Non è un suono, è un respiro. L’eco di qualcosa di ancestrale e lontano. È un ritmo, più che una voce. Entra nelle orecchie e si spande nel corpo come un’onda. E placa. Placa tutto. Come se per un attimo ti disfacessi dal di dentro, nel nulla. Si potrebbe chiamare rivelazione, o epifania. Ma è un momento infinito in cui ti sembra di capirti, o di ritrovarti, o di perderti, tutto assieme.
Tag: silenzio
Senza parole
Il passo successivo al bavaglio, di solito, è il cappio.
Periodo fiacco
Diceva Wittgenstein: Su ciò di cui non si può parlare, bisogna tacere. Si capisce perché non ha mai aperto un … Altro