Miti moderni: Picard, il ritorno di un vecchio amico

È tornato Jean Luc Picard, l’ex comandante dell’Enterpraise di Star Trek. E niente, è sempre inimitabile.

E va bene, Picard non è un eroe della mitologia. E, strictu sensu, nemmeno un personaggio letterario. Fa parte di quella terra di mezzo che sono le serie tv, che per molti (anche se via via meno con il passare degli anni) sono sempre e comunque spazzatura e non hanno la dignità di libri, film e letteratura in genere.

Però Jean Luc Picard, capitano della nave spaziale Enterprise e poi ammiraglio della flotta stellare nel XXIV secolo, un posticino fra i miti moderni se lo merita, assieme sì alla ciurma di Star Trek, ma con una postazione tutta sua.

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Fra i tanti personaggi della saga, infatti, è l’unico che si è davvero affrancato dai limiti della serie, ed emerge come un carattere autonomo, ben delineato, umano.

Ai personaggi dei telefilm ci si affeziona, anche quando si sente che sono nulla più di uno stereotipo. In Star Trek tutti abbiamo amato il capitano Kirk, eroe per definizione (e come tutti gli eroi generoso, ingenuo, confusionario e talvolta anche banalmente stupido), e il suo contraltare Spok, razionale e distaccato. Ma entrambi non sono mai riusciti ad andare al di là, appunto, dello stereotipo. Erano simpatici, ma lineari: riuscivano a muoversi solo sul sentiero delle reazioni prevedibili, senza arrivare mai a divenire complessi e sfaccettati. Kirk è sempre buono, Spok sempre razionale anche se non freddo, esattamente come nella serie successiva Wolf è impetuoso, Geordie alla mano, Deanna sensibile e Riker impulsivo, leale, generoso.

Picard è qualcosa di più. È uno di quei personaggi che sfuggono di mano persino a chi li scrive e cominciano ad avere una vita propria.

Al contrario di Kirk, Picard sulla carta ha poco per risultare simpatico. Non è bello, non è giovane, e soprattutto non è per niente “buono”. Ė un presuntuoso aristocratico francese con castello di famiglia, una pletora di nobili antenati fra cui un premio Nobel (per cosa non è chiaro, ma insomma, fa comunque curriculum). Ha una spiccata attitudine al comando e la naturale certezza di venire obbedito. Le (poche) donne a cui si lega lo lasciano dopo poco, e lui accoglie la notizia quasi con un sospiro di sollievo: del resto il rapporto di amicizia più lungo ed intenso della sua vita ce l’ha con Data, che è un androide privo di emozioni. E già questo la dice lunga.

È un secchione inveterato fin dalla più tenera età, non ama dare confidenza a chicchessia, al di fuori del lavoro non ha una vita: primo del suo corso in Accademia, inventore di una manovra diversiva che viene insegnata ai cadetti per confondere i nemici, appassionato di archeologia e di letteratura, passa le sue serate sulla nave stellare da solo, a leggere gli inni omerici in greco. Si muove negli ambienti diplomatici con nonchalance non perché gli piacciano particolarmente, ma perché ci è nato, e quando si tratta di mediare è un politico consumato e scafatissimo, in grado di sfruttare ogni cavillo dei trattati internazionali, appigliarsi ad ogni sfumatura dell’etichetta. A Picard possono fare incontrare capi di stato e di pianeti come se niente fosse, quando al povero Kirk grasso che colava se gli consentivano di interagire con qualche bella aliena. E siccome la flotta sarà stellare ma è pur sempre un ambientino classista che levati, alla fine della carriera Picard diventa ammiraglio, si ritira nel famoso castello di famiglia a scrivere memorie e nonostante lo abbiano costretto alla pensione le tv ancora lo intervistano, mente Kirk finisce a spaccare legna nel Nexus dove è stato risucchiato, e nessuno se lo fila.

Jean Luc Picard in Next Generation

Il punto è che Picard, di base, potrebbe essere classificato come uno stronzo intelligente ed anaffettivo. Sembra scritto e pensato per essere una spalla più che un protagonista. Un supporto per far brillare il suo secondo, Will Riker, perfetto successore di Kirk, che ha tutte le doti dell’eroe umano e coraggioso. Tranne una: il carisma.

Ecco, Picard trasuda carisma ad ogni inquadratura. Certo, la mossa vincente è stata quella di averlo affidato all’interpretazione di Patrick Stewart, attore che si è fatto le ossa con Shakespeare,e si vede. Solo lui riesce, anche quando, diciamocelo, i dialoghi e la sceneggiatura delle serie non lo aiutavano particolarmente, a infondere in quello che rischiava di essere un antipatico burattino una serie di sfaccettature umanissime. Così il contegno freddo di Picard fa trapelare una terribile timidezza e incapacità di gestire i rapporti umani, o persino a comprenderli, la sua razionalità appare frutto di una ferrea disciplina autoimposta, a cui lui stesso, dopo tanti anni fa fatica ad assoggettarsi.

Picard è un vulcano sempre pronto ad esplodere e che non fa danni perché si tiene sotto stretta sorveglianza.

Gli altri personaggi della serie sono pacificati e per questo alla lunga scontati. I loro tormenti sono occasionali e si esauriscono nel giro di un episodio specifico, per ritornare ad essere sempre se stessi. Picard invece spesso non sai davvero cosa sceglierà di fare: se rimanere ligio agli ordini, uscirsene fuori con una trovata geniale, secondare la sua innata stronzaggine o comportarsi da eroe senza macchia e senza paura. Ė in continua tensione e in continuo affanno. Persino i valori in cui crede e che serve vengono da lui costantemente messi in dubbio. Picard si appella alla Prima Direttiva ma poi è il primo a farne carta straccia quando decide che non è funzionale a ciò che ha deciso lui o che crede necessario. Come Kirk, certo. Ma Kirk non ne comprendeva ricadute, perché era un personaggio limitato allo stereotipo, e da bravo cowboy seguiva la regola che l’individuo ha ragione a violare ciò che non ritiene giusto. Picard invece ogni volta che viola una regola ci soffre, non trova pace, coglie la contraddizione logica e pratica nel suo agire, mette in discussione l’ordine del sistema a cui però poi obbedisce. Verrebbe da dire che Kirk è americano fino al midollo, e Picard, invece, europeo.

Ma forse è questo che gli consente di affrontare lo scorrere del tempo così bene. Perché mentre gli altri, Kirk in primis, sullo schermo nelle varie riprese alla fine risultano solo invecchiati e un po’ patetici, l’ombra di quello che erano un tempo e non riescono ad essere più, Picard invece tiene, anzi come il buon vino migliora.

Ottantenne rimane sullo schermo quello che era un tempo: credibile. È ancora lui, con tutta la sua presuntuosa stronzaggine tenuta a freno, con la sua immane testardaggine, l’attitudine al comando, l’impazienza, l’entusiasmo, ma anche la sua timidezza, la sua fragilità, il suo bisogno di essere rassicurato che sta facendo la cosa giusta in base ai principi in cui crede, anche quando tutto sembra dire il contrario. Nonostante l’età non è solo un confortante e inoffensivo nonno saggio, o un vecchio trombone che vuole rievocare il passato. È un essere umano che ancora si interroga su ciò che ha fatto, e su ciò che può fare. Non è finito, è vivo e lotta assieme a noi.

E insomma, tutto questo per dirvi che se avete Amazon Prime, guardatelo, Picard.

Non è una operazione nostalgia per rivedere un personaggio dell’infanzia. È ritrovare un amico.

Ah PS. Patrick Stewart ha deciso di leggere un sonetto di Shakespeare al giorno durante la sua quarantena. Come si fa a non amarlo, dico io.

https://twitter.com/sirpatstew/status/1242573244860948481?s=21

2 Comments

  1. Concordo pienamente, Picard è un personaggio interessante e ben delineato. La serie stessa è ben fatta, quando si riaffacciano i personaggi “conosciuti” non fanno mai tenerezza e la storia è decisamente “Picard like”.
    Fino ad oggi la miglior serie di quelle che avrebbero voluto rinverdire i fasti di Star Trek era…. the Orville: divertente e con spunti di riflessione interessanti. Sicuramente non Discovery. Ora Picard ci ha riportato lo spirito si Star Trek.
    Kirk è stato sviluppato meglio da alcuni Fan Film come Start Trek: continues, recentremente bloccati dalla paura di CBS di vedere produttori amatoriali ed indipendenti fare molto meglio rispetto alle loro serie multimilionarie…

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