La Venere di Canova e il turista tedesco

La Venere di Canova e il turista tedesco, ovvero mai ferire le dee soprattutto sedendocisi sopra.


Senti, Ciccio, Franz, o come diavolo ti chiami, parliamoci chiaro. Anche se me ne sto qui, distesa e nuda come mamma mi ha fatta, io non sono una sciacquetta che puoi trattare come ti pare. Io sono la dea Venere, nata dal sangue di Urano, signora dell’amore e del desiderio, colei che temono anche gli dei. Se sono ritratta con in mano la mela della vittoria è perché quando mi ha vista così, come mamma mi ha fatta, quel pischello di Paride ha deciso che la più bella dell’universo ero io, e le altre dee cicca cicca cicca. E Canova, per impersonarmi allora, ha chiamato la donna più bella del mondo dei tempi suoi, che era Paolina Bonaparte.


Hai capito, Ciccio, Franz o come diavolo ti chiami? Bonaparte, come Napoleone, l’imperatore. Perché era sua sorella, e Canova era amico di famiglia, per carità, del resto a ritrarla come mamma l’ha fatta mica ci potevi chiamare un estraneo, sarebbe stato imbarazzante.

Venere al Bagno, Antonio Canova, Gipsoteca di Poscagno (foto mia)


Ora, Ciccio, Franz, o come diavolo ti chiami, brutto buzzurro che non sei altro, renditi conto che solo un volt sono stata ferita da un mortale, ma era durante la guerra di Troia, e passi. Tu con il tuo culone, invece, per farti un selfie, ti sei seduto sul mio piedino, un piedino di dea, e di principessa sorella di un imperatore, e mi hai fracassato due dita. Tu. Per farti un selfie. Ma manco fossi la Ferragni, che almeno è una ragazza educata e quando si fa i selfie si mette davanti ai quadri e a distanza, mica li sfonda per entrarci dentro.


Allora Ciccio, o Franz, o come diavolo ti chiami, tu adesso mi chiedi scusa, tu e il tuo culone. E la prossima volta, prima di sederti su una dea, ricordati che gli dei vedono tutto. E anche le telecamere. E quindi ora, oltre ai danni, e alla multa e alla denuncia, ti addebiterò pure il costo della mia pedicure. E ti costerà un’iradiddio, Franz, o Ciccio, o come diavolo ti chiami.
Parola di Venere

Gipsoteca di Possagno, fanciulla sdraiata, Antonio Canova (foto mia)

1 Comment

Patti chiari, amicizia lunga: voi potete scrivere quello che volete, io posso bloccare chi mi pare

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