Tìcchetitàcchetitàc. Lo scioglilingua meneghino. Ma anche il rumore che l’accompagna. La annuncia. Tìcchetitàcchetitàc. Come un rullo di tamburo, il richiamo militare di un esercito perennemente in allerta, suonato con il paio di tacco 12 d’ordinanza.
L’Onorevole Femmina arriva alla villa del Maestro nel sole della tarda mattinata, e scende dall’auto con uno scoscio di gamba che nelle sue intenzioni dovrebbe fare molto Sharon Stone in Basic Istinct, ed invece è solo Simona Ventura alla premiazione del Telegatto. È bella di quel bello che hanno le bambole da sexy shop o le attrici di porno con qualche ambizione artistica: gambe lunghe, seno esagerato dal silicone, labbra riempite ad iniezioni di collagene, sopracciglia arcuate dal botulino, una faccia liscia e mancante di qualsiasi espressione, perché l’espressione s’intana nelle rughe e nelle pieghe di un volto, e il suo di rughe e pieghe non ne ha, sono state spianate implacabilmente tutte. Ad accompagnarla alla villa è Mimmo, che ha una macchina nuova e il grugno vecchio ancora più accentuato: la notte in bianco ad aspettare che lo recuperassero deve aver peggiorato il suo umore, precipitato ancor più giù all’idea di scarrozzare in giro quella là, che gli deve stare sul gozzo come una coda alla vaccinara mal digerita. Si vede dal modo in cui le apre la portiera, e pare debba trattenersi per non sbattergliela sul muso. L’Onorevole Femmina lo ripaga con tutta l’indifferenza di cui è capace una donna che vuol far capire ad uomo: «Sono troppo costosa per te»: occhiate trasparenti come se l’autista, in quanto poco più di un domestico, non esistesse, ed ogni suo gesto fosse un atto dovuto di cui non è neppure necessario prendere nota: lo si aspetta, e finito là.
L’Onorevole Femmina, del resto, trasuda antipatia e ne spande attorno l’olezzo come le dive di un tempo spandevano l’effluvio di Chanel n.5. Si guarda attorno con una occhiata assieme altezzosa e stolida, che calcola in men che non si dica quanto vale e quanto è costato il cascinale del Maestro, ma ne disapprova in toto l’estetica, il recupero storico architettonico e soprattutto lo sterrato sul davanti, ahimè inadatto ai suoi tacchi vertiginosi. «Comunisti di merda, – le si legge in volto – potevano almeno farci una colata di cemento per evitarmi di cadere!» E stringe per riflesso condizionato la borsa di gran firma, nell’inconscio timore che qualche extracomunitario annidato fra i cespugli, un alternativo dei centri sociali o un non global acquattato nell’androne gliela freghino.
Il fatto che ad accoglierla nell’atrio non ci sia il padrone di casa in gran spolvero la indispettisce: ama trattare con gli uomini, le altre donne le calcola poco: se sono brutte le ignora in quanto immeritevoli d’attenzione, se sono bellocce le stronca con uno sguardo, perché lei è incomparabilmente bella dippiù. Quindi dedica solo un frettoloso saluto alla Moglie del Maestro, una distratta stretta di mano però doverosa, perché una donna, per quanto così slavata, che riesce a sposare un vip internazionalmente riconosciuto una qualche dote segreta magari ce l’ha; resta invece del tutto perplessa di fronte a me, che non rientro nelle sue possibili categorie di catalogazione: troppo poco gnocca per essere un’amante decorativa, troppo poco scialba e malvestita per essere un’amica intellettuale, troppo giovane come dama di compagnia: cosa se ne possano fare il Maestro e Teo di me le sfugge, ma non conto abbastanza per approfondire: si limita ad archiviare la faccenda come una di quelle stranezze da comunisti.
«Sono qui per prendere Renzo.» chiarisce, calcando la voce su “Renzo”, perché Malinardi, il Factotum-Uomo Ombra che è venuta a recuperare, di nome fa Lorenzo Maria, ed il fatto che lei possa usare il diminutivo è una certificazione della sua intimità con il Potere, quindi tacchetta verso la piscina, che sa ad istinto dov’è senza che nessuno glielo abbia spiegato, perché è una di quelle donne che capiscono subito, fiutando l’aria, dove sono le piscine, le cassaforti e i sostanziosi conti in banca.
Quando arriva, si siede sul bordo di una chaise-longue, come la più compunta delle Lucie, ma il suo “Renzo” non la degna di uno sguardo: stravaccato e in costume (la villa del Maestro è ovviamente fornita di costumi, pigiami, biancheria, teli da bagno e qualsiasi altra cosa possa servire ad imprevisti ospiti che decidano di fermarsi per altrettanto imprevisti e indeterminati soggiorni), ha il telefono attaccato all’orecchio, l’iPad nella mano, l’agenda cartacea aperta in mezzo alle gambe e sulla faccia dipinta una espressione fra lo scocciato e il grintoso, come un Dio costretto a rimettere di continuo in ordine un Universo bizzoso che si squaderna apposta per creare grane.
«Cazzo ci fai tu qui?»
«Ho saputo dell’incidente e sono venuta a prenderti…»
«Ma chi t’ha detto di venire?» chiede l’altro, sospettoso.
«Nessuno, ma so che odi viaggiare da solo…» dice lei, con tono maliardo.
Lui la guarda infastidito, poi sibila: «E non prenderle, queste iniziative. Se ho bisogno, chiamo io, lo sai.»
Lei sbuffa, fingendo di concentrarsi sulle unghie pittate. «Come sei nervoso, cazzo. E’ che ieri sera sono stata alla cena di ****.»
«E di che si parlava?»
«Mah, erano preoccupati per la borsa…la speculazione…» fa lei aggrottando le sopracciglia, come se ricordare un termine tanto complicato richiedesse uno sforzo immane.
Il Factotum continua apparentemente a diteggiare sull’iPad, ma si fa attentissimo: «E chi c’era?»
«I soliti. Tranne S****.»
La notizia sembra dare a lui una malcelata soddisfazione: «E’ in disgrazia.»
«Lo ha lasciato anche la “fidanzata”… – ridacchia lei – l’ho vista l’altro giorno in via Condotti che si faceva comprare vestiti sai da chi?»
Lui scrolla le spalle: «Se li fa comprare da chiunque, da sempre.»
L’Onorevole Femmina storce la boccuccia, per quanto glielo consentono le iniezioni di botulino, non è chiaro se perché delusa che la sua informazione non sia giudicata fondamentale o perché in qualche angolo del suo cervello giudichi immorale farsi pagare gli abiti da qualcuno che non sia il protettore ufficiale, dato che anche le mantenute dovrebbero avere un loro codice etico.
«Comunque erano tutti nervosi per questa cosa della borsa. – cinguetta – Pensa che c’eravamo io e un altro paio di bellissime mie amiche e quasi non ci hanno rivolto la parola!» conclude quindi, un po’ irritata, risultandole incomprensibile che, in mezzo ad una crisi finanziaria internazionale, l’argomento clou di una cena fra potenti possa non essere il suo décolleté.
Renzo, per consolarla, lo gratifica di una generosa occhiata, cui aggiunge una pacca sul sedere: «Che coglioni! – dice – Comunque non han discusso delle nomine per il ****, vero?»
Lei fa un nuovo titanico sforzo di concentrazione: «Mmmm, no…hanno detto però che c’è una cena domani sera da D****… vieni, vero?»
Sbuffo. «Sì, ma sul tardi, tu vai da sola e poi mi dici quello che mi sono perso, semmai…»
L’Onorevole Femmina mette su un broncetto e accavalla le gambe: «Ecco, mi trascuri! Uno di questi giorni la darò ad M**** che mi sbava dietro da sempre, così impari!».
Il Factotum, però, non pare atterrito dalla minaccia, anzi, ne valuta le potenzialità. Ride e dice: «Ecco, brava, dagliela, così poi mi fai sapere chi è che vuole far nominare all’****, che lo freghiamo!»
Le ammolla un’altra distratta pacca sul sedere e torna a consultare l’iPad, l’agenda, il cellulare, segno che il colloquio è finito, e lei può tornare da dove è venuta, dovunque sia.
Lei cerca di nascondere lo scorno di un congedo tanto brusco, e di una gita tanto poco fruttuosa, quindi decide di comportarsi come se la pacca sul sedere costituisse una specie di investitura da cavaliere medioevale, si alza con l’altezzosità di chi è stato appena nominato Pari del Regno, ammanisce a me e alla moglie del Maestro uno sguardo misto di superiorità e compatimento, perché lei il Potere vero lo tocca mentre noi possiamo solo intuirlo quando si manifesta occasionalmente a bordo piscina.
Quindi sale e macchina e scappa via, verso altre cene, altre notti, altre conversazioni da origliare. Domandandosi se “speculazione” si scriva con due z, e che cosa voglia dire mai.
Magari, altri dovrebbero domandarsi con quante s si scriva chaise longue…
"Mi piace""Mi piace"
@pensieri oziosi: Corretto, grazie. Chi può pensare oziosamente alle minuzie dei miei post è fondamentale per questo blog.
"Mi piace""Mi piace"
mmmm racconto carino ma temo che tu abbia qualche illusione e pregiudizio… di donne così in politica sinceramente non ne conosco molte, per mollare il pregiato attributo di On. a una donna, la femmina in questione deve avere di default una ambizione e dedizione assoluta, una salute di ferro, pelo sullo stomaco che manco un gorilla, una capacità lavorativa pari a minimo 10 On. maschi e di solito qualche di più che è assolutamente di più della bellezza (che sul mercato del potere è inflazionata). Può essere conoscere una lingua (due è troppo intelligente e viene infilata in segreterie buie e disagiate in catene) venire da una famiglia importante o aver frequentato gente che può servire… che poi non abbia cultura non è grave nell’ambiente, di maschi On. ce ne sono alcuni che non sanno neppure distinguere la differenza fra “in borghese” e “in divisa” e dopo un’ora a spiegare ti guardano e dicono “insomma così com’è”… Però tutti lisciati e lucidati e con l’aria di circostanza sembrano gente seria, preparata, non come quelle che vanno in giro frufru… e che poi con loro furibonda ira arrivano a occupare posti ancor più appetibili… e a quel punto è chiaro una donna lì ci arriva perché va a letto con tutti (con buona pace del buonsenso)… e di fronte all’odio che un atto di lesa maschilitudine causa in tutti gli altri aspiranti è difficile poter evitare una etichettatura del genere, le oche giulive ci sono certo… ma agli strati inferiori, le finte collaboratrici siliconate anche al cervello che non sono capaci neppure di fare una fotocopia, le ragazzette rampanti. Molti contestano questa mia visione… ma io ci ci lavoro dal 1970… una On. non mollerebbe MAI un’informazione preziosa per una pacca sul sedere e come ci sono le rampantine ci sono i corrispettivi maschili per certi pruriti… Anche perché sono macchine da guerra, spietate e calcolatrici per un fine… donne che hanno abbracciato il modus operandi maschile sino a diventare più mache dei machi… e quello che mascherano con botox e vestiti firmati è proprio che di femmine non hanno più nulla.
"Mi piace""Mi piace"
Oziosi e sociopatici, aggiungerei.
"Mi piace""Mi piace"
A me comunque sembra un incrocio tra la Santanchè e la Brambilla…
"Mi piace""Mi piace"
@–>Enrica
“di donne così in politica sinceramente non ne conosco molte”
Ah, ah, ah …. vuol dire che non hai mai avuto l’occasione di girare con l’onorevole De Michelis e tutta la sua compagnia bella!
A’ Galatè, non è che ….. per caso? Li descrivi veramente TROOOPPO bene! 😉
Disclaimer: Il sottoscritto si assume ogni responsabilità per il contenuto di questa frase, liberando di conseguenza l’intestatario del blog da qualsiasi conseguenza diretta o indiretta che ne potesse derivare
"Mi piace""Mi piace"
p.s. ho sovrabbondato in “conseguenze”.
"Mi piace""Mi piace"
@enrica
non conosco molte onorevoli, ma una consigliera regionale si, ed è totalmente stupida.
Non sto scherzando, la vedo spesso, ha una voce petulante, quasi incapace di esprimere un concetto di senso compiuto, e decisamente monoespressiva, causa eccesso di silicone.
Penso anche io che certe donne arrivate in politica grazie a doti fisiche più che mentali, siano comunque determinate, spietate, egoiste, etc. altrimenti non si spiega come qualcuna rimanga a fare la meteorina 😉
"Mi piace""Mi piace"
“P4: Bisignani, per spiare conversazioni e computer, usava un trojan”. La Santanchè.
"Mi piace""Mi piace"