Fra Roma e Cartagine. La strana storia di Luca Volontè.

senato romano

Vocidipopolo mi segnala via mail un articolo del nostro beneamato Luca Volontè (linko qui il sito di minimo karma, che riporta lo scritto e spiega nei dettagli la vicenda: di regalare un link a Volontè non me la sento).

Volontè, dunque, dalle pagine di Liberal, descrive da par suo la vicenda di Davide, il bimbo nato con la sindrome di Potter (una grave forma di malformazione congenita) e i cui genitori si sono visti praticamente esautorare dal tribunale perché intendevano opporsi a cure che rischiavano solo di prolungare le sofferenze del piccolo, destinato o a morte certa o ad una vita di stenti e dolore.

Personalmente sulla vicenda non avevo scritto per una forma di delicatezza nei confronti dei genitori, a cui va tutta la mia solidarietà. L’umana pietà – i latini la chiamavano pietas, cioè rispetto religioso e delicata comprensione – in questi casi imporrebbe a chi non è coinvolto un commosso silenzio sulle sofferte, laceranti decisioni che sono stati chiamati a prende i genitori di questo povero bimbo. L’umana pietà, dicevamo: non quella cristiana di Volontè, che invece si sente autorizzato a dare giudizi e pagelle, non solo ai genitori, ma all’intero nostro mondo e alla nostra società laica.

Lascio a voi, cari lettori, dare un giudizio su quanto sia rispettoso della dignità umana, quella stessa che Volontè si pregia di difendere a spada tratta, prendere il caso di un neonato e di una famiglia tanto segnata e farne carne da polemica per i propri fini. Ma è come questa polemica viene portata avanti che mi stupisce. Perché, invece che impapocchiare il solito centone di citazioni di Ratzinger e Vangeli – con una notevole preponderanza di Ratzinger, ché Gesù Cristo, si sa, ogni tanto rischia di dare ragione a noi laici – il bravo Volontè si lancia in una rievocazione storica spericolata. L’intento è quello di fregare i laici con le loro stesse armi, dimostrando che essi tradiscono quegli stessi principi di laicità ed umano rispetto che già i popoli avevano intuito persino prima della rivelazione cristiana. Solo che, per far questo, bisognerebbe avere le idee più chiare sulle civiltà che si prendono a mo’ di esempio. Cioè, detto in soldoni, se uno decide di appellarsi ai Romani ed ai Cartaginesi, almeno una rilettina al bignami sarebbe utile prima di partire a scrivere in quarta.

Volontè dunque parte non da Cristo, ma da Roma e Cartagine: “Nello scontro fra Cartagine e Roma, c’è anche lo scontro fra i sacrifici umani al demone Baal le tante deità imperiali. I bambini e i giovinetti romani erano tutelati, nessuno si sarebbe azzardato a sacrificarli come un impiccio o un avanzo da gettare nel cestino.” è infatti il suo incipit. Notate la finezza di tale dicotomia: da un lato abbiamo Cartagine, cioè quei mediorientali ignoranti dei Fenici, levantini e omicidi, pronti a sacrificare bimbi ad una divinità, Baal, che manco si merita il titolo di dio, ma solo di demone; dall’altro i nostri antenati Romani, che non erano cristiani di già solo per un mero incidente cronologico (Cristo doveva ancora nascere, ma sennò…).

I Romani, par di capire dalla ricostruzione di Volontè, i bimbi con la sindrome di Potter se li tenevano stretti, li tutelavano a spada tratta, anzi, magari li accoglievano come un dono del cielo; erano quei porci dei Cartaginesi che sacrificavano senza una lacrima persino i ragazzetti sani. Per fortuna che la storia ha fatto giustizia: sulle rovine di Cartagine si è spanto sale, mentre quelle di Roma, perfettamente integrate con Cristo, son diventate lo sfondo pittoresco del cupolone di S. Pietro. Infatti, dopo mezza pagina di sdottoramenti, Volontè chiosa: Cartagine sacrificava i fanciulli al demone per ingraziarselo, in Italia si sacrificano i neonati al “dio” consumistico della perfezione. [….] La Storia di Cartagine e Roma, dovrebbe essere, nell’Europa non più cristiana di oggi, custodita e rammentata al cospetto delle malvagità sovrumane che vengono perpetrate con l’eutanasia infantile.

Se Volontè si fosse preso la briga di leggersi qualche saggio di storia antica – o mamma, ma neanche qualche saggio, diciamo un volume di divulgazione aggiornato; insomma, andava bene al massimo anche un sussidiario delle elementari – avrebbe scoperto che i Cartaginesi non erano poi così crudeli come se li figura lui. La notizia che sacrificassero a Baal i fanciulli è infatti considerata oggi da molti studiosi un falso storico: i tofet in cui sono state ritrovate le ossa di numerosi ragazzini potrebbero non essere necropoli di bimbi sacrificati, ma semplici cimiteri infantili:cioè ai Punici si può imputare la cronica malafede, come diceva Livio (che però era Romano e un po’ di parte, ammettiamolo), ma l’omicidio rituale dei pargoli no.

Se Cartagine non era così crudele, Roma in compenso, come si dice in Veneto, non era farina da far ostie. Volontè si augura che essa venga presa a modello di riferimento per la legislazione? Bene, e allora si sappia che nella civiltà romana l’eutanasia era non solo ammessa, ma addirittura guardata con rispetto. Il suicidio, per gli antichi Romani, era un diritto che ogni uomo aveva: meglio infatti, per la mentalità antica, una morte veloce ed onorevole che stentare e patire a lungo, senza aver più il controllo sul proprio corpo. Quanto ai bambini romani che Volontè assicura essere stati protetti ed accolti, be’, lasciamo stare: a Roma ogni padre era autorizzato a non riconoscere il figlio se questo presentava una qualche deformità, o anche solo perché non desiderava mantenerlo: i bambini non voluti, giudicati gracili o di salute cagionevole, venivano abbandonati, per strada: se qualcuno, preso da pietà, li voleva raccogliere per farne schiavi, bene, sennò morivano. L’aborto, poi, era sì vietato dal giuramento di Ippocrate, ma allegramente praticato dai medici, come dimostrano i ferri chirurgici dell’antica Roma, fra i quali se ne trovano alcuni che solo a tale bisogna potevano servire. La metodica dell’intervento era per giunta descritta nei testi di medicina.

Quella romana era una civiltà per certi versi cruda e priva di pietà, ma laica, laicissima, nei comportamenti e nelle concessioni. Mai, per giunta, si sarebbe sognata di andare ad interferire nelle decisioni che i genitori (il paterfamilias soprattutto) prendevano sulla loro prole o su quelle che un uomo prendeva sulla propria esistenza in vita: lo stato in questo non interveniva mai, né aveva diritto di intervenirvi l’autorità religiosa pubblica o un qualunque sacerdote.

Ecco, su una cosa sono d’accordo con Volontè: vorrei anche io che Roma, quella del diritto laico, tornasse davvero ad essere il punto di riferimento per le leggi odierne. Così i poveri genitori di Davide potrebbero tranquillamente decidere, in base alla loro coscienza e alla loro pietà umana, sulla sorte del figlio, e la gente come Volontè si potrebbe occupare degli affari propri, quali essi siano.

13 Comments

  1. Concordo assolutamente con te sul fatto che sbattere in prima pagina la vicenda è già da considerarsi un fatto aberrante, soprattutto perchè magari quei poveri cristi dei genitori avevano tutto il diritto di stare in pace dopo la decisione che avevano preso (e che poi è finita nel nulla “grazie” al medico un po’ troppo zelante che ha tolto loro la patria potestà).

    Sul resto poi non commento neanche, studio storia e la maggior parte delle credenze popolari (perchè la cultura di Volontè è basata su tali credenze, e non sicuramente su un libro di testo) sono fasulle. Come del resto hai detto tu.

    abbracci

    Juni

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  2. Faccio una piccola aggiunta: nel giuramento di Ippocrate ci si impegna a non somministrare farmaci abortivi, ma nel corpus viene spiegato dettagliatamente come praticare l’aborto chirurgico.

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  3. Tutto ciò mi ricorda lo stra-citato “Diario Minimo” di Umberto Eco, nel solito stra-citato saggio “Elogio di Franti” : i Cartaginesi erano sì bravi navigatori ed eccellenti combattenti; ma poichè – a differenza dei Romani – non possedevano una fucina di storici,essi risultavano dei barbari senza civiltà e senza spirito.

    Inchino e baciamano.
    Ghino La Ganga

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  4. Tiè, Volontè, beccati la Galatea che ti rigira come un calzino!
    Se non ci fossi bisognerebbe inventarti 😀

    (ovviamente, standing ovation)

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  5. La spericolatezza storica, il terrorismo verbale e il sofismo retorico di Volontè mi sconvolge per il tema che affronta.
    Parla di un dramma umano, personale e familiare, come dell’ennesima polemicuzza all’italiana anti-laica.
    Io tale superficialità la trovo semplicemente agghiacciante.

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  6. Anche io vorrei Volontè nella Roma antica. Al circo con tanti bei micioni attorno che gli fan le fusa 😀
    Però… poi avremmo, che so, il 17 aprile, San Luca Volontè martire… forse ci va meglio così!

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  7. P.S. però, al di là dal fatto che Luca Volontè è palesemente un coglione e che le sue riflessioni etico-sociologiche su un caso simile sono, oltre che di pessimo gusto, completamente infondate, penso sia giusto esimersi dall’esprimere un’opinione sul caso senza conoscere bene i retroscena medici. Se effettivamente il bambino ha significative probabilità di sopravvivenza con una terapia dialitica fino al momento in cui è possibile un trapianto, la decisione della magistratura è, credo, ineccepibile.

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  8. Se non sbaglio, per di più, Volontè va cazziando il “demone” sbagliato. Era Moloch, mi pare, quello a cui si pensava venissero sacrificati i bambini. Baal era anticamente un termine generico riferito agli dei in genere, diventando poi il nome proprio del dio principale, il Signore del Cielo (chi ci ricorda?), in questo senso “baal” avrebbe avuto la stessa evoluzione di “elohim”, termine che nella bibbia definisce il Dio altre volte chiamato YHWH. Credo fosse Moloch quello che ha fatto sbiellare Volontè, ma la memoria è quella che è, inoltre non sono riuscito a trovare conferme definitive. Anyway, andiamo avanti… Da recenti studi (alla faccia di Volontè) è uscito un quadro ben diverso. Le raffigurazioni di bambini nelle aree dove questi erano seppelliti, non erano che ex voto – come si fanno oggi nei cristianissimi santuari cattolici – Moloch era pertanto un dio della medicina, diciamo il primo “dio pediatra” a noi noto. Le famiglie offrivano statue raffiguranti i propri bambini, per chiedere che venissero guariti, e le ponevano proprio nel cimitero degli infanti (dove, alla peggio, avrebbe potuto vegliare su di loro nell’aldilà) collegato al tempio del dio, che era in pratica un ospedale. Per renderci conto del ridicolo della vecchia credenza, ricordiamoci anche dell’alto tasso di mortalità infantile dell’epoca, stimato da alcune fonti come il 70% delle nascite (una ragione in più per spiegare la quantità di sepolture infantili). Era plausibile a questo punto indebolirsi ulteriormente col sacrificio di bambini? Ovviamente, no. Sia nelle cronache romane che nella Bibbia non c’è altro che propaganda, per la serie “la storia la scrive il vincitore” e cose così. Roma odiava Cartagine perché era l’unica vera concorrente per il controllo del mediterraneo, gli ebrei erano in competizione coi canaanei perché erano un popolo più ricco e influente, e cose così… insomma, umana cupidigia, un po’ come quella di Volontè che usa qualsiasi cosa (e persona, perché quei genitori non sono dati cartacei) per sostenere la propria tesi. E allora, tra lui e Moloch, chi è che ci fa la più magra figura?

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  9. Moloch non era il nome della divinità, ma del tipo di rituale (molk, da una radice semitica che indica “possedere” o “regnare”). L’espressione è stata fraintesa dai traduttori della Bibbia, ma è comunque riferita ad una pratica (non molto chiara) del culto fenicio di Baal IN PALESTINA.
    Non ricordo quale fosse la divinità dedicataria dei Topet (si dovrebbe scrivere senza h) ma mi pare fosse Melqart, un aspetto di Baal.
    Il sacrificio umano è attestato a Roma (4 prigionieri furono sepolti vivi dopo Canne, secondo Livio) e nell’area cananea (tipico il caso di yepte nella Bibbia), per cui è possibile (ma non sicuro) che i Fenici in origine praticassero sacrifici infantili del tipo ‘molk’ (sempre che il termine indicasse un sacrificio infantile, cosa tutt’altro che sicura) che sono attestati in Palestina dalla Bibbia.
    Non c’è invece nessuna attestazione certa di sacrifici umani a Cartagine. La pratica è testimoniata da diverse fonti greche e latine, ma sempre da nemici di Cartagine; è possibile che traggano spunto per la calunnia dall’eventuale sacrificio umano fenicio arcaico, o da qualche altra pratica non chiara, o forse dalle usanze funerarie dei Topet. O anche da quasi nulla.
    Se pensiamo all'”accusa del sangue” contro gli ebrei o al mito della “zingara rapitrice”, o alle pazzesche esagerazioni sul cannibalismo in Africa, tutte e tre basate su poco o niente, avremmo probabilmente un esempio chiaro di come potrebbero essersi comportati gli storici greci e latini verso l’odiata Cartagine.
    Comunque Volonté canna completamente; secondo le fonti classiche (false, si diceva) i bambini sacrificati nei Topet dovevano essere in perfetta salute.
    Non c’entra quindi una cippa col suo discorso.

    Gala, ad di là del caso specifico (su cui, non conoscendo la situazione, non posso dire molto) tu consideri “laica”, in senso positivo, una società in cui lo stato non interferisce tra genitori e prole?
    Io resto dubbioso.

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  10. Ecco, lo sapevo che cannavo qualcosa. Tutti questi dettagli non li conoscevo, lo devo ammettere. So che dagli scavi più recenti è risultato che gli scheletri di bambini ritrovati a Cartagine erano malati o nati morti. Alcuni erano apparentemente sani, perciò s’era ventilata l’inquietante ipotesi che venissero sacrificati i bambini degli schiavi perché il dio guarisse quelli dei cittadini liberi, però si tratta di supposizioni belle e buone, invece è possibile che i corpi apparentemente sani avessero delle malformazioni interne, perciò non rilevabili dai resti. In ogni caso, basarsi su cronache visibilmente di parte come quelle romane o bibliche (o per sentito dire), non è esattamente da giornalisti, eh.
    Poi, far propaganda sulle disgrazie altrui, mi fa sempre un tantino schifo. Quanto alle interferenze dello stato nel rapporto tra genitori e figli, be’ quello è un bel problema… è giusto che il minore venga tutelato quando c’è bisogno, ma a volte un impiegato troppo zelante può far danno quanto un genitore inetto.
    Qui comunque credo si tratti più dell’annosa questione dell’accanimento terapeutico e del no categorico all’eutanasia, che di tutela del minore, ecc. In fondo, chi s’è scandalizzato l’ha fatto senza pensare minimamente al bene del bambino, ma solo alla morale cristiana che ormai abbiamo imparato a conoscere e temere. Gira che ti rigira, siamo laici solo a titolo nominativo, perché di fatto questa è una repubblica che ancora s’inchina allo Stato della Chiesa.
    Figo, anch’io sono riuscito a prendere il fatto e ritorcerlo come volevo. Dovrei fare il giornalista?

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