Caro alunno, ti stiamo fregando. La Storia non è un derby.

Caro Alunno,

Di mestiere io insegno Storia. Dove insegno io, due ore a settimana. Che, ne convengo, sono un po’ pochine per coprire un programma che va dalle origini dell’uomo a questa mattina, volendo.

Quando uscirai dalle scuole con un diploma (si spera, in Italia manco questo è così scontato, nel senso che molti alunni non ci arrivano), tu te la prenderai con me perché di Storia scoprirai che te ne ho insegnata sempre poca.

Di molti periodi, quasi tutti invero, avrai una idea molto vaga, se mai ne avrai una.

Ci saranno cose che non ti ricorderai affatto. Le date, per esempio. Si prendono sempre le date per verificare quanto un insegnante abbia spiegato bene la Storia. Non te le ricorderai mai tutte, posto che ricordarle tutte abbia un senso. E quindi qualcuno ti dirà che hai avuto per insegnanti dei cani. Il che è possibilissimo, perché se guardiamo le date da imparare a memoria, sono un’insegnante pessima: a parte quelle due o tre fondamentali, le altre me le dimentico sempre io pure, figuriamoci se le chiedo agli alunni.

La Storia come piace insegnarla a me, e come andrebbe secondo me insegnata, è una materia complessa, e affascinante, che sfida spesso tutti i luoghi comuni del pensiero umano. Perché, diciamocelo chiaramente, la Storia non ha un vero senso, o una direzione, e nemmeno una morale. La Storia è un enorme flusso di azioni compiute da esseri umani privi di una visione complessiva del periodo in cui vivono, e che spesso quindi agiscono a caso. Guicciardini direbbe che seguono il loro “particulare”, ovvero il proprio specifico interesse. Ma anche questa è una razionalizzazione a posteriori. Gli esseri umani infatti agiscono quasi sempre sulla base di una suggestione momentanea anche quando sembrano aver meditato a lungo. E tutti per proprio conto, senza informarsi, o sapere che cosa stanno combinando gli altri. Il che scatena spesso un enorme e ingestibile casino.

Paradossalmente è questo il fascino della Storia, ed il motivo per cui viene chiamata “maestra di vita”. Non perché fornisca ricette pronte, esempi validi e nemmeno utili consigli, ma perché ti abitua ad accettare il fatto che il mondo è complesso, contraddittorio, e fondamentalmente illogico. Come complessi, illogici e contraddittorii sono gli esseri umani.

Tutto il resto non è Storia, è semplificazione. E non a caso, tutto il resto è quello con cui vieni bombardato oggi, da tutti i cantoni.

Si parla tantissimo di Storia, oggi, dappertutto. No, ho detto una stupidaggine. Si è sempre parlato tanto di Storia, anche nelle epoche precedenti. Sui giornali, persino nei bar, e oggi in internet. Ma spesso quello che ti contrabbandano per Storia, e per informazione, non lo è affatto.

Ti vengono raccontati degli scialbi riassuntini, poco più che elenchi di fatti e date, come se da soli avessero un senso. La Storia come quantitativo numerico, come dato un tanto al chilo. Per cui se una cosa ha fatto un milione di morti, e un’altra altrettanti, i due fenomeni fossero equivalenti, o si equilibrassero fra loro. E questo fatto serve a presentarti una visione della Storia come un infinito derby fra squadre contrapposte, ma sostanzialmente uguali. Come in tutti i derby, per partecipare divertendoti bisogna schierarsi. E schierarsi però vuol dire anche in qualche modo rinunciare alla propria obiettività. Accettare che ci sia un avversario, e che bisogna batterlo.

Non credere che sia un fenomeno che coinvolge solo la Storia più vicina a noi, e gli eventi ancora recenti. Ho visto gente litigare sugli antichi Romani, sugli Etruschi, sui Barbari, sulle guerre puniche. Perché nel momento in cui si accetta l’idea che la Storia sia fatta da una sequela di derby, tutto diventa tifo e partita, anche se le squadre in campo cambiano. Perché è un po’ come ai mondiali, quando la tua squadra viene eliminata e allora a simpatia tifi per quella che ti sembra più simile e più vicina, maledicendo gli avversari che incontra e dando per scontato che gli arbitri che le fischiano un rigore siano cornuti.

Questa non è Storia, però. Può essere propaganda politica, o un esercizio di retorica che ti aiuta a capire le leggi del marketing. Può essere tante cose, alcune delle cose anche divertenti, perché i fumetti di Asterix non sarebbero concepibili se noi tutti non tifassimo simpaticamente per i Galli contro i Romani.

Ma ecco, bisogna che tu te ne renda conto. È necessario che impari a distinguere le due cose: la propaganda e la Storia. Bisogna che tu ti faccia il callo e impari a riconoscere a naso quando una narrazione è troppo in bianco e nero, con i buoni da una parte e i cattivi dall’altra. E anche quando una contronarrazione lo è. Perché per dire una cosa giusta non è sufficiente spesso dire il contrario di una sbagliata, come per essere una brava persona non è sufficiente non essere una persona pessima.

La Storia ti insegna questo: che non ci sono strade precostituite, che non ci sono certezze. Ogni periodo, ogni personaggio, ha le sue luci, le sue ombre, i suoi difetti ed i suoi pregi. Per capirli bisogna imparare un metodo, studiare, molto, e ogni volta da capo. Lottare contro quella tendenza molto umana che ci spinge a semplificare, ad accettare passivamente uno stereotipo senza approfondire. La Storia è una carogna, una divinità capricciosa che richiede ai suoi adepti una dedizione assoluta. È una lotta senza quartiere fra la pigrizia e noi.

Se non te la insegnano così, se non ti fanno smadonnare e ragionare, diffida, caro alunno. Ti stanno fregando. Non ti stanno dando gli strumenti per ragionare con la tua testa, per farti una opinione tua. Ti stanno solo servendo una pappetta pronta di luoghi comuni che fanno comodo e serviranno ad addormentarti il cervello o a ridurlo come quello di un hooligan idiota che va allo stadio per gridare e menare quelli che non tifano per la sua squadra, ma senza nemmeno guardare cosa avviene in campo o capire qualcosa della partita.

Vuoi essere questo? No. Nessuno lo vuole, tutti possiamo essere qualcosa di meglio. Ce lo meritiamo. In questo, solo in questo, la Storia ci può essere maestra.

5 Comments

  1. Adesso va di moda la metafora calcistica, e i “derby” hanno sostituito le guerre. Perché, come raccontava qualche mese fa una brava prof di storia qui a Bologna (se non ricordo male si chiamava Mariangela e veniva dal Veneto), la storia che ci insegnano alla fine è una sequela di conflitti, di cui bisogna ricordare inutili date, vincitori e morti. Se non addirittura il numero dei cavalli deceduti, vero prof? 😉

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  2. la Storia va capita, studiata e analizzata, scomposta per essere poi sintetizzata nella nostra mente. Dicono che la Storia la scrivono i vincitori e mai i vinti. Per questo motivo va sminuzzata per essere compresa, perché le date servono ma per inquadrare il periodo senza fare confusione.
    La Storia va studiata per comprendere cosa non ha funzionato nel passato per tentare di non ripetere gli stessi errori.

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  3. Un paradosso con il quale mi trovo spesso ad avere a che fare è che molti alunni preferiscono ricordare il numero dei morti di una battaglia, o altre nozioni di analoga “utilità” non proposte da me, ma trovate sul libro; quando però chiedo un giudizio sul valore, il significato, di quella battaglia nel contesto in oggetto, lì scatta lo sguardo vacuo (“e che ne so? ») o quello obliquo (“ma che domanda è … ma tutti ‘sti dettagli vuole sape’? »). Altro che metodologia storica 🙄

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