Carlo V d’Asburgo, il re su cui non tramontava mai il sole

Accadde oggi: 28 giugno 1519, Carlo V d’Asburgo diventa imperatore del Sacro Romano impero.


E no, difficilmente lo si riesce a trovare simpatico, Carlo V, quest’uomo che fu uno dei più potenti al mondo, signore di un impero “su cui non tramontava mai il sole”, che comprendeva gran parte dell’Europa e un pezzo dell’America.

Figlio di Filippo il Bello d’Asburgo (da cui non ereditò la bellezza) e di Giovanna la Pazza (da cui non ereditò l’anticonformismo che le costò anni di prigionia e di torture), nipote dei re cattolicissimi di Spagna Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona (da cui invece ereditò tutto intero il bigottismo), Carlo fu una specie di buco nero che assorbiva potere e cariche ereditandole dai parenti, e quando non le ereditava le fagocitava comunque.

Ritratto di Carlo V d’Asburgo, di Tiziano (fonte Wikipedia)


Vagò per tutta la vita fra le diverse capitali e regioni del suo regno, parlando indifferentemente spagnolo, tedesco, italiano e latino e destreggiandosi fra cortigiani di ogni provenienza ed origine. Fu allevato da una zia austriaca e da un precettore italiano, ed ebbe una moglie portoghese. Strinse alleanze con i maggiori banchieri dell’epoca, i Fugger, che furono fondamentali per garantirgli l’elezione a imperatore. Non ebbe un momento di requie, fra guerre contro la Francia, screzi con il papato, guerre di religione e rivolte scatenate dal diffondersi del protestantesimo. I suoi grandi nemici furono Francesco I di Francia, elegante viveur amico di Leonardo, e il torvo Martin Lutero, ma anche una buona dose di papi infidi e voltagabbana. Lui, che era piuttosto spiccio, non esitò un momento, da re cattolicissimo, a far saccheggiare Roma dalle sue truppe luterane nel 1527, come non aveva esitato un attimo, da giovinetto, a dimenticarsi della madre tenuta in prigionia e torturata per volere del nonno.

Giovanna di Castiglia della la Pazza (fonte Wikipedia)


Pretese il Concilio di Trento, ricattando con mano pesante almeno tre papi assai renitenti, e tentò di dare un nuovo ordine all’Europa, sia politico che religioso. E poi divise il suo vasto impero fra il fratello Ferdinando e il figlio Filippo, che era, se possibile, ancora più bigotto di lui. Poi questo uomo pieno di contraddizioni, che si faceva ritrarre da Tiziano nonostante la bruttezza, e amava la buona tavola e le donne (ebbe sette figli illegittimi e una passione per la figlia del suo tappezziere), si ritirò in convento lasciando tutto ciò che era stato la sua ragione di vita: la politica e il potere.

Restano i suoi ritratti, come questo di Tiziano, poderosi e bellissimi, come quello in cui lui si staglia fiero contro un cielo pieno di nubi e uno sguardo che dovrebbe essere determinato, ma sembra in realtà assente. Come se dopo tante fatiche si domandasse se ne sia valsa la pena e se tutto quel potere e quella ricchezza gli abbiano mai dato un momento di vera e banale felicità.
(Ritratto di Tiziano, fonte Wikipedia)

2 Comments

  1. Pure un po’ di olandese credo, era nato a Gent.
    Ci ho passato un annetto, era ovunque, odiato per le tasse e amato per esser di gran lunga il cittadino più famoso.
    Ancora oggi ogni anno commemorano la rivolta fiscale contro di lui girando con un cappio al collo

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