Cleopatra, la regina che sedusse il mondo 2: amante di Cesare

Giulio Cesare arriva ad Alessandria all’inseguimento del rivale Pompeo. Ma qui trova il rivale morto e la bella e giovane Cleopatra che gli si offre per ottenere il potere.

Giulio Cesare ad Alessandria

Alessandria d’Egitto, notte di ottobre 48 d.C.
Lo sciabordio di una piccola imbarcazione rompe il silenzio del porto. Alessandria, la capitale dei Tolomei, dorme. Il palazzo reale è silenzioso. Alcune sentinelle vegliano. Non sono soldati egizi, ma romani. Alcuni giorni prima è arrivato in Egitto Caio Giulio Cesare, il generale romano che si è ribellato al Senato di Roma e ha combattuto contro il rivale Pompeo. Il giovane re d’Egitto, Tolomeo XIII, sperando di fargli cosa gradita, ha fatto uccidere Pompeo quando questi è sbarcato, come supplice. Ha fatto consegnare a Cesare la sua testa mozza. Cesare pare non abbia apprezzato. Ha pianto sulla testa di colui che era stato suo genero, ed era comunque un suo concittadino. E poi si è ritirato nei suoi appartamenti gelando i consiglieri del re. In Egitto ha detto che vuole ristabilire le decisioni del defunto Tolomeo Aulete e quindi far rientrare dall’esilio per ascoltarne le rimostranze la sorella di Tolomeo XIII, Cleopatra, che Achilla e Potino, i due consiglieri di Tolomeo, hanno allontanato.
Achilla e Potino si sono giustificati dicendo che la ragazza è fuggita e non si trova. Cesare, sempre più irritato, è andato a dormire.

Ritratto della regina CleopatraRitratto della regina Claopatra, Metropolitan Museum (fonte Wikimedia)

Cesare e Cleopatra: un incontro del destino

La piccola barca attracca silenziosa. Ne scende un gigante. È un greco di Sicilia, una montagna d’uomo, che porta sulle spalle un fagotto che pare essere un tappeto avvoltolato. Quatto quatto come chi conosce bene tutti gli anfratti della reggia, l’uomo riesce a dribblare le guardie e raggiunge le sentinelle che presidiano la porta degli appartamenti di Cesare.
Viene bloccato. Le guardie del corpo di Cesare non sono novellini, e non sono intenzionati a lasciar passare un energumeno sconosciuto che si presenta senza neppure appuntamento alla camera privata del loro generale. Ma Apollodoro è testardo. Dice che deve consegnare assolutamente a Cesare, e di persona, il dono che porta con sé. Le voci si alzano, si arriva all’alterco, Cesare, che da sempre ha io sonno leggero, apre lui stesso la porta. Di carattere è un amante del rischio. Incuriosito dalla testardaggine del gigante e forse anche divertito dallo strano episodio, accetta la sfida. Ordina ad Apollodoro di portare nella sua camera il fagotto e mostrargli il contenuto tanto prezioso.
Apollodoro, con cautela infinita, troppa per un semplice tappeto, appoggia sul pavimento il suo involto. Lo srotola. E da dentro al tappeto esce a sorpresa una giovane donna. È Cleopatra, la sorella scacciata di Tolomeo XIII. Cesare non ha più bisogno di venirla a cercare. Lei è lì, davanti a lui.

Venere esquilina, presunto ritratto di CleopatraVenere esquilina, presunto ritratto di Cleopatra, Musei capitolini (fonte Wikimedia)

Cesare e Cleopatra: una travolgente passione?

Che Giulio Cesare avesse una certa inclinazione per le donne in generale e le belle regine in particolare era cosa nota. Era già stato amante di infinte matrone a Roma e della regina di Numidia, ed era affascinato dalle donne di carattere. Cleopatra aveva ereditato la determinazione che nella casa dei Tolomei pareva trasmettersi solo per via femminile. Da sempre la famiglia reale vantava regine spregiudicate e re scialbi. Fra i due nasce subito una alchimia che va al di là del sesso e dell’erotismo. Cleopatra è sì giovane e affascinante, ma soprattutto è un capo di Stato. Cresciuta in mezzo agli intrighi di corte, erede di una tradizione millenaria che parte da Alessandro Magno ma che risale in realtà ai Faraoni d’Egitto, è per Cesare un contraltare vero, una sfida ala sua altezza. Per la prima volta in vita sua Cesare, l’aristocratico romano che fa risalire la sua origine a Venere, si trova davanti qualcuno che ha ascendenze persino più nobili e antiche delle sue. Che può trattarlo come un provincialotto, a dispetto di tutto il potere che ha conquistato. Cleopatra è per Cesare quello che Circe è stata per Ulisse: una dea che si degna di prenderlo come amante.

Cesare e Cleopatra, due politici sgamati

Nessuno dei due però perde realmente le testa. A discapito di tutte le critiche che si possono muovere, i due restarono fedeli e se stessi. Dopo una notte di passione, dalla camera da letto alla mattina riemersero ancora Cesare e Cleopatra. Lui deciso a rimettere ordine in Egitto, perché dopo l’uccisione di Pompeo era chiaro che Tolomeo sarebbe sempre stato un alleato infido. Lei determinata a far fuori il fratello e legarsi in modo indissolubile a quello che ormai era destinato a divenire il padrone di Roma.
La guerra di Alessandria, che si scatenerà di lì a poco, rischierà di far crollare il sogno di Cesare e da molti viene considerata un errore del condottiero. Ma in realtà è stato un passo decisivo che gli ha consentito di prendere possesso di una base fondamentale nel Mediterraneo. E di dimostrare ancora una volta la sua abilità tattica e strategica.
Quanto a Cleopatra, la regina ottenne non solo il potere, ma creò la sua leggenda. Cleopatra, la regina in grado di sedurre il grande Giulio Cesare. E di dargli anche un figlio, il suo unico maschio, Tolomeo detto Cesarione.

Ritratto di CleopatraRitratto presunto di Cleopatra, fonte Wikimedia

Il matrimonio negato fra Cesare e Cleopatra

Cleopatra sperava che Cesare la sposasse? Forse. Non solo perché ogni donna innamorata un po’ ci spera. Ma perché avrebbe significato la sua completa vittoria su Roma. Il modello dinastico alessandrino avrebbe vinto su quello romano, ancora legato agli schemi di una repubblica aristocratica.
Ma Cesare era Cesare. Era romano fino al midollo. E come non aveva mai perdonato ai consiglieri di Tolomeo di aver ucciso Pompeo, così non avrebbe mai sposato una regina straniera. Rimase legato alla moglie legittima, la silenziosa Calpurnia che aveva sposato più che altro per avere l’appoggio politico a Roma del suocero, Calpurnio Pisone. Non riconobbe mai ufficialmente il piccolo Cesarione. E non sposò mai Cleopatra. Che gli aveva fatto perdere la testa, certo. Ma non il senno.

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