Il Grande Autore parla ai bambini

Il Grande Autore, quando entra nella sala, ha il sorriso condiscendente di un Dio in visita, che s’è materializzato per sfizio e ora osserva con bonomia quello strano, divertente caos che sono in grado di fare i mortali. L’Aula Magna è strapiena di ragazzini, seduti dove capita, perché le Aule magne sono state fatte negli anni in cui le classi tenevano sì e no venti alunni, e adesso ce ne sono quasi trenta per ognuna, moltiplicati per lo stesso numero di classi e anche di più: per cui i posti a sedere sono pochi, ci si litiga le sedie, e le insegnanti, in piedi, devono fare da vigili urbani, smistando qui e là i fanciullini, facendoli accoccolare per terra, e controllando nel frattempo la disposizione, per evitare accrocchi di bulli o di ochette.

Sono stremate, le insegnanti, perché è da due settimane che a scuola non si parla d’altro di questo incontro con Lui, che, a dir la verità, nessuna di loro voleva, perché i suoi romanzi, saggi e raccolti sono indigeribili persino per gli adulti, figuriamoci se possono essere fatti leggere ai ragazzi: ma c’è sempre un genitore che conosce un grande autore e si offre di invitarlo, e se gli si dice di no è capace di fare fuoco e fiamme, sbraitando che la scuola perde occasioni meravigliose, i docenti sono citrulli, il Preside insensibile. Il Grande Autore di quest’anno è arrivato appunto così, per intermediazione di un parente, che è anche mezzo assessore: rifiutare era impossibile, si sarebbe aperto un contenzioso politico istituzionale, quindi il Grande Autore eccolo qua.

In un altro paese il Grande Autore avrebbe già quasi l’età per essere nonno, ma in Italia si sente appena appena un giovane padre, anzi, meglio ancora, uno zio scapolo ed amicone. In qualità di ex giovane da poco passato alla categoria successiva, è convinto di avere con i ragazzi una specie di feeling naturale, spontaneo, di saperli comprendere con una sola occhiata, leggere come un libro aperto, soprattutto come un libro che ha scritto lui. Nessuno si è mai procurato di dirgli che gli adolescenti ed i ragazzi che descrive nei suoi libri sono inconsistenti come i suoi personaggi adulti, pieni di paturnie assurde che nella realtà nessuno ha o non ha più da anni, ammesso che si siano mai avute al di fuori di quella cerchia di aspiranti intellettuali falliti  borghesi metropolitani di provincia in cui il Grande Autore s’è formato e vive come in una bolla.

Inizia facendo il simpatico, inanellando un paio di battute che probabilmente ha pensato in treno mentre veniva qua, e le snocciola con il tono da parroco di oratorio, suadente ma sottilmente convinto che i ragazzi, dal momento che hanno meno di quattordici anni, vadano trattati come pupi dell’asilo, e ci si debba rivolgere loro con i modi da Teletubbies. La risatina imbarazzata che gli regalano di risposta, la interpreta non come compatimento ma come timidezza, e, convinto di aver rotto ormai il ghiaccio con la platea, continua su quella strada.

Il copione di tutti questi incontri, del resto, è il medesimo sempre, collaudato da anni di pratica e di silenziosa ipocrisia: gli alunni, cui è stato fatto un severo lavaggio del cervello per giorni minacciando severe ritorsioni (compiti in più in classe, relazioni scritte sull’incontro, ricreazioni saltate) sono stati invitati ad annoiarsi educatamente durante le due ore di sproloquio, in cui si parlerà di libri che non hanno letto e che, se sono fortunati, non leggeranno mai, perché quando saranno arrivati alle superiori il Grande Autore sarà vivaddio già passato di moda, ed ad ammorbarli ce ne sarà qualche altro, di una grandezza passeggera ed ugualmente inutile.

A far le domande, preventivamente corrette in classe, saranno i soliti due o tre, scelti fra quei ragazzini medi, slavati e corretti, privi di ogni slancio e di ogni fantasia, che hanno però la faccia giusta, la vocetta sufficientemente flebile per passare i migliori della classe e, a quattordici anni, già l’ambizione da futuro ragioniere capo, per cui di leggere una domanda prefabbricata e priva di originalità ad un tizio che però gli han detto sia famoso vanno fieri, sono orgogliosi: sarà il momento di gloria della loro vita, lo racconteranno agli zii, cugini e parenti tutti per farli morire di invidia, nell’attesa di poterlo un dì narrare anche ai figli e ai nipoti.

Il Grande Autore, però, ascolta le domande con aria seria e compunta: non accorgendosi che sono state copiate da una intervista di Vanity Fair, le prende per una spontanea, geniale intuizione dei ragazzini, approfitta anzi per tessere l’elogio di questi giovanetti così intuitivi, originali, curiosi della sua vita e del suo lavoro, si profonde in spiegazioni prolisse, quasi si commuove e poco ci manca che anche lui voglia passare sui capini dei piccoli una carezza, non del Papa, ma la sua personale, che, si capisce dal tono, varrebbe comunque un pelino di più. Scambia la piccola selva di mani che si alza, allo scoccare della seconda ora, per altri interventi, e le insegnanti sono costrette a fare i salti mortali per sviarlo, e non dirgli che invece sono alunni mortalmente annoiati che chiedono di andare in bagno, perché non ce la fanno più. Il depistaggio riesce, perché nulla è più facile che sviare chi è sempre concentrato esclusivamente su di sé.

Alla fine dell’incontro, soddisfatto e beato, mentre le classi sfollano e le insegnati fan di tutto perché non si calpestino per raggiungere di corsa l’uscita travolgendo compagni e quant’altro, si trattiene benignamente con il Preside e qualche professore scelto, dicendo: «Eh, questi ragazzi, come sono vitali, in fondo, curiosi… io non credo mai a chi li dipinge come maleducati, incontrollabili. Avete visto come erano interessati alle mie parole? E’ che bisogna saper rivolgersi a loro con il cuore, capirli, coinvolgerli, dare loro il senso del divertimento! E spesso alcuni docenti questo non lo sanno fare! Invece, come avete visto, basta così poco…lo vedo ben io che di questi incontri con gli alunni ne faccio almeno due o tre all’anno, e li trovo sempre così, meravigliosi!»

Sorride. Sorridi anche tu, mentre lo guardi uscire ammantato della sua aura di grande comunicatore, capace di capire i giovani e ammaliarli per ben due ore o te ore all’anno, mentre tu, che ci devi lavorare in classe tutti i santi giorni non sai mica entusiasmarli come fa lui, no.

E mentre annuisci con stampato in faccia un sorriso di ammirazione, di conferma al Grande Autore che farai tesoro per tutto il resto della vita dei suoi preziosi consigli, perché da sola ad avere simili folgoranti illuminazioni non saresti mai arrivata, pensi, silenziosamente: «Ma va’ a cagare, va’!»

E’ un racconto di fantasia, in Italia i Grandi Autori sono tutti grandi comunicatori davvero, e capiscono i giovani come solo loro san fare, si sa.

13 Comments

  1. “… è convinto di avere con i ragazzi una specie di feeling naturale, spontaneo, di saperli comprendere con una sola occhiata, leggere come un libro aperto, soprattutto come un libro che ha scritto lui.”
    Il dramma più atroce degli italiani è proprio questo incolmabile divario tra ciò che siamo veramente e quello che pensiamo di essere. Ad ogni livello.
    P.S. L’unico “Grande Autore” che farei incontrare ai ragazzini delle medie è Aldo Busi…. magari a sorpresa, senza dirlo ai genitori.

    "Mi piace"

  2. anche da noi è venuto un Grande Autore, con una piccola variazione di target dato che scrive libri (anzi, un libro) per adolescenti, e il pubblico andava dai 14 ai 18 anni. Ti dirò, anche se ogni tanto diceva un po’ quello che la gente voleva sentirsi dire, non è stato così male. A tratti mi veniva addirittura da pensare “mi piacerebbe averlo come prof”.

    "Mi piace"

  3. “Venerati maestri” è il titolo di un libro di Berselli ma la definizione dei tre stadi della vita di uno scrittore è di Arbasino.

    "Mi piace"

  4. Concordo con Lector, Busi rigorosamente a sorpresa… e senza dirlo ai genitori per (come genitrice di liceale, rimarrei piacevolmente sorpresa)

    "Mi piace"

  5. @–>Gala
    I ragazzi magari no, ma vuoi mettere i loro genitori dell’Azione Cattolica, quelli che trascorrono gran parte dell’esistenza praticando l’anilingus al parroco, senza neppure esserne coscienti? Il buon vecchio Busi potrebbe illustrare ai suddetti qualche metodo migliorativo della tecnica e tutto ciò in un italiano invidiabile 😀

    "Mi piace"

I commenti sono chiusi.