Caro alunno, ti stanno fregando. E vogliono che a scuola tu non parli più.

Caro alunno,

In questi giorni avrai seguito di certo il caso della professoressa palermitana che è stata sospesa dal servizio per “non aver vigilato” sulle slide preparate dai suoi alunni, in cui si faceva un raffronto fra le leggi razziali e il decreto sicurezza approvato dal governo.

Noi adulti abbiamo parlato di questo, per giorni, ma spesso abbiamo solo dato prova di non aver capito una cippa della questione. I più infatti berciavano dicendo che la sospensione era giusta, perché la professoressa avrebbe “inculcato” ai suoi alunni delle idee critiche contro il governo, e quindi andava punita.

In realtà, caro alunno, chi si vuole punire con quella sospensione non è tanto la professoressa, ma te. Il dirigente dell’ufficio scolastico provinciale ha infatti sospeso la docente per non aver vigilato su quanto affermavano i suoi alunni.

Ora la “culpa in vigilando” esiste nella nostra professione, ma prevede solo che noi docenti, quando siamo in classe o in gita fuori, sorvegliamo attentamente che gli alunni a noi affidati non compiano gesti che possano mettere in pericolo se stessi o gli altri. In pratica, io sono tenuta a sorvegliare che tu non ti butti sotto una macchina o ti arrampichi su un cornicione rischiando di ammazzarti. Non vi è alcuna legge o direttiva o norma che mi consenta di censurare quanto tu dici, per quanto assurdo quello che dici possa essere.

La professoressa sospesa, invece, è stata sospesa per questo. Perché non ha censurato i pensieri dei suoi alunni. Cioè, in soldoni, caro alunno, è stata punita perché ha permesso che i suoi alunni dicessero quanto avevano pensato.

Caro alunno, come vedi, chi si deve preoccupare di questo atto non siamo nemmeno noi docenti. Noi rischiamo di venire sospesi e di rimetterci quindici giorni di stipendio. Ma chi rischia davvero di non potere più dire nulla in classe e di vedersi censurare temi, testi, slide, pensieri sei tu. E senza che tu possa dire o fare niente.

Se passa l’interpretazione del dirigente palermitano, tu, caro alunno, ti ritroverai in classe degli insegnanti che saranno autorizzati a ordinarti di modificare qualsiasi cosa tu dica o produca, pena, immagino, un brutto voto o una bocciatura. Non potrai più avere idee tue, ma solo idee in linea con il Governo.

Chi ha criticato la professoressa, non ha capito che di questa faccenda lei è una vittima collaterale, come quelli che saltano in aria perché qualcuno voleva colpire una fabbrica vicino a casa loro.

Nel mirino di questo provvedimento, caro alunno, ci sei tu. E non fa differenza che tu sia di destra, di sinistra, di centro, di sopra o di sotto. Da adesso in poi in classe potrai essere zittito e censurato. Anzi, dovrai esserlo, o i tuoi insegnanti rischiano provvedimenti e sanzioni.

Che dire, caro alunno? Visto le proteste nelle scuole in questi giorni, tu forse l’hai capito. E quindi spiegalo, anche tu, a chi si ostina a scrivere fesserie.

Finché ti lasciano parlare, almeno.

9 Comments

  1. storia allucinante per non dire surreale. Altro che miniculpop! Qui bisogna stare zitti e basta per non disturbare il conducente, ovvero il governo.

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  2. Mah la vicenda è un po’ strana. Se il video è stato realizzato dai ragazzi senza alcun contributo dell’insegnante, l’azione del dirigente dell’istituto provinciale somiglia parecchio ad un abuso di potere. E’ strano che nè i legali della professoressa nè i rappresentanti sindacali della categoria abbiano pensato di perseguire questa strada e sporgere una denuncia, eventualmente contro ignoti, per abuso d’ufficio.
    Altra stranezza: molti di coloro che si sono espressi sul video, non sembrano averlo visto, dal momento che i nomi di Mussolini e di Hitler non vi vengono mai fatti.
    Ulteriore stranezza: a me, che l’ho guardato un paio di volte, è sembrato un video un video decisamente poco adatto alla Giornata della Memoria, perche, su quattro minuti e mezzo, il tempo dedicato a rievocare i fatti che andrebbero ricordati, è molto meno della metà del totale, ed è peraltro impiegato in modo abbastanza sbrigativo. Per fare un esempio l’intera trattazione delle leggi Leggi Razziali si esaurisce nella frase “1938: il Consiglio dei Ministri approva le Leggi per la Difesa della Razza, che discriminano gli Ebrei e li escludono dalla vita sociale” (descrizione che non avrebbe sfigurato in un circolo revisionista). Dopodichè vengono elencati, dedicando loro all’incirca il doppio del tempo, numerosi punti della proposta di legge di Salvini, dei quali, però nessuno contiene norme di discriminazione razziale. Un reale raffronto fra le due non c’è.
    Insomma, se un insegnante avesse collaborato alla stesura di quel video, qualche estremo per metterne in dubbio la competenza ci potrebbe essere. Chiamare in causa la mancata vigilanza, invece, mi è sembrato decisamente fuori luogo.

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  3. @sapere: i legali della professoressa infatti hanno fatto ricorso e la vicenda giudiziaria sta avendo il suo corso. Secondo le slide non sono pensate per illustrare la giornata della memoria, nel senso che non servono certo a raccontare quella. Per altro, sono state elaborate dai ragazzi.

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  4. Ottimo a sapersi. Insomma mi sembra che tutto stia andando come dovrebbe andare in uno stato di diritto quando qualcuno cerca di prevaricare qualcon altro, no? Fra l’altro, mi sembra che fa Salvini e la prof. sia finita “a tarallucci e vino”, a giudicare da un notiziario che guardavo l’altro giorno…

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  5. No, non è finita per nulla ” a tarallucci e vino”. Ti consiglio di informarti meglio perché continui a sottovalutare un episodio gravissimo e a parlare senza essere nemmeno a conoscenza dei fatti. il provvedimento non è stato ritirato, nonostante le assicurazione del ministro, e ora si andrà per vie legali. Quindi ti conviene rileggere le informazioni in materia.

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  6. A meno che non ci sia una pubblica marcia indietro sul promesso ritiro della sospensione (se tu sai che è così, indirizzami pure alle fonti in cui trovare riscontro e ricredermi), sarebbe più accurato dire che il provvedimento non è stato *ancora* ritirato, e che, cautelativamente, i legali hanno deciso di presentare comunque il ricorso (immagino che ci sia un termine oltre il quale non è più possibile farlo). Anch’io, pur fidandomi delle istituzioni, avrei fatto altrettanto soprattutto se avess un figlio avvocato e quindi la cosa non mi costasse niente (metti che il governo cada, o che Bussetti finisca sotto una macchina prima che l’annullamento venga effettivamente disposto, non se ne viene più fuori).
    Comunque, ricordati che siamo in Italia, dove la lentezza della burocrazia è “bipartisan”. Ci sono terremotati senza una vera casa da anni: qualche settimana per un annullamento, per quanto ingiusta, è il minimo che ci si può aspettare, anche presumendo la buona fede di tutt gli interessati. Data la natura Kafkiana della burocrazia in generale, e di quella italiana in particolare, c’è da aspettarsi che, per la restituzione degli importi ingiustamente trattenuti è facile ci voglano mesi o anni, e che per ritirarla sia necessario presentare una modulistica su carta bollata di costo superiore all’importo da recuperare. Spero che, almeno noi due riusciremo ad arrivare ad una visione condivisa di quanto sta accadendo prima di allora.

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  7. No, più semplicemente ieri, dopo che l’avvocato della docente aveva detto che avrebbe presentato ricorso visto che nessuno era intervenuto, glia vocative dell’ufficio scolastico regionale hanno di corsa accettato un accordo per evitare persino di finire in tribunale, perché credo si rendessero conto che avrebbero perso di brutto.

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  8. In effetti sembra abbiano trovato un accordo sulla forma giuridica dell’annullamento, anche se non mi sembra sia noto se questo sia dovuto semplicemente al fatto che i dirigenti del ministero dell’Istruzione si stanno muovendo secondo direttive che Salvini e Bussetti hanno dato per dare seguito alle proprie dichiarazione, per paura del ministero di un ricorso della professoressa (anche se un ricorso non è poi gran cosa, visto che il ministero si imbarca tranquillamente in cause perse in partenza con i membri delle commissioni d’esame per non pagare i loro compensi straordinari, a quanto ho sentito, e in passato ho sentito di dirigenti scolastici messi in croce per averli pagati in assenza di una disposizione del tribunale a seguito di un’azione legale da parte dei docenti non pagati), o per altre ragioni. A voler essere prudenti fino in fondo, va rilevato che l’atto formale di annullamento non è stato ancora firmato, anche se dovrebbe esserlo presto. Diciamo che, almeno questa vicenda, sembra avviata verso la conclusione che tutti speravamo.
    A voler essere rigorosi, ci sarebbero da chiarire, e se è il caso sanzionare, i ruoli che hanno avuto un twittarolo diffamatore, e qualche funzionario che sembra essersi mosso in maniera non proprio professionale, ma immagino che la professoressa Dell’Aria abbia idee diverse, e probabilmente più produttive, sul come godersi la meritata pensione.

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