Alarico, il Fantozzi visigoto che saccheggiò Roma

Accadde oggi: nella notte del 24 agosto 410 le porte di Roma venivano aperte da traditori e la città era saccheggiata per tre giorni da Alarico, re dei Visigoti. Che pare un Fantozzi dell’antichità.

Chi è Alarico, il re visigoto sfortunato come Fantozzi

Quando uno pensa i barbari, signori miei, spesso non ha le idee molto chiare. L’immagine che abbiamo dai film e anche da certa letteratura è quella di marcantoni rozzi vestiti di pelliccia, con sopra la testa elmi con le corna. Che già lì, casca l’asino, perché gli elmi con le corna, signora mia, i barbari mai e poi mai. L’unico elmo con delle corna ritrovato era miceneo, quindi del 1400/1200 avanti Cristo, e lo portavano gli antenati dei Greci, pensa un po’.
Comunque, a parte questa faccenda delle corna e degli elmi, Alarico, re dei Visigoti, barbaro era barbaro, ma non molto di più di uno Stilicone, che era stato generale, tutore di imperatori romani e suocero di Onorio, o di Gainas, altri goto che a Costantinopoli faceva il bello e il cattivo tempo. Forse per questo, per tutta la vita, Alarico pare domandarsi “Ma perché loro sì e io no?”
In effetti non fu mai ben chiaro perché in mezzo a barbari e semibarbari che diventavano protettori dell’impero e consulenti strategici degli imperatori, lui, Alarico, invece no, lo lasciano sempre fuori. Nonostante il povero Alarico ce la metta tutta per trattare con i romani e far capire loro che insomma, è disponibile, si contenta anche di un incarico simbolico, basta che lo chiamino, il suo telefono è sempre accesso. Peggio di Salvini con di Maio, ragazzi.

Alarico e i visigoti, le mine vaganti dell’impero romano

Ritratto di Alarico re dei Goti fonte WikimediaRitratto di Alarico re dei Visigoti

Lui che è riuscito a mettere insieme un gruppo eterogeneo di tribù, vaga per anni fuori e dentro i confini dell’impero. Dalla Tracia, al Norico, poi all’Italia, poi scende in Grecia. Razziano e distruggono, per carità, ma con moderazione. Alarico in fondo pare considerare la razzia come un piazzista considera il suo catalogo: serve per invogliare il cliente a comprare il prodotto. Il prodotto di Alarico erano i suoi uomini, che erano buoni mercenari pronti a combattere per qualsiasi padrone. Il sogno di Alarico non era distruggere Roma, era farsi assumere in pianta stabile, perché persino se sei barbaro alla fine sogni un posto fisso a tempo indeterminato dentro l’impero.

Alarico, il barbaro fantozziano

E invece niente, povero cocco. Nonostante dimostri per la guerra e la razzia un talento notevole, i Romani non se lo filano di pezza. Stilicone, che era possibilista, gli offre qualcosa, ma meno di quanto in tempi precedenti era stato offerto ad altri capi e capetti meno svegli. Poi Onorio e la sua cricca fa fuori anche Stilicone, e allora Alarico non capisce nemmeno più con chi deve parlare. Ci prova con la vedova di Stilicone, Serena, e con il figlio di lei, Eucherio. Ma glieli fanno fuori ancora prima di riuscire a intavolare un discorso serio. Insomma, capitelo, povero Alarico. Lui è lì, in Italia, alle porte di Roma, con una brentana di barbarotti alle spalle dotati ormai di scarsa pazienza, e non cava un ragno dal buco. I romani che hanno sempre pagato tutti per non avere grane, con i suoi dicono di no, manco fossero tornati di botto a ritrovare l’orgoglio dei tempi di Cesare e di Traiano. Ad un certo punto, pur di avere qualcuno che lo ascolti, prova a nominare lui stesso un nuovo imperatore, hai visto mai che la situazione si sblocchi. Niente. Così esautora l’imperatore che ha nominato e torna a pietire un po’ di attenzione da Onorio, che invece ciccia.

Ritratto di Flavio OnorioRitratto di Flavio Onorio imperatore, fonte Wikipedia

Il sacco di Roma di Alarico: un assedio che pare una comica

Intanto pure i Romani all’interno di Roma non ne possono più. Sono anni che i Visigoti arrivano, si piazzano davanti alle mura, tagliano i collegamenti, bloccano la città riducendola alla fame, intavolano trattative senza frutto e poi via, in loop. Il 24 agosto del 410 qualcuno apre le porte ad Alarico, che è lì fuori, e un altro po’ diventa parte del paesaggio. Chi sia il traditore non è ben chiaro, le fonti non sono concordi. Alcuni dicono che Alarico abbia regalato ai senatori romani alcune centinaia di schiavi goti, che invece sono traditori e aprono le porte (e anche sto fatto che l’assediante regali schiavi agli assediati, la dice lunga su quale strano tipo di assedio sia). Altri dicono che Proba, un nobildonna della famiglia degli Anici, stanca delle privazioni per il lungo assedio abbia aperto le porte lei, per esasperazione.

Alarico Fantozzi e il sacco di Roma: i resoconti dei contemporanei

Anche sul sacco i resoconti sono strani. Chi è fuori, come Orosio e Sant’Agostino, lo vive come la vera caduta del mondo antico, un qualcosa che segna per sempre la fine dell’impero. Chi sta dentro invece minimizza. I cristiani di Roma sì, certo, vedono distruzioni e uccisioni, ma in fondo dicono anche che i Visigoti sono quasi degli aggressori per bene, rispettano le chiese, si fanno il segno della croce prima di entrare, non interrompono le processioni. Gli archeologi confermano che mancano grandi fosse comuni con vittime, come è solito nei casi in cui una città venga presa, e anche gli incendi che pure ci furono furono abbastanza circoscritti. Insomma, è un sacco, ma quando secoli dopo il cristianissimo Carlo V scatenerà i suoi lanzichenecchi sarà molto peggio.

Sacco di Roma fonte wikimediaSacco di Roma, fonte Wikipedia

Alarico e i Visigoti verso l’Africa

E poi? E poi niente. Perché manco aver saccheggiato Roma sblocca la situazione. Onorio continua a cincischiare ed arroccarsi nelle sue posizioni. Alarico quindi lascia Roma carico di bottino ma con un sostanziale nulla di fatto politico. Punta quindi all’Africa. Sa bene che è il granaio di Roma, e se riuscisse a tagliare i rifornimenti allora sì che il Senato e l’imperatore dovrebbero venire a patti. Ma la sfiga fantozziania lo perseguita. Non riesce a passare lo stretto di Messina. Un tempesta o forse un ultimo colpo di genio militare dei romani lo bloccano. E così torna indietro, dove si ammala e muore, a Cosenza. Come un pirla, lasciatemelo dire.

La leggenda di Alarico

Fantozziano in tutto, Alarico entra nella leggenda per caso, e forse pure grazie ad una bufala. Giordanes, lo storico dei Goti, dice che i suoi gli scavarono una tomba sotterranea deviando il corso di due fiumi. E qui, in una caverna come Batman, seppellirono il loro re, con un corredo immenso di oro proveniente da Roma. La storia è una probabile bufala, perché racconti simili di sepolture sotto fiumi deviati sono riferiti uguali uguali anche per Attila e per altri re barbari del periodo. Si rifanno ad antiche leggende germaniche ma non pare che rispecchiassero alcuna realtà.
Da secoli però archeologi più o meno improvvisati trivellano i dintorni di Cosenza per cercare la tomba del re. Senza alcun successo, perché Alarico attacca la sua sfiga fantozziana anche ai suoi fan moderni.

I nazisti e Alarico

Grandi fan del re visigoti erano i Nazisti. HImmler stesso venne a Cosenza apposta per verificare i risultati degli scavi archeologici, e, visto che non avevano trovato nulla, si produsse in un heil nazista sul ponte sul Busento. Avevano chiamato del resto “operazione Alarico” il piano entrato in vigore dopo l’8 settembre, e che prevedeva il controllo dell’Italia da parte dei Tedeschi. Alarico forse avrebbe detto loro di stare bene attenti, perché aveva provato sulla sua pelle che il caos italico è tale che alla fine vince su qualsiasi conquistatore e sfascia qualsiasi piano. Trasformando anche il piùdeterminato dei re barbari in un precursore di Fantozzi.

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