L’effetto Bocca: le morti eccellenti e le opinioni preconfezionate in rete e fuori

Morendo, Giorgio Bocca ha scatenato qualcosa di inaspettato: uomo avvezzo alle polemiche da vivo, forse non si sarebbe immaginato di finirci in mezzo facendo l’unica cosa che a tutti prima o poi capita senza colpa alcuna: andarsene. Ma tant’è: la sua scomparsa ha messo in moto un meccanismo che ha trasceso in qualche modo il fatto in sé, coinvolgendo non solo Bocca, che in quanto defunto ha altro da fare, ma anche i commentatori della sua morte, e un pubblico sui Social e nella società, che si è rapidamente schierato e diviso in due partiti avversi, con slogan e sacre convinzioni indiscutibili, cosicché la morte di Bocca è diventata affine ad una partita di Champion’s League in cui le opposte tifoserie si scambiano insulti senza guardare più cosa avviene in campo.

Che Bocca fosse un “grande” del giornalismo italiano non si discute: con Biagi e Montanelli ha rappresentato una sacra Trimurti di inarrivabili, famosi non solo per le notizie che davano, ma anche per “come” le scrivevano: altri potevano essere migliori e più sagaci, magari, nel trovare lo scoop e seguire la pista, ma i tre erano maestri di stile.

Dei tre Bocca, soprattutto negli ultimi decenni, era stato forse il meno esposto televisivamente: gli altri due fino alla morte avevano avuto loro spazi, Bocca, a parte qualche intervista da Fazio ed Elkann o Lerner, frequentava poco la tv, che in Italia equivale ad essere fuori dal mainstreem della comunicazione di massa. Viene da chiedersi quindi quanto il grande pubblico sapesse o ricordasse di lui davvero: l’impressione è che molti fra gli spettatori e gli improvvisati chiosatori di Bocca conoscessero il nome, associato alla vaga reminiscenza che era un famoso giornalista anziano.

Al momento della scomparsa, i tratti meno simpatici del personaggio Bocca sono riemersi tutti: era un uomo rude, tranciante, testardo, poco “simpatico” e incapace di mediazioni. Il che ha dato buon gioco agli avversari per trovare nella sua bibliografia motivi per tacciarlo di “razzismo” e di “fascismo”. Sia ben chiaro: i dati citati e le frasi riportate erano esatte, Bocca le aveva scritte e probabilmente le avrebbe in gran parte sottoscritte e controfirmate. Ma l’uso che è stato fatto di frasi e di pezzi di informazioni biografiche è stato parziale e alle volte insinuante: ricordare per esempio l’affiliazione al PNF o al GUF in gioventù ed in età fascista, come se queste avessero più importanza della successiva scelta per la Resistenza, o l’etichetta frettolosa di “leghismo” appiccicata ai suoi libri (a tratti sì urticanti, ma comunque documentati sul campo) sul Sud Italia.

Quello che colpisce però non sono le opinioni di Bocca, ma, come dice giustamente Tommaso Ederoclite, l’effetto che hanno scatenato sul pubblico: difensori e accusatori di Bocca nella stragrande maggioranza dei casi si sono limitati a riprendere paro paro le accuse o i passi citati nei coccodrilli e polemizzare su quei dati soli. Nel momento in cui si accreditavano come esegeti da tempo immane del personaggio Bocca, asserendo di esserne estimatori o detrattori da anni, curiosamente però polemizzavano solo sui dati e sui passi già citati dal mainstreem, senza aggiungere molto di nuovo al già detto.

L’Effetto Bocca è una sorta di “incartamento”: un serpente che finisce col mordersi la coda perché non sa uscire dal circolo con una mossa inaspettata: fatta da X l’affermazione che Bocca era fascista (o leghista, o razzista, o semplicemente stronzo), Y e Z non trovavano di meglio che continuare a discutere su questa affermazione senza però portare altri dati, al massimo accusando chi l’aveva fatta di essere “di parte”, leghista, razzista o fascista o semplicemente stronzo anch’esso, con il conseguenze scadimento del dibattito in accuse personali, o auguri di morte.

Viene da chiedersi, vista questa dinamica, perché essa si sia instaurata, e in maniera così violenta ed immediata. Domanda numero uno: quanti di quelli che han commentato sui Social (scrivendo post o facendo commenti agli articoli di giornali e blogger) conoscevano davvero abbastanza approfonditamente l’opera o la biografia di Bocca per averne una opinione così precisa? Quanti, soprattutto, avevano una opinione già precisa e formata su Bocca prima di leggere gli articoli conseguenti la sua scomparsa? Quanti invece, dopo aver letto un coccodrillo su un giornale o un blog che leggono abitualmente si sono fatti solo in base a quello una idea sul personaggio e questo ha fatto ritenere loro di essere abbastanza qualificati per andare a spammare opinioni ovunque? La superficialità di alcuni commenti e polemiche, in effetti, pare nascere da questo meccanismo che forse è tipico dell’informazione di massa, e che è simile a quello che a scuola si instaura nei confronti di alcuni grandi autori orecchiati fra i banchi. Posto che di Manzoni, putacaso, si sono lette in classe sì e no due pagine in terza media e si ricorda vagamente da allora che era sembrato una noia mortale, ci si sente autorizzati per tutta la vita, ogni volta che viene citato Manzoni, a sdottorare ricordando solo ed esclusivamente quelle poche righe che ci avevano annoiato, e se qualcuno, che magari ha letto qualche pagine in più, fa presente che Manzoni non può essere circoscritto a quelle due righe che conosciamo noi, immediatamente si accusa il difensore di essere un manzoniano d’accatto, noioso, ipocrita e baciapile come il suo autore di riferimento.

L’effetto Bocca, in buona sostanza, è un portato strutturale di una società di massa in cui l’informazione e la conoscenza sono per larghi strati della popolazione qualcosa di estremamente superficiale, perché non si ha tempo, e soprattutto voglia, di approfondire le notizie o i dati forniti dal mainstreem, ma è più semplice adottare opinioni preconfezionate, pescate sulla rete o sui giornali, che hanno una consonanza di fondo con idee vaghe già presenti in noi. Il che determina anche l’incapacità o l’estrema miseria dei contraddittori possibili con gli avversari: una volta esauriti i due o tre esempi da citare, che si sono reperiti nella fonte di riferimento, il dibattito non può che scadere nell’insulto personale o nella contrapposizione fra schieramenti (Dici così perché sei comunista/ rispondi così perché sei fascista). Il ricorso alle categorie ideali ed ai massimi sistemi è legato al fatto che non si hanno i mezzi per mantenere la polemica nei termini del merito specifico, come i vecchi coniugi che, finite le argomentazioni per litigare sul tubetto di dentifricio lasciato aperto, finiscono coll’accusare l’altro di non sapere cosa vuol dire amore. In questo senso l’Effetto Bocca non è un fenomeno tipico della rete: è sulla rete perché è diffuso nella società. Sarà bene rendersi conto che ne dovremo farci i conti. Da vivi, o, come Bocca, persino da morti.

17 Comments

  1. Mi riporti alle mie riflessioni di ieri notte, su quanto la rete fosse “troppa”, a volte nella mia curiosità naturale, e desiderio di aggiornarmi e crescere, mi sento sopraffatta.. ti offre troppo, oltre quello che puoi fisicamente leggere o addirittura approfondire.
    Penso, allora si dovrebbe tacere se non si conosce approfonditamente un argomento (anche per cultura e informazioni acquisita antecedemente il web, o fuori,naturalmente) , o si può parlare sulle base delle impressioni ricevute? Forse, sulla base di sole impressioni, sulla lettura di due righe, ci si può esprimere, ma non accanirsi, almeno, io di solito, premetto la mia limitatezza, esprimersi ma disposti ad ascoltare le altre voci.
    (spero di non essere stata troppo OT)

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  2. Mi colpisce molto il tuo post perché prima della morte di Bocca mi ero formata, molto tempo fa (credo verso il 94 o 95) un’opinione sul giornalista. E non mi piaceva. Non per il suo passato, ma per la sua scrittura. La trovavo spietata. E all’epoca sopportavo poco i giornalisti spietati. Poi ci ho fatto il callo, ma non ho più ripreso a leggere Giorgio Bocca, mi è capitato davanti ogni tanto ma non mi ci sono mai soffermata. Anche i suoi passi in cui si è scagliato contro il Sud, letti in rete, erano sgradevoli a una prima lettura, ma per me erano decontestualizzati, e ho deciso di sospendere il mio giudizio fino a quando non avessi avuto il tempo materiale per farmi un’idea del giornalista a distanza delle prime impressioni da post adolescente. Ancora adesso, nonostante le polemiche, resto della stessa idea. Non ho un’opinione delineata del giornalista. Ma ho provato molto fastidio davanti alla gratuità dell’accusa di fascismo lanciata a un uomo nato nel 1920, che per forza di cose, avendo la possibilità di frequentare le scuole fasciste (tutte, tra l’altro, perché Bocca apparteneva a quella classe sociale che mandava i figli al liceo e poi all’università), non si era potuto esimere dall’avere un’impostazione fascista, perché il fascismo, come sistema totalitario, permeava qualunque ambito della vita delle persone. E proprio in questo senso ho trovato idiota l’accusa di fascismo rivolta a un uomo che al momento dell’armistizio, trovandosi in nord Italia, ha scelto la resistenza. Non vedo quale modo sia migliore di una simile scelta di campo, per rinnegare i suoi primi anni di vita per forza di cose fascisti, tali peraltro non per una sua responsabilità soggettiva ma perché all’ascesa del fascismo avevano contribuito le generazioni precedenti alla sua.
    Questo è l’unico aspetto di tutta la polemica su cui ho espresso un’opinione, e rimarrà questo fino a quando non avrò provveduto a colmare le mie lacune sul Bocca giornalista. (sono stata un po’ prolissa, chiedo venia)

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  3. titpsandtops, vorresti “condannare” al silenzio la marea di persone che nulla sa di approfondito ma moltiissimo per sentito dire?
    Vorresti che chi sa poco lo ammettesse e scendesse da troni e piedistalli?
    Vorresti il paradiso.

    Benvenuto sulla Terra
    🙂

    E buon 2012

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  4. 🙂 Assolutamente no il primo punto… anche da una semplice impressione può nascere molto… appunto dicevo che è sempre più difficile approfondire, lìofferta è troppa! Però il secondo non mi dispiacerebbe affatto (ma conosco i miei polli)!

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  5. @Julka: Bocca non mi era molto simpatico, e non amavo particolarmente il suo stile, e nemmeno gran parte delle sue idee. Gli riconoscevo però un gran coraggio e una ammirabile qualità professionale, anche nella scrittura. Certi articoli sulla sua morte però mi han disgustato.

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  6. Mi pare che qui ci siano due effetti, connessi fra loro.

    Da un lato, l’evidente effetto Dunning–Kruger, meno ne sappiamo e più ci sentiamo esperti; dall’altro, ultimamente va tanto demolire i personaggi della cultura con mezza frase buttata là, come il “sopravvalutato” Borges di Riotta: credo sia l’antintellettualismo un po’ insulso che circola per ora.

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  7. sono d’accordo con galatea, uno stile di scrittura nitido ed efficace

    è normale che ad alcuni non piacesse, non era certo un uomo preoccupato di piacerea tutti, era convinto delle sue opinioni e le proponeva senza inutili, irenici, zuccherosi tentativi d’esser amico di tutti

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  8. “tutti oggi vogliono avere un’opinione; ma siccome farsi un’opinione è faticoso, i più la comprano già fatta”. non ricordo chi lo disse, ma è una citazione – per questo è tra virgolette.

    io di bocca so solo che era un vecchio signore di torino che faceva il giornalista ed era piuttosto diretto. non è una opinione, quindi taccio. mi sono già esposto abbastanza, a suo tempo, su monicelli…

    però insomma, questi se ne vanno, e fra un po’ toccherà a noi, e mi sa (parlo per me) che non siamo all’altezza…

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  9. Completamente d’accordo con te, Galatea.

    Però, siccome sono una precisetti e una rompipalle non posso fare a meno di sottolineare in rosso i ben tre “mainstreem”, di cui si poteva benissimo fare a meno, utilizzando altri italici vocaboli perfettamente adeguati allo scopo (oltretutto la grafia corretta è “mainstreAm”).

    Insomma, non puoi rivendicarmi la giustissima necessità dell’approfondimento e della correttezza e poi cadermi sul “mainstreem”!!!
    E siccome hai scritto un bel pezzo, voglio rivendicare la necessità dell’approfondimento e della precisione non solo nei contenuti, ma anche nella forma in cui sono espressi!:))
    ciao

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  10. mhh…non credo. Le opinioni possono essere più o meno superficiali,ma vanno rispettate e la loro somma fa opinione pubblica. Tra esse la mia
    dissenteria intellettuale
    un saluto

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  11. è la rete bellezza … e tu non puoi farci niente (parafrasando il vecchio Humphrey Bogart). L’unica è attrezzarsi con il proprio algoritmo di ricerca mentale che ti permetta di distinguere commenti interessanti e no. Del resto vale per qualunque produzione culturale.

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  12. Sembra che non riusciamo più a discutere di nulla se non dividendoci come tifosi al derby. Faziosi e superficiali.
    Mi chiedo soltanto se è una malattia solo italiana… Mi consolerebbe un poco sentir dire che accade ovunque, ma temo che non sia così.

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  13. Non so se l’effetto Bocca sia un dato strutturale, oramai tipico della società italiana dilaniata e divisa, alla maniera di beceri tifosi di calcio, su tutto.
    Nello specifico credo che non debba sottovalutarsi la circostanza che Bocca è stato osannato come uno dei più alti giornalisti italiani, disegnato come uomo di grande moralità, rettitudine coerenza e finezza di pensiero e di scrittura. Senza un’ombra, senza una incrinatura.
    Forse è stata questa “forte” rappresentazione mitizzata a scatenare reazioni, talvolta scomposte, iconoclastiche.
    Personalmente ho smesso di seguire Bocca da quando, dopo essere stato craxiano, cominciò a tessere le lodi della Lega. E ogni qual volta ho provato a (ri)leggerlo me ne sono allontanata disgustata, senza capire, mai, come sia possibile, in questo Paese, in nome dell’antiberlusconismo, ergere a mito chi manifesta (ha manifestato) forti e strenue pulsioni razziste. E si badi, di razzismo (e come poteva essere diversamente) puzzavano tutti i suoi scritti, tutte le sue osservazioni sui più svariati argomenti e non solo quelle che dedicava, con termini e parole che superavano la volgarità, ai meridionali.
    Valga per tutte quanto da lui detto nel libro intervista “la neve e il fuoco”, in cui osserva ricordando le sue prime visite al Sud “c’era sempre il contrasto fra paesaggi e questa gente orrenda, un contrasto incredibile tra cose meravigliose e un’umanità repellente”.
    Ecco il suo testamento, meramente ricognitivo di un suo radicato sentimento antimeridionale.

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  14. gentile andreana, io non ho letto nessun libro di bocca, solo gli articoli sul venerdì di repubblica e poco altro, per cui non ho alcun titolo per contestare il tuo giudizio

    al di là però della giusta non adesione ad ogni espressione razzista, la questione del modo di «vedere» il sud e, per converso, di «sentirsi» nord, è assai complessa

    non è in calce ad un blog altrui che ci si può dilungare, però il tema è interessante perchè si intrecciano vare percezioni di identità, illusioni di identità, proiezioni mentali che leggono distorta la realtà, ma una realtà peraltro molto più complessa di quanto non appaia

    ci torneremo sopra, forse

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