliano comincia a discorrere fitto fitto: “Sì, certo… per l’appalto all’ospedale di ***** non c’è problema, il Primario è diventato uno dei nostri….no, figuriamoci, gli ho detto chiaro che, se vuole che lo appoggiamo, per noi ci deve essere un ritorno…mica siamo qua per fare beneficenza a lui… certo, e poi almeno un posto nella Municipalizzata per uno dei nostri… sì, lo so, ***** ci vorrà ficcare quella gnocca che si porta a letto….vabbe’, pazienza, si sa che è un do ut des…noi in cambio facciamo assumere il cugino di **** in Comune…”

Telmo, anche se non ha fatto liceo, il significato di do ut des l’ha capito bene, gli è bastato sentire il tono con cui veniva pronunciato. Quel tono democristiano che gli ha sempre fatto girare i coglioni. Intanto Emiliano continua: “Ah, sabato ti ricordi che siamo a *****? Certo, lo so, dobbiamo andare…viene anche il Trota, dicono… no, non mi serve un passaggio, grazie, che ne approfitto per fare un giro con la Mercedes nuova, e poi io e te ci sfiliamo via e andiamo in un locale di lap dance pieno di fighe dell’est da brivido…”

Si stravacca sulla poltroncina presidenziale dietro la scrivania con ripiano in cristallo sita dinanzi al ficus, facendo segno con la mano a Telmo e agli altri che la telefonata è di quelle importanti, e pertanto l’incontro fra loro giocoforza finisce là, mentre Mirco, con la faccia da seminarista di guardia al Vescovo, annuisce come a dire: “Andate in pace, semmai vi chiamo io”.

Telmo resta là, con in mano il cartone delle quattro cose che ha portato via dalla sede in quanto oggetti personali, fa per uscire, ma poi, con un moto di orgoglio si volta:

“Scusa, vorrei però anche la foto sopra la scrivania, quella dell’Umberto…quella è mia, non della sezione, me l’ha autografata a me…”

Mirco, badando bene di non infastidire Emiliano che ancora telefona, sorride per assicurare: “Ma figurarsi, per una foto non c’è problema!” e si inerpica a tirarla giù dal muro in fretta, per consegnarla a Telmo.

Lui la prende, se la rigira per le mani un attimo, mentre in sottofondo il nuovo Segretario continua a parlare di appalti, di amici da piazzare, di gnocche che la danno e di accordi elettorali da fare sottobanco con ex di tutti i partiti, quegli stessi che lui era entrato in politica apposta per cacciare a calci in culo.

E per la prima volta dacché si è preso la tessera il sorriso dell’Umberto gli pare un ghigno.

È un racconto di fantasia, che non ritrae leghisti reali. Ma date loro un po’ di tempo.

14 Comments

  1. hai scritto una cosa di estremo interesse

    vado ogni tanto in un paese lassù del nord, per motivi familiari, un posto dove la lega prende circa il 90% dei voti

    siccome son tutti leghisti, quando colgo delle differenze fra le persone, sono differenze fraleghisti

    credo che tempo due o tre anni queste piccole incrinature saranno fratture ben visibili e percepibili

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  2. io conosco alcuni giovani leghisti che qualche decennio fa sarebbero stati benissimo democristiani. Arrivisti fin da giovani che hanno capito dove sta il potere in veneto. Ottima descrizione galatea!

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  3. “un piccolo trafiletto su la Padania, sbarellando allegramente su Celti ed antiche radici indoeuropee, dopo una notte insonne passata a copiar Wikipedia”

    Mi rallegro con Galatea che questa volta ha proprio centrato il bersaglio irridendo la becera strumentalizzazione da parte leghista di qualche pagine di storia mal digerita, invece di accomodarsi sugli spalti contrapposti, indossare la casacca della tifoseria rivale e cimentarsi in una simmetrica forzatura dei fatti storici.

    Mi permetta la segnalazione del volume “I Celti in Italia” di Kruta e Manfredi. Si tratta di una lettura divulgativa piacevole e scorrevole. In particolare il capitolo IV, “La battaglia di Talamone e la conquista romana della Cisalpina”, e il capitolo V, “La sottomissione della Cisalpina”, dove si trova il resoconto documentato della conquista militare della regione su cui concordano gli storici. I Galli furono sconfitti militarmente e a più riprese, e più volte fu carneficina; vi furono anche migrazioni coatte. Che vi sia stata sottomissione militare, è fuor di dubbio (nel senso che non vi alcun dibattito storiografico in merito, spiace doverlo precisare); ma soprattutto davvero non comprendo a che pro essa oggi dovrebbe essere infantilmente negata, o infantilmente enfatizzata, con un’operazione storicamente scorretta per usare un blando eufemismo. Saluti

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  4. @Carlo Brenno: Per il volume di Kruta e Manfredi, non si preoccupi, lo conosco, come conosco i due autori. Lo presentarono, fra l’altro, anni addietro, ad un convegno universitario che avevo organizzato per conto del DIpartimento di Scienze dell’Antichità di Padova,e si svolse fra la Fondazione Cini e Adria. Si intitolava “I Celti in Adriatico”. Ci sono gli atti, se vuole. Pensi un po’.

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  5. Non si adonti: la segnalazione di una lettura gradevole (ma temo di non facile reperibilità) non era per lei, ma per chi ha altrove manifestato l’interesse ad accostarsi alla materia, suppongo nei ritagli di tempo.

    Che lei ne mastichi, lo aveva intuito. Ma anch’io sa 😉

    Si rischia di prendere granchi quando si presuppone che una voce critica sia, in quanto tale, becera e disinformata, e si crede di zittirla spalmando badilate di kultura.

    E’ stata lei ad insinuare nei miei confronti, maliziosamente e senza alcun fondamento, sospetti di crassa ignoranza tendenziosa e militante, soltanto perché le avevo fatto notare che lei in modo indiscutibilmente tendenzioso, allo scopo di dimostrare una tesi data, aveva caricato un po’ troppo le tinte e a tratti decisamente alterato, giungendo poi ad abbracciare tesi paradossali che non le rendono onore.

    Con questo la saluto definitivamente, stia tranquilla. Peace and love 🙂

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  6. ciao galatea, lieto di vedere che conosci kruta, comunque per me il suo libro più bello e completo è “i celti” uscito milioni di anni fa, poi seguo anche markale ed uno scrittore bretone morto da poco, yann brekilien, per me un grande, forse molto molto partigiano, ma eccezionale, non so se è mai stato pubblicato in italia e da lui ho conosciuto il finale lieto di quella che viene giudicata la più bella storia d’amore del mondo, tristano ed isott… comunque i celti hanno niente a che spartire coi leghisti o con l’ignoranza di questi
    ciao
    ps: ogni volta che trovo il posto dove fare il login mi cambi la grafica, poi una volta loggato ( che brutta parola… ) ti chiedo come si fa a tornare indietro e tornare al post dove dovevo scrivere o all’home page 9
    grazie per ventuale risposta, non ho fretta

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  7. @mariul: non ho ben capito quale sia il problema tecnico di cui parli (sono un po’ imbranata), anche perché non credo che per scrivere il commento sia necessario loggarsi: basta cliccare su “lascia un commento”, scriverlo e postarlo. Poi per tornare indietro penso che sia sufficiente ricliccare sulla scritta “il mondo di galatea”. Almeno credo. 🙂

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