Magnenzio e Nepoziano, i sanguinari eredi di Costantino il grande. Usurpatori e Dark lady al tramonto dell’impero romano

Accade oggi: lo scontro fra Magnenzio e Nepoziano per il trono di Roma.
Dunque, seguitemi bene, perché questa storia è un casino. Mi ci perdo persino io, per dire, che sulle vicende del tardo impero ho un certo allenamento.
Partiamo da una considerazione spicciola: Costantino il Grande, come quasi tutti quelli che arrivano al potere, era un individuo abbastanza spregevole, e siccome i geni non sono acqua, la sua discendenza non lo era da meno.

Costantino il Grande e i suoi sanguinari eredi

Quando Costantino passa a miglior vita (e nell’aldilà qualsiasi Dio abbia trovato ad accorglierlo avrà dovuto dare una montagna di spiegazioni), l’impero viene ereditato dai figli. Questi festeggiano allegramente la cosa con un strage di parenti, tanto per togliere di mezzo possibili pretendenti. Degli stretti congiunti si salvano solo i due figli di un cugino, Gallo e Giuliano, forse perché sono troppo piccini per essere considerati un pericolo, e Nepoziano che è il loro zio. Non è ben chiaro il perché, forse aveva un personalità così prorompente che se lo erano dimenticato.
Costante si prende l’Occidente, i fratelli Costantino II e Costanzo il resto. Si detestano fra loro, ma il patto tutto sommato regge. L’estensione dell’impero serve anche a questo, a riuscire a non far scannare tre fratelli che si amano poco.

Costante, un imperatore poco amato

Costante odia i militari e probabilmente odia anche il popolo. In una parola, Costante odia tutti, fatta eccezione per i bei giovinetti barbari che pretende di avere attorno alla sua corte. Perché è cristianissimo e, al contrario dei fratelli ariani, è pure cattolico, ma un po’ pedofilo. La cosa sarebbe pure tollerata, perché a Roma e a corte ormai si è visto ben di peggio, ma Costante commette il fatale errore di inimicarsi l’esercito e soprattutto i provinciali di Gallia, che in questo periodo abitano una delle regioni più floride dell’impero. Sono ricchi, arroganti e convinti di essere vessati ingiustamente. Praticamente dei sovranisti in nuce arroccati nelle loro eleganti domus. Quindi decidono di far fuori l’imperatore e mettere al suo posto qualcuno più consono ai loro interessi.

Magnenzio, l’usurpatore mezzo barbaro

Il prescelto è Flavio Magnenzio, che dal nome pare romanissimo, ma in realtà era un generale di probabile origine franca. Non vi aspettate una specie di barbaro Hulk ignaro di civiltà. Magnenzio era una colonna dell’esercito romano, e aveva sposato una signora romana di ottima famiglia, Giustina. Era nipote di Costantino e figlia di un governatore del Piceno che Costanzo II aveva fatto uccidere per via di un sogno premonitore che lo diceva destinato all’impero. L’impero se lo prenderà invece la figlia, ma andiamo con ordine.
Magnenzio è un generale, e la politica probabilmente non è cosa sua. Ma è cosa invece di uno dei più influenti ministri dell’impero, ovvero Marcellino. Marcellino era il comes rerum privatarum di Costante, cioè in pratica il suo tesoriere, l’uomo dei soldi. Non si sa bene per quale scazzo, decide di deporre il suo signore.

Una cena delle beffe e la morte di Costante

Lo fa con un espediente molto romanzesco, quelli per cui la storia romana alle volte sembra scritta dagli sceneggiatori di Netflix. Mentre Costante è andato nella sua villa fuori Augustodunum (cioè Autun in Borgogna) e si dedica ad una partita di caccia, Marcellino caccia lui. Organizza una festa per il compleanno del figliolo, e invita tutta la meglio nobiltà cittadina, compresi, ovviamente, Magnezio e signora. È un party in maschera, e infatti Magnenzio ad un certo punto si presenta vestito con la porpora e si fa chiamare augusto dai convitati. I quali ridono, pensando ad uno scherzo, poi capiscono che tanto scherzo non è. Fuori i soldati, dotati come noto di scarso senso dell’umorismo, acclamano Magnenzio imperatore davvero. I senatori a quel punto ratificano, probabilmente per evitare che la cena si trasformi nel loro banchetto funebre.
Quando Costante lo viene a sapere, si rifugia qualche paese più in là in una chiesa dedicata alla defunta nonna, Elena. Non protegge a sufficienza il nipote, che viene sgozzato. Nessuno era affidabile, in quella famiglia, nemmeno i santi.

Magnenzio sul trono: intrighi e corte e dark lady

Magnenzio ha a questo punto in mano le Gallie, anche se l’impressione è che Marcellino abbia in mano lui. Da gennaio quando viene eletto a giugno il caos regna sovrano. In Pannonia, Vetranione, un altro generale, si fa eleggere a sua volta imperatore dalle truppe, sobillato forse dalla sua amante, sorella di Costante e Costanzo II, Costantina (sì, lo so, non ditemelo, la fantasia dei nomi in famiglia è pari quasi alla crudeltà). Poi Costantina ha il dubbio che Vetranione sia un flop e allora lo molla su due piedi, dicendo al fratello Costanzo che è dispostissima a sposarsi con Magnenzio. Giustina comprensibilmente s’incazza, Magnenzio declina l’offerta e Costantina finirà con lo sposare il nipotino Gallo, che è un ventenne toy boy destinato sul lungo periodo ad una brutta fine.

Nepoziano entra in gioco (e ne esce subito)

In tutto questo turbine di politica, corna e ribellioni in famiglia ci siamo dimenticati di un protagonista: Nepoziano. Per fortuna se ne erano dimenticati anche tutti gli altri, e infatti Nepoziano era vissuto quasi indisturbato fino ad ora. Sulla carta, era il più nobile dei discendenti di Costanzo Cloro, il padre di Costantino, in quanto la madre Eutropia era figlia di Teodora, che era a sua volta figlia di un imperatore, mentre Costantino era figlio bastardo di Elena, una ex serva di locanda.
In realtà l’unico merito di Nepoziano è quello di vivere appunto con mamma, a Roma. E visto che l’impero è nel caos, per lui prendere il controllo di Roma è un attimo, praticamente come scendere in pantofole da casa. Tenerla però è un altro paio di maniche. Magnenzio oramai ha giocato il tutto per tutto, e non si fa certo spaventare da un tizio che si è sempre segnalato per essere una nullità assoluta. Quindi cala a Roma e la fa fuori in quattro e quattr’otto, ammazzando per sicurezza anche mamma Eutropia. Che ha la particolarità di essere una delle poche discendenti di Costantino che non sia stata fatta fuori da un parente. Alle volte, la fortuna, eh.
Era il 30 giugno del 350 d.C. Gli altri protagonisti della storia restarono vivi, anche se non tutti a lungo.
Ma questo magari ve lo racconto in altre puntate, fra un po’.

3 Comments

  1. Gli intrighi di potere sono incredibili. Che si tratti dell’antica Roma, della corona inglese, o delle guerre feudali giapponesi, sembrano usciti da serie TV. E’ il caso di dire che la realtà (e la crudeltà) supera la fantasia.

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