Storia divertente della letteratura latina: Nevio, il poeta che non amava il potere

Nevio, primo poeta epico di Roma, cantò le guerre puniche e criticò il potere, morendo in esilio

Se fosse lecito agli immortali piangere i mortali,
Le divine Camene piangerebbero Nevio, il poeta,
Perché quando fu consegnato agli inferi
I romani si dimenticarono come si usa la lingua latina.

Ci vogliono una lingua affilata ed un carattere un po’ smargiasso, come doveva essere quello di Nevio, per dettare per la propria tomba un epitaffio simile. Ma Nevio, da quel poco che sappiamo di lui, doveva essere così: orgoglioso, testardo, tagliente e insofferente verso le costrizioni. Tanto da riuscire a farsi mandare in esilio per aver portato avanti una sorta di crociata personale contro i Metelli, una delle famiglie più importanti della Roma del tempo.

Non è ben chiaro a che famiglia appartenesse Nevio. Le fonti insinuano che fosse di origine campana, e che avesse combattuto le Guerre Puniche come ausiliario nell’esercito romano. Ma a Roma esisteva una gens Naevia, e quindi può essere, anche se non è certo, che invece fosse proprio romano, un cittadino a tutti gli effetti, al contrario del suo,predecessore Livio Andronico, che ben si era adattato da ex schiavo a rimanere all’ombra di Livio Salintore, Nevio vuole partecipare alle discussioni politiche sul passato e soprattutto sull’avvenire della sua città, criticando le scelte dei personaggi più in vista senza troppi peli sulla lingua.

Di certo Nevio, prima di Virgilio, divenne per Roma il primo poeta nazionale. Fu autore infatti di un Bellum Punicum che raccontava le storie dello scontro fra Roma e Cartagine, ma non solo. Arrampicandosi indietro nei secoli, Nevio aveva trattato, anche se non sappiamo come e quanto approfonditamente, anche i miti più antichi relativi alla storia di Roma. In special modo sarebbe stato il primo a narrare la storia dell’amore fra Enea e Didone, e la nascita di Romolo, il primo re.
Nel far questo, doveva essersi divertito anche a togliersi qualche sassolino dalla caliga. A occhio sotto le armi aveva dovuto vederne di cotte e di crude, scontrandosi con ordini insensati e comandati arroganti. Una dei pochi versi giuntici descrivono il fare protervo con cui un comandante militare (di cui non sappiamo il nome) guarda le truppe: “con superbia, con disprezzo/guarda le sue legioni”.

Il sospetto è che il comandante ritratto sia uno dei Metelli, i grandi nemici di Nevio. All’epoca i Metelli, gens di origine plebea ma ormai divenuta una fra le più potenti dell’Urbe, erano una vera e propria potenza, e non apprezzarono le frecciate scoperte di Nevio. È probabile che Nevio si ispirasse a modelli greci e usasse le sue opere teatrali, soprattutto le commedie, un po’ come Aristofane usava le sue ai tempi dell’Atene classica. Ma Roma era una città ben diversa dall’Atene di Pericle e la critica sociale e politica aveva meno estimatori. Così, dicono le fonti, Nevio finì addirittura in prigione e poi morì in esilio a Utica, nel 204.

La successiva generazione di poeti latini comici capita perfettamente la lezione e gli accenni politici e critici nelle opere teatrali saranno praticamente assenti, anche perché il popolo a teatro amava soprattutto intrecci divertenti zeppi di situazioni buffe e di battute sboccate. Il suo poema epico, difficile e scritto in un latino ormai ostico, cadde nel dimenticatoio definitivamente quando Augusto commissionò a Virgilio l’Eneide, che riprendeva molto materiale di Nevio, compresa la storia d’amore fra Enea e Didone. Ma al contrario di Nevio, Virgilio era amico di Augusto e fece un panegirico del potere di Roma e di chi lo esercitava. Di Nevio alla fine sopravvissero pochi frammenti, salvati dai grammatici più per le loro particolarità lessicali che non per il contenuto e oggi di lui possiamo solo farci un’idea vaga e piuttosto fumosa. Uno di quei casi nella letteratura in cui il potere vince sulla poesia. Non sapremo mai se per noi sia stato un bene.

1 Comment

  1. cambiano i tempi, passano gli anni ma la musica rimane la stessa. Ai potenti non piace essere criticato.
    O.T. alla fine compare un Ennio un altro poeta oppure un refuso trattandosi di Nevio?

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