Giulio Cesare e la conquista della Britannia

Allora, la Britannia. Che i romani, diciamocelo, non è che avessero ben chiaro come fosse fatta. Sapevano solo che era lì, a nord, dove si diceva che i giorni non finissero mai, i barbari si dipingessero di blu tutto il corpo, però in compenso le perle fossero comuni come i fiori nei campi.

Cesare decide che deve conquistarla, la Britannia. Ufficialmente perché i Britanni si sono permessi di portare aiuto ai Galli che ha combattuto. Ufficiosamente perché vuole le perle, e lo stagno, e le ricchezze di quell’isola lontana, perché i soldi a Roma non sono mai abbastanza per le campagne elettorali, soprattutto se uno vuole prendere il potere da solo.

Parte. Affronta pericoli che non si sarebbe mai aspettato, perché i barbari si rivelano più tenaci e combattivi, e perché per una volta anche gli elementi paiono rigiraglisi contro: tempeste che gli affondano le navi, accampamenti che finiscono sott’acqua. Un disastro che a stento riesce a trasformare per due volte in una non completa disfatta. Cesare, per la prima volta in vita sua, in Britannia rischia la figura di Fantozzi.

Eppure qualcosa lo affascina di quelle terre al confine del mondo, in cui i barbari tengono le donne in comune, le scogliere si stagliano alte contro il cielo, le rocche sono abbarbicate sulle cime di colline imprendibili da cui però si sente sempre in sottofondo il mugghiare del mare.

Ė una terra di contrasti e di estremi. Il geografo curioso che è in lui si risveglia, pensa a spedizioni scientifiche per scoprire se sia vero che dopo quell’isola cominci la notte infinta e il nulla. Non la conquisterà mai. Si contenterà di metterci qualche avamposto, un segnacolo per i romani. Un giorno anche quella terra strana sarà Roma. Lui fa da apripista al futuro, perché come al solito intuisce il mondo che verrà.

E se volete approfondire c’è il mio libro, Cesare l’uomo che ha reso grande Roma, Giunti Editore!

2 Comments

  1. Beh! In effetti tutte le conquiste romane si basano sul tornaconto economico. La Gallie per il vino, Cartagine perché rompeva e così via. Cesare non è da meno rispetto a chi l’ha preceduto e neppure diverso da chi seguirà

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  2. AL SOLITO LA TUA SCRITTURA LIMPIDA E SENSIBILE FA VIAGGIARE LA FANTASIA. ANCHE CESARE NE AVEVA DI FANTASIA ED ERA IL SUO LATO AFFASCINANTE. TI HO GIA’ SCRITTO CHE HO LETTO IL LIBRO DI CESARE E CHE AVENDO IO FATTO UN MARCHIO , QUELLO DELLE ACQUE DEI CESARI CON IL CAPOCCIONE DI CESARE DISEGNATO NEL TONDO
    VOLEVO SAPERE DA TE SE C’ERA UN IMPERATORE MENO OMICIDA DA METTERCI PERCHE CESARE CON TUTTI QUEI VILLAGGI DISTRUTTI IN GALLIA GRONDA SANGUE.
    SAI, GALATEA, MI SONO OCCUPATA DI ACQUE MINERALI PER DIECI ANNI E LE HO DECLINATE IN MOLTI MODI , HO TROVATO CHE, ALCUNE ACQUE CHE COMPRIAMO AL SUPERMERCATO SONO LE STESSE CHE BEVEVA CESARE O AUGUSTO ECC
    PER ME AVERE LA STORIA IN UN BICCHIERE è UNA EMOZIONE FORTISSIMA.
    POI MI SONO AMMALATA. E SONO ANCHE CIECA DA UN OCCHIO MOTIVO PER IL QUALE SCRIVO MAIUSCOLO. E RINGRAZIO DIO CHE ANCORA SCRIVO.
    TI SALUTO CON IL SOLITO AFFETTO STIMA E RISPETTTO
    GABRIELLA BELISARIO

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