Braccia strappate al Liceo

Vede, Caro Ministro Sacconi, per una volta voglio partire dal presupposto che Lei abbia ragione. Ma davvero, eh. Quando ieri ho sentito la sua ennesima esternazione – non chiamiamola sparata, sennò sembra che Le sia pregiudizialmente avversa – sui cattivi genitori che vogliono a tutti i costi iscrivere i figli al liceo e formano così a suo dire valanghe di futuri disoccupati e sui cattivi maestri che li indirizzano ai Licei invece che al professionale, mi sono detta: aspetta, prima di impallinarlo, prova a spiegare.

Sapesse, caro Ministro! Ogni anno che ti becchi una terza media, i primi due mesi di scuola li spendi in pratica a fare una cosa che si chiama “orientamento”. Lei evidentemente non lo sa, perché dice che siete voi del Ministero, assieme alle Province, a dare informazioni agli alunni, come se noi a scuola ce ne strafregassimo bellamente. Invece no: esiste in tutte le scuole medie, ormai, un programma che prevede che tu insegnante – di solito, non si sa perché, tu insegnante di Italiano, dato che, anche se c’è scritto che dovrebbe esser fatto da tutti i docenti, nel 90% dei casi gli altri colleghi se ne strasbattono – ti sgoli a spiegare ai fanciullini come è fatto il sistema scolastico dopo le medie, in cosa si differenziano le varie scuole superiori, che materie hanno, che sbocchi lavorativi offrono a fine percorso, dove si trovano sul territorio. Organizziamo incontri con i docenti delle Superiori, pomeriggi in cui gli alunni possono visitare la scuola, e persino mattinate in cui i ragazzini vanno ad assistere alle lezioni in classe, per farsi un’idea di cosa li aspetta. Poco ci manca che gli diciamo anche che autobus devono prendere per arrivarci e a che fermata scendere. No, anzi, correggo: in alcuni casi facciamo anche questo.

Alla fine di tutto questo bailamme, che dura fino a Febbraio, compiliamo anche una scheda, che è il nostro “consiglio per l’orientamento”: tutti insieme, in un Consiglio di Classe apposito, si guardano i voti nelle varie materie, si discute un po’ su quali secondo noi sono le reali potenzialità del ragazzino, e poi si scrive: “Mandatelo ad un Liceo, classico o scientifico” O ad un istituto d’Arte, o a un Professionale.

I dati, caro Ministro, sono poi raccolti, e l’anno dopo i colleghi delle superiori ci vengono a fare il punto della situazione: su 100 della vostra scuola arrivati in prima superiore, 90 sono passati in seconda e 10 sono stati bocciati, per esempio. I dieci bocciati chi sono, in genere, noi professori lo sappiamo già: o quelli che, poveri bambini, avevi promosso con il classico calcio nel sedere perché tenerli ancora un altro anno a vegetare in classe – magari dopo due bocciature – era perfettamente inutile, oppure quelli che tu avevi insistentemente invitato ad iscriversi ad un’altra scuola, tipo un Tecnico o un Professionale, o anche semplicemente ad un Centro di Formazione triennale. E i genitori invece no, li han messi al Liceo.

Perché li mettono al Liceo? Spesso per una questione di prestigio sociale, ha perfettamente ragione. Il padre avvocato, o notaio, o professionista stimato, il figlio lo vuole liceale. Se gli consigli qualcosa di meno di un classico o uno scientifico viene da te incazzato come una pantera, a dirti: “Ma come si permette?”. Inutile fargli presente che il pupo ha dei voti orribili in tutte le materie teoriche, odia studiare, al solo pensiero di star seduto due ore a ripetere una declinazione latina o spremersi per capire un teorema gli vengono le bolle, mentre invece trova soddisfazione, ad esempio, nelle attività pratiche che danno un riscontro immediato. Il genitore replica che è colpa tua che non sai insegnare o interessarlo, e la sua strada è il liceo, e dopo l’Università e la laurea. Quasi sempre già prevista nella disciplina in cui s’è laureato il padre, perché c’è uno studio di avvocato/notaio/commercialista/medico da ereditare, e se anche il pupo sarà una zucca, la soluzione è prendersi qualche galoppino bravo, perché il parco clienti già c’è, ed è un pacchetto statico che si passa di generazione in generazione, come gli antichi mutuati di Tersilli.

Ma mica sono solo queste le baruffe con i genitori, eh. Perché ci sono anche quelle che nascono quando tu inviti caldamente il pupo ad iscriversi ad un liceo: ha una bella testa portata per l’analisi teorica, il pupo: adora studiare, mentre se gli dai qualcosa di manuale da portare a termine si impantana. E i genitori no. Vengono da te a brontolare, perché loro lo vogliono mandare ad un Professionale. In genere, sa chi sono queste famiglie, caro Ministro? Sono famiglie di operai o di piccoli artigiani ed imprenditori in proprio, in cui padre e madre hanno a loro volta solo una terza media alle spalle. Per il futuro dei figli vedono solo il lavoro, e pensano unicamente a quel tipo di lavoro che hanno avuto loro: cioè a diciotto anni in fabbrica o nell’officina di famiglia, a piegar lamiere e trafilare bulloni, nonostante il loro pupetto non sia in grado di tenere in mano un profilatore senza tagliarsi una mano e del bullone non sappia riconoscere neanche il buco. Il Liceo non lo prendono in considerazione perché, come mi disse un giorno un genitore, artigiano: “E’ una roba da signori!”. Era un idraulico, il padre: era arrivato a scuola con un Suv che solo per uscire dal garage consumava tutto il petrolio del Barein. Ma per la sua mentalità l’istruzione liceale e la cultura erano un lusso, anzi un vezzo per ricchi perditempo e pargoli viziati. Lui era idraulico e voleva un figlio idraulico come lui, punto. Esattamente come l’avvocato voleva un figlio avvocato. Entrambi delle potenzialità e delle inclinazioni dei figli se ne strafregavano allegramente, e lo sa perché? Perché l’Italia ha questa maledetta cultura arcaica di fondo, che pervade tutto e causa gran parte dei guai del paese. Quella per cui la famiglia è il centro, e l’individuo conta in quanto è inserito in essa. Per cui i figli sono dei genitori, e devono diventare la loro copia sputata, o al massimo devono servire per appagare le frustrazioni e le ambizioni mancate. Così il piccolo impiegato che non è riuscito a diventar dottore, il figlio dottore lo pretende, perché è una questione di principio che il suo erede riesca laddove ha fallito lui: se mandasse il figlio a Ragioneria, come è accaduto a lui, i vicini potrebbero pensare che è un cattivo padre.

Vede, Ministro Sacconi, le cose sono un po’ più complesse di come le pensa lei, dal suo aureo seggio al Ministero. Raramente noi alle medie caldeggiamo di iscrivere al Liceo tutti: siamo anzi molto cauti. Siamo noi i primi ad essere consci di quanto è difficile in questo momento, e quanto lo sarà nei prossimi anni, trovare un lavoro, e di quali sono i problemi che le singole famiglie dei nostri alunni si trovano ad affrontare, quotidianamente, per far quadrare bilanci sempre più magri e stentati. Ma posso dire anche che il Suo Ministero, come quello dell’Istruzione (e non solo da quanto è Ministro Lei, per carità, anche prima) non ha fatto un beneamato per ovviare alle situazione. Per gli studenti meritevoli che abbiano difficoltà economiche in famiglia non ci sono in pratica aiuti, o borse di studio. L’università, in cui le tasse lievitano, una famiglia al figlio la deve pagare da sola, e i libri dei licei sono spesso degli annuali salassi.

Il problema, caro il mio Ministro, non è mandare più gente ai tecnici, e meno ai licei, ma mandare ai licei ed ai tecnici la gente giusta, che spesso, per problemi sociali, non è quella che poi ci va a finire davvero. Perché è un bel razzismo mascherato pensare anche che se uno non è “tagliato” per il liceo automaticamente troverà la sua strada ad un professionale: ci sono ragazzi che non sono portati per lo studio, ma hanno anche poca manualità e senso pratico. Di quelli che ne facciamo? Ed è anche un forma di razzismo velato (be’, neanche tanto velato) dire che quelli che hanno alle spalle famiglie povere o poco abbienti è meglio che vadano al professionale, perché inviarli al liceo li espone al rischio di futura disoccupazione, mentre con un Professionale, evoilà, dopo cinque anni trovano posto. Se quei ragazzini hanno testa per fare un buon liceo e poi prendere una laurea, diventare medici, analisti finanziari, ricercatori, mandarli al professionale perché così dopo cinque anni trovano un posto da operaio specializzato (che magari prende molto più di un ricercatore, per carità) è però uno spreco, non solo per loro, ma anche per la nazione in generale.

Vede, caro Ministro, il problema è questo, in soldoni: che il figlio scemo del notaio al Liceo e all’Università ci va lo stesso, perché tanto per il padre fargli finire le superiori in sette anni e tenerlo a vegetare una decina in Facoltà finché non trova il modo di prendersi una laurea non è un problema. Se anche inviti il padre a mandarlo ad un CFP, perché a stento sarebbe in grado di imparare ad avvitar bulloni, non ci finirà mai. Mentre coglierà al volo l’invito a mandare il figlio ad un corso di formazione professionale l’operaio, o il piccolo artigiano, che già il liceo lo pensano come una perdita di tempo, anche se i figli ci sarebbero portatissimi. Del resto, caro Ministro, mi scusi, io non conosco bene la sua biografia né la sua situazione familiare. Ma ho come il sospetto che, se ha figli, pur se magari non avevano dei voti brillantissimi, siano andati al liceo, e non, chessò, ad un corso di formazione professionale per andare un domani a lavorare in fabbrica ad una pressa.

Si è mai domandato perché?

 

 

46 Comments

  1. Dai, Galatea, a volte le insegnanti sbagliano. Conosco una che, per le sue insegnanti delle medie, era una potenziale parrucchiera o cassiera e ora è un ottimo medico. 🙂

    Per il resto sottoscrivo tutto.

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  2. Sbagliare si può sbagliare tutti, e in qualsiasi ambito, soprattutto quando si ha a che fare con ragazzini, non dimentichiamolo, che hanno quattordici anni, e quindi una personalità non formata, in continuo cambiamento. Resta però il fatto che questa idea che noi alle medie inviamo “tutti” al liceo è una cretinata: Sacconi si vada a leggere i dati e soprattuto si informi dei programmi che sono attuati nelle scuola.

    Ah, p.s. Un a notazione linguistica: hai scritto “le insegnanti sbagliano”. Gli insegnanti. Faccio notare che siamo maschi e femmine a fare questo mestiere. Sennò sembra un ghetto per vecchie zitelle isteriche fuori dal mondo, questa professione qua.

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  3. Pezzo geniale e purtroppo quanto mai realistico, soprattutto per l’avvocato del Nord-Est.
    Io mi sono anche scontrato nella mia breve carriera di insegnante, con il genitore che manda il figlio al Liceo pur sapendo che è una zucca vuota perché non vuole sfigurare di fronte agli altri amici che hanno i figli al liceo. Questo condannando sè setsso e il figlio ad almeno 5 se non 7 anni di fegato amaro. Purtroppo, anche se come genitore è difficile da mandare giù, puoi anche ritrovarti con un figlio/a zuccone e per quanti sforzi tu faccia rimarrà sempre uno zuccone. Pretendere che mio figlio se debitamente aiutato e supportato possa fare una scuola per la quale non è portato penso sia ugualmente una forma di razzismo.

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  4. Bellissima risposta galatea. Questo tipo di propaganda è la stessa per cui in Italia ci sarebbero troppi universitari, ma sappiamo benissimo chi sono quelli di troppo secondo la nostra classe dirigente.

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  5. Ho sempre pensato che il nostro fosse un Paese socialmente bloccato. Mai creduto che fosse un problema solo meridionale, sebbene qui è più evidente e macroscopico, per tante ragioni. E un blocco sociale così evidente è praticamente ignorato da tutta la nostra classe politica. E pervicacemente alimentato da comportamenti (o da disattenzioni o disinteresse) della cd classe dirigente. E’ sufficiente assistere ad un consiglio di facoltà (di una disastrata università di periferia quale la mia, pensata – non so con quanta onestà intellettuale – come volano soprattutto culturale e sociale di una delle zone più disastrate, da quei punti di vista – della Campania, la cd. Terra di Lavoro, provincia di Caserta) per capire come questo problema sia avvertito praticamente da nessuno. Ricordo ancora cosa mi disse, con vivo orgoglio un giovane (giovanissimo) professore ordinario guardandosi intorno durante un consiglio di facoltà: “La maggior parte di noi proviene dallo stesso liceo; siamo quasi tutti stati compagni di liceo”. Non avvertiva nessun disagio mentre lo diceva. Lui, uomo di sinistra.

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  6. @galatea
    Mi cospargo il capo di cenere. “Gli insegnanti” è la versione corretta. E’ che alle medie l’unico insegnante maschio che avevo era il prete di religione, che faceva categoria a parte. 🙂

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  7. In realtà, la società italiana è fortemente corporativa. Il genitore idraulico che vuole per suo figlio un futuro da idraulico, sa che di giovani laureati son pieni i call-center. Probabilmente, fino a vent’anni fa, avrebbe fatto i salti mortali perché il figlio diventasse ingegnere, medico, avvocato. Oggi, chi ha un lavoro sicuro (e redditizio) da tramadare alla prole, cerca di tenerselo stretto. L’intasamento dei licei a scapito delle scuole professionalizzanti è imputabile principalmente a tutti quelli che non hanno già un orientamento ben preciso e non sono in grado di valutare preliminarmente l’effetto delle proprie scelte. Una soluzione al problema (che è molto concreto) potrebbe essere quella di rendere professionalizzante l’università, tramite facoltà più improntate alla formazione pratica che a quella teorica. Un po’ come accade in alcuni paesi, dove “dottore” è solo il phD, mentre gli altri sono poco più che diplomati (c.d. baccellieri).
    A ben vedere, tuttavia, la vera disgrazia del nostro paese consiste nel fatto che le lauree c.d. “scientifiche” hanno pochissimo sbocco e in tanti, per poter aspirare a un futuro dignitoso, son costretti a migrare all’estero.

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  8. Saranno reminiscenze sociali dell’ Italia che fu, quella sabauda. fatta di re vigliacchi e cicisbei alla loro corte.
    dove contavano solo titoli nobiliari e sangue blu.
    sono cambiati solo i titoli ma non i metodi per decretare il valore delle persone.
    Nobile nascevi, nobile morivi. carbonaio eri, carbonai i tuoi figli restavano.
    Oggi i figli dei “potenti” neanche le frequentano le scuole italiane. Studiano all’ estero e all’ estero si faranno le ossa per poi venir a fare i dittatori burocrati in Italia.
    Figli di sacconi compresi. come quelli del non compianto(da me) padoa schioppa, perchè bamboccioni devon rimanere solo quelli degli altri.
    Forse ho scordato qualche maiuscola? Ma anche no.

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  9. “Se quei ragazzini hanno testa per fare un buon liceo e poi prendere una laurea, diventare medici, analisti finanziari, ricercatori, mandarli al professionale perché così dopo cinque anni trovano un posto da operaio specializzato è però uno spreco, non solo per loro, ma anche per la nazione in generale.”
    Ritrovo qui il poco che resta del mio essere di sinistra, liberale sì, ma convinto che anche lo Stato “più” minimo debba favorire la mobilità sociale dei migliori (i peggiori, se ricchi, saranno favoriti uguale); se non per spirito di giustizia, almeno per interesse economico.

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  10. sull’importanza della famiglia in Italia, ce ne sarebbe da dire a iosa, partendo da qui…

    Comunque alle medie (4 anni fa) , in terza i prof ci diedero quei simpatici foglietti con su scritto l’indirizzo scolastico secondo loro più adatto a noi. Mi avevano consigliato classico o scientifico. Io non li ho ascoltati, sono andata al linguistico, che comunque è pur sempre un liceo. Grazie al cielo ho fatto di testa mia. Però nei corridoi della scuola si vedono spesso persone che a mio modestissimo parere avrebbero fatto meglio a scegliere altri indirizzi, ugualmente seri e dignitosi ma più adatti a loro.

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  11. ciao, cribbio galatea, i dadi hanno il buco, non i bulloni, sarà per questo che fai la maestra e non altro?
    però almeno hao smentito sacconi!!!!
    ciao

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  12. Benissimo, affermazioni oserei dire ovvie.
    In un modo ideale dove gli insegnanti sono capaci sia di insegnare che di giudicare le capacità dei ragazzi…

    Ma cosa succede quando insegnanti incapaci o fancazzisti (oh quanti ce ne sono…) non avendo saputo/voluto insegnare e motivare i ragazzi li indirizzano su scuole professionali?
    Vissuto di persona con un figlio negli anni 80.

    Sacconi so a fatica chi sia e ignoro che capacità ha, ma di insegnanti sia miei che dei miei figli ne ho conosciuti tanti e la categoria non ne esce bene, credimi!

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  13. @marcello42: Caro Marcello, vedi? Gli insegnanti che indirizzarono tuo figlio verso le scuole professionali erano già inconsapevolmente sacconiani. Perché mandarlo al Liceo, in fondo, quando con un bel diploma al professionale dopo cinque anni trovava lavoro? Di che ti lamenti? Non erano affatto fancazzisti come dici tu, quegli insegnanti: erano solo già proiettati verso il futuro. Probabilmente oggi sono consulenti al Ministero.

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  14. Galatea, la tua risposta è da incorniciare…

    Mio figlio andò al liceo e ha poi trovato la sua strada.
    Quando si consigliano studi professionali ad oltre l’80% della classe (e col senno di poi conoscendo i suoi compagni e le loro attuali occupazioni) mi sembra dura ritenere quegli insegnanti degni del proprio ruolo.
    Fancazzisti e/o incapaci erano, ma ben attenti a coprirsi il deretano a dimostrazione della loro malafede. Ma erano tutti (tutte, per la verità) iscritte o simpatizzanti di Rifondazione, e questo le rendeva intoccabili visto il luogo ed i tempi.

    Spiacente ma la tua battuta è decisamente stiracchiata..

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  15. Già Marcello, hai ragione tu, come sempre, naturalmente. Peccato che inviare l’80% dei ragazzi ai professionali sia proprio quello che ha invitato a fare Sacconi. Deve essere comunista anche lui. Di certo.

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  16. Ci sarà un motivo se questo paese ha una mobilità sociale quasi pari a 0…
    Inoltre la realtà che alcuni docenti e politici caldeggiano vorrebbe privare, per esempio, un ragazzo diplomato al tecnico della possibilità di iscriversi a una facoltà umanistica (de facto già questo avviene – con la reintroduzione di esami d’accesso che hanno, vincolante, il punteggio ottenuto esclusivamente nella parte di grammatica latina: non la grammatica italiana, la lingua inglese, la conoscenza della letteratura italiana o della storia… E la grammatica latina, come è noto, viene affrontata soltanto in alcuni licei).

    In questo paese dove ancora è usuale per il padre decidere del destino del proprio figlio l’unica speranza si ha in un sistema che consenta di auto-determinare la propria identità culturale una volta compiuta la maggiore età, quando la firma sull’iscrizione la mette il figlio. Anche se il sistema di borse di studio e di assegnazione degli alloggi universitari non prende nemmeno in considerazione l’eventualità che un giovane lasci casa per studiare divenendo nulla-tenente, cercando di barcamenarsi con i mille lavori che offre la galassia della precarietà (un individuo può presentare un proprio ISEE all’università solo se la sua residenza differisce da quella del nucleo familiare d’origine da almeno due anni e se a beneficiato per due anni di seguito di contratti di lavoro non stagionali e se con questi è riuscito a guadagnare almeno 6500 euro netti annui); e così la scelta anche del percorso universitario può essere soggetta a ricatti da parte della famiglia, perché ti prende per fame.

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  17. cara galatea,
    il problema di tutti questi ministri (gelmini in primis) è che non conoscono la materia di cui parlano 😦
    il servizio di orientamento previsto mi sembra ottimo e sicuramente ci saranno alcuni docenti che lo fanno con più impegno altri con meno ma nella media mi sembra funzioni.
    questo non toglie che nella maggior parte dei casi il problema della scelta non è spesso facile.
    In alcune zone la scelta è orientata dalla disponibilità delle strutture e dal fatto che talvolta i professionali sono di basso livello.
    Dobbiamo inoltre considerare che siccome ormai con alcuni professionali non puoi svolgere alcuna professione perchè ci sono stuoli di laureati a spasso che per lo stesso salario hanno un expertise più alto, non c’è da stupirsi se i genitori indirizzano i figli verso i licei, che sembrano dare una maggiore libertà di scelta nella formazione futura.
    Un saluto
    troubledsleeper

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  18. Cara Galatea,
    questo è uno sfogo palese delle 2.00 di notte. Prego di perdonarmi se il mio discorso appare assai sconclusionato e senza senso.
    Il mio ragionamento, in questi ultimi tempi, è che sia tutta una trottola che gira. Una assurda, fottuta trottola. La destra continua a parlare male della sinistra, e la sinistra parla male della destra. Evviva evviva! Blogger che criticano il governo attuale, che si adirano costantemente per dei guazzabugli assurdi, ignobili e osceni, che ci vengono costantemente proposti.

    Negli ultimi 12 anni, in Italia, non è mai stato fatto nulla.
    Siamo un paese allo stallo completo, alla metastasi. Stiamo morendo internamente.
    Che cosa ci rimane da fare? Perché ci attacchiamo ancora a inutili discorsi politici, se non hanno mai portato a un beneamato cazzo?

    Ho perso completamente la fiducia che le persone possano cambiare il paese.
    Ho perso la voglia di combattere per ciò che credo giusto, poiché niente di quello che credo viene mai ascoltato, ne da una parte, ne dall’altra. Ho sonno, voglio solo andarmene da qui.

    Spero costantemente (prego, ogni notte nel sonno, perché sono un fottuto vigliacco) che qualcuno li faccia esplodere tutti. Dal primo all’ultimo. Non è naturale che la nostra classe politica sia così immutata e immutabile. DEVE accadere qualcosa che la faccia collassare, per poi rinascere mutata e, finalmente, cambiata. Il potere che mira solamente a preservare sé stesso, va eliminato.

    Vi odio tutti, perché parlate e discutete sopra argomenti che puzzano di cadavere.

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  19. @Kirijava: liberissimo di odiarci tutti, per carità. Tieni presente però che, dopo che sarà saltato tutto per aria, per ricostruire avremo comunque bisogno di professionisti (medici, architetti, operai, infermieri…). Quindi discutere come funzionano le scuole che li formeranno non è che sia una cosa tanto campata per aria né un “inutile discorso politico”. Poi, se hai voglia di sfogarti dicendo semplicemente che il mondo fa schifo, prego, fai pure.

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  20. Il problema non è Sacconi in sé ma tutti quelli che lo hanno reso plausibile come ministro. Inclusi quelli che alla fine votano sempre e comunque un Veltroni, un Bersani o un Vendola e poi si ritrovano a leggere sul giornale che i loro cari leader hanno votato qualche legge che per difendere alcune categorie sociali chiude l’accesso al mondo del lavoro per i giovani. Il risultato è che il 26,2% dei giovani sono disoccupati, mentre per i figli di e gli amici di si trova sempre qualche posto in qualche municipalizzata, in comune, alle poste in un azienda fornitrice di servizi alle P.A. E la sinistra ha parecchie responsabilità in questa situazione.

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  21. @scrittiapocrifi: che la Sinistra abbia responsabilità nell’aver infilato gente nelle municipalizzate varie, siam d’accordo (veramente non è che la Destra, quando può, non ce li infili: vedi il recente scandalo dell’Atac a Roma…). Però mi resta un po’ oscuro il passaggio del ragionamento: dunque, se io voto a Destra, va su gente come Sacconi. Se voto a Sinistra, siccome c’è gente come Vendola, Veltroni e Bersani, rendo plausibile far diventare ministro un Sacconi. Scusate, qualcuno può spiegarmi per chi devo votare? No, perché vorrei davvero capirlo, a questo punto.

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  22. Quando andavo alle medie studiavo solo Lettere e tralasciavo scienze e tecnica. Tutti gli insegnanti in coro: vai al classico. Io: va bene il classico! Ora posso dire che avrei preferito tanto fare l’istituto d’arte o ancora meglio il linguistico, perfino l’alberghiero. Sbagliammo entrambi. Altro che greco e latino per aprire la mente. La mente me la faccio spalancare da Kubrik, da Duchamp o da Lenny Bruce senza studiare le noiosissime Georgiche. Altro che “Mantua me genuit” ! Mantua te genuit? E sticazzi!

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  23. Tutto ciò che dici è vero, verissimo. Posto che, vista la congiuntura internazionale, non si può non solidarizzare con l’idraulico che vuole il figlio idraulico (invece di investire nella formazione anche di un ingegnere che poi deve andare a lavorare sottopagato a 1000 km di distanza, figuriamoci di un filologo o di un fisico teorico), penso che la nostra società sia troppo classista per un mercato del sapere e del lavoro veramente efficiente.

    Il fratello minore di una mia amica (figli di persone in gamba, di vedute tutt’altro che ristrette), intelligente ma ribelle non molto amante dello studio (per usare un eufemismo) voleva andare a fare l’istituto nautico. I genitori non hanno visto ragioni e gli hanno imposto il classico (“quando avrai 18 anni farai quello che vuoi tu”). Risultato: pluribocciato, a quest’ora se faceva come voleva lui era già capitano nei mari del Sud credo.

    Ho diversi amici, persone che reputo intelligenti, che hanno vivacchiato per anni all’università senza sapere dove sbattere la testa, e che sarebbero stati degli ottimi operai specializzati o piccoli imprenditori; uno dopo anni di cazzeggio ha deciso di studiare per infermiere, e sta per diplomarsi con profitto. Un’altra amica dopo essersi laureata cum laude a Oxford (sic!) ha deciso che voleva fare l’ostetrica.

    C’è chi dice “aboliamo il valore legale del titolo di studio”. Io non arrivo a tanto, ma mi chiedo perchè aver ottenuto stentatamente una laurea ormai priva di significato in lettere moderne, o lingue, o scienza della comunicazione, o psicologia (la mediocrità di questa disciplina in ambito universitario, diventata un refugium peccatorum per chi non sa che pesci pigliare, confrontata all’utilità della figura dello psicoterapeuta e della psicologia sperimentale mi lascia basito) debba essere considerato un obbligo sociale e dia punti per i concorsi pubblici che magari sarebbero più adatti a neodiplomati pieni di voglia di fare.

    Scusa il lenzuolo…

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  24. sicuramente per vivere un figlio dei poveri è bene apprenda un mestiere manuale, ma per pensare sarebbe molto meglio studiare al liceo classico

    non è facile decidere, un povero che studia deve concepire sè stesso come un uomo che sta lottando durissimamente contro il contesto sociale, quindi deve essere uno molto deciso

    l’italia di oggi è un paese molto ingiusto, l’unica soluzione è studiare e poi andarsene via

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  25. Condivido anche se ricordo che alle medie, trent’anni fa, consigliarono ai miei, operaio e casalinga, di mandarmi a “ragioneria” mentre io volevo il classico per fare l’avvocato. E mi mandarono a ragioneria dove non imparai a fare la partita doppia ma mi divertii parecchio: così sono arrivato all’università rilassato. E mò faccio l’avvocato: in sintesi potrei dire che gli insegnanti avevano sbagliato ma in realtà ci avevano visto lungo :)))
    Buon Anno

    P.s. @jazztrain1 nella tua fotina si sta giocando a scacchi?

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  26. @Galatea
    spiacente se ritorno così tardi ma ho avuto altri impegni. La tua ultima “risposta” richiede però un chiarimento.
    Qui sei in casa tua e quindi per definizione sei l’unica ad avere sempre ragione.
    Io non ho ragione, tanto meno “come sempre” visto che commento rarissimamente, sono i fatti che parlano da soli. E le ineffabili professoresse delle medie dei miei figli non erano incapaci/fancazziste perché erano comuniste, ma erano professoresse per questa loro appartenenza, condizione necessaria e sufficiente per avere il posto vicino casa.
    Buon anno

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  27. @marcello42: Vedi, caro Marcello, a me i tuoi commenti piacciono perché spesso sono la dimostrazione di come si possano tirare conclusioni che non stanno in piedi da dati di fatto reali. (Chiarisco, per i lettori: Marcello è un frequentatore abituale del blog dei Topigonzi, quindi arriva di solito qua già partendo dal presupposto che io sono una cretina comunista radical chic: anche quando scrivo qualcosa che potrebbe condividere, si sente comunque in dovere di dire che è ‘na cazzata)
    Partiamo dall’episodio da te narrato: il figliolo tuo che alle medie era stato indirizzato “dalle professoresse” ad un tecnico, mentre tu lo hai iscritto al Liceo, e il ragazzo ne è uscito bene. Quindi tu dici che quegli insegnanti hanno fatto qualcosa che è contrario a quanto un buon insegnante dovrebbe fare. Scrivi infatti: Mio figlio andò al liceo e ha poi trovato la sua strada.Quando si consigliano studi professionali ad oltre l’80% della classe (e col senno di poi conoscendo i suoi compagni e le loro attuali occupazioni) mi sembra dura ritenere quegli insegnanti degni del proprio ruolo. Cosa che è esattamente quello che sostenevo nel post, perché il problema non è “quanti” ragazzi vengono inviati al liceo o ai professionali, ma che i ragazzi inviati siano quelli giusti, mentre è il ministro Sacconi ad aver detto che gli insegnanti dovrebbero consigliare ai ragazzi di andare in massa ai professionali. Applicando l’invito di Sacconi, dunque, noi avremo classi in cui l’80% dei ragazzi viene inviato ai professionali quasi in automatico; anzi, sembra che il compito degli insegnanti non sia cercare di indirizzare il ragazzo al curriculum di studi più giusto, ma semplicemente smistare un certo numero di ragazzi verso una scuola, il professionale, che è in grado di fornire al mercato del lavoro quella “quota” di gente che serve.
    Dunque, Marcello, come vedi, in fondo io e te diciamo la stessa cosa. Dove nasce il problema? Nel fatto che tu devi per forza buttarla in politica. A te non piacciono i “comunisti”, ed è una opinione lecita, per carità. Ma finisce con farti considerare “comunista” o “colpa dei comunisti” qualsiasi cosa. Siamo alla sindrome del “Gomblotto Universale”, tipo Voyager.
    Tanto per cominciare, le “professoresse comuniste” che hanno invitato (oh, invitato, non “costretto”: difatti tu del loro suggerimento sei stato liberissimo di strafregartene) tuo figlio ad iscriversi ad un professionale, tanto per cominciare, possono aver sbagliato una valutazione, e capita (i ragazzi sono piccoli, spesso cambiano da un anno all’altro, e poi se sono motivati fortemente possono farcela anche se questo richiede loro sforzo). C’entra il fatto che fossero o meno “comuniste”? Direi di no. Inoltre quel consiglio orientativo era stato discusso dall’intero intero consiglio di classe, e sottoscritto da tutti gli insegnanti di tuo figlio, di qualsiasi materia. Quindi, spiegami: era formato questo Consiglio di Classe per intero solo da professoresse comuniste?Non ce n’era manco uno democristiano? Era comunista pure quello di religione? Ecchesfiga, Marcello!
    Perché vedi, io ho fatto le medie in una scuola cattolica privata, e anche a me è capitata una insegnante di matematica (democristiana) che non voleva mi iscrivessi al classico e per matematica era una jattura, ma non per questo poi ho pensato che tutte le insegnanti democristiane fossero incapaci; al Liceo pubblico mi capitò una professoressa di filosofia (liberale e di destrissima) che era una fancazzista pura, ma non per questo ho desunto che tutti i Liberali fossero uguali a lei; mi capitò pure un prof di latino fascista, che adoravo, una prof di sinistra femminista e sessantottina, ma preparatissima, con cui ebbi rapporti altalenanti, e due prof di arte e di scienze che non ho mai indagato che cosa votassero. Invece a te e ai tuoi figlioli capitano solo professori comunisti imbecilli. E vabbe’.
    Queste terribili prof comuniste, poi, tu desumi che fossero prof in quanto comuniste: “ma erano professoresse per questa loro appartenenza,. Quindi spiegami: tutti i comunisti vanno a fare i prof? (No, non mi risulta). Oppure nei concorsi si finisce in cattedra solo se sei di sinistra? Sarebbe una scoperta storica grandiosa, soprattutto contando che il Ministero dell’Istruzione è stato da sempre tenuto dai Democristiani. Si remavano contro da soli, evidentemente.
    Non solo queste prof erano diventate prof in quanto comuniste, però: dici anche che il loro essere comuniste era condizione necessaria e sufficiente per avere il posto vicino casa.
    Cazzarola, ad averlo saputo! Perchè vedi, Marcello, fra le tante condizioni di cui si tiene conto nel formare il punteggio delle graduatorie – quindi quello che determina poi di ottenere un trasferimento vicino a casa – l’appartenenza politica non c’è. Conta – e si può sindacare quanto sia giusto – solo l’anzianità di servizio, o il fatto che una abbia uno o più pargoli. Poi, da che mondo è modo, qualcuno/a che riusciva ad avere il posto vicino a casa perché era amico del Provveditore c’è sempre, o perché era amico dell’onorevole che era amico del Provveditore, ma posso assicurarti che si trattava di cose trasversali a qualsiasi partito, e di solito un onorevole democristiano poteva molto ma molto di più (ho le prove di quello che dico, in questo caso).
    Quanto poi alla reale “comunisticità” delle prof di tuo figlio, Marcello, anche là, mi piacerebbe conoscerle. Perché per essere etichettati come “comunisti” da te ci vuol davvero poco: hai iscritto d’ufficio al partito pure me, che nel migliore dei casi potevo e posso essere considerata una socialdemocratica blanda, moderata, borghese e neppure tanto progressista. Insomma, credimi, Marcello: ad aver avuto per professoresse delle democristiane, delle liberali o delle missine, tuo figlio rischiava di beccarsi comunque l’invito ad andare al professionale. Perché al mondo di ha a che fare con persone, che possono essere capaci o incapaci al di là della appartenenza politica, o magari alle volte, dare pareri che gli altri decidono di disattendere e va bene lo stesso così. Stai bene e Buon 2011.
    (Tanto lo so che è inutile rispondere a Marcello: quello che gli dico in ogni caso è sbagliato e stupido. Del resto, sono comunista). 🙂

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  28. Gesummaria!
    Tutto questo pippone solo per me!
    In primis, non mi sono mai sognato di definirti comunista, mentre rivendico la primogenitura di “sinistra al caviale” , tra l’altro scritto altrove, che tanto ti indispettì da farci addirittura un post.
    In secundis, come giudichi una professoressa che assegna come lettura per le vacanze estive ai ragazzini di seconda media Padre Padrone di Gavino Ledda? Per tacere dei deliri che venivano propinati ai genitori che osavano presentarsi ai colloqui con domande scomode.
    Ed infine quale incredibile mix di requisiti avevano TUTTI gli insegnanti per avere l’assegnazione nel paese di residenza, saldamente in mano al PCI prima e dopo la scissione al PRC?
    Non preoccuparti a rispondere, la mia frequentazione di Topgonzo (che leggo giornalmente esattamente come il tuo blog, ma sul quale commento più spesso) mi classifica senza possibilità di dubbio come minus habens e quindi incapace di comprendere. Me ne farò una ragione.

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  29. Cosa ha di negativo il romanzo Padre Padrone di Gavino Ledda? A me sembra un racconto interessante che ha valore pedagogico. Cosa avrebbe consigliato lei a dei ragazzini per invogliarli alla lettura? Moby Dick di Melville, le avventure di Tom Sawyer o Huckleberry Finn e le orribili riduzioni per ragazzi di questi classici della letteratura? A parte gli scherzi, compito di un insegnante è quello di indurre i ragazzi alla lettura. L’importante è che inizino a leggere, non è importante se leggano Padre Padrone o Cuore, con il tempo si formeranno il gusto estetico (c’è sempre una inconsapevole paura nei confrontoi dei libri, come se avessero il potere di traviare le menti debole dei fanciulli!). P.S. I genitori hanno la presunzione di fare domande scomode senza rendersi conto di essere talvolta loro la causa dei mali dei figli.

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  30. @Marcello: Padre Padrone? Eh già, allora era proprio comunista!!!! Quanto all’assegnazione, probabilmente era perché non ci voleva andare nessun altro. Del resto, in un covo di comunisti simili, non mi sorprende. (Ti stupirebbe, ma ci sono interi paesini a pochi chilometri da Treviso e Venezia o nel Veneto Orientale dove ottenere il trasferimento è semplicissimo per i locali, perché sono zone pochissimo richieste e vengono coperte altrimenti ogni anno con i precari).

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  31. Azz…
    Sono arrivate anche le truppe cammellate dall’Asinara!
    Va bene, sono accerchiato. Mi arrendo!
    Padre Padrone riguardava le capacità pedagogiche, il paese era Opera, oggi più noto per il carcere (allora non c’era) che per la qualità dei docenti, di fatto estrema periferia sud di Milano.
    E’ bello vedere come in due vi impancate su affermazioni basate su vostre convinzioni ignorando l’esperienza diretta di chi questi avvenimenti li ha vissuti sulla propria pelle e più che altro su quella dei propri figli.
    Un buon anno a voi

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  32. Strano, non sapevo che la storia di Padre e Padrone fosse ambientata nell’estrema periferia sud di Milano, pensavo che si raccontasse la storia di un figlio di pastori che grazie allo studio riesce ad ottenere il diploma. Mi sa che lei ha le idee un po’ confuse come i suoi degni compari di merende.

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  33. @marcello: Ma Marcello, è chiarissimo che tu hai ragione e noi torto, no? Era evidente e scontato fin dall’inizio, del resto siamo dei poveri comunisti cattivi! Perché trarre conclusioni, come fai tu, generali da un caso personale, la vicenda di tuo figlio, avvenuta molti anni fa e peraltro conclusasi anche positivamente (il ragazzino è finito al liceo e lo ha superato, no? quindi vuol dire pure che quei nefasti professori delle medie – comunisti e idioti – le basi per proseguire con successo la sua istruzione gliele avevano comunque fornite), ti dà sicuramente più competenza di centinaia di persone che nella scuola ci lavorano ogni giorno, hanno a che fare con centinaia di ragazzini ogni anno, eccetera. Immagino che tu sia uno di quelli che quando vanno dal medico gli suggeriscono la diagnosi e gli dicono anche che medicine deve prescrivere loro: il fatto di aver avuto una volta il raffreddore, del resto, ti rende certo più competente in automatico di un dottore in medicina.
    Ciao, Marcellino, Buon Anno.

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  34. Sono figlia di un insegnante ed ho i genitori del mio ragazzo entrambi insegnanti delle medie. Ritrovo nel tuo articolo tanta verità! Sono al 3° anno di Ingegneria, e metà dei miei compagni non ha continuato gli studi dopo il Liceo. (La maggior parte delle persone “forzate” dai genitori o dalla famiglia ad intraprendere questo percorso formativo.)

    Ti auguro un buon anno, nel frattempo continuo a leggere la tua pagina. :o)

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  35. A parte che il “Marcellino” a 68 anni suonati mi viene un po’ stretto, provo molta pena per te ed il tuo sodale che non volete né siete in grado di capire. Ma pensi proprio che non ci si parlasse tra genitori dei ragazzi, molti dei quali amici nostri?
    E’ una vera piccineria voler ridurre una situazione comune in tutta una scuola media (l’altra era migliore) dell’epoca ad un mio caso personale che ho usato solo come esempio?
    Ma d’altra parte pur di farti ragione sei disposta a questo e altro, come hai già dimostrato in altre occasioni.
    Bannami pure, tanto non tornerò nemmeno per leggere, se non stimolato da osservazioni di altri

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  36. Mizzica, com’è permaloso il Marcellino! Bei tempi quelli, la scuola era buona, ma erano cattivi gli insegnanti e i genitori come Marcellino avevano sempre ragione.

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  37. Mi strappa un sorriso il tuo articolo.
    Sebbene non delle migliori, contiene una delle tante verità riguardo ai giovani.
    Verità provata sulla mia pelle.
    Mi sarebbe piaciuto frequentare il liceo classico, indirizzo consigliatomi dai miei insegnanti alle medie.
    Invece no, per tutta la serie di motivi che tu hai scritto, ho trascorso cinque anni in un istituto turistico.
    Avrei voluto ottenere una laurea.
    Invece no, non hanno fatto altro che confondermi le idee.
    Non hanno fatto altro se non indirizzarmi verso qualcosa che non trovo adatto a me, facendomi dimenticare cosa mi piace davvero.
    A diciannove anni, mi ritrovo con un diploma inutile, buttata nel bel mezzo del mondo del lavoro, tra l’altro senza trovarne uno che non sia proposto da un call-center, frustrata.
    Sì, frustrata perché so avrei potuto essere, fare e dare qualcosa di meglio in questa stupida società.
    Scusatemi per lo sfogo.

    Saluti e Buon Anno.

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