Avito, l’aristocratico blasè che voleva reggere l’ impero romano

Accadde oggi: veniva proclamato imperatore il 9 luglio del 455 Avito, l’aristocratico gallo blasé che voleva reggere l’impero.

Avito. E chi diavolo se lo ricorda Avito? Anzi, per essere precisi, chi si ricorda di Marco Mecilio Flavio Eparchio Avito, imperatore dell’impero romano d’Occidente?
In realtà ci sono pochi motivi per ricordarsi di Avito, che fa parte di quella pletora di imperatori romani che durano quanto un temporale a luglio, e spesso lasciano assai meno tracce.

Avito, il gran signore della Gallia

Avito era un gran signore nato nelle Gallie. Un posto che, nel marasma degli ultimi anni dell’impero, era ancora ricco e relativamente tranquillo. Era abitato da una aristocrazia provinciale che era entrata in senato già ai tempi di Cesare e Claudio, e quindi ormai era romana a tutti gli effetti. Avito, chissà perché, io me lo immagino sempre come il classico moderno francese con un po’ di puzza sotto il naso, che dalla sue terra guarda Roma come un accrocchio di cafoni burini, non Dieu.

Avito amico di Ezio e Maggioriano

Servì nell’esercito, e non doveva essere nemmeno così male come comandante. Fu allievo di Flavio Ezio e commilitone di Maggioriano. Menò qualche tribù barbara nel Norico con un certo successo, e una vagonata di Burgundi, anche se sempre con l’aria di chi s’annoia a frequentare le truppe, e avrebbe di meglio da fare. Era amico di poeti e retori, imparentato con Sidonio Apollinare. Nel 440 dopo aver fatto il prefetto delle Gallie si ritira a vita privata nelle sue campagne, a sorseggiare vino.
Due erano i barbari con cui andava d’accordo: Teodorico dei Visigoti, suo amico personale, e Ricimero, potentissimo generale in grado di fare e disfare imperatori.

La campagna contro Attila e l’amicizia fra Avito e Teodorico

Nel 451 Attila invade le Gallie, e Avito non si tira indietro. Convince Teodorico dei Visigoti ad allearsi con i Romani, e assieme ad Ezio sconfiggono Attila.
Poi il patatrac e il caos. Valentiniano III ammazza Ezio, e le guardie del corpo di Ezio ammazzano Valentiniano, forse spinte da Petronio Massimo, che si fa nominare imperatore. La vedova di Valentiniano, Eudossia, però, piuttosto che sposare Massimo si fa rapire dai Vandali di Genserico, che fanno fuori Massimo e razziano Roma.
Avito molla la coppa di vino da sorseggiare e capisce che forse è il suo momento. I Goti di Teodorico lo acclamano imperatore in Gallia, e lui lo accetta come cosa dovuta. Il Senato abbozza, anche perché sulla piazza non c’è più nessuno.

Avito imperatore e i rapporti poco felici con Costantinopoli e Marciano

Quando Avito scende in Italia con le sue truppe la musica cambia. Si muove con il suo esercito, che è fatto di un grosso contingente di Goti, e con una pletora di funzionari gallici al seguito. Trova una Roma nel caos, razziata dai Vandali, ma piena di Senatori ancora pieni di spocchia atavica. A Costantinopoli non se lo filano di pezza. Avito si fa eleggere console, ma Marciano elegge due consoli per conto suo, non riconoscendogli il titolo.

Avito imperatore poco amato

Intanto in Italia Avito pesta parecchi piedi. Quelli dei funzionari di Roma, cui impone i suoi amici della Gallia, e quelli di Ricimero e di Maggioriano, ex commilitoni, che hanno paura di finire messi da parte se non ammazzati. A Roma c’è penuria di cibo, perché i Vandali controllano le rotte del Nord Africa da cui proviene il grano. L’ultima stoccata gliela tira l’ex amico Teodorico, che invade la Spagna, per trasformarla in un regno visigoto.
Avito impara a sue spese che la sua gallica nonchalanche vale poco in mezzo al casino di un impero che sta per collassare. Ricimero e Maggioriano si alleano e si ribellano. Lui scappa da Roma, dopo che gli hanno fatto fuori il suo magister militum che gli teneva Ravenna. A Piacenza Ricimero lo incrocia mentre tenta di scappare in Gallia e lo sconfigge.

La fine misteriosa di Avito

Strano a dirsi, Avito viene risparmiato. Maggioriano, che diventa nuovo imperatore, si contenta che prenda i voti. Diventando vescovo di Piacenza. In fondo una pensione di lusso che gli consentirebbe di sorseggiare ancora calici di vino, anche se è vino da messa.
Ma qualcosa va storto per Avito. In Gallia un tal Marcello si ribella e dice di volerlo proclamare ancora imperatore. Forse è Avito che lo ha sobillato. Forse ci si trova in mezzo per sbaglio. Fatto sta che a Roma il Senato lo condanna a morte, lui tenta di scappare ancora in Gallia, ma non ci arriva. Muore durante il viaggio o forse strangolato o fatto crepare di fame da Maggioriano.
Senza nemmeno un’ultima coppa di vino da sorseggiare, povero Avito. Che fine, signora mia.